Superhero DiStock

Quinto ed ultimo "filmone", più "on fly" che "on air", "offertomi" da Air France è stato il chiacchierato "Deadpool", salito alla ribalta per il suo omonimo protagonista, supereroe Marvel sboccato e irriverente, in grado di portare una supposta (calzante) sventagliata di humor senza etichette né veli. Nella realtà, un plot piuttosto consueto, costellato da dialoghi dalle virgolette imperanti, allusive o graffianti, uniti ad effetti speciali all'altezza, ma già visti. Sufficiente perché il film trovi il successo annunciato? Il botteghino dice sì, come dubitarne, mentre per il barboso cinefilo...il dubbio rimane, poiché la voglia di "spaccare" degli autori gli pare rimasta interrupta.

Banality Old Story

Qualcuno non ci crederà. Vedere così, all'improvviso (puf!), comparire il nome Paolo Virzì tra i post de "Il Cinerofum", farà sobbalzare qualche natica. Ebbene sì, complice un volo da otto ore da consumare ed un'offerta in lingua italiana da rivedere, "Ella & John - The Leisure Seeker" fa da apripista per la cinematografia del regista romano, che tanti miei cari amici ha conquistato. Paolino qui non c'è trippa. Commedia da voto 5 ad esser generosi; non certo verso di te, cui il 'Rofum deve davvero poco (il Cinema?), ma verso i due attori protagonisti, icone di un cinema che fu. E che tu...

Pedo de Aranoa

Quarto e ultimo film del viaggio d'andata, da oriente a dove s'ammazza, è stato un altro tremendo. Non che si possa parlare di delusione, pur avendo apprezzato l'ultimo lavoro di Fernando León de Aranoa. Ogni cosa al suo posto, si potrebbe dire. Ed "Escobar - il fascino del male" (t.o. "Loving Pablo", 2017), basato sul racconto biografico di Virginia Vallejo, presentatrice TV classe '49, che ammaliò il narcotrafficante colombiano passato alla storia, Pablo Escobar, per poi tradirlo e abbandonarlo appena possibile, ben si merita di essere relegato sugli schienali di un volo che ha da passare. Di più, è degno anche del doppiaggio italiano che gli hanno appioppato per l'occasione...

Raccogliete gli escrementi di Wes

La terza pellicola transitata sul minuscolo schermo dell'Air France PAR-HAV testimonia di un, anzi due precipitamenti. Come altrimenti definire l'andamento artistico di Wesley Wales Anderson e quello critico dei suoi estimatori? Da paura quest'ultimo volo schiantatosi su "L'isola dei cani", del 2018. Senza parole, assisto a questo disastro cinematografico in cui un regista texano dalla sensibilità bugiarda palesa, invece, una superficialità ai limiti dell'infantilismo. Ok, questo è un "cartone animato" (stop-motion), una pellicola di fantasia per babanetti ed io mi son fatto influenzare da questa illuminante scelta artistica...

Spaziare in sé

Il secondo film "on fly" è del fresco vincitore dell'ultimo Leone d'Oro (2018). Nel 2013 Alfonso Cuarón realizzò il suo precedente e forse più celebre film, "Gravity". Interpretato da due sole star di Hollywood, Clooney e Bullock, punta sull'intimo fascino di un infinito spazio, silenzioso e spettacolare, bello quanto letale, riuscendo nella scommessa di non venire relegato tra i blockbuster dalla locandina patinata.

Mirabilia di corte

Bello il ritorno di ieri in sala (specificamente la 2 del "Sivori"). Più di una pellicola papabile, l'umore mi ha sospinto verso l'ambizioso ed irriverente Yorgos Lanthimos. Buona scelta, poiché l'ultimo lavoro del regista greco graffia come al solito, ma diverte di più. L'alta società, anzi l'altissima corte, in tutta la sua volgarità e meschinità. Travolgendo ogni cosa con sé, popolo assuefatto compreso, maestà, lord, baroni e leccapiedi vari mettono in scena, nei secoli, il capitale e nauseabondo spettacolo di "Avidità e Autorità", capisaldi della nostra civile e prosperosa società. "La favorita", ma hai voglia a farne una questione di genere...

Bit ribelli di sé

Primo dei quattro film visti sul recente Paris-Havana, probabilmente determinato da un a dir poco mirabolante elogio fornitoci, la sera prima della partenza, dal nostro premuroso ospite di Via Sarpi, Chinatown, Milano (che birre alla "Chiesetta", autentico sabòr de China per finire, e che PatiCherì aprés...de dejar...graçias amor!), l'ultimo film di Steven Spielberg permette "svolazzi" nemmeno tanto frivoli..."Ready Player One" (2018).

Fatiche d'amor

Durante le festività sacre del maiale, in sala Valéry, è passato un regista francese sconosciuto al 'Rofum. Eppure, Claude Sautet (1924-2000), cresciuto nel pieno del ribollir parigino cinematografico, cresciuto tra Becker e Franju, ha dalla sua l'immediatezza e l'efficacia delle sequenze, con cui, in questo caso, insegue tre cuori maledetti sbatacchianti tra loro. Cuori infelici, ma solo uno per sempre solo. "E' simpatico, ma gli romperei il muso" (t.o. "César et Rosalie"), del 1972, scorre veloce lungo il dolce tracollo del protagonista, interpretato da un Yves Montand da ricordare.

Gira Solitudine

Una decina di giorni fa, col caro seguito di Elena, più quello sorprendente dei due "Grimaldi", mi sono diretto verso vico San Matteo per l'unico film affrontabile. Otto anni dopo il suo ultimo lavoro, il pittore e regista newyorkese Julian Schnabel ci porta ancora una volta tra i grandi della sua prima arte. Anzi, un grandissimo: "Van Gogh Sulla soglia dell'eternità" colpisce per il taglio e la resa registica, come per l'interpretazione del protagonista, Willem Dafoe, così efficace da consegnarci tutte le intime sofferenze del artista olandese.

Il fascino del perduto

Pochi giorni prima del natale, con Marigrade ed Elena, ancora una pellicola da incastonare nel 2018. Sospinto verso l'"Ariston" dal lavoro precedente del regista Paweł Pawlikowski, già un bianco e nero elegante e glaciale, "Cold war" ribadisce la sensibilità visiva dell'autore polacco. All'uscita amaro in bocca un po' per tutti (Elena schifata proprio, che severità ormai!), per quella che pare un'occasione sprecata, date le immagini e l'atmosfera di questo ennesimo racconto di un amore impossibile, in tempo d'idiozia.

Eco-guerra, anzi, game

Forte rischio d'istigazione al sabotaggio. Sottile nel film, esonderà qui, proprio sul nostro amato 'Rofum? Polizia postale e digos (b!) sono già al "lavoro". Bisogna andarci cauti (o forse no?), proprio come il regista islandese Benedikt Erlingsson non fa fare alla sua protagonista, "La donna elettrica". Compenserà lui: Islanda e Ucraina (si fa perdire) ormai ampiamente distrutte, come tutto il resto del pianeta, non resta che ironizzarci un po' e sorridere per questa insegnante di canto davvero intraprendente, ma troppo oltre la legalità. Per cui da punire: poiché c'è già chi ha, tra le sue mansioni (retribuite), quella di salvaguardare il nostro habitat naturale. Prrrr! (è l'unica cosa che mi sovviene).

Un pinocchietto per ogni Stato

Sabato scorso, ancora cinema, ancora Elena. Sia isteria di celluloide o passione crescente, il tempo svelerà. Nella sala 1 del "City", allo spettacolo delle 19, ci aspettava Nanni Moretti, col suo ultimo spunto. "Santiago, Italia" è un documentario sul colpo di stato cileno che, l'11 settembre 1973, innalzò Augusto Pinochet (1915-2006, notare), criminale a difesa di tutti gli Stati moderni (until 1990...and beyond). In quel frangente, pure l'edificio di un'ambasciata estera parve o si rivelò una salvezza per i perseguitati dal demente sopra citato. Polvere negli occhi, la solita nei soliti, quella istituzione è lì per depredare e reprimere i prossimi oppositori allo Stato, 'sta volta italiano.

Noia commerciale

Saltato l'incontro con l'eretico friulano, ieri sera Elena ed io abbiam ripiegato sorridenti in sala Valéry. Sì perché di carne ce n'era e sul fuoco già scottava il primo lungometraggio di Miloš Forman. "L'asso di picche" (t.o. sarebbe "Pietro il nero"), del 1964, è uno sguardo affettuoso e sconsolato sulla giovinezza di quei tempi e luoghi, che vorrebbe essere come tutte, dovendo però affrontare la generazione precedente, immancabilmente ed irresponsabilmente giunta "da un altro pianeta".

Soccorso non di competenza

Momento epocale, la Elena va in avanscoperta per il 'Rofum. Avere una fedele compagna con cui affrontare le sale cinematografiche mi riempie d'orgoglio. Ai "Cappuccini" la settimana scorsa ha testato e detto sì. A ragione. Guardate "Styx", se lo ritrovate in giro. Il film scritto e diretto dal tedesco Wolfgang Fischer, passato or ora in qualche sala dimenticata da Dio e Governi, è un toccasana per i nostri sensi di giustizia e responsabilità. Nel senso che li risveglia, in barba a procedure e protocolli da seguire. Il capitale si sta spingendo sempre più avanti nella sua opera di disumanizzazione e...noi? Felici per la partita, il black friday o, comunque, fiduciosi che qualcuno aiuterà i bisognosi (a casa loro, non qui, ché tolgono lavoro o rubano). Oppure non aspettiamo altro, che qualcuno legalizzi la nostra profonda pigrizia, se non codardia, spesso camuffata da altezzoso egoismo?

Toccata da Dio

Domenica di sole freddo, già dal mattino voglia di sala Valéry. Si potrebbe proseguire la chiacchierata con Jean-Luc Godard (dato che Elena è a far altro...). La proposta volante anonima ricade su "Je vous salue, Marie", del 1984, ed è un bene che Elena non abbia assistito a questa incavolata concezione, con Maria stronzetta e Giuseppe frustrato, che da intimissimo travaglio J-L.G. cerca di alzare ad atto universale. Troppo faticoso.

Encore tutto va bene...

La premiata ditta, rigorosamente anonima, "Salita Santa Brigida" ha sputato fuori una proposta. Elena ed io, nella nostra sala Valéry, la cogliamo. "Crepa padrone, tutto va bene", del 1972, scritto e diretto da Jean-Luc Godard a quattro mani, forse proprio in nome di quell'anti-autorialità che provenne dal gruppo "Dziga Vertov"?, assieme al regista-docente, classe '43, Jean-Pierre Gorin. Durante i titoli di testa ridacchio, voltandomi verso Ele, "Lo avrebbe fatto tutto così, peut-être!". Manco il tempo di spegnere il sorriso che quasi l'autore e teorico ostinato e contrario ribadisce il concetto di "forzatura commerciale". Insomma è un Godard, quindi una visione tenacemente tesa alla LUTTE DE CLASSE (padrone, questa volta...).

Incontri & Scontri

Domenica, pranzo nel "Cu de beu" del porticciolo tutto agghindato di una Sànn-a grigia come di consueto (auguri Sesia! e grazie...) e frappè da un altro tempo, "rigorosamente vaniglia"; non resta che rientrare in sala Valéry ed inserire il DVD appena recuperato. Ad Elena e me poteva andare molto peggio: qualunque film non fosse "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica. Pellicola del 1964, tratta dalla "Filumena Marturano" di E. De Filippo, parte come commedia colorata, innalzandosi, grazie alle interpretazioni dei protagonisti, "Sophia Loren E Marcello Mastroianni", a dramma universale; di donna e di madre.

Free Panahi Free Cinema

Un cinefilo sincero dovrebbe recarsi al cinema ogni volta leggesse "Jafar Panahi". Parliamo del regista iraniano costretto nel proprio paese, privato di quella libertà di spostamento, intrinseca alla natura umana, che in questi anni, in cui profitto ed odio dettano legge e gridano alt!, pare proprio un'ironica invenzione, se non un lontano ricordo. Si badi: 1 Leone d'oro (2000), 1 Orso d'oro (2015) e altri riconoscimenti internazionali. Non solo per le qualità dell'autore, emerse con forza anche in quest'ultimo lungometraggio, ma per rispondere alle proprie intime ed agghiaccianti domande (per es: "come siamo arrivati a tal chiusura mentale?"), "Tre volti" è un prezioso esercizio artistico e ideologico.

Musica di Tutti

Film "sperimentale" russo nella minuscola "Film Club"? Andiamo. "Summer" (t.o. "Leto", o "Лето" che scriver si voglia), diretto da Kirill Serebrennikov, regista classe 1969, è un tuffo negli anni '80 di Leningrado. Tra le nuove e vecchie ondate sfuggite al Blocco, storie di musica e d'amore, intrecci di note e di baci, dopotutto, sempre a cantar di rabbia, desolazione, passione. Libertà.

Sarà...

Bernardo Bertolucci è morto. Lunedì appena passato, 26 novembre 2018, il regista parmigiano ha posto fine ai suoi 77 anni. Regista acclamato al di qua ed al di là dell'oceano, è stato omaggiato nella stessa serata, dalla rete televisiva "La 7", con due proiezioni, la prima delle quali subito rapita in Sala Valéry (la seconda è un aiuto regista che il Cinerofum non riesce nemmeno a pronunciare, tanta è la sua adorazione). Elena ed io prontissimi per "Piccolo Buddha", del 1993, tratto dal romanzo omonimo del britannico Gordon McGill, un po' meno a fine visione. L'evidente imbarazzo ci consiglia di andare a dormire in silenzio, con la fastidiosa domanda: dovevate scegliere proprio questo?