Gretabla

Al Trieste Film Festival 2021, tra i "DOC." anche l'angosciante quanto stimolante (per i non dormienti) "Paesaggio zero" (2020) dello zagabrese, classe 1988, Bruno Pavić. Uno può girarsi dall'altra parte, ogni giorno, ma Moloch Irrisolto resta lì, immobile, a ridere della sua colpevole assassina retorica filiale.

Superganzi

Gnam dei confetti in cofanetto. "Partita a quattro" (t.o. "Design for living"), di Ernst Lubitsch, provocatore dal guanto bianco, è una sfida a tutti gli Heyes che verranno. Menaggio a tre, nel 1933, perché si possono amare due persone: le ore son tante, quasi infinite (se non s'fa.).

Sussurra

Kaplanoğlu finito. Perlomeno, la trilogia di Yusuf, poi si vedrà. L'ultimo sguardo autobiografico, sempre a ritroso, sempre immobile, di Semih Kaplanoğlu porta all'infantile nettare d'alveare, "Miele" (t.o. "Bal", 2010). Il calore del focolare vince anche l'Orso d'Oro, sin quando la brace si spegne. E tocca andare...

Look at Psycho

Al Cinerofum torna Michael Mann. Il regista del look curato, attento alle subconsce psicologie, nel 1986 si prodigò in una splendida pellicola blu, ritmata dai primi battiti d'ali del Drago Rosso. "Manhunter" (s.t. italiano "Frammenti di un omicidio") scorre come una lama nella carne.

So cosa darei

Torniamo al cinema di un certo livello. Ad Ernst Lubitsch, maestro dell'allusione, del tocco raffinato che tutto può sfiorare. Coadiuvato da interpreti scafati, nel 1932, il regista tedesco diresse una commedia sofisticata leggera, cantata. "Un'ora d'amore", arietta sulla scappatella che male non fa.

Pluriniente

Sulla scia dei registi piacioni ai teenager d'ogni decade, sta Richard Linklater. Incontrammo già, piacevolmente, il regista di Houston così attento ad interessare senza urti.
Amo il mio naso, così tarchiato, ma autorevole: a bloccarmi dinanzi al cinema, se la locandina riporta "Boyhood" (2014). Pellicola "pluripremiata", "innovativa", non solo non colpisce, ma nemmeno incuriosisce. Le riprese prolungate nel tempo, dodici anni, paraculata da "figo", è tutto ciò che può generare fan. Il peggio è che basta. Peccato.

Banditi in Minnesota

I western non finiscono mai. Anche il poliedrico regista sceneggiatore Philip Kaufman si cimentò con la letteratura del "Far West", nello specifico con una delle sua più celebri saghe, quella de "La banda di Jesse James" (1972, t.o. il più concreto "The Great Northfield Minnesota Raid"). Accerchiamento psicologico, gli eroi di una volta,sono i fuorilegge di oggi.

E' tutto nero

Chiudo ottobre con Alfred Hitchcock. Nella manciata dei mancanti, al Cinerofum, stava una perla come "Prigionieri dell'oceano" (t.o. "Lifeboat"), del 1944. Strepitoso per tutto. Ritmo, profondità, ingegno, thrilling. L'animale uomo silurato in mezzo al mare, tra suoi esemplari: fra Guerra e Natura non vince nessuno.

Primo Beat

La Sala Negri - Nuova Gestione. Stesso tepore, nuova strumentazione (via Catodico, ecco Superpiatto). "Da buon milanese", Simone provvede e propone: sorta di coronamento d'un amore comune: Takeshi Kitano. "Violent Cop", del 1989, è l'esordio sorpresa dell'attore-regista. La sua arte, la sua silhouette, humor nero che concima.

Capotamoro East

Testa bassa, con Clint Eastwood, e mano sul naso. Nel 2010, il presuntuoso regista statunitense s'inerpicò su discorsi "alti", sfracellandosi (e ci). La fatica di scrivere dei suoi film, andare appresso la futile spettacolarizzazione, dietro vacue elucubrazioni, che c'hanno portato dove siamo. "Hereafter", del 2010, al di là del soggetto, manca pure dell'abito.

Complicated

Scorrendo con Simone la luuunga filmografia di Alfred Hitchcock, fece capolino "Il peccato di Lady Considine" (1949, t.o. "Sotto il Capricorno"): la meno nota dell'autore londinese? Terza e ultima volta con Ingrid Bergman, da continuare a riprendere con piani sequenza che mettano a nudo tutto il suo dolore. Da non perdere.

Miss der Marker

Torna Chris Marker al Cinerofum. Il regista francese dallo "spirito d'avanguardia", sensibile all'esotico, quanto attento al sociologico, seminò corti d'animazione e documentari riflessivi, allestendo giardini d'immagini preziose. Tra questi, "Gli astronauti", del 1959, di Walerian Borowczyk, con la collaborazione del francese, e tutto-suo "Il mistero Koumiko", del 1965.

Bella morte

Risalire ai primordi di Mario Bava, comporta giungere a Riccardo Freda (1909-1999). Il regista nato ad Alessandria d'Egitto, da partenopei, e formatosi a Milano, distese una lunga e preziosa filmografia dell'orrore. Autore ricercato, anche ne "I vampiri", del 1957, mise la sua elegante arte al servizio dei cupi incubi. Con la fotografia diretta dall'astro sanremese, un'omicida ossessione scientifica.

Passato da West

Ripassare a John Sturges significa tornare al Western classico. "Sfida nella città morta" (t.o. "The Law and Jake Wade"), del 1958, ne ha tutto l'aspetto. E ancor di più. Invecchia poco una pellicola con solida struttura e deciso retrogusto di rabbia.

Guerra di tutti

Umberto Lenzi, più di cinquanta pellicole sul groppone, nel 1969 era in gran spolvero, da sparo. Nel genere bellico, come attorno ad un ranch, il regista grossetano, attorniato da collaboratori e maschere che fecero la storia...cinematografica, mostrò la sua arte intrattenitrice. "La legione dei dannati", per quanto verace, ha il passo spietato dei commandos.

Fake link

Tra i documentari del Trieste Film Festival 2021, apparve anche "Prego resti in linea", del moldavo, classe 1978, Pavel Cuzuioc. Produzione austriaca che, senza scintille, monitora le periferie della rete in cui siamo intrappolati. Campagna e tecnologia possono far sorridere, sino a quando quest'ultima devasta la prima.

Sutemose Simo

Col secondo capitolo della "Trilogia di Yusuf", osservata e ciucciata da ben quattro fanatici della "Settima", appollaiati nella "Valéry No Green Pass", pare che Semih Kaplanoğlu abbia smarrito il delicato equilibrio della prima puntata. "Latte" (t.o. "Sut"), del 2008, affonda nell'autocompiacimento. Pretenziosità stroppiata che scalfisce finanche quella che è, secondo me, la robusta estetica del regista di Smirne.

Love Sing

Risalendo il ruscello tracciato da Hou Hsiao-Hsien, Elena ed io ci siamo ritrovati alla fonte, acqua leggerina che rinfresca senza troppo sollievo. "Cute girl", del 1980, esordio dell'autore taiwanese, è una comicommedia musicale che sonda la coppia, borghese annoiata. Doveva ingranare.

Pallide luci

Si scrive John Old si legge Mario Bava. Dal cuore della sua filmografia, un western con cui giocare di luci e scazzottate, ombre e caratteri. Pur non essendo il suo terreno di gioco, "La strada per Fort Alamo", del 1964, ha grip per reggere sul fango.

Fan di sangue

Dario Argento. Nome che è un po' una scultura piantata nello sterno. Nel 1982, girò un giallo orrorifico, of course, sanguinolento quando è il momento. E questo arriva, in "Tenebre", perché puoi correre quanto ti pare...