Astuzia di volpe

Altro passaggio ben gradito, dalla nostra sala preferita, è stato quello di Nanni Loy. Il regista cagliaritano, nel 1959, si prodigò nell'atteso seguito di uno dei più amati sgangher movie nostrani. "Audace colpo dei soliti ignoti", forse, non ha la potenza del precedente, ma l'avvicina parecchio. Coi maestri della sceneggiatura, al servizio di alcuni interpreti chiave della commedia italiana, non poteva che uscirne un film da salvaguardare. Che tempi.

Chisum e la sua proprietà

Il piacere di vedersi con John Wayne. "L'ultimo eroe", come l'ha riciclato "Iris", questa volta, era a braccetto con Andrew McLaglen. Il regista londinese, 1920-2014, pare il sarto privato della star statunitense. Con "Chisum", del 1970, forgiò una figura di Giustizia di Frontiera, ad ogni prezzo, fucilate e contratti. Nel vasto crocicchio di John Chisum, s'incontrarono pure Billy "The Kid" e "Pat" Garret...

Resta in piedi

Il terzo film visto al "Nuovo Cinema Europeo" ha portato nelle sale cinematografiche, stavolta virtuali, un'altra grande piccola Donna di questo 2020, ancora spagnola, in guerra quotidiana e solitaria contro una Società automatica e disumana. Sara è "La figlia di un ladro". Scritto e diretto, nel 2019, dalla barcellonese classe 1984 Belén Funes, nel 2019: ottimo esordio, con capacità e sensibilità della scafata.

Soli sparsi

Per darmi ulteriore slancio, prendo la rincorsa col Festival del Nuovo Cinema Europeo. Quest'anno in linea. Lunedì sera, dalle 21, era in programma un film dalla Germania Occidentale. "Oray", del 2019, scritto e diretto dal tedesco d'origine turca, classe 1987, Mehmet Akif Büyükatalay. Fondamentalismo religioso. Materia delicata, stupida e friabile, ogni culto frutto di una civilizzazione sbagliata. Nonostante gli abbracci confratelli, l'individuo più solo che mai. Bravo Mehmet, a te il duecentesimo.

Stato Cupo

Tre su tre, per ora, al Festival del Nuovo Cinema Europeo. Non male questi "esordienti". Ieri sera Elena ed io per un film greco che si inscrive nel cupo racconto, cinematografico e non, della recente storia ellenica. "Holy boom" (2018), della sceneggiatrice ateniese Maria Lafi, al debutto registico, tratta delle tante droghe che affliggono i suoi concittadini e non solo. Una società che ammazza e si schianta agli incroci per macchine. L'umanità spunta inattesa dalle crepe di cemento, ma vien subito strappata.

Capitan Ahcazum

Momento di pausa, già terminato. Si riparte, che ve lo dico a Far, col Western. Messa in moto un po' così, con la conoscenza di Alexander Singer. Nel 1971 il regista newyorkese, classe 1928, si cimentò in una produzione anglo-spagnola dalla quale uscì una pellicola confusa, bella quando persa, evanescente quanto una "mattina d'aprile". "Capitan Apache".

Indep Jane

Nel mese di novembre, travolto dal vento dell'Ovest, Il Cinerofum ha comunque trovato l'occasione di invitare Franco Zeffirelli (1923-2019). Il regista fiorentino, nel 1996, traspose in celluloide la "Jane Eyre" della Brontë Charlotte. Il risultato fu un alito nordico sopra cenerì infuocate. Ma le lezioni dei maestri della Settima, che Zeffirelli sguarda ad ogni inquadratura, paiono ancora necessarie.

Testapiede

Mino osanna, "Iris" consegna. A più riprese il nostro ci ha parlato de "L'ultimo boy scout" (1991) di Tony Scott, come il non plusultra del genere action movie (cui il ciclo televisivo è dedicato). Certo, si ride sulle fulminanti battute cucite addosso a Bruce Willis, si seguono le incredibili avventure di questa buddy fiction scoppiettante. Ma io non ho mai tradito Axel...

Fluoro rosso

Ho già incontrato Joaquín Luis Romero Marchent. "I tre implacabili", del 1963, viene indicato come il primo Spaghetti Western italospagnolo. Primo secondo terzo, al Cinerofum interessa solo quante volte ha riso, si è emozionato, lo riguarderebbe. Molte, che inizia ad essere vera e propria famiglia, quella di Marchent e Suoi, simpatica e affiatata.

Asteroidi Umani

Torniamo un attimino alle lezioni di Storia. Del Cinema. Abbiamo di recente conosciuto August Blom. Il regista danese, tre anni dopo la sua catastrofe atlantica, costruì una striscia di pellicola che avrebbe dato il là a molte altre filanti (Meliés vigilava). "La fine del mondo" (t.to. "Verdens Undergang"), del 1916, è un fantascientifico come si deve. Dove l'orrido, ancora una volta, non è dal meteorite, ma sull'uomo.

Colomba di guerra

Questa volta Anthony Ascott, Giuliano Carnimeo, ha doppia "t". Poi "m", "v" e "z", per completare "Uomo avvisato mezzo ammazzato...parola di Spirito Santo". Spaghetto western del 1972, fieramente pacchiano, offre personaggi che si reincontrerebbe ogni pomeriggio. Il potere ha i suoi generali,  la libertà i suoi santi (falsi e truccati).

Western Youth

Perlustrando i territori del Mississipi, ho trovato "Il sentiero della violenza" (t.o. "Gunman's Walk"). Western sociologico del 1958, diretto dallo chicagoano (brbrb) Phil Karlson (1908-1985), riesce a star in groppa, senza stramazzare sulle polverose delle retoriche di frontiera. Nascita di criminali.

Carovita

Il secondo western consolatorio, visto venerdì scorso, è stato "I sette del Texas". Scritto e diretto dal madrileno Joaquín Luis Romero Marchent (1921-2012), nel 1964, si rivela un gran film. Intreccio accattivante, tensione che non molla, sottile, logorante e ironico, gioco di nervi e pistole.

Hijo de Fuga!

Dopo l'umiliazione nell'ultimo derby, venerdì l'ho trascorso tra i miei western rassicuranti. Quelli dal taglio classico, con intreccio e interpretazioni solide. Nel 1965, il regista spagnolo Antonio del Amo (1911-1991), realizzò un bel capitolo della saga di Jesse James. "Solo contro tutti" è il figlio, Bill, che ne uscirà a suon di rabbia e determinazione.

Anidride viziata

Avevo letto che qualcuno, a Roissy, c'era ritornato. Premuta la mano di Elena contro la mia, l'ho introdotta in quei dintorni di orgasmi e sopraffazioni. Sfortunata. Nove anni dopo, per "Histoire d'O - Chapitre 2" (1984), dietro la m.d.p. si sedette il produttore del primo capitolo, Éric Rochat (1936-2005). Tutt'altra forgia, racconta di una Madame O appassita. Non certo nel corpo, ma nello spirito.

Amor Khan

Tun
. Per puro caso (?), ieri pomeriggio, mi sono ritrovato in terra ucraina. Tra ussari polacchi e khan dei tartari, un pizzico lituano e un pugno di tedeschi. "Col ferro e col fuoco", del 1962, ci ricorda che, se il soggetto sta su, si può fare un ottimo film senza gonfiare l'installazione con vuota quanto superficiale opinione. Un racconto svolto con la posa del buon artigiano, qui Fernando Cerchio (1914-1974), documentarista, sceneggiatore della Val Pellice, dove amore, libertà, potere e violenza son scompigliati dalla nobile e santa Guerra. Cerchio "cinematografaro", ce ne fossero.

Che donna!

Ve lo dico io un capolavoro. "Un treno per Durango", del 1968, di William Hawkins. Altro che Los Angeles, il western che riporta al mondo, vien dalla Capitale. Ché si tratta di Mario Caiano (1933-2015), regista, sceneggiatore (e archeologo), romano. Dai peplum nei '60, ai polizieschi nei '70, passando per i western, presso i quali ha lasciato, per esempio, questa piccola ma preziosa traccia.

Amore comes tragico

Elena finalmente esacerbata dai dementi da talk show, dà una scorsa ai film in TV. Spunta Leo, ciao Leo! Pochi scherzi. Rispetto per l'artigiano della Settima, ignoto alle labbra dei più, che si fece le ossa con Browning, inventò la coppia Stanlio & Ollio, quindi filmò sino ai primi anni '60, raccogliendo 3 oscar (...) lungo il percorso. Con "Un amore stupendo" (t.o. "An affair to remember"), del 1957, il regista e sceneggiatore Leo McCarey (1896-1969), ottenne solo "nomination tecniche", che si stagliano, in questo melò da crociera, brioso e godibile; finché il sentimento non rapprende tutto, sceneggiatura compresa.

Clint sputacane

Diciamo che mi spiace. Rivolto la frittata, vado sotto. Colpa mia. Non capisco Clint Eastwood. Nella scheda a lui dedicata, Garrett Chaffin-Quiray, "scrittore e insegnante" di San Diego, spende due volte le parole "western capolavoro". La seconda per quella pallida cagata del 1985. La prima per questo, l'ennesimo del celebre attore, retorico e borioso: noioso film del 1976. "Il texano dagli occhi di ghiaccio" (t.o. "The outlaw Josey Wales"). Dialogo tutto sud-californiano (quasi tutti i maestri western vengono dell'East, NorthEast). Ve l'avevo scritto: irtissima, penosissima.

Patriarca Città

Proseguendo. Sentieri. Vagabondando. Lungo. Percorrendo. "Western". Nel 1972 fu girato "Il grande duello", spaghetto barocco, di quelli con la confezione elegante e il prezzo esoso. Il regista fu Giancarlo Santi, romano classe 1939. Cresciuto aiutante dei grandi, si cimentò qui nel suo primo di tre assoli. Non è andato lontano