Preziosa irruzione al Cinerofum. Altra pizza, altra chiacchiera, altro Cinema. Quello del francese Chris Marker (1921-2012), per esempio. "Autore d'avanguardia", fuori dal giro. Si fa i cazzi suoi e li fa perfetti. Corto-metraggio nerobianco di 28cm e un "come" di gran classe. "La jetée", del 1962, è una distopica disumana. "Un photo-roman de", più reale del vero.
Stregone Pisello
Lungo i metraggi dell'ultimo Trieste Film Festival, Elena ed io, ne abbiamo "scovato" un altro apprezzabile. "Sull'amore, su come è difficile dire ad una ragazza che ti piace", introduce il regista serbo, classe 1988, Marko Đorđević. Dalla sua città, dalla sua stanza: "molto importante per il film" (...). "Le mie risate mattutine" (2019) è il suo lavoro primo...speriamo non l'£buuu!Ammazzati!! [fischi scontatezza]
Boia carne
Eh, cazzo. Gli Americani i western li sanno fare. Che sia il londinese Andrew McLaglen a dirigerlo, poi, può solo migliorare le cose. La seconda opera capitata sul 'Rofum conferma il dinamismo del regista inglese, capace di tenere a bada spiriti e corpi bollenti. "Bandolero!", del 1968, ben si merita il punto esclamativo, tra cotante emozionanti bellezze, queste sì, tutte americane...americaniiissime!
No Order
Ancora un attimo. Il secondo dei western "simili, cattivi, truci", visti settimana scorsa, was made in U.S.A. "I pistoleri maledetti" (t.o. "Arizona Riders"), del 1965, ci fa conoscere William Witney (1915-2002), regista-attore della Contea di Comanche. Sempre quella terra, sempre martoriata. Sugli strascichi della guerra civile, la triste epopea della banda di William Clarke Quantrill.
Bevi, bivi, bici
Arrivo, arrivo. Però, dalla settimana scorsa, giungono altri due western. Simili, cattivi, truci. Il primo è stato una produzione italospagnola, ancora una volta sorprendente. Diretto a quattro mani, da José Louis Boraw (1929-2012) e Mario Caiano. "Cavalca e uccidi", del 1964, ben affresca il clima che si respirava in Arizona. Nel titolo italiano come nell'ottima regia.
L'altra della sbirraglia
E' un "vairus". Sapete. Ossessivo compulsivo, il Cinerofum. Pandemia Abbas Kiarostami, ma nel quartiere non si parla d'altro. Documentario? E sia! Che ricordare le scorie di una sfavillante civiltà fa sempre bene. "A.B.C Africa", del 2001, potrebbe trattare solo di giovanissimi orfani ugandesi, in realtà, soprattutto delle nostre responsabilità.
Ossigena
Il bello dello scambio. A volte c'è bisogno di un là (dove?). Non si spiegherebbe il ritardo del 'Rofum nell'imbastire un incontro col regista iraniano Abbas Kiarostami (1940-2016). L'autore autodidatta, che colpì la critica internazionale con la sua poetica, ricca ed essenziale, nel 2002 realizzò quel film in automobile che diverrà pratica obbligata nel regime più antico del mondo. "Dieci" è ode alla donna, alla libertà. Violate. Ode al Cinema.
Veloce batte Grosso
Finito di vedere "Ballata per un pistolero", del 1967, immantinente scrivo. Western con tutti i crismi, ed extra di megaspaghettata di botte, diretto e interpretato dal pistoiese Alfio Caltabiano (1932-2007), ha il physique des américains, le battute di Hollywood, tra quattro fratelli che non se le mandano a dire. Ne rimarranno solo due.
Alba truffata
Non siamo smarriti. Tranquilli. Il segugio Cinerofum setaccia la zona. Toh, Ingmar Bergman. "UUhh mimì scigniù!", con cosa s'è presentato, il regista di Uppsala maestro del cinema al femminile. "Monica e il desiderio" (t.o. "Un'estate con Monica"), del 1953, è gioia braccata, passione incompresa. Felicità andata e ritorno. In città, papà Dolore t'aspetta.
Improduct
Altro ottimo film; il Trieste Film Festival procede a testa ora bassa, ora alta. Cupo, spesso viene fuori Triste Film..., un doveroso sguardo sui margini delle nostre comunità (urbane, europea...), sulle briciole delle nostre tavole, sui resti d'esistenza. "La galassia di Andromeda" è la carezza in un pugno dell'esordiente kosovara More Raça (classe 1992!). Chi lo sottovaluta ignora la delicatezza e l'urgenza della materia sociale, in disfacimento.
Tra i tosti
Marigrade direbbe dâghe 'na botta suu (il Prof Sini no), quindi mi sbrigo. Cominciamo da ieri sera, con un altro grande ritorno. John Ford mi stupisce ancora. Con quello che, per quanto visto, ritengo un unicum nella sua filmografia, teso come non mai verso la purezza fotografica. "Sfida infernale", sottolineo del 1946, è così bello che fa dimenticare l'intreccio.
Fatti a fette
Il terzo lungometraggio, in concorso, presentato al Trieste Film Festival di quest'anno (2021), è stato un rigoroso bianco e nero sull'amore in guerra fredda. La gioia di vivere impantanata nella disumana demagogia. "Francuz" ("Il francese"), pellicola russa del 2019, scritta e diretta dal moscovita classe 1941, Andrej Sergeevič Smirnov, pare una lezione di cinema.
Tra nebbia e vento
Partito bene il 77° Trieste Film Festival, quest'anno online e, duole molto, ma cinquecento e rotti chilometri non son quisquiglie. Dall'Azerbaijan è arrivato sugli schermi, dunque, "Səpələnmiş ölümlər arasında", e beccatevi sto titolo!, del 2020, di Hilal Baydarov. Pellicola intrigante, parabola macabra sulla linea sempre più sottile che separa, e unisce, vita e morte.
Uno dopo tutti
Leggi Romeo Marchent è, oramai, ti soffermi. Poi scopri che è il fratello minore (1926-2020), del regista di Madrid di recente passato dal 'Rofum. "La preda e l'avvoltoio" (t.o. "Un dólar de recompensa"), del 1971, di Rafael Romeo Marchent, è un western iberico classico, nemesi da Far West, bella e micidiale.
Poquer Dallas
Ma grandi, titoli a caso, alèèè! "Il mio nome è Scopone e faccio sempre cappotto", del 1974, è uno Spaghetti Western così stupido da non meritarsi nemmeno questa categoria. Eppure, il poster di Anthony Steffen e di Fernando Sancho non li tocchiamo. Perché Juan Bosch s'era limitato a chiamarlo "Dallas" e perché non ce ne frega niente. W Lumacone!
Coraggio e zio fà
A volte va così. Addirittura più scelte. Elena conosce la strategia, una pellicola fugace dev'essere colta. "RaiMovie" propone uno degli ultimi Gary Cooper, diretto dal newyorkese Robert Rossen (1908-1966), uno da Oscar (1950). "Cordura", del 1959: western psicologico, con tutti i limiti del termine. Grandi quesiti, piccoli uomini: finirà in malora.
Riandare
Rifare. Dieci anni dopo. Per tributare, ricordare, riscuotere. Rivisitare? Nel 2013, Spike Lee ripose mano a quell'"Oldboy" che dalla penisola coreana scosse le sale cinematografiche (come l'"Odeon" di C.so Buenos Aires). Il regista newyorkese percorse con agio le lande funeste dell'odio, rivestendole d'autentica fattura americana. Tragedia d'uso rapido, come vogliono i tempi.
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