Mortirama

Senza pretese come rare volte in passato, eccomi al “City”. C’è anche Elena: è lei che m'ha “trascinato”. Altri due in sala al cospetto del Cinema Irlandese. Orchestrato però da un belga, classe 1979, che proprio oggi compie gli anni: Tim Mielants. Testimonianza delicata, condanna severa, negli occhi dei protagonisti molte turbe: "Piccole cose come queste" colpisce senza far rumore.

Eravasmus

Fiduciosi nelle pungenti commedie dirette e interpretate da Alberto Sordi, con animo disteso abbiamo premuto avvia su "Fumo di Londra", esordio alla regia, del 1966, dell'artista romano. Ricompensati.

No no, sì sì

Tra le sale cinematografiche, alcuni rimasterizzati di Éric Rohmer. Rispondiamo con proiezioni casalinghe, tra cui "Il ginocchio di Claire" del 1970. Il tocco noto del regista. Delicatezza e ironia, per mettere in scena le ineffabili supposizioni d'amore.  

Distacco e umiliazione

Tornata la calma nelle sale, salta all'occhio il fermo impegno de "Gli amici del cinema" di Sampierdarena nello spingere Yasujiro Ozu. Tempi di inediti restauri, a quanto pare, quindi, dopo otto anni, teniamo il passo: "Figlio unico", del 1936, non è tra i film "Da non perdere" della nostra "bibbia"; ingiustamente, poiché oltre a essere il suo primo sonoro, ha intensità e temi che marchiano l'autorevole firma giapponese.

Mentini

Per l'ultimo appuntamento dell'"Agenda Brasil", una pellicola che è una "Coproduzione italo-brasiliana", diretta dalla regista di Puerto Alegre Cristiane Oliveira: "Fino alla fine della musica" (t.o. "Até que a música pare", 2023). Al "Nickelodeon" con Elena, incuriositi di sentire echeggiare accenti emigranti, a casa soddisfatti per aver assistito ad un ottimo e sensibile cinema. 

Appena uscita

Colpiti dalle vivide e spumeggianti immagini con cui Sean Baker si è aggiudicato l’ultima “Palma”, con Elena in sala Navetta per scoprire da dove arriva tanta originalità. Lo spunto da Mino, ottimo suggeritore: "Tangerine", del 2015, mostra senza dubbi la radice che unisce la vetta ai primi passi. Unione sportiva di immagini di bigiotteria con una sceneggiatura trascinante. Ineccepibile cinema indipendente. 

 Con un ritardo ventennale, "Troy" di Wolfgang Petersen.

Ecce in Justitia

Si sa, Il Cinerofum insiste su tutte le filmografie, o quasi, riguardanti autori comunque rilevanti, nonostante-tutto! Quindi era difficile che si lasciasse scappare l'ultima fatica di Clint Eastwood. "Giurato N°2". Legal movie come una volta, con gli ingredienti di qualità e l'esperienza del 94enne. Ineccepibile.

Estetika

Altro film in sala, sempre rotante attorno all'estetica della donna ai tempi del Capitale, è quel "The substance" statunitense cui ho guardato con sospetto; errato col senno della visione. Debitrice agli autori che sulla materia corporea hanno forgiato la propria filmografia, questa disturbante pellicola presenta al Cinerofum la parigina, classe 1976, Coralie Fargeat: Dorian Gray ribaltato, cosa non si farebbe per la beltà.

Neon illusions

Frattanto nelle sale qualcosa s'è mosso. Per non perdere pezzi, in pomeridiana per ciò che pare l'ennesimo dramma al femminile, con la donna alle prese colla propria emancipazione: ma "Anora", di Sean Baker, non è un piagnisteo, anzi. "Ani" ha la determinazione e la disinvoltura di chi passa sopra a tutti.

 "La versione di Barney"

Vedere l'altro

Il secondo appuntamento all'"Agenda Brasil" 2024, oltre la partecipazione di Elena, ha previsto un "drammatico/fantastico" carico di promesse spirituali verdeoro. "Estranho caminho", del 2023, del regista classe 1983 Guto Parente, nel suo 10° lungometraggio, supera le attese. Pellicola sensibile e non scontata.

Fatali illusioni

Dopo cinque anni rincontriamo Lars von Trier. Grazie al "DIRASS" e alla rassegna "Le prime volte - Nuovo cinema degli anni Novanta", il regista danese, "provocatore" per antonomasia tra i cineasti di fine secolo scorso, ha coperto il grande telo col suo bianco e nero rigoroso e scalpitante: "Europa", del 1991, non è il suo primo film, ma un noir cupo, dal taglio classico, con improvvise striature di luce. Oppressivo, pesante.

Il potere

Il mese di novembre è cominciato al cinema carioca presentato da "Agenda Brasil" tornato a Genova dai tempi pre-covid. Il primo appuntamento ha previsto "O mensageiro", del 2023, scritto e diretto da Lúcia Murat, "monumento della cinematografia brasiliana, con una lunghissima filmografia", presente in sala. Repressione di stato nel suo massimo fulgore.

Senium abutere

Molte pellicole si possono schivare, lo facciamo. E con Francis Ford Coppola? Se addirittura Frd chiama...'Rofum risponde. In realtà tutto era prevedibile (accaduto), pochi non tremano: "Megalopolis" è un'esplicita quanto infantile allegoria.

Giostra amara

Nelle sale, questo mese, è stato possibile raccogliere alcune importanti pellicole di Éric Rohmer. Solo una c'è sfuggita, ma non "Le notti della luna piena" (1984): la perfezione della poetica rohmeriana, sensibile e ironica.

Allagati spiriti

A braccetto col viaggio di un uomo intrappolato nell'egoistica e ipocrita società democratica, un'altra pellicola efficace, urlata dall'altra parte del mondo. Scritto e diretto dalla regista indiana, classe 1986, Payal Kapadiya: "Amore a Mumbai" (t.i. "All We Imagine As Light") scorre con attenta delicatezza sui sentimenti delle protagoniste, sempre donne in lotta.

Tutto falso

Ancora in questi giorni nelle sale, il toccante e rabbioso "La storia di Souleymane", scritto e diretto dal parigino, classe 1969, Boris Lojkine. Film d'"Un certain regard" a Cannes, per regia e protagonista, certamente da ricordare tra quelli che non mentono riguardo a razzismo e xenofobia istituzionalizzati, statali. Now Online!

L'amor non corre dritto

Ancora ispirato a "Commedie e proverbi", nel 1982, Éric Rohmer restò appresso ad una ragazza e le sue strampalate teorie amorose, quelle di ognuno. "Il bel matrimonio", del 1982, spumeggia con ironia sull'imprevedibilità delle corse amorose.

Superficialipity

Ancora in zona "Santa Brigida", ci siamo imbattuti nuovamente in William Wyler. Nel 1961, Wyler partì dagli spunti psicologici della scrittrice e drammaturga statunitense Lilian Hellman (1905-1984), da anni ormai affacciata sulle turbe dei suoi personaggi, per sfociare in una palude comunitaria. "Quelle due" sono interpreti straordinarie delle vittime delle ipocrisie sociali.