Balzo mascherato in avanti e siamo al 1968, quando Mario Bava si dilettò con "Diabolik" (t.o. "Danger: Diabolik"). L'artista ligustico, che ve lo dico a, nei colori e architetture del fumetto delle sorelle milanesi Giussani, trova la terra permessa, dove sbrigliare la propria arte, manuale, creativa; ironica giallonera.
Rabbia muta
Riprendo il "Trieste Film". Le pellicole in concorso proseguono lungo il sentiero irto di dolore e carico di rabbia. "Padre", serba del 2020 scritta e diretta da Srdan Golubović (1972), ha convinto sia Elena sia me: rassegna lucida, proprio perché disperata, sulle nostre gloriose Istituzioni. Reale triste.
Futuro ricordo
Non aveva senso continuare a parlare della prima perla raccolta di Chris Marker; ne ha molto, invece, esplorare la sua filmografia. E' ancora causa Simone, che "Sans soleil", del 1983, giunse ad impreziosire il Cinerofum. Cinema in versi. Liriche sostanziose (colla mano che stringe in basso, indicando "ciccia"), meravigliose. Non solo. Docusperimentale che scuote mezzo e destinatario. Su su, guardare, che siamo in ritardo.
Bella gente
Niente. Altro western. Western solidi, ben fatti diremmo, dove il regista capace, si attiene alla sceneggiatura costruita con attenzione. Gli interpreti chiudono il cerchio perfetto. Il direttore d'orchestra, in questa pellicola del 1948, è lo statunitense Sidney Lanfield (1989-1993); il soggetto viene dall'omonimo romanzo, dell'anno prima, del connazionale Luke Short; l'affascinante figura è "La città della paura" (t.o. "Station West").
Capperi Buoni
Chiacchierando con Bava, nella "Valéry", il regista ligure mi ha raccomandato un suo collega romano, Lucio Fulci (1927-1996). Quindi m'incammino, dall'esordio del regista romano. "I ladri", del 1959, è una commedia da consueti ignoti, "capperi" movie nostrani. Totò spumeggiante e una banda senza alcuna speranza. L'atmosfera è quella criminalfumosa di Fred Buscaglione, bianco e nero e ritmo altro sono merito del poliedrico prolifico regista. Inutile dirlo, proseguiremo con gusto.
Silenzio morte
Dall'Est del Trieste Film, altra gelida pellicola. A sangue freddo. "Così lei non vive più" ("Tako da ne ostane Živa"), del bosniaco Faruk Lončarević, forse esagera nel caricare, impercettibilmente, la molla, per poi fiondare il colpo nella carne viva. Ma lo fa, con cipiglio suo, ché un femminicidio non è altro.
Blue Bava
Se, poi, volessimo seguire un qualche ordine, si potrebbe partire dall'ultimo "Mario Bava" visto. Sì, perché anche "La frusta e il corpo" è del 1963 e, col suo gemello, condivide anche l'ambientazione da classico del Terrore: letteraria, elegante amalgama erotanatica, ma questa è tutto plasma dell'autore ponentino.
Il vuoto bagnato
Ancora bene, al Trieste Film Festival, nel concorso lungometraggi. "Sweat", pellicola polacca del 2020, scritta e diretta dallo svedese Magnus Von Horn (Göteborg 1983), tratta la materia del rincoglionimento sociale. Delicata non perché stuoli di esistenze bruciano senza accorgersene, bensì perché, mentre qui si balla dicendo cazzate, c'è chi le paga sulla propria pelle.
Crimine a Volte
Bisogna scrivere anche de "Gli Intoccabili", del 1987, ché di Brian De Palma si tratta, ché discussione s'è fatta. Celeberrimo, ha lasciato sapor fondente amaro nelle bocche di Elena e mia. Scattante, non v'è che dire, della ginnastica eleganza propria del regista. Action movie barocco dal cast stellare? E sia.
Bello di colpo
Hai detto Melville? Bon, dans la "Valéry", un raid de Jean-Pierre! E che incursione! I polizieschi perfetti, "d'una volta" non causa tempaccio, come "I senza nome" (t.o. "Le cercle rouge", dall'epigrafe orientaleggiante; ma, stavolta, anche "i nostri" c'hanno azzeccato). In esso tutto torna, anche la Falce.
La paura spacca
"Mario Bava". Un nome e un cognome. "Mario Bava". Il regista sanremese che scrisse il suo capitolo nella storia dell'horror aleggia per la "Valéry". I "Culto", ché era indagine sacra scovare un nastro da cui leccare i terrifici colori d'un raffinato autore. Rimane il fascino dell'artigiano, remota figura, che, come in "6 donne per l'assassino", del 1964, seppe imprimere cinema di genere, a basso costo, elegante ed emozionante.
Niente Foto Ricordi
Preziosa irruzione al Cinerofum. Altra pizza, altra chiacchiera, altro Cinema. Quello del francese Chris Marker (1921-2012), per esempio. "Autore d'avanguardia", fuori dal giro. Si fa i cazzi suoi e li fa perfetti. Corto-metraggio nerobianco di 28cm e un "come" di gran classe. "La jetée", del 1962, è una distopica disumana. "Un photo-roman de", più reale del vero.
Stregone Pisello
Lungo i metraggi dell'ultimo Trieste Film Festival, Elena ed io, ne abbiamo "scovato" un altro apprezzabile. "Sull'amore, su come è difficile dire ad una ragazza che ti piace", introduce il regista serbo, classe 1988, Marko Đorđević. Dalla sua città, dalla sua stanza: "molto importante per il film" (...). "Le mie risate mattutine" (2019) è il suo lavoro primo...speriamo non l'£buuu!Ammazzati!! [fischi scontatezza]
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