Crimini d'affetti

Di Shinji Aoyama, Marigrade segnalò "Eureka", del 2000. La seconda pellicola che incontro è anch'essa raffinata e ambiziosa (non solo per le tre ore e mezza). Ancora su alienazione sociale, da cui sprizzano geyser di violenza mal diretta. Atmosfera sospesa convincente, carattere eccentrico, smarrito solo nel finale.

Situazioni!

Nel ferragosto solitario, "Cine34" ha proposto una commedia erotica, un classico, ma diretta a sei mani. Tre grandi firme appostate: Nanny Loy (sotto bugiardo "Anonimo"), Luigi Magni e Luigi Comencini per "Quelle strane occasioni", del 1976, rende omaggio alla scrittura degli autori, alla bravura degli interpreti, alle estatiche trance sessuali.

Una pistola per due

Da un messaggino di Marigrade soffia un nome nuovo, pel 'Rofum, del cinema giapponese. Essendo già lì, ha approfittato. Da Hiroshima a Kitakyūshū, scampata per un cumulo, è un battito. Come "Un'ossessione" ("Tsumetai chi", 1997), del recentemente scomparso Shinji Ayoyama (1964-2022), da uno shock fortuito che può far deragliare certezze e stereotipi.

Piatti freddi

E' noto (?) che per vedere Robert Mitchum, incontro anche Burt Kennedy. Organizza tutto il regista del Michigan, scrivendo e dirigendo, nel 1969, un "Appuntamento per una vendetta" (t.o. "Young Billy Young"). Pellicole semplici e appetitose, come una focaccia tradizionale.

Sfere Astrali

E venne l'anno del Leone d'Oro a Luchino Visconti, per "Vaghe stelle dell'Orsa" (t.i. "Sandra"). Siamo al 1963. Il tappeto borghese intessuto con fina Ipocrisia nasconde allo sguardo, non ai restanti sensi, i grumi di dolori irrisolti, di ricordi fumosi, rimorsi blasfemi. Acerbi moti del cuore, la fine delle gioie si vede già.

Trance egoistica

Howard Hawks "si avventurò anche nel western", senza dubbio. Lasciando anche orme visibili. Nel 1948, una di queste sortite fu "Il fiume rosso", andata e ritorno, per estenuanti traversate, fughe e inseguimenti disperati, in preda all'ira del proprio ego. Come un baleno su questa terra.

Arruolati

Elena ed io chiudiamo luglio nella fida "Valéry", con "Foglio" che, ancora una volta, tiene per mano Ermanno Olmi. Il regista bergamasco, nel 1963, scrisse e diresse il suo terzo lungometraggio. Ancora sull'alienazione salariale, da Nord a Sud, per scoprire che la solitudine è una sola. "I Fidanzati".

Democrazia

Per amor di Korean. Non sono opportunista (ma...). Mai sentita, fuori dal giro del coro, è stata colpa del regionale numero 8452 per Albenga (CANCELLATO), che la serie TV del momento, quale?, il peggiore, è riuscita ad entrare nella sala "Valéry". Infiltrata! Urlerebbero in molti, che pare proprio infilare il dito nella piaga di una società che non ha bisogno di meteorologi. Dopo 10 mesi, considerazioni su "Squid game", del regista e sceneggiatore Hwang Dong-hyuk, (Seul, classe 1971). Siam proprio dei calamari.

Cena del cuore

Decisamente il luglio di Kaneto Shindô. Nel 1986, il regista della memoria, tornò al bianco e nero. L'occasione fu il ricordo, la giovinezza, la madre. "Albero senza foglie" ("Raku-yo-ju"), ma salde radici cui voltarsi, la solitudine tiene compagnia, parlando un linguaggio passato.

Sirene di fiume

Con la frequenza di una sola al mese, spesso relegate nella piccola e torrida "Filmclub" da 4x10, esce nelle odierne sale cinematografiche una pellicola da procurarsi, tanta la "scimmia", poca la sostanza (che gira). Cinemadipendenti, martedì eravamo in tre per "La ragazza del fiume" (t.o. "Suzhou River"). Il regista è Lou Ye, classe 1965 di Shanghai. "Sesta Generazione" di registi cinesi, quelli del putrido di vita, nella limpidezza dell'immagine. L'Anno il 2000, quello dei capolavori, più che sul sentimento puro, sul puro sentimento. Il risultato è un flash indimenticabile. Chiedere al tempo.

Spiriti fermi

Nel 1973, a colori, Kaneto Shindô percorse alcune linee del "Cuore". Capricci di vita e d'amore, diventano fatali, nell'incomunicabilità di una società divisa in classi. Fa effetto, vedere il raffinato e sfrontato discepolo di Mizoguchi toccare, con pastelli tenui, un piccolo dramma borghese. Ne esce limpido come al solito.

Tarli Town

Western
ovvero luoghi, epoche, avventure dove tutto puoi incontrare. Anche Earl Bellamy (1917-2003), vecchio amico dei ragazzi dell'"Altrove" (sigh). Al centro della quindicina dello scafato autore di serie TV e sitcom, sta "Pistole roventi" (t.o. "Gunpoint"), del 1966,

Donne vendetta

Coi suoi viaggi orrorifici Kaneto Shindô obbliga a guardare nell'abisso. Nel 1968, il capostipite dei J-Horror psicologici nipponici, raccontò di "Un gatto nero in un boschetto di bambù", "Kuroneko" per gli amici (a.k.a. "Black Cat"). Lo spirito della donna insorge contro il monopolio della violenza.

Alienopoli

Di anno in anno, su, per il cinema italiano, "Foglio" mi pone davanti al 1961, ergo al neorealismo lombardo di Ermanno Olmi. Pellicola stupenda, per manifattura e calore, sullo scontro esistenziale tra campagna e città. "Il posto" è dove si va a cercarlo, suicidio non assistito che ancora condanna donna e uomo.

Tecnologia

Sempre ad Hiroshima, faccio un salto indietro. Nel 1952, Kaneto Shindô ne compì uno elegante e coraggioso. potentemente umano, in mezzo a tanto orrore. "I bambini di Hiroshima" sono foglie senza albero, spazzate dal vento degli Imperi e i loro Eserciti [to be continued...]

A tavola!

Western
che bluffano, anche. Come durante il mio primo incontro col regista statunitense Fielder Cook (1923-2003), pescato a tarda serata, nel quale ironia e amarezza si mescolano nel mazzo. Del 1966, "Posta grossa a Dodge City" (t.o., più centrato, "A Big Hand for a Little Girl") scherza col gioco, poggiando sul confortevole panno verde di un tavolo di interpreti esperti delle regole.

Mala Merce

Anche in questo bollente luglio, è passato Kaneto Shindô. Abbassando la temperatura, lontano da affetti, ma senza piacere, in piena siccità relazionale. "Compendio" (t.o. "Shukuzu"), del 1963, è uno splendido quanto angosciante ritratto di geisha. Il patriarcato legittima "la bestemmia del commercio di esseri umani", nei secoli dei secoli. In famiglia e fuori, la donna è sola.

Amore di storia

I western non demordono, ti si attaccano avventurosi e sentimentali, gioiosi e spietati. "Vera Cruz", per esempio, del 1954. Diretto da Robert Aldrich, quello dei dozzinali, fa correre, innamorare, tramare e insorgere. Fisici da ruoli e ritmo serrato, da buon vecchio film americano (in Mexico!).

Es una comedia

In fondo all'orrido delle sale cinematografiche, Elena ed io abbiamo raccolto una bobina, ancora una volta, catalana. Commedia a sfondo sociale, dove le demagogie varie, nazionaliste e xenofobe, assumono la forma più diffusa e accettata, quindi perniciosa. "I tuttofare" (2021, t.o. "Sis dies corrents"), scritta, diretta e montata dalla regista, classe 1980, Neus Ballús, fa sorridere con qualche lieve spunto.

Guida folle

Chiudo l'escursione con Hiroshi Teshigahara, col suo tributo a un artista la cui visione è strettamente legata a quella, elegantemente e fatalmente volatile, del regista giapponese. "Antonio Gaudí", del 1984, scorre lungo le strabilianti linee dell'architetto catalano. Deviazione affascinante, viaggio ulteriore, nello spazio silenzioso della mente.