Gossip di corte

In assenza. Spiazzati dalla mancata riapertura dell'"Altrove", tragedia cinematografica del centro storico di Genova, nei lunedì che verranno le proveremo tutte per tenerne alto, almeno, il prezioso ricordo. Lo scorso, per esempio, ho invitato in sala Valéry il regista classe 1940 di Leicester, Stephen Frears, il quale ha insistito per la visione di "The queen", pellicola dal 2006.

Grandi cattivi!

La "Valéry", intendo la Sala, s'è presa una bella cotta. Basta dare un celere sguardo alle ultime bobine sciorinate sullo schermo, per capire quali siano i suoi sentimenti per Vittorio De Sica. Domenica scorsa, il regista sorano ci ha portato un suo celebre invito ad una maggiore attenzione: "I bambini ci guardano", del 1943, pur nella dirompente forma che annunciò la nuova ondata del cinema italiano del Secondo Dopoguerra, esprime un cruccio per nulla nuovo, anzi, vecchio e bigotto come il titolo, che s'espande ed esaspera come un tempo i volti più espressionisti.

Baciapile su marte

Questo sabato sono riuscito a tenere fermo pure Mino. "Film cileno", lui si fida e chissà per quanto ancora rimarrà tormentone. In effetti da Sebastián Lelio, viste le due precedenti opere, in cui di nuovo si percorrevano i meandri emotivi di donne da raccontare, mi sarei atteso un altra profonda incursione tra le loro difficoltà. "Disobendience", invece, le sbaglia tutte, raccattando dove possibile un topos letterario, cinematografico, e immergendolo in dialoghi da romanzetto. Vi lascio immaginare che scrittura. Peccato per una regia capace, inevitabilmente offuscata. Tra le cause, la produzione statunitense? Nel dubbio, Seba, prenota il primo aereo per Santiago.

Tardi e mai

Venerdì scorso, oramai le si provano tutte, Elena ed io buoni buoni al cinema Sivori. La scelta era tra i due film ivi presentati. Del secondo vi saprò dire, del primo lo so già: "Le ereditiere", pelìcula paraguayana scritta e diretta dall'esordiente Marcelo Martinessi, lascia l'ottima interpretazione della protagonista, Anna Brun (le è valsa L'orso d'argento come migliore attrice) e il rammarico si non averla posizionata in un quadro altrettanto solido e convincente. Donna non cresciuta, Chela diventa specchio d'una borghesia nazionale che, tanto per cambiare, risulta del tutto impreparata.

Mens sana in corpore suo

Mercoledì scorso nel mirino c'era un film in Sala Valéry, ma grazie all'incursione di Mino si finisce al "Nickelodeon". Sempre di film si tratta, quindi bersaglio colpito. Mentre mi dirigo, do un'occhiata al paese di produzione, Belgio, Olanda...nessun rischio. In effetti "Girl", scritto e diretto dall'esordiente belga Lukas Dhont, di soli 27 anni, risulta ben lontano dalle umide e appiccicaticce sovrastrutture mentali che attanagliano chi si aggira nei pressi della città dei papi (e non solo), riesce a maneggiare la materia LGBT con delicatezza ed attenzione per noi singolari. Non solo, ricordate il titolo del blog?, il film offre sequenze da esperto ed un'interpretazione da ricordare.

Sex on boh

Ecco là. Quando pare che Il Cinerofum sia tornato ai fasti che lo rendono celebre (?), scivolone e film commerciale senza pretese (di chi?). Diciamo che lo si è fatto per la compagnia: Enri, io e FrD, nella sala senza nome di quest'ultimo, a vedere "The escort", diretto nel 2015 dallo statunitense Will Slocombe (chiii?). Le proviamo tutte: "una sorta di remake della Donna Pretty!", "Bella 'sta battuta però!", "Che gran f%$a però!" (per Frd no)...accampandoci infine presso il classico ed educato "Però non è così stupido". Che dire, guardatelo ed esprimetevi. Ah, in sintesi, una escort ed un satiriaco d'incontrano...

Solo con un cane

Domenica scorsa, in sala Valéry, ancora Vittorio De Sica. Quando il Cinerofum si prende una cotta, lo sapete, diventa appiccicoso, ossessivo. Non che, a riguardo, si faccia dei problemi; anzi, adora insistere. E continuerà a farlo sino a quando quest'indole degradata gli procurerà pellicole come "Umberto D.". Del 1952, dedicato al padre, in esso il regista infuse un'eco di tenerezza così amara che, complice il sempiterno rimpianto del Sommo Fuggitivo, la sua visione risulta appagante quanto straziante.

Fiaba di capanne e terra

Ieri è tornato in Sala Valéry, travestito da mago, il grande regista sorano Vittorio De Sica. Magia ha voluto portarci e, difatti, forza della fantasia s'è diffusa tra schermo e divano. "Miracolo a Milano", del 1951, è volo amaro su ciò che potrebbe, ma non è. Sogno ad occhi aperti d'una comunità che non ha bisogno, perché fa da sé.

Lotte d'altri mondi

Sino a mercoledì scorso, al "Sivori" in cima a Salita Santa Caterina, era in programmazione l'ultimo documentario del regista bresciano Silvano Agosti (classe 1938), che introduciamo con grande piacere nel Cinerofum. "Ora e sempre Riprendiamoci la Vita" è una carrellata di lotta di classe. Studenti ed operai che dal 1968 al 1978 (Moro) scesero nelle piazze per contrastare i soliti interessi economici e servi a guardia degli stessi, per suggerire (e realizzare?) una società diversa da quella che, negli anni, verrà identificata con la sintetica tripla "Produci, Consuma, Crepa", marchio registrato (ma replicabile) del capitalismo. Tutto bello, tutto perso.

Giustizia "zelante"

Sabato scorso, nel pomeriggio, mi son scappate due ore. M'è stato facile, dato il recente suggerimento di Bubu "Bomboclat" from Port Antonio (ieri sera: "Qual è...più? Di cosa parla?", annàmobbene), quasi istintivo, dicevo, scegliere "Tutti dentro", commedia a sfondo giudiziario scritta, diretta e interpretata da Alberto Sordi nel 1984. Il tempo scorre lungo una pellicola che non rimarrà nelle retine, ma un piccolo tarlo, che enorme dovrebbe essere, lo abbandona lì...sopra la nostra morbida ed illusoria fiducia nelle istituzioni.

Che merd[)e...

Giovedì scorso, scusate il rit., Spike Lee. Al "City" è in programmazione l'ultimo lavoro del regista afroamericano da sempre in lotta contro il razzismo, dietro la m.d.p. e davanti ai microfoni. Elena ed io fummo pronti per "BlacKkKlansman". Lontano dall'esplosiva quanto sterile retorica, spesso mancante il bersaglio (il nesso economico su tutti), questa volta l'autore di Atlanta pensa a confezionare un film d'azione che intrattiene, diverte e, con sorpresa, ancor più di roboanti accusatorie individua vari aspetti del problema (come detto, non tutti).

Nulla resta

Mercoledì scorso l'unica cosa abbordabile nelle sale cinematografiche è stato "Lucky", film d'esordio dell'attore statunitense classe '963 John Carrol Lynch. Figuratevi la soddisfazione, quindi, nel ritrovarsi davanti ad un film inutile, dal canovaccio logoro e cosparso di facili quanto sterili sentimenti. Se bastasse piazzare sullo schermo un simpatico vecchietto, il cinema sarebbe ben poca cosa. D'altronde, per celebrare un nonagenario di Hollywood, come Harry Dean Stanton (1926-2017) qui al suo canto del cigno (morrà pochi mesi dopo), si può organizzare una festa ben più.

Sana concorrenza

Stavo dimenticando di dirvi che, domenica scorsa, in sala Valéry è venuto a trovarmi un regista statunitense già incontrato in via Rolando, l'anno scorso. Joseph L. Mankiewicz s'è presentato col suo "Lettera a tre mogli" sottobraccio, accompagnato da tre grandiose coppie di attrici ed attori, grazie alle quali, nel 1949, realizzò una pellicola godibile ed intelligente sull'amore coniugale. Quindi sulla gelosia, sempre in agguato in una società che non permette, sine pecunia, la sicurezza di sé che apra, con sincerità, agli altri.

Vita breve, zero sprechi

A volte va così. Non mi riferisco all'allucinatoria sconfitta di sabato scorso, bensì alla proiezioni di ieri sera, in sala Valéry. Bon, almeno è viva. Dopo aver "rischiato" pellicole ben più, causa impianto audio da rivedere non ho saputo sfoderare altro che "Una pazza giornata di vacanza" (t.o. "Ferris Bueller's Day Out"). Film per ragazzi, "brat pack", dicunt. Insomma, storia di monellacci pronti a marinare alla prima occasione, scritta e diretta nel 1986 dallo statunitense John Hughes (1950-2009). Ancorché titubante, non stoppo il lettore...vediamo un po' che ne esce.

Consacrata famiglia

Dopo un venerdì imbizzarrito, ne serve uno queto. Perciò, l'ultima Palma D'oro, vinta dal Hirokazu Kore'eda, pare fatta apposta per catapultarci nelle riposanti atmosfere dell'Estremo Oriente; col taglio dei grandi autori del passato (Ozu è lì, i maghi del Neorealismo appena dietro, Fellini fa capolino), "Un affare di famiglia" dimostra, altresì, la robustezza di una regia che muove sapientemente i protagonisti di questa vivace e malinconica famiglia allargata.

Lo Stato uccide: Stefano Cucchi

Torna Elena e, gulp, mi trascina al cinema. Nel mirino c'è il film che racconta l'uccisione di Stefano Cucchi, trentenne romano classe 1978, per mano di due carabinieri. Diretto da Alessio Cremonini, anch'esso romano di 45 anni, "Sulla mia pelle" non dev'essere commentato, bensì visto. In rigorosa riflessione sulla disumana condizione in cui abbiamo deciso di porci: cioè metterci nelle loro mani.

Dammi un bacio

Martedì scorso ritorno al passato per la sala Valéry. Esattamente al 1962, quando Valerio Zurlini convocò per la seconda volta il ventunenne parigino Jacques Perrin, da affiancare ad uno dei Marcello Mastroianni più addolorati. "Cronaca familiare", dall'opera del fiorentino Vasco Pratolini (1913-1991), scritta quindici anni prima, tratta di un amore turbolento tra fratelli, immerso nel vuoto rancore ereditario della solita, ennesima guerra.

Quasi fatta

La Sala Valéry sta tornando con determinazione al vecchio ruolino di marcia. Lunedì scorso ha fatto il suo ingresso nel Cinerofum un regista statunitense Gregory Hoblit, classe 1944, con una manciata di film sulla schiena, tra cui il pregevole "Il caso Thomas Crawford" (t.o. "Fracture", molto più aderente...alla sensibilità del maniacale protagonista). Del 2007, quinto e attualmente penultimo lavoro, esegue con cura il suo compito di giallo classico, col delitto quasi perfetto a spiazzare inquirenti, avvocati e magistrati. Risultato ottenuto grazie ad Hopkins che, richiamato nelle vesti del cugino del Cannibale Annibale, porta a casa, a mani bassi, un altro "trofeo", tenendo col dirimpettaio Gosling, all'altezza, la corda ben tesa.

Autori ricascanti

Ecco perché un blog così può tornare utile, almeno al sottoscritto (perdonate). Uno sguardo ai film: c'è una produzione polacco-statunitense, con Jim Carrey e Charlotte Gainsbourg protagonisti, diretta da un regista greco, Alexandros Avranas che nel lavoro precedente, del 2014, colpì con violenza...Una lampadina s'accende, ma senza emettere luce, sino a quando vado sul Rofum e cerco...Ok, proseguiamolo il discorso con questo autore ambizioso, rigoroso sul piano visivo e desideroso di scandalizzare con gusto. "Dark Crimes", del 2016, è uscito in ritardo nelle sale italiane, o forse in tutte?...

Tutti al capolinea del 5

L'avrete capito anche dal numero di recensioni, raramente così basso come questo agosto. Il Cinerofum è in difficoltà d'ispirazione. Un po' la calura, un po' la scarsità di titoli accettabili proposti dalla pregevole distribuzione italiana, poi gli altri impegni, tant'è che ultimamente...pochi titoli e scalerci. In questo senso, "Final Destination 5" è sintomatico del livello in cui si trova la fu gloriosa Sala Valéry. Non è il caso di spaventarsi, allarmarsi sì. Questo n-simo capitolo della saga dedicata alle dipartite più spettacolari, accidentali e insindacabili, diretto dallo statunitense classe 1967 Steven Quale, fa bene il suo lavoro sporco. Resta da capire se lo stiamo facendo anche noi, in sala.