Esercitati

Avanti con Clint Eastwood. Tra i suoi film probabilmente dimenticati, ma inamovibili dalla filmografia del californiano, monumenti di una vena artistica mai percorsa. "La recluta", del 1990: sbirro scafato incattivito, novellino figlio d'arte da svezzare. Ecco quale scadente celluloide tocca attraversare...

Reyhaneh Jabbari VIVE

In coda per un film. Uno sguardo al monitor della programmazione può condurre, nel giro di pochi gg, alla stessa fila, per altro film. In questo caso, il "Sivori" ci ha convinti con la consueta mini-rassegna "Mondovisioni - I documentari di Internazionale" (ed. 2022-23). "Seven winters in Tehran", della tedesca classe 1981 Steffi Niederzoll, è testimonianza di denuncia sulle condizioni in cui versano le donne iraniane. Quando Stato e Tradizioni stringono il patto di morte, per gli spiriti liberi non v'è salvezza, che non sia lotta.

Strumentale

Ripartiamo da quando, con Elena e Marigrade, entrammo all'ombra dell'ultima Palma. D'Oro, assegnata al Justine Triet, normanna del 1978 al 4° lungometraggio. "Anatomia di una caduta" parla di questo, di un'indagine psicologica, ancor prima che giudiziaria, che esuli dal dogma romano di dimostrare di non aver commesso, ponendo sul letto operatorio la persona.

O uno, o l'altro

Con Marigrade a inseguire i compagni di sala più scattanti, recuperando l'ultimo film di Martin Scorsese, fieramente nella parabola anagrafica a coefficiente negativo. "Il Regista" prosegue lungo la storia di violenza con cui Civiltà e Progresso si sono imposti. Marcia di denuncia rintracciabile nella sua lunga filmografia. Spesso minoranze, qui cortocircuitate dall'Oro Nero dei loro oppressori, o dal ragionamento bianco, che prende piede (e terreni). Forma della mente che non le lascerà scampo: "Killer of the flower moon".

Alex Bella Tenacia

Tre giorni fa, altro martedì di "Post modern", nel cinema americano degli anni '80 (del XX° secolo). Con Elena al "Sivori" per capire quanto provocatorio fosse stato il "capolavoro" pronunciato dal curatore apropos "Flashdance". Pellicola cult del 1983, patinata come i primi videoclip, se non un'opera d'arte, s'è dimostrata solida e coinvolgente, grazie alla scrittura, nonostante gli scrosci d'acqua (e sudore) su cosce scapole e altri contorni, più asciutta e attenta di quanto appaia. Entri nel 'Rofum il regista e produttore inglese, classe 1941, Andrew Lyne, al cui smaccato mestiere non si può rimproverare di essere solo colonna sonora (anche se mitica).

Guaio vero

Con un ruolino di marcia particolare, avanziamo lungo il Cinema tutto, compreso quello italiano, ritrovandoci accampati nel 2001. Anno in cui Ermanno Olmi pose al servizio della storia il suo cinema realista e popolare, dall'atmosfera di autentiche nebbie e cupe polveri. Da sparo, quando il soldato incontrò cannoni e nazioni. "Il mestiere delle armi".

Svolta per piacere

Da un'email del Prof, la segnalazione che il "DIRAAS" dell'Università di Genova ha in programma il ciclo "Post Modern" dedicato al "Cinema Americano Anni Ottanta". Con Elena siamo già lì, in coda al "Sivori", perché la visione si prefigura a tutti gli effetti lezione del corso di "Analisi del film": con "Vestito per uccidere", del 1980, Brian De Palma insegnò a girare, col cipiglio suadente e dispettoso di un autentico discepolo di Sir Suspense, "Hitch".

Quartiere sparito

Tra i "Da non perdere" che la nostra "Bibbia" elenca di Barry Levinson non compare il film "Avalon", del 1990. Eppure il titolo è esemplare della linea artistica del regista del Maryland. Temi semi-autobiografici, spesso ambientati nella nativa Baltimora, drammi intimistici con attenzione all'effetto rigoroso delle immagini. Ottima pellicola.

Valori in cassaforte

Terza serata che abbiamo trascorso con Joel Schumacher. Il regista newyorkese ribadisce un suo vizietto, quello di approntare pellicole, nonostante o proprio a causa di soggetto e cast sommari e squilibrati, cestinate poi all'home video:  una foga che non rende. "Trespass", del 2011, il testamento che Schumacher ci ha lasciato: col mestiere si può puntare al salario minimissimo.

Resa dei molti

Passata la sbornia per John Sturges, torno dal regista di Oak Park per la sesta volta per un western riflessivo, imperniato sulla epica "Vendetta all'OK Corral" del sottotitolo italiano: "L'ora delle pistole", del 1967, segue le mosse e penetra i sentimenti dei celebri pistoleri.

Il coraggio della pistola

A due mesi dalla scomparsa di Giuliano Montaldo, il Cinerofum ha tributato una serata al regista genovese quasi sempre "impegnato". Attenzione al sociale ed alle sue derive, nel 1979 sondò gli effetti psicomagnetici delle armi. "Il giocattolo" non è tale, ma può dare alla testa come le prime (e ultime) esperienze.

Lili dutch

Grazie al ciclo "Il lunedì è sempre un dramma" presentato dal canale "Cielo", l'occasione per approfondire la multiforme filmografia di Paul Verhoeven. Successone in patria nel 2006, colla resistenza antinazista olandese ripercorsa in chiave rosa, "Black book" è emblematico della cifra da moitié auteur del regista di Amsterdam. Hollywood lascia solchi indelebili.

Sopra il vivere: dignità

Robert Aldrich per la quarta volta al Cinerofum. Schema rodato, col fido Bart Lancaster a sollecitare riflessioni sul genocidio dei nativi americani. "L'ultimo apache" (t.o. "Apache", 1954) ha il fascino dei racconti, ormai sbiaditi, di lotta indomita.

Disavventurati

Ma sì, un po' di commedia all'italiana. Trittico ad alto tasso di comicità, del 1978, con Mauro Bolognini, Luciano Salce e Alberto Sordi a sondare le fantasie feriali degli omuncoli nostrani: "Dove vai in vacanza?", del 1978.

Worst Glam

Mai seguire consigli sputati dopo rossesi e ormeaschi. D'altro canto Ridley Scott ha trafitto parecchi cuori inconsapevoli e torna ciclicamente con titoli roboanti, imperiali, nelle sale. Vale la pena ricercare donde nasca tanta fedeltà. Ma non cominciate da "Black rain" (s.i. "Pioggia sporca", 1989), action movie senza passione, ché rischiereste di cestinare senza indugio la cartella del regista inglese. Il peggio del cinema americano di quegli anni grezzi e trastullanti.

Venditrici di cavallette

Con qualche salto lungo il, comunque ricco, percorso del cinema Sud Coreano, grazie a "Foglio" con Elena ci siamo imbattuti in So Yong Kim, autrice indipendente di Busan, classe 1968, recentemente dedita alle più remunerative serie TV. Al secondo lungometraggio, nel 2008, girò un'intensa pellicola sulla sfera infantile. Affettuosa ode all'età delle mute osservazioni, dei primi tentativi. Angoscianti i balzelli, su di una "Montagna senza alberi".

Guerra seria

Inerpicato sulla filmografia di Spike Lee, più sfiancante del previsto, giungo causa TV alla miliare del 2007, quando "Miracolo a Sant'Anna" condusse il regista newyorkese, con tutta la sua troupe e idea di cinema, in terra lucchese. Spettacolare melò bellico, con lo sfondo dell'eccidio nazista di Stazzema (12 agosto 1944), dove gli afroamericani mandati a morire trovarono i modi per raccontarsela.

Standing For

Qualche sera fa, tra i due fratelli Scott abbiamo scelto Ridley. Vuoi perché tra i due inglesi c'è un quid che separa le rispettive, non rispettabilissime, filmografie; vuoi perché la storia che il "maggiore" racconta questa volta, non viene dallo spazio, né dalla guerra, ma in paraggi tutti nostri. Dove la brama di ricchezza e fama travolge senno e dignità. Ridley Scott nel 2021 ha diretto "House of Gucci", speditamente ché lo spettacolo, ridicolo e impietoso, stava già lì.

Fede contro Amore

A conclusione della triplice serata trascorsa con Éric Rohmer, questi ha eluso con eleganza l'ultima mia questione, compiendo un salto nella letteratura (francese seicentesca): "Gli amori di Astrea e Céladon", del 2007. Dopo generazioni di fisime sessuali, più borghesi che platoniche, la poesia del tempo sospeso e incontaminato. Ancor d'amor si può parlar.

Vivere così

Il ciclo dedicato a Sidney Lumet si è concluso con "Sono affari di famiglia". Pellicola del 1989, tra le più note del regista americano, grazie a cast e soggetto dall'appeal garantito, mostra le approssimazioni della foggia (sceneggiatura e non solo) affrettata, di rapido consumo. Commedia disimpegnata, non il luogo dell'autore mosso da ben altri stimoli.