NO NUCLEAR !

Grazie ai fiorentini del "Korean Film Festival", edizione 2021, il Cinerofum ha potuto sprofondare nel regista che adora più ciecamente. Ad un anno dalla morte, non smette di compiangere Kim Ki-Duk, che nel 2015 gridò un'altra pellicola a difesa della terra: "STOP" (2016) è basta al nucleare, finis all'elettricità, stop ad un sistema che, in cambio della rinuncia alla vita, ci ha fatto accettare la morte.

Fantazia

L'ultimo "Trieste Film Festival" proponeva la sezione "Wild roses", dedicata alle registe emergenti. Esordio che, per Agnieszka Smoczyńska, polacca classe 1978, fu rappresentato da "Il richiamo" (t.o. "Córki Dancingu", lett. "Le figlie della danza"), pellicola fantasiosa quanto impalpabile, tra canzoncine e sentimenti invero sconfortanti.

Mala vita

Al "Florence Korean FF 2021", anche l'esordio alla regia della sudcoreana, classe 1967, Shim Hye-Jung. "Piaga da decubito" (t.o. "A badsore") è una commedia dolce amara su sopravvivenze e integrazione nella Sud Corea. Sottotitolo: vecchiaia; col tocco rude e affettuoso che comporta.

Sterminati

Nella caleidoscopica filmografia del prematuramente scomparso Kim Ki-duk, appare anche "Real fiction", del 2000. Cruda stilizzazione visiva del mondo dei soprusi, è uno dei picchi della disincantata sperimentazione dell'autore sudcoreano. Metacinema sulla Società della Violenza.

Donna e uomo

Al "Korean FF" di Firenze, edizione 2021, la sezione "Retrospettiva Moon So-ri" mi trovava sempre lì (nella "Valéry"). Che fosse il terzo lungometraggio di Im Sang-soo, autore di Seul. classe 1962, il film erotico "La moglie dell'avvocato" (t.i. "A good lawyer's wife"), frustrazione borghese come tante, girata nel 2003, poco importa. Tutto il sex appeal della versatile e completa interprete sudcoreana...basta così.

Democrature

All'ultimo "TriesteFF", sezione "Fuori dagli sche(r)mi", anche il grido di libertà lanciato dello scrittore e regista ucraino Oleg Sentsov (o Sencov), nato in Crimea nel 1976. Tratto dall'omonima pièce scritta nel 2011, "Numeri", del 2020, ne porta sullo schermo tutta la banalità del male. "Realizzato a distanza, dalla prigione ["diretto dal gulag"] è una sorta di manifesto", che dovremmo guardare bene, soprattutto in...ogni tempo.

Ecce bellum

Park Chan-wook, sempre all'ultimo "Festival del cinema coreano di Firenze", sezione "New Korean Cinema", ha riproposto un'ottima summa del cinema suo e dei suoi connazionali: spettacolarizzazione sbrigliata, tenuta in strada da una poetica così grave di questioni umane che resta su come un monito inascoltato. "Joint Security Area", del 2000, è contro tutte le guerre...secondo voi è da vedere?

Lubitschicarla

Chiudiamo il ciclo di cinque DVD di Ernst Lubitsch. Il regista berlinese, nel 1919, aveva già sul groppone il teatro di Reinhardt, cortometraggi di successo e film apprezzati. La sua arte, spigliata e graffiante, già la forma di Ossi Oswalda: "La bambola" (in Italia "...di carne").

Versi avversi

Non me ne vogliano i nuovi autori sudcoreani, che possono accertare la spassionata simpatia per il loro cinema in genere, ma ora arriva il bello dell'ultimo "Florence Korean Film Festival". Le pellicole mancanti di Kim Ki-duk. Suo secondometraggio, del 1997, "Animali Selvaggi", parla di amicizie urbane rifugiate. La poesia della strada può far male.

Se sente

All'ultimo Trieste Film Festival partecipò il Cinema Indipendente. Nelle vesti onorifiche di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Dal "Premio Salani 2021", "Samp", è un "thriller fantasy" (un presidente arrestato), che permette ai due autori di giocolavorare col mezzo cinematografico. "Basata sulla taranta come cura dal disagio", bisogna provarne parecchio.

Sabbie d'interesse

Abbiamo già incontrato l'attore e regista Mark Rydell. Nel 1984, l'autore newyorkese realizzò un'altra pellicola sui sentimenti buoni, coi toni leggeri di ragazzi e fattorie, minacciati entrambi, là dove le passioni del cuore vengono inondate dagli interessi del Capitale. "Il fiume dell'ira" (t.o. "The river").

Legge proibisce

Emozioni Cinema. Serata "facile", quella organizzata nella sala Valéry più viva che boh. Vince a mani basse causa gratia John Steinbeck, James Dean, Elia Kazan e "La valle dell'eden" del 1952. La pellicola, del 1955, trionfa senza spinte né retoriche (ma broadway gremita). Testo immortale, regia solenne, la prima trepidante prova di James Dean. Cal in persona. Ma non solo. Un frammento che può ingigantirsi all'infinito.

Indietro tutta

La Sezione, all'interno della ben nota rassegna che ormai sapete, è quella del "New Korean Cinema" degli anni 1990. Ma avrebbe potuta anche essere quella per "Moon So-ri". A noi, stavolta, interessa solo il regista. Lee Chang-dong, sapete, fa tremare i 'rofumiani. "Caramella alla menta", del 1999, ha fatto pressoché lo stesso.

Ridere di noi

Nella Sezione "New Korean Cinema", "Il giorno che un maiale cadde nel  pozzo" (1996), intrigante pellicola d'esordio di Hong Sang-Soo. Blues coniugale, tra solitudini umane e nevrosi urbane, col taglio ironico depresso degli innovatori.

Lavori come altri

Robusti i western di Anthony Mann. Col fidato James Stewart, un personaggio determinato a far giustizia, vendetta. "L'uomo di Laramie", del 1955, mostra il technicolor della curata scenografia del regista, il battito d'un intreccio fatale.

Il Giorno della sfiga

Western
, western...come "La legge del fucile", del californiano Harry Keller (1913-1987). Prima delle grandi scosse sessantesche, le pellicole ricoperte dalla polvere dell'Ovest, s'avvolgevano attorno a intrecci per tutti, caratteri e gusti. Anche questa, del 1958, narra di un amore finito in sparatoria.

Lealtà d'oro

A testa bassa con Sam Peckinpah. Sfogliando la filmografia del regista di Fresno, si transita per la "Sfida nell'Alta Sierra" (1962, t.o. "Ride the High Country"). L'implacabilità che verrà, muove i primi lievi passi in un intrigo, complicato, matrimoniale.

Destino cretino

Tra i registi italiani che, negli anni '60 del XX° secolo, s'iscrissero al rodeo del western, vi fu anche Armando Crispino (1924-2003). Il poliedrico autore biellese, già fondatore di cineclub e critico su "L'Unità", nel 1967 realizzò un racconto di intima ricerca di vendetta, per una paternità disprezzata, una vita declassata. "John il Bastardo".

Pseidos

Torna Yorgos Lanthimos, lasciando entrare aria algida dalle vette della disgregazione sociale. Con "Alps", del 2011, il regista ateniese picchia, forte, sempre. Supporto illegale dal capitale a responsabilità imitata. Ma "andrà tutto bene".

Pagare rompe

Più d'un anno che Robert Altman non passava di qui. Ai ripari. Nel 1998, il raffinato autore di Kansas City, ambientò in Georgia un legal thriller godibile, senza impegno. "Conflitto d'interessi" (t.o. "The Gingerbread Man"), carrellata sulle pedine, maschere, d'una società corrotta da aggressivo protagonismo. Chi rompe prima, poi paga.