Si sa, Il Cinerofum insiste su tutte le filmografie, o quasi, riguardanti autori comunque rilevanti, nonostante-tutto! Quindi era difficile che si lasciasse scappare l'ultima fatica di Clint Eastwood. "Giurato N°2". Legal movie come una volta, con gli ingredienti di qualità e l'esperienza del 94enne. Ineccepibile.
Estetika
Altro film in sala, sempre rotante attorno all'estetica della donna ai tempi del Capitale, è quel "The substance" statunitense cui ho guardato con sospetto; errato col senno della visione. Debitrice agli autori che sulla materia corporea hanno forgiato la propria filmografia, questa disturbante pellicola presenta al Cinerofum la parigina, classe 1976, Coralie Fargeat: Dorian Gray ribaltato, cosa non si farebbe per la beltà.
Neon illusions
Frattanto nelle sale qualcosa s'è mosso. Per non perdere pezzi, in pomeridiana per ciò che pare l'ennesimo dramma al femminile, con la donna alle prese colla propria emancipazione: ma "Anora", di Sean Baker, non è un piagnisteo, anzi. "Ani" ha la determinazione e la disinvoltura di chi passa sopra a tutti.
Vedere l'altro
Il secondo appuntamento all'"Agenda Brasil" 2024, oltre la partecipazione di Elena, ha previsto un "drammatico/fantastico" carico di promesse spirituali verdeoro. "Estranho caminho", del 2023, del regista classe 1983 Guto Parente, nel suo 10° lungometraggio, supera le attese. Pellicola sensibile e non scontata.
Fatali illusioni
Dopo cinque anni rincontriamo Lars von Trier. Grazie al "DIRASS" e alla rassegna "Le prime volte - Nuovo cinema degli anni Novanta", il regista danese, "provocatore" per antonomasia tra i cineasti di fine secolo scorso, ha coperto il grande telo col suo bianco e nero rigoroso e scalpitante: "Europa", del 1991, non è il suo primo film, ma un noir cupo, dal taglio classico, con improvvise striature di luce. Oppressivo, pesante.
Il potere
Il mese di novembre è cominciato al cinema carioca presentato da "Agenda Brasil" tornato a Genova dai tempi pre-covid. Il primo appuntamento ha previsto "O mensageiro", del 2023, scritto e diretto da Lúcia Murat, "monumento della cinematografia brasiliana, con una lunghissima filmografia", presente in sala. Repressione di stato nel suo massimo fulgore.
Senium abutere
Molte pellicole si possono schivare, lo facciamo. E con Francis Ford Coppola? Se addirittura Frd chiama...'Rofum risponde. In realtà tutto era prevedibile (accaduto), pochi non tremano: "Megalopolis" è un'esplicita quanto infantile allegoria.
Giostra amara
Nelle sale, questo mese, è stato possibile raccogliere alcune importanti pellicole di Éric Rohmer. Solo una c'è sfuggita, ma non "Le notti della luna piena" (1984): la perfezione della poetica rohmeriana, sensibile e ironica.
Allagati spiriti
A braccetto col viaggio di un uomo intrappolato nell'egoistica e ipocrita società democratica, un'altra pellicola efficace, urlata dall'altra parte del mondo. Scritto e diretto dalla regista indiana, classe 1986, Payal Kapadiya: "Amore a Mumbai" (t.i. "All We Imagine As Light") scorre con attenta delicatezza sui sentimenti delle protagoniste, sempre donne in lotta.
Tutto falso
Ancora in questi giorni nelle sale, il toccante e rabbioso "La storia di Souleymane", scritto e diretto dal parigino, classe 1969, Boris Lojkine. Film d'"Un certain regard" a Cannes, per regia e protagonista, certamente da ricordare tra quelli che non mentono riguardo a razzismo e xenofobia istituzionalizzati, statali. Now Online!
L'amor non corre dritto
Ancora ispirato a "Commedie e proverbi", nel 1982, Éric Rohmer restò appresso ad una ragazza e le sue strampalate teorie amorose, quelle di ognuno. "Il bel matrimonio", del 1982, spumeggia con ironia sull'imprevedibilità delle corse amorose.
Superficialipity
Ancora in zona "Santa Brigida", ci siamo imbattuti nuovamente in William Wyler. Nel 1961, Wyler partì dagli spunti psicologici della scrittrice e drammaturga statunitense Lilian Hellman (1905-1984), da anni ormai affacciata sulle turbe dei suoi personaggi, per sfociare in una palude comunitaria. "Quelle due" sono interpreti straordinarie delle vittime delle ipocrisie sociali.
Tolleranzando
Mesi fa, in sala Negri, ci togliemmo qualche Steven Spielberg dalle scarpe. Maestro del marketing, re degli effetti speciali, nel 1982 conquistò un pubblico ormai proiettato nella vuota fantasmagoria degli anni '80: "E.T. - L'Extra-terrestre" è un film facile in cui gli specialisti si mettono al servizio di vendite e buoni sentimenti: blockbuster.
Para e Noia
Con Elena capita spesso di ritrovarci in TV. Per questo motivo, qui per il 'Rofum, qualche futile riga su "Moonfall", classico catastrofico (co)scritto e diretto nel 2022 dal tedesco, classe 1955, Roland Emmerich, autentico re dei blockbuster a tema.
Banalità del pane
Percorrendo la filmografia di Ridley Scott, purtroppo, ci si imbatte anche in "Nessuna verità" (t.o. "Body of Lies"). Spy-war movie, roba da servizi segreti che, ammette il benevolo e ingenuo londinese, di peli ne hanno, di vizi altrettanti. In partica, solo Leonardo Di Caprio ci credeva ancora...
Nuove madri
Dopo 11 anni, Vsevolod Pudovkin è tornato a trovare il 'Rofum, con "La fine di San Pietroburgo". Del 1923, sprigionata nel decennale della Rivoluzione d'Ottobre, è una pellicola demagogica sovietica, densa di retorica proletaria, giusta, cosparsa di grinte espressioniste e servita da un montaggio sovversivo. Da vedere.
Sembrava un angelo
Dopo il calcetto di corsa all'"America" dove, vai a sapere perché?, proiettano "Eva contro Eva", del 1950, di Joseph L. Mankiewicz. Migliore "giuria" e "femminile" al "Cannes" dell'anno successivo, written and directed dal regista statunitense, narra dello scontro artistico e esistenziale tra Eva Harrington Vs Margo Channing...vecchie e nuove leve pronte a sbranarsi per una conferma.
Castellettini
Nove anni che non incontravamo Orson Welles. Un crimine, che ieri sera, la DVDteca di Marigrade ha assolto. Nel 1965, dopo quasi quindi anni, il regista statunitense tornò a sondare tormenti e illusioni umane con le lenti del “Bardo dell'Avon”: "Falstaff" è la fiducia che rasenta l'idiozia, negli altri uomini, come nel proprio fisico...
Hépatit d'amour
Tornati dal solitario Capo Comino (faro vecchio), l'impazienza di rivedere Denis Lavant ha fatto sì che anche Leos Carax venisse nuovamente trascinato al 'Rofum. Titolo che s'imprime nella mente, di cinefili scafati e bambini parcheggiati, "Gli amanti del Pont-Neuf", del 1991, è una storia d'amore potente e irrealizzabile. Il soggetto è una scusa per esplodere visivamente, emotivamente, in un dolore da annegare, o incendiare.
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