Un anno che non vedevo Sam Peckinpah. Mi aggrappo ai suoi cavalli di potenza, mentre sfreccia al galoppo di TIR che se ne fregano della legge. "Convoy" (s.i. "Trincea d'asfalto"), del 1978, impattò con uno schianto nell'immaginario delle VHS cult dorate. Intrattenimento scottante, energy Peckinpah 100%.
Bluff di vita
Quella ormai trapassata, l'ho scritto, è stata una domenica di molteplici visioni, tra cui una che può definirsi Cult (e "vincitore di 7 premi Oscar"). "La stangata", del 1973, di George Roy Hill. Meccanismo perfetto, coppia d'enterteiner d'eccellenza, il regista di Minneapolis sbancò nuovamente botteghino, premi e memoria.
Lotta di Libertà
Domenica ricca di "Sguardi d'autore" ("Iris"). Il primo tosto e chiaro. "Michael Collins" (1890-1922), del 1997, del regista irlandese Neil Jordan. Epopea di lotta, tragedia di libertà. Con la politica che toglie slancio, imbriglia, tradisce. Uccide. I volti della società borghese imperialista sono molteplici, a volte finanche sorridenti. Pochi si voltano, risata becchina in una mano e qualcosa nell'altra.
Crimini d'affetti
Di Shinji Aoyama, Marigrade segnalò "Eureka", del 2000. La seconda pellicola che incontro è anch'essa raffinata e ambiziosa (non solo per le tre ore e mezza). Ancora su alienazione sociale, da cui sprizzano geyser di violenza mal diretta. Atmosfera sospesa convincente, carattere eccentrico, smarrito solo nel finale.
Situazioni!
Nel ferragosto solitario, "Cine34" ha proposto una commedia erotica, un classico, ma diretta a sei mani. Tre grandi firme appostate: Nanny Loy (sotto bugiardo "Anonimo"), Luigi Magni e Luigi Comencini per "Quelle strane occasioni", del 1976, rende omaggio alla scrittura degli autori, alla bravura degli interpreti, alle estatiche trance sessuali.
Una pistola per due
Da un messaggino di Marigrade soffia un nome nuovo, pel 'Rofum, del cinema giapponese. Essendo già lì, ha approfittato. Da Hiroshima a Kitakyūshū, scampata per un cumulo, è un battito. Come "Un'ossessione" ("Tsumetai chi", 1997), del recentemente scomparso Shinji Ayoyama (1964-2022), da uno shock fortuito che può far deragliare certezze e stereotipi.
Sfere Astrali
E venne l'anno del Leone d'Oro a Luchino Visconti, per "Vaghe stelle dell'Orsa" (t.i. "Sandra"). Siamo al 1963. Il tappeto borghese intessuto con fina Ipocrisia nasconde allo sguardo, non ai restanti sensi, i grumi di dolori irrisolti, di ricordi fumosi, rimorsi blasfemi. Acerbi moti del cuore, la fine delle gioie si vede già.
Arruolati
Elena ed io chiudiamo luglio nella fida "Valéry", con "Foglio" che, ancora una volta, tiene per mano Ermanno Olmi. Il regista bergamasco, nel 1963, scrisse e diresse il suo terzo lungometraggio. Ancora sull'alienazione salariale, da Nord a Sud, per scoprire che la solitudine è una sola. "I Fidanzati".
Democrazia
Per amor di Korean. Non sono opportunista (ma...). Mai sentita, fuori dal giro del coro, è stata colpa del regionale numero 8452 per Albenga (CANCELLATO), che la serie TV del momento, quale?, il peggiore, è riuscita ad entrare nella sala "Valéry". Infiltrata! Urlerebbero in molti, che pare proprio infilare il dito nella piaga di una società che non ha bisogno di meteorologi. Dopo 10 mesi, considerazioni su "Squid game", del regista e sceneggiatore Hwang Dong-hyuk, (Seul, classe 1971). Siam proprio dei calamari.
Sirene di fiume
Con la frequenza di una sola al mese, spesso relegate nella piccola e torrida "Filmclub" da 4x10, esce nelle odierne sale cinematografiche una pellicola da procurarsi, tanta la "scimmia", poca la sostanza (che gira). Cinemadipendenti, martedì eravamo in tre per "La ragazza del fiume" (t.o. "Suzhou River"). Il regista è Lou Ye, classe 1965 di Shanghai. "Sesta Generazione" di registi cinesi, quelli del putrido di vita, nella limpidezza dell'immagine. L'Anno il 2000, quello dei capolavori, più che sul sentimento puro, sul puro sentimento. Il risultato è un flash indimenticabile. Chiedere al tempo.
Spiriti fermi
Nel 1973, a colori, Kaneto Shindô percorse alcune linee del "Cuore". Capricci di vita e d'amore, diventano fatali, nell'incomunicabilità di una società divisa in classi. Fa effetto, vedere il raffinato e sfrontato discepolo di Mizoguchi toccare, con pastelli tenui, un piccolo dramma borghese. Ne esce limpido come al solito.
Donne vendetta
Coi suoi viaggi orrorifici Kaneto Shindô obbliga a guardare nell'abisso. Nel 1968, il capostipite dei J-Horror psicologici nipponici, raccontò di "Un gatto nero in un boschetto di bambù", "Kuroneko" per gli amici (a.k.a. "Black Cat"). Lo spirito della donna insorge contro il monopolio della violenza.
Alienopoli
Di anno in anno, su, per il cinema italiano, "Foglio" mi pone davanti al 1961, ergo al neorealismo lombardo di Ermanno Olmi. Pellicola stupenda, per manifattura e calore, sullo scontro esistenziale tra campagna e città. "Il posto" è dove si va a cercarlo, suicidio non assistito che ancora condanna donna e uomo.
A tavola!
Western che bluffano, anche. Come durante il mio primo incontro col regista statunitense Fielder Cook (1923-2003), pescato a tarda serata, nel quale ironia e amarezza si mescolano nel mazzo. Del 1966, "Posta grossa a Dodge City" (t.o., più centrato, "A Big Hand for a Little Girl") scherza col gioco, poggiando sul confortevole panno verde di un tavolo di interpreti esperti delle regole.
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