Riconosciamo a "Iris" il merito di aver introdotto King Vidor nel Cinerofum. La storica e controversa firma statunitense, nel 1940, realizzò un'impegnativa pellicola d'avventura e sterminio. Rangers, pionieri spietati, esploratori in nome di Sua Maestà e la Scienza. Anche il "Passaggio a Nord Ovest" è maestosamente lastricato di cadaveri.
Psiche da Soma
Due righe anche del terzo lungometraggio di Tsai Ming-liang. Nel 1997 il raffinato e provocatorio autore malese realizzò "Il fiume", altra ottima pellicola sulla frammentazione delle individualità cittadine. Malessere plasticamente visibile, da Orso d'argento.
Fratelli Agnelli
Detto, fatto, al secondo lungometraggio, Lisandro Alonso calibrò il soggetto trovando già l'opera della maturità. Nel 2004, il regista bonariense diresse una pellicola su solitudini e resistenze. "Los muertos", confronto muto tra individui e ambiente, sguardo attonito sull'insanabile frattura metabolica lasciata dal Capitale.
Adagio allegrino
Al quarto cenno dell'amico "Foglio", sono andato in Argentina, a fare la conoscenza di Lisandro Alonso. Regista di Buenos Aires, classe 1975, nel 2001 esordì con "La libertad", pellicola minimal naturalista sulla riappropriazione di sé, del proprio tempo. Ottimo cinema, impreziosibile nella scrittura.
Pura idea
Ricordate Metin Erksan, il regista turco che colpì il Cinerofum col suo Orso d'Oro, prepotente e passionale? Un anno dopo, nel 1965, ne realizzò un'altra delle sue. "Il tempo dell'amore" (t.o. "Sevmek Zamanı") è sogno e dolore, stavolta declinato nel più puro e idealizzato dei sentimenti amorosi. Troppo bello per poter essere.
Scatto Siegel
Prima del rush finale di febbraio, vorrei raccontare dell'ultima incursione fatta da Don Siegel nella "Valéry". Traffico di eroina ingegnoso, meccanismo montato alla perfezione, sino all'imprevisto, alla rabbia. "Crimine silenzioso" (t.o "The lineup"), del 1958, ispirato ad una serie tv dell'epoca, è un poliziesco bello e atletico.
Umberto I
Una chiacchiera tra compagni in via della Maddalena fa emergere "La polizia incrimina la legge assolve" e "FRANCO NERO". Il giorno dopo mi ritrovo nel 1973, sotto la Lanterna e dintorni, ad inseguire corrieri per la droga destinazione...Potenti. Poliziesco spettacolare, tanti schiaffi e urla, quasi per nulla.
Cattivi ma buoni
Inoltrato in oriente, non rifiuto di tornare ad aggirarmi per il "Western", figurarsi se questo è territorio di John Ford. Nel 1959, la colonna non-più-vivente del cinema americano rappresentò uno dei tanti episodi della Guerra di secessione americana, tra nuovi nemici e amori già vecchi. "Soldati a cavallo" (t.o. "The horse soldiers").
Cin-etica
Non mi scordo dell'appuntamento, ora e mai consueto, organizzato la settimana scorsa, sulla Rive Gauche del centro storico genovese. Il nome Frammartino ha fatto capolino qualche mese fa. Cinerofum segna mentalmente, Michelangelo Frammartino, e fa il gesto della vittoria ficcata negli occhi del regista milanese, classe 1968, col cuore in Calabria. "Le quattro volte", del 2010, è un'incredibile macchina cosmologica. Immagini in versi rimati, tutto si crea tutto si distrugge, per fare il legno ci vuole il gregge.
Piccapepata
Appena terminata la...terza...quarta dosehm proiezione settimanale in Sala Valéry, presenti le Elene, Mino ed io, bisogna deporre qualche riga per "La storia di Qiu Ju". Quinta opera di Zhang Yimou, del 1992, Leone d'Oro stavolta, poderosamente matura, per estetica e meccanica, non poté che diventare un modello.
Tempi distanti
Puntare su Tsai Ming-liang è stata la fortuna degli ultimi tempi. Più scavi, più scopri. Pellicole differenti, dalla foggia variforme, ma dai punti nodali della sua poetica sempre stesi lungo spunti di gran cinema. La sua quinta opera, "Che ora è laggiù?", del 2001, ribadisce l'amore per la crudele lievità della Nouvelle Vague e conferma la personalissima visione del cineasta della "Città dei Gatti", così appresso alle distanze.
NON CREDERE PIU'
Partiamo dall'ultimo, quello di stasera. Alla voce "Argentina", Il Foglio propone "La storia ufficiale", del 1985. Terzo lungometraggio del regista Luis Puenzo, bonaerense classe 1946, è una spietata quanto sentita denuncia all'immobilismo (collaborazionismo) della classe borghese dinanzi a...ogni sua dittatura.
Tappo e Perticone
La misteriosa cineteca di Santa Brigida fa rotolare giù dalla suggestiva mattonata metri di pellicola inattesa. Che so, come un film di James William Guercio. Chi? Il produttore di e degli "Chicago". Chi? Manager dei "Beach Boys". Ma col cinema? Fu una fucilata sola, "Electra Glide" (t.o. "Electra Glide in blue"), nel 1973, a esplodere contro le allucinazioni in divisa.
Invalicabili vicinanze
Difficile trattenersi dal seguire Tsai Ming-liang, lungo la sua incoraggiante filmografia. Dopo l'esordio raffinato, un Leone d'Oro pure troppo e un'impietosa quanto dissetante macedonia pornosociale, ho incontrato l'autore malese attraverso "Il buco". Pellicola stupenda, del 1998, tesa d'angosciosa distanza, la quarta opera racchiudeva già tutta la sua originale poetica.
Suicide Squad
Tutti ne parlano. Dell'ultimo film di Adam McKay, quello della grande scommessa. Non certo per la fattura, saggiamente sobria, ma per l'ammaliante cast e l'accattivante satira, nemmeno troppo centrata. Sintomo dei tempi. Nessuna opera d'arte, tanto meno un film, ha migliorato il mondo. L'attendere messianiche illuminazioni è dogma proprio del potere. Pellicola da popcorn, "Don't look up" non smuove nulla che non fosse già, orribilmente, in moto.
Amor lipero
Molti film western; quasi tutti i Rainer Werner Fassbinder. Quindi, con "Whity", del 1971, facciamo un passo e mezzo in avanti, di danza, paso doble contro razzismo, ballata sulla libertà immaginata. Nel "Far West" scritto e diretto dal regista bavarese, i sentimenti raggelano impotenti. Vedete Voi che giornata è stata ieri.
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