Antro angusto

Grazie ad una proposta di "Iris Prima", ciclo ammiccante "Effetto notte", incontro Émile Couzinet (1896-1964). Più celebre come produttore, questo cineasta, nel 1956,  realizzò un classico sentimentale di quegli anni: "La legge mi incolpa" (t.o. "Quai des illusions"). Passione incatenata, emancipazione femminile ancora da concepire.

Falso Facile

Alla lunga, anche Elena si è accorta di aver bisogno di Cinema. Anche in Sala Negri, ma senza pagliacciate, né réclame. Sempre grazie a "Foglio", posso sfoderare senza indugio una pellicola del Burkina Faso, del 1984: conosciamo Ouédraogo Idrissa (1954-2018), formatosi a Parigi, ben saldo ai silenzi e alle parole delle sue origini. Gioie e dolori, distanti e vicini a noi: "Nonna" (t.o. "Yaaba").

La moglie del comandante

Vulo Radev non è un nome che scorre sulle labbra dei cinefili. Nonostante il Leone d'Oro del 1964, doveroso dinanzi alla purezza ed efficacia stilistica mostrata, dal regista bulgaro (1923-2001), con "Il ladro di pesche". Ci pensa "Foglio", colla sua profonda conoscenza, a portare questa lirica pellicola, d'amore e guerra, ad abbellire la rediviva sala Negri.

Inseguire la morte

Nelle serate natalizie andalesi, un buon film chiudeva piacevolmente giornata e cena. Perciò, udendo "C'era una volta il western" e, soprattutto, leggendo Robert Aldrich, col suo fido Burt Lancaster, ho avvisato "Il Dudy", ma sono sceso giù, "da basso", in solitaria tra cavalleria e Apache. "Nessuna pietà per Ulzana" (t.o. "Ulzana's Raid"), del 1972, narra di una resa dei conti mai risolta.

Partire

L'ex indipendente Gus Vas Sant si presente nella "Negri", smaniando per il cast vario e affiatato, con una pellicola di successo sulla gamma di tempi, per nulla sublimati, ma con occhi e busto ben visibili. Se "uno dei registi più sperimentali del cinema mainstream" smette di sperimentare...ne esce "Will Hunting - Genio Ribelle" (.t.o. "Good Will Hunting"), del 1997. Peccato.

L'oro della revolución

"Un Duccio Tessari all'anno...", diceva uno pigro medico genovese. Sono corso ai ripari, anche grazie a "RaiMovie", sempre provvido d'avventure del Lontano Ovest, per ritrovarlo all'opera nel 1971, con un duo di caratteristi indimenticabili: scatenamento assicurato. "Viva la muerte...tua!".

Cattivi e buoni

La recente e prolungata indigestione di western non ha avuto conseguenze tali da rinunciare all'ennesimo Don Siegel. Anzi, con "Duello al Rio d'Argento", del 1952, se impatto in uno dei lavori meno partecipati, e riusciti, del regista di Chicago, ritrovo anche le sua maestria, le sue astuzie.

Man and...Wife

Nella riaperta sala Negri, il primo appuntamento cinematografico è stato con George Stevens. Autore da riscoprire e rispettare. Non solo perché "Il grande Capo", "L'indiano", fu determinante nel processo di autodeterminazione dei cineasti, ma anche per la sensibilità plastica, visibile, che seppe infondere nelle sue opere. Umanità che forgia pellicole complesse, pregne di tematiche ancora irrisolte: "Il gigante", del 1956, col terzo ed ultimo, ma già irraggiungibile, Jimmy Dean.

La Quarta Classe

Mezz'ora per scrivere dell'ultimo lavoro di Jean-Pierre e Luc Dardenne. I celebri Fratelli belgi, ribadiscono la denuncia di una società i cui fondanti sono prevaricazione e abuso. Lotta per la vivenza che trova in leggi e regolamentazioni la sua abominevole istituzionalizzazione. Nel silenzio assordante di tutti gli astanti. "Tori e Lokita" lottano, vivono e muoiono.

¡A la mierda!

Poi bisogna chiudere forzatamente con Ruben Östlund. Sempre di fino non si può e il regista svedese mette su celluloide senza falsi pudori e imbarazzi, lo scempio d'una società sempre più naufraga di spettacolo. "Triangle of sadness" fa così ridere che lascia una ruga impietosa. Nessun rispetto per chi non sa cosa sia.
(depa)

Autore è l'attore

Anche Frank Capra ha voluto dire addio alla "Valéry" per il suo contributo. L'ultima volta, si è presentato con "La grande sparata" (t.o. "The strong man"), film muto del 1926. Prendeva le misure, il regista emigrato e speranzoso, in mano metro e metronomo. Le interpretazioni travolgenti, slapstick, battevano il tempo.

Spack One

Domenica che, in realtà, cominciò nel segno di Clint Eastwood, o meglio, di Don Siegel. Il duo storico, cinematograficamente parlando, produsse anche il primo capitolo di una saga che risuona nelle orecchie degli ultra quarantenni: "Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo!" (t.o. "Dirty Harry"), del 1971, è un poliziesco avvincente per intreccio ed estetica, col protagonista, sì, già "vera cargona", ma che ancora non ammorbava il proscenio.

Giallo Gemonio

Quella trascorsa una decina di giorni fa è stata, sì, una giornata "Corbucci". Ma era iniziata con Bruno, fratellino minore del parente più celebre che lasciò segni in western e commedie (scomparso esattamente 32 anni fa). Infatti, il canale "Cine34" propose una delle commedie (poliziesche, si fa per ridere) più riuscite di Bruno Corbucci, così ben cucita sul fisico, sulle smorfie e sulle esclamazioni, lombarde d.o.c.g., di Renato Pozzetto: "Agenzia Riccardo Finzi...praticamente detective", del 1979, lo lecchi come un gelato.

Dollarentola

Parliamo delle ultimissime apparazioni nella significativa, storica, insostituibile sala Valéry. Folle abbraccio cinematografico, che poteva congiungere Pozzetto e Capra. Frank Capra venne a trovare Elena, mal ciapo', e me, già inscatolante, col suo "Signora per un giorno", l'originale, quello del 1933. Commedia affettuosa, ancora mollemente credulona nei rapporti di classe, dove le svettano le migliori interpretazioni.

Paura del Boom

Ieri è stato decisamente una domenica Sergio Corbucci. Regista tra il buon mestierante e l'inatteso autore, il romano diresse commedie che, nel bene e nel male, manutengono la sua vis caciarona e satirica quanto il ricordo dei migliori attori italiani del XX° secolo. "Di che segno sei?", del 1975, ricorda anche le penne notevoli di quella "stagione".

Il tempo, la terra

Il freddo nelle ossa, ci respinge verso Franco Piavoli e la sua ricerca di particelle umane, che giunge al gioioso sgomento settimanale: "Domenica sera", del 1963, ha inaugurato una serata dedicata ai corti del poetico regista di Pozzolengo. Il trascorrere del tempo e dello spazio nei versi affini della Settima Arte.

Non capire

Tutti a bere criticamente, domenica pomeriggio, tra una scatola e l'altra, ho preferito passarla con Sydney Pollack. Il regista mi ha circondato di rum, donne e tavoli da poker. "Havana", del 1990, è un romanzo d'amore al centro, con la rivoluzione cubana attorno. Bildungromance d'un americano. Giocatore, donnaiolo, fancazzista come tanti, Robert Redford vedrà l'amore e oltre attraverso gli occhi di un sentimento di giustizia inesprimibile.

Davanti a un piatto

Nella "Valéry", sere fa, si cercava una pellicola ma leggera, da tenersi addosso nel primo freddo dell'anno. Tra le ipotesi, spicca nuovamente il nome di Ettore Scola. Può andare, tessuto caldo sui casi propri che ogni animo sensibile, e non, si porta appresso, dalla trama genuina, dalle fantasie vivaci. Buon appetito, "La cena", del 1998, si può anche mangiare, coi suoi appetitosi stuzzichini.

Baby is business

All'"Ariston" per "Broker", di Hirokazu Kore'eda. Il regista giapponese, la cui filmografia è sotto la lente del fidato "Foglio", prosegue il suo viaggio fuori patria, ritornando però al tema, a lui caro, del legame di sangue. Sfruttando, non a fondo, uno dei tanti, assurdi e disumani, servizi che i moderni Stati offrono. Commedia leggera, picarescamente tra le piccole-grandi tempeste famigliari.

Falla e ti aspetta

Dopo mesi, torna Josef von Sternberg. Il raffinato quanto spregiudicato autore viennese, nel 1941, realizzò una delle sua opere più ispirate. Arte cinematografica consolidata, fatta di intensi travolgimenti, cui grandi e piccole donne e uomini inconsapevoli si uniscono. "I misteri di Shanghai" sono quelli d'ogni Babilonia.