Ipotizzavo con François, poi con Claude. Son capitato con O. Parigi, Vichy, che differenza fa? Colpa d'Emmanuelle. Indizio: "I classici dell'erotismo per l'Espresso" (Ed. Tasc. Bompiani). Un po' di responsabilità pure al "Cielo", col suo ciclo "Voulez-vous coucher avec moi". Ieri sera è apparsa l'"Histoire d'O" (1975) di Just Jaeckin. O di Pauline Réage? O di Corinne Cléry? Erano in tre.
Dario's holiday
Avanziamo con Sergio Leone. "RaiMovie" inserisce nella trafila "Western" anche l'esordio e mezzo del regista romano. "Il colosso di Rodi", del 1961. E non ci va lontanto. In questo, che rientra nei "peplum", emerge il terreno comune alle due epiche. Col costante e ironico distacco dell'eroe, un crescendo di macchinazioni, massacri, strumenti di morte e cataclismi.
No chocolate
Vagabondando per il lontano Ovest, mi sono imbattuto in Jackson Calvin Padget. Sessantenne dall'accento che non mi convince. "Il pistolero segnato da dio" (1968), che poi è "Uragano West", è una lepre che, al veder cuccioli braccati, può farsi leone. Smascherato, la regia è perugina, il nome già incontrato: il poliedrico, in tanti sensi, Giorgio Ferroni (1908-1981), qui con un western pucciato nel tragico lirismo.
Little sense
Coi mattacchioni autori Spaghetti Western, puoi vedere film di tre registi diversi, che sono la stessa persona. Leggi "John Woods", non ti tiri indietro. Poi scopri che è Juan Bosch. Ad ogni modo, lo spagnolo di voglia da Star ne aveva solo una. Burlesque di cui, sin dal titolo, anche "Domani passo a salutare la tua vedova...parola di Epidemia", del 1972, è imbevuto. La scrisse e diresse lui, questa sgangherata e ridanciana corsa all'oro.
Repulisty
Leggo Sergio Corbucci e, già che sono in cammino, non mi fermo. Scopro anche che "Minnesota Clay" è un film chiave, assieme ad un altro, nell'autoformazione, del regista romano, nel genere in cui si consacrerà. Pellicola del 1964, assieme ad un'affiatata squadra di tecnici ed interpreti, mostra un primo, ma già atletico ed esperto, cowboy della cinepresa.
Fatica in due
Giorni fa, invece, è tornato Mike Nichols. Quant'era che non vedevamo il regista berlinese izzato dalla natura statunitense? Da due anni, col suo pauroso esordio. Con "Heartburn", del 1986, ritorna l'incolmabile orrido tra i protagonisti, gli "Affari di cuore", che il matrimonio espanderà. Un bruciore di stomaco chiamato "Mark" che non abbandona la disperata, e grandiosa, Maryl Streep.
Far Sbiancare
Il Cinerofum prosegue solitario lungo i sentieri del "West". Non lontano, quello nostrano. Perché Miles Deem, all right, è Demofilo Fidani. Tutto Roma (1914-1994). Regista sfiga-maledetto, Ed Wood dello Spaghetto, "il peggiore", sarà... Vai di titolo consono: "Straniero...fatti il segno della croce", ciak scattante del 1968 tutti pronti!
Sarà, ma a me è piaciuto.
Sarà, ma a me è piaciuto.
Encore fou
Anche Elena è tornata nell'amore che uccide di François Truffaut. Ieri sera, in sala Valéry, "La signora della porta accanto" ha portato tutto lo scompiglio d'un fuoco mal spento. La finestra è sul cortile in fiamme. Passione che tutto stravolge, lungo uno splendido e micidiale sorriso. Penultima del regista, 1981.
Amour fou
Secondo voi cosa succede se qualcuno, tipo Mino, annuncia la pubblicazione dei capolavori di François Truffaut ("restaurati, tra l'altro")? Dai che lo sapete. Li guardo. Perché, giuro, lasciarmi sciogliere nel cinema del parigino può diventare una necessità. Partiamo da "Le due inglesi", del 1971. Trasposizione di romanzo rosa rosso, azzardo vinto, con la sua elegante disinvoltura. Potente ironia, straziante autocombustione, sino alla disperazione. Di getto...
Post mortem...
E finalmente scartammo, e vedemmo, quel DVD programmato da un po'. Un percorso tra i documentari che possono trovarsi in uno Spazio di Documentazione con crismi e anticristi. Accoppiato a un paperback che vale quanto il supporto digitale, edito dalla buona DeriveApprodi, "Rata Neće Biti", "La guerra non ci sarà" (2008), è un bellissimo, superfluo cercare altro, un bellissimo documentario sugli effetti della guerra jugoslava. Quello dello storico incrocio di culture di Sarajevo annientato, in particolare, dalla Guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995), è un prezioso monito, già dimenticato, all'intrinseca putrefazione dei popoli che si affidano alle Nazioni. Bravo a Daniele Gaglianone.
Moto nero
Tipo, come oggi, no? Sono nella "Valéry" e arriva, anzi, torna Joe Dakota. Che, poi, si chiamava così anche chi non se n'era più andato. Beh, insomma, "Il ritorno di Joe Dakota" è un western del 1957 ("In Eastman Color"), diretto dallo statunitense Richard Bartlett (1922-1994). E chi è, direte voi? E' il regista di questo classico racconto di greed e vendetta. A quanto pare, mestierante sapiente e silenzioso.
Amico solo Nemico
Appena appena finito di vedere "Il vagabondo della foresta" (t.o. "Rachel and the Stranger"), western del 1948, dello statunitense Norman Foster (1903-1976). "Western"...si fa per scrivere. Ha ragione il soggetto originale: si parla di Rachele. Pure il titolo uguale: c'è anche quello strano Straniero...
Soldati
Ieri pomeriggio leggo "di Clint Eastwood (2006)". Come sapete, la strada lungo la filmografia dell'autore statunitense, celebratissimo ora, figurarsi poi, mi è irta e penosa. Quindi metto gli scarponi e avanzo. "Flag of our fathers". Già nel titolo, e nella locandina (e nella foto da cui), racchiude la retorica patriottica e militare di cui la pellicola è pregna. Un'alzata di bandiera. Puoi pensarne ciò che vuoi, resta un'alzata di bandiera.
Giallo solo
Appena finito di vedere "Ognuno per sé", western del 1968, di Giorgio Capitani. Ritorna il regista nato a pane e b-movie, incontrato recentemente per un ultimo saluto davvero bruttino. Di tutt'altro carattare questa pellicola. Sontuosa e polverosa tragedia umana. "The gold seekers". Ma non si tratta solo di cercare, e trovare, l'oro...
Puttane e pistoleri
Più veloce del tempo, sono a scrivere di un altro "western". Altra traccia autoriale lungo il percorso. Terence Young, regista britannico ex-parà (nasce a Shanghai, 1915-1994), nei Sessanta ha celebrato il proprio nome assieme a quello di Sean Connery (colgo l'occasione sbieca per ricordarlo, a tre giorni dalla morte), coi loro primi Bond. Nel 1971 realizzò una pellicola frizzante, western colorito, con un cast roboante che manterrà le promesse. "Sole rosso".
Los vaqueros
Percorrendo i sentieri del "Western", è inevitabile imbattersi nel newyorkese Raoul Walsh (1887-1980). Tra i pionieri della Settima Arte, assistente di Griffith, oltre alla propria esperienza, il regista con la benda ha spresso in questo film tutta la sua passione di ex-cowboy girovago. "Gli implacabili" (t.o. "The tall man", 1955), tra i suoi ultimi, ha il registro romance, dove Amore e Natura (qui Animale) occupano i capitoli più corposi. D'altronde, con Gable e mandrie così affascinanti.
Amos massacro
Con tutti questi western, c'è voglia di qualcosa di diverso. Come Samuel "Sam" Peckinpah. L'arcigno autore californiano transita per la quarta volta dal 'Rofum, a bordo di un DVD clandestino che ricorderò a lungo. Perché "Sierra Charriba" (t.o. "Major Dundee"), del 1965, è un tutti contro tutti che colpisce duro, perché vero.
Chi paga la libertà?
Tun tun, altro mese, altro giro. Appena passato di qui Sergio Corbucci. Il regista romano dallo Spaghetto Western classico, nel 1968, ne preparò uno scattante e pirotecnico. "Il mercenario" racconta l'epico scontro tra gioia/libertà e dominio/servitù. Quadro umano, avvincente e spettacolare, di frammentario cubismo.
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