Stritola e prevale

Dalla parte degli oppressi, normale correre se vedi un iraniano nelle sale. Con Elena all’“Ariston” (e un'altra coppia, mentre madre e figlia saputa la durata “domani va a scuola” sono fuggite) per “Il seme del fico sacro”, prodotto, scritto e diretto da Mohammad Rasoulof (Shiraz, 1972). Persecuzione, repressione, un altro resistente non molla la cinepresa per raccontare la vita in uno stato teocratico. Dovremmo trarre tutti gli insegnamenti…

Espropri democratici

Ieri sera abbiamo acchiappato il documentario che puntavamo da un po’. Yuval Abraham, reporter israeliano classe 1995, e Basel Adra, “attivista” palestinese classe 1995, hanno raccontato su schermo gli attimi della lotta dei palestinesi della Cisgiordania a difesa della loro terra. Oppressione e repressione non fermano la resistenza di donne e uomini dimenticati dal mondo. “No other land” mette in luce, per chi è ancora nel buio, la vera natura dello Stato israeliano, come di ogni altro, e del suo esercito. L’antico e violento colonialismo, risfoderato dagli stati dove e quando richiesto.

M il passato!

Ieri sera energie conservate per Hong Sang-soo, adocchiato tra le nuove uscite di giovedì. Alle 21,30, nella minuscola “FilmClub”, oltre a noi due, un trio lescano niente male. Ciarlieri...ma anche noi abbiamo pop-corn pronti per il “Rohmer” sudcoreano. Molto di più, “Una viaggiatrice a Seoul” (t.o. “A traveller’s needs”), è uno splendido cinema relazionale, quindi sociale. Gran premio della Giuria a Berlino scritto, diretto e montato dal sudcoreano. Leggerezza e/o profondità?

NormaliStato

Con Elena al Sivori per il Walter Salles delle stazioni centrali e per il cinema brasiliano. Doverosa Agenda, del 2024, “Io sono ancora qui” si iscrive nel classico filone della testimonianza, sul colpo di stato e dittatura fascista propri. Biografico che nulla potrà dinanzi al prossimo scempio del Nuovo Capitale.

Corsa delle rane

Dopo tanto cinema mainstream, ieri sera, siamo tornati a chiedere a “Foglio” qualcosa di più ricercato, magari orientale, meglio se “antologico”! E l’amico sfodera il manifesto della “New Wave” taiwanese: “In our time”, del 1982, è un quadro poetico e accorato, scritto e diretto in quattro, sulla crescita e le sue scoperte: dall’infanzia sognante a quella età, ormai buffa, chiamata adulta. 
Firmato: Tao Te-chen, Edward Yang, Ko I-chen e Yi Chang.

Leither Killing

Già che siamo con William Friedkin, perché risalire agli albori della sua filmografia?
 Nel 1981, il regista dell’Illinois diresse “Cruising”, salto nell’hard core della trasgressione omosessuale. Stile sporco, atmosfera depravata, un piccolo cult da non tralasciare.

Inesplicabilmente

Ottima partenza d’anno, con nuove proposte e vecchie mancanze. L’esordio alla regia di Michael Haneke, del 1989, era tra queste ultime. “Il settimo continente” è il non luogo dove sogneremmo di vivere, se fossimo ancora svegli.

Eh, ho capito

"Oh, Canada" di Paul Schrader.

Tanta fatiga

 "American gigolo" di Paul Schrader.

Kaleydochanté

Con l'inizio del nuovo anno, chi ha rimbombato forte nelle sale cinematografiche è stato Jacques Audiard. Che abbiamo voluto seguire immantinente, così apprezzanti le sue fulgide e scattanti proposte. "Emilia Pérez" (2024) è una sublimazione, quindi musicata, della sua cinematografia. Sociale in vestito glamour, ma sportivo.

Fantasie autentiche

Nelle sale l'ultimo del redivivo Robert Zemeckis. Ma torniamo a "Chi ha incastrato Roger Rabbit?"...

Soldati andati

The hunted – La preda”, del 2003, è un’occasione come un’altra per introdurre il cicagoano William Friedkin (1935-2023) nel nostro “Cinerofum”. Il “regista del male”, scomparso lo scorso agosto, e che vanta Oscar per regia e carriera, in questo caso non innovò nulla, non svolgendo il suo compitino e copiando male dai banchi a fianco.

Ben chiaro nulla

L’anno successivo, 1963, Éric Rohmer proseguì la ricerca sessuale, con qualche bobina in più. Secondo dei “Sei racconti morali” (usi e costumi), “La carriera di Suzanne” ribadisce la vacuità dei maschietti borghesi dell’epoca.

Credere che ma invece

Ma ieri sera, sarà stato il Barbera di Gavi, ci siamo diretti verso l’VIII° arrondissement parigino, dove “La fornaia di Monceau”, affascinante e sorridente, incarna la sbandata, la cotta, la scuffia, più o meno pianifica, proprio dietro l’angolo. Nel 1962, tante idee pochi spiccioli, Éric Rohmer iniziava con ironica letterarietà la sua indagine sociale. Via ai "Sei racconti morali": sono piccoli gli studentelli di città alle prese con la donna.

Calli di vita

Dall’ultima rapina di DVD nel
caveau di Ugo Bassi, mi portai a casa anche “Triplo gioco” (t.o. “The Good Thief”). Neil Jordan ha iniziato a fumare in sala, raccontandomi di un ex-giocatore d’azzardo che, nel 2005, volle farla finita, indovinate!, con un ultimo heist…Carino e, poi, è in saldo!

Imparare

Si avanza nel cinema americano, anche del “regista definitivo”. Newyorkese, del Bronx, ha sentito l’odore della violenza. Nel remakeCape Fear – Il promontorio della paura”, del 1991 (risalita del regista), Martin Scorsese posizionò la cinepresa nel punto d’urto sociale tra giustizia e individuo. La tensione farà scintille, rosse di sangue. Un thriller non solo psicologico…

Arte e amore

Tra i recenti DVD anche “Addio mia concubina”, film che si pensa osé, invece si fa per Chen Kaige; che, nel 1993, era caldo dietro alla cinepresa. Quelli della BIM Distribuzione puntano, comprensibilmente, sul nome di Gong Lee, invero non protagonista, che è il teatro cinese. Affettato, sintetico, epico, insinuante, da “Palma d’Oro”, per raccontare un’amicizia senz’apostrofo ai tempi di guerre e autorità.

Pathé sociale

Col nuovo 2025 chiudiamo anche un’altra amata filmografia. Il Cinerofum mai ha nascosto l’entusiasmo per Elio Petri, da quando nel 2010 impattò nel suo cinema senza attenuanti. L’ultima pellicola del regista romano fu “Buone notizie”, del 1979. La reazione allucinata di una classe alienata.

Represión Amor

Dall’ultima infornata di DVD dalla teca di Marigrade, alcuni titoli da cui si evince che si inizia a raschiare il barile. Buena suerte, quando capitano pellicole interessanti. Come la “La vita è un fischio”, del 1998, del cubano classe 1944 (!...) Fernando Pérez, qui al 4° dei suoi 12 lungometraggi. Cuba braccata amava con coraggio per la propria felicità.

Pronto, t'ammazzo

Come leggete, fioccano i defatiganti thriller televisivi. Un modo come un altro per conoscere Bruce Beresford (1940), regista australiano capace di Oscar e di “successi al botteghino bastonati dalla critica”. Anche se con “
Colpevole di innocenza” (t.o. “Double Jeopardy”), del 1999, l’esponente della "New Wave" australiana può vantare un’ottima “performance femminile”, lo stesso non può fare con la scrittura (intreccio e dialoghi): tagliato con l’accetta.