Il Cinerofum l'aveva minacciato: darci dentro con François Truffaut. Detto, fatto. Ecco due righe su "Finalmente domenica!" (1983), ultimo film diretto dal regista parigino, scomparso l'anno seguente (il 21 ottobre 1984, tumore al cervello). E' un giallo incredibilmente leggero e coinvolgente, ironico e ritmato, con la gran coppia protagonista Ardant-Trintignant.
Né ladri, né onesti
Il ponticello immacolato stava già per terminare, la sala Valéry ancora attenta sulla storia di A. Hugo, quando la "Puvioli Produzioni" s'è presentata, fiduciosa e determinata (un po' delirante visto la proposta), con un Elio Petri di culto: "La proprietà non è più un furto" (1973) conclude degnamente la nevrosi avviata tre anni prima...
H. è andata
Martedì immacolato, mh sì certo; François Truffaut ormai è accampato in sala Valéry (Baracca, Elena ed io in sala), questa volta per raccontarci, freddamente, un folle amore celebre quanto nascosto, potente quanto non corrisposto. "Adele H. - Una storia d'amore", del 1975, ricorda che una sola passione, per quanto immensa, non tiene in vita, anzi...
"Mi ci diverto!"
Lunedì scorso era il 7 dicembre, quindi auguri Prof.!, quindi all'Altrove, tutti assieme. L'occasione è una pellicola del 1968, diretta da Damiano Damiani: "Una ragazza piuttosto complicata" tratto da un soggetto di Alberto Moravia, è una liaison scanzonata e provocatoria in cui, come annuncia la curatrice della rassegna "Intolerance", è possibile cogliere una disamina metacinematografica sullo sguardo degli interpreti e una sulla crisi di virilità del sesso forte".
Un'altra libertà
Dentro a François Truffaut, ecco dove siamo finiti. La Sala Valéry, Elena ed io. Lunedì pomeriggio che è un ponticello riposante, facile che venga in mente di sedersi e farsi raccontare una storia di "Un ragazzo selvaggio" (1970) cresciuto immerso nella natura, lontano dai suoi simili e dalle loro convenzioni e "conquiste" civili. Come sempre, la leggerezza di una parte, almeno, del cinema del regista parigino aiuta ad una visione curiosa e rilassata.
Jet sbandata
Il fine settimana appena trascorso, allungatosi sino ad abbracciare il martedì dell'Immacolata, è stato ben prolifico "a livello di cinema". Si è partiti domenica, in sala Valéry, colla visione de "La calda amante" (originale "La peau douce"), film del 1964, scritto e diretto da François Truffaut. Una delle tante storie d'amore, nata storta come lo zig-zag d'un fulmine: morbida e fresca nel battito che pompa, mortale in quello che, per l'ultima volta, ritira tutto.
Peccato, Watson...
Niente. Cinerofum impazzito. Il sesto film in tre giorni è stato "Mr. Holmes" diretto dal newyorkese Bill Condon. Pellicola il cui soggetto di partenza è ricco di fascino (altalenarsi di 3 livelli: realtà, fantasia e ricordo), ma viene poi tradito nella messa in scena, preferendo non rischiare di caricare eccessivamente il pubblico, forse al fine di richiamare in sala tanta gente che si vuole bene e che si dà dei bacini. Peccato, le carte erano buone.
Orgoglio di Bufala
Il Cinerofum macina. Ieri, nelle mie umili vesti, s'è recato al Cinema Cappuccini per vedere l'ultimo lavoro di Pietro Marcello, casertano classe 1976 specializzato in documentari, termine più che mai riduttivo se, ad esempio, applicato a "Bella e perduta", pellicola ("per lo più scaduta" come dice la spezzina classe '82 Sara Fgaier, co-produttrice insieme a Marcello, entrambi dell'"etichetta" indipendente "Avventurosa")...pellicola che intreccia elegia e denuncia, finzione e documentario, creando un unicum che ci ricorda tristemente quanto poco siano percorse, ad oggi, le potenzialità del mezzo cinematografico. Anche e soprattutto quando low budget.
"Disgusto totale"
Al secondo spettacolo, ieri sera, mi sono spostato nell'altra sala del City. Questa volta Marigrade ha visto con occhio, prima di suggerire. Quindi, nonostante il trailer mi avesse terrorizzato, mi sono seduto davanti a "La legge del mercato" con una certa confidenza...regia di Stéphane Brizé (Rennes, 1966). Film francese tremendamente realistico, ecco a voi uno scorcio sulla miseria che accompagna il nuovo vorace capitalismo.
Classico di oggi
Un accenno di Marigrade ("è il remake di un argentino di cui parlarono molto bene") può bastare. Dopo un'improvvisa sparizione dal City, ieri è ricomparso "Il segreto dei suoi occhi", diretto da Billy Ray (regista e sceneggiatore del Tennessee), quindi non me lo sono rifatto sfuggire. Che dire?, è un buon thriller in stile classico, dal buon ritmo e con interpreti altisonanti...mi chiedo perché sia stato ignorato dal mainstream.
Bisagno puro e deciso
"Bisagno" fu il nome di battaglia di Aldo Gastaldi (Genova 17/09/1921, Desenzano 21/05/1945). Battaglia partigiana e antifascista; decisiva. Genova e il Levante ligure gli devono moltissimo. Sarebbe meglio non dimenticarlo così spesso. Marco Gandolfo, chiavarese classe 1976, ci viene in soccorso con un bel documentario incentrato sulla figura del comandante della divisione "Cichero" della Sesta Zona, "giusto e sincero" come non s'usa quasi mai, "dallo sguardo dritto...che andava a segno", pronto a morire per ciascuno dei suoi, gli unici che amasse quanto il suo dio.
Pulizia e rogna
Altro lunedì pomeriggio in pellicola, ieri sera, all'Altrove; su letto di commedia italiana, con glassa di Sordi e De Sica. Proseguendo lungo il tragitto indicato dalle visioni precedenti, ancora una volta sono il perbenismo vuoto e l'ipocrisia di facciata a far da scenario: "Il moralista" è un film del 1959, diretto dal romano Giorgio Bianchi, in cui Sordi si fa più rigoroso e viscido che mai.
Stelle e scie da film
In aereo, oltre a tanti omini gialli e mostrini adunati, l'offerta cinematografica comprendeva anche "Senna", documentario del 2010 diretto dal londinese Asif Kapadia e dedicato a lui: l'Ayrton divenuto leggenda dell'automobilismo e idolo in una patria afflitta dalla miseria. Innalzatosi nell'Olimpo della F1, quindi schiantatosi laggiù, tra i tamburelli...
Epicomica in Madre Russia
Toh, all'invito in sala Valéry di ieri sera, a visione iniziata, ha risposto il buon Benza (Moretti, patatine e cioccolata, cena dei campioni). Non è stato un problema, per me ed Elena, visto che "Amore e guerra", sesta pellicola di Woody Allen datata 1975, potrebbe essere riavvolta altre decine di volte. Appartenente alla primissima fase della cinquantennale produzione artistica del newyorkese, è comicità Woody allo stato puro, slapstick intellettuale, ironia bizzarra e colta che non m'annoia mai.
1000 scemate!
Il Cinerofum ne ha fatte mille. Auguri. Nessuna festa è stata allestita. Ma la sala Valéry (a lei l'onore) s'è affrettata a recuperare un Truffaut. Un po' perché il 'Rofum al regista parigino è sempre stato affezionato ed era tempo che non si passava una serata assieme. Poi perché, a giorni, ci sarà la ricorrenza dei 10 anni dalla indigeribile scomparsa (fu il 3-Nov-2005) di un grande compagno di cinema (e Sampdoria), "impenitente cinefilo", cui devo molto. Bene, lui amava François Truffaut; quindi l'impegno del Cinerofum sarà quello di esplorarne l'opera, con passione. Nel 1972, "Mica scema la ragazza!" fu una linguaccia insolente...
Deja-vu con piacere
Due settimane or sono, prima di partire per la "Terra degli uomini liberi" (...), mi sono diretto verso l'Ariston per vedere se il regista statunitense Peter Bogdanovich, esperto in commedie brillanti, non avesse perso lo smalto e capire se il giudizio positivo del prof. Sini mi trovasse d'accordo...Due parole tardive, quindi, su "Tutto può accadere a Broadway", del 2014.
Tutti mostri
Torniamo ai gran film d'animazione passati sul minischermo del volo EY401 Bangkok-Abu Dhabi...Tutto sommato, "Hotel Transylvania", film d'animazione del 2012 (regia di Dženndi Tartakowskij, russo-statunitense classe '70), mi pare offrire un intrattenimento per piccini più sincero e meno artefatto, più classico e, forse per questo, a me più congeniale, rispetto all'altro campione d'incassi visto sul boeing. Grafica digitale semplice, mostri da tutte le parti e una morale linda e lustra.
"Era solo uno scherzo..."
La sala Valéry rientra in corsa. Ieri sera affiancata da François Ozon, presentatosi in cima a Salita San Francesco con in mano una sua celebre commedia noir del 2002: "8 donne e un mistero". La firma del regista parigino si staglia: le poliedricità sessuali affrontate con leggerezza, musicalmente, sulle acque torbide delle menzogne, avidità, meschinità di ciascuno, anzi, ciascuna.
Tutti bravi
Prima di tornare a parlare dei super film reperiti sugli ultimo Etihad da/per Abu Dhabi, penso che sia meglio buttar giù le impressioni raccolte ieri all'Altrove di piazzetta Cambiaso. Serata dedicata ad Ettore Scola. La prima pellicola, delle 18.30, è stata "Il commissario Pepe", del 1969, ambientata in una Vicenza avvolta da una nebbiolina che molto nasconde, alla faccia della Buon costume, e contrassegnata da un Ugo Tognazzi, sempre grandioso, particolarmente tormentato...
Va mini tutto, però...
In aereo l'ho fatto. Anche io ho visto i "Minions". D'ora in poi potrò parlare di cinema con tutti (campione d'incassi 2015, scalzato da un'altra "pietra miliare" dell'animazione). E non mi azzarderò a sostenere l'inconsistenza di questa nuova ondata di pellicole che paiono realizzate astutamente più per i genitori che per i loro bambini. Tanto bell'umorismo a poco prezzo che ci dia l'impressione: sia di occuparci con sentimento dei nostri bambini (il nostro bene più prezioso!), sia di andare ancora al cinema...
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