Bit ribelli di sé

Primo dei quattro film visti sul recente Paris-Havana, probabilmente determinato da un a dir poco mirabolante elogio fornitoci, la sera prima della partenza, dal nostro premuroso ospite di Via Sarpi, Chinatown, Milano (che birre alla "Chiesetta", autentico sabòr de China per finire, e che PatiCherì aprés...de dejar...graçias amor!), l'ultimo film di Steven Spielberg permette "svolazzi" nemmeno tanto frivoli..."Ready Player One" (2018).

Universo fantastico digitale, a contenere un racconto distopico ma chissà quanto; la dimensione dei videogiochi da sempre sta lì a rincoglionire e stimolare, in dipendenza dell'uso che se ne fa e di chi lo fa. Come dire un'escapologia che non centrifughi troppo da sé, né centripeti lontano dagli altri. La pellicola tiene succulenta compagnia audiovisiva, vera leccornia per appassionati ai bit d'ogni O.S., dai nerd ai semplicemente amanti del (video)gioco. La critica alla società è chiara, esplicita, sotto le gonnelle dei godzilla, tra i sottili capelli dell'ennesimo Gandalf detentore dei veri valori (un amico, una ragazza, un bacio, una risata). La cieca devozione al dio Danaro che rincitrullisce quando non incattivisce, può invadere la sfera dell'immaginazione (bit coin), perché un avatar si porta appresso le meschinità dell'omuncolo che v'è dentro.
Dopotutto, niente di così rivoluzionario, dopo i replicanti al neon e le matrici verdinere, certamente una nuova intrigante storia, con le sue chicche e i suoi momenti di riflessione (la vera missione del videogioco non è vincere, bensì lasciarsi andare nell'inutile ma appagante scoperta d'un "quadro" segreto; l'esortazione dell'eroina a prendere posizione al di qua dello schermo). Tutto sta nel capire quanti spettatori possano e vogliano comprendere il fascino del più umano ed appagante "tornare indietro", tra i precipitati ad accendere mobile o loggarsi. Così come individuare l'intrinseca violenza adottata da chi sta al potere. Dubbio che ovviamente avvolge anche la simpatica figura del laborioso (e bilionario) e compromesso Steven Spielberg.
(depa)

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