Filmetto? No, filmaccio

Stasera, allo Spazio Oberdan (Elena astutamente rimasta a casa), ho portato avanti il discorso Wes Anderson. Questi, invece, ha girato i tacchi ed è arretrato, riportando l'arte della Settima ad un preoccupante ed irritante stato infantile. "Moonrise Kingdom" ("Una fuga d'amore", 2012) è un brutto film, sponsorizzato con malcelato imbarazzo da chi, fedele al detto einsteiniano "E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio", non vuole ammettere che il regista americano è ben poca cosa (un po' come credere di aver usato bene i proprio ultimi 20 anni, sempre vicino a chi oggi chiarisce che le tangenti "sono normali commissioni che si devono pagare per fare affari"…).

Ma che combini, Coppola?

Ma come, Francis, riesco a raccattare un brandello di Cinerofum (in sala Uander io, Elena e Albert Aporty, sommersi dalle frittelle con crema) e tu cosa fai? Ci ricompensi con una schifezza che rende chiaro il concetto di "perdere tempo". Dopo due sfortunati tentativi di vedere qualcos'altro, ti abbiamo dato fiducia, rimanendo scottati oltre modo; eppure all'inizio, quasi quasi..."Twixt" è uscito nelle sale el 2011.

Chaplin fa le presentazioni ufficiali

Con il cortometraggio "Charlot vagabondo" ("The tramp"), nel 1915 Charlie Chaplin ufficializzò il connubio tra lui e la maschera del vagabondo: personaggio un po' sgangherato, di buoni sentimenti, teneramente romantico, tanto da sembrare alle volte fanciullesco e dalla verve comica unica e impareggiabile.
Trentadue minuti di risate condite da una trama attraverso la quale lo spettatore vide per la prima volta ben delineate tutte le caratteristiche del personaggio, che emozionerà l'appassionato di cinema per ancora tanti, tanti anni.

Al Max qualche schiaffone

Dopo aver scritto bene del pazzo treno indiano di Wes Anderson, con solo un "-" sul registro, ora mi sento meno colpevole nell'accanirmi un pochetto contro il suo secondo lungometraggio: "Rushmore" è un film del 1998 e, se mostra già in nuce la voglia di divertire con situazioni assurde e imbarazzanti, non ne testimonia ancora la capacità. Giudizio personale, sempre.

Quando manca la libertà...

Il  primo weekend del mese ho avuto il piacere di trascorrere dei bei momenti a Berlino, città nella quale non ero mai stato. Tornato in quel di Zena, per dare più forza alle sensazioni che ho provato in quei giorni passati nella (ex) parte est della capitale tedesca, ho voluto rivedere "Le vite degli altri" (2006) di Florian Henckel von Donnersmarck, film drammatico, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, che si confronta con la storia della DDR e indaga lo scenario culturale della Berlino Est controllata dalle spie della Stasi.

Ottimo treno sino alla penultima fermata

L'altro ieri sera, all'Oberdan, ho avuto occasione di far accomodare, all'interno del Cinerofum, un regista molto apprezzato dalle nuove generazioni. Wes Anderson è un regista texano, classe 1969, che fa della commedia spiritosa e dei buoni sentimenti la sua specialità, muovendo abilmente la m.d.p. di conseguenza, rallentando sui corpi che si muovono tra scenografie ricercate e affascinanti e sulle note di ballabili anni 70. "Il treno per il Darjeeling" è un film che vidi già al cinema quando uscì, nel 2007, e ne confermo il giudizio di allora: buono, non ottimo.

Wilder esalta Marilyn Monroe

Era da un po' di tempo che non mi gustavo una classica commedia di Billy Wilder e così, l'altra sera in sala Ninna, mi sono rifatto alla grande con "Quando la moglie è in vacanza", pellicola del 1955, attraverso la quale il regista e sceneggiatore di passaporto statunitense fece una (psico)analisi in chiave comica della tentazione di tradire la moglie, che un uomo medio di allora poteva avere.

Dreyer e le casalinghe

Questa sera all'Oberdan è andato in scena un Dreyer particolare, senza audio ma accompagnato dal vivo da un elegante pianoforte: "Il padrone di casa" (o "L'angelo del focolare") è un film muto del 1925 in cui, però, il regista danese parla eccome, sia via didascalie, sia tramite la sua arte sopraffina, elegante ed ironica.

Rilassiamoci un po' con l'amico cinema

Mi capita molto raramente di guardare una commedia americana che non abbia almeno una ventina d'anni e, quelle rarissime volte che mi arrendo a pressioni esterne, rimango sempre deluso: zero risate, zero contenuti e l'idea fissa in testa di aver buttato via un'ora e mezza della mia vita. Qualche mese fa ho seguito, quindi parecchio titubante, il consiglio di mia sorella Alice (uheeey! what's up?) e ho guardato "Ted", commedia uscita nelle sale nel 2012, e devo ammettere che mi sono sorpreso più volte a sganasciarmi dalle risate.

Dreyer e la fede

Altro Dreyer, altra stoccata alle religioni; magari il regista danese ne reputa qualcuna un po' meglio di un'altra, ma la musica cambia poco. In "Ordet" (1955, sua penultima opera), un paio di vecchi rincitrulliti si azzuffano sui minimi sistemi, un pazzo si crede Gesù (e alla fine, forse, c'ha pure ragione), una buona donna s'illude che l'amore divino esista (e verrà punita con la morte)...e va a finire che l'unica sana è la bambina che, chissà per quanto ancora, ha una fede tutta sua, fatta più di tenace speranza e sana illusione, che di dogmi, riti e pregiudizi.

Benni stuprato

Bella serata da Migno in sala Vecchia, filmone dei fratelli Dardenne e poi? E poi arriva un filmaccio che usurpa a pieno merito il celebre slogan fantozziano. Questo "Bar Sport" è davvero...inguardabile. E pensare che il soggetto era un piccolo goiellino italiano! Quell'omonimo libricino made in Stefano Benni che può sempre regalare qualche ora d'ottima svagata lettura...

Monicelli "new style" ci va ancora giù pesante

Dopo che ieri sera ho visto questo film, mi è chiarissimo che al maestro Mario Monicelli, uomo di inizio secolo, la società degli anni novanta non convinceva proprio. Ben sette anni prima del recentemente visto e recensito "Panni sporchi", anch'esso un film di denuncia nei confronti di una società (e un sistema) "malata", nel 1992 uscì nelle sale "Parenti serpenti", pellicola attraverso la quale il regista di Viareggio indagò (senza mezze misure) le problematiche famigliari di quei tempi, alle volte origine dei problemi della società tutta, altre volte specchio di essi.

Le "streghe" di Dreyer

Eccoci. Dopo quanto, due anni, tre? Quanto tempo è passato dal primo incontro del Cinerofum, sala Blauzer se non erro, col regista danese Carl Theodor Dreyer? Quella sera (ora ricordo, Aprile 2011) crollammo tutti (anche se la Ele smentisce), ma di ciò scriverò un'altra volta; qui è il momento di chiedere scusa al regista che nacque e morì nella città della Sirenetta e di raccontare del suo celebre "Dies Irae", del 1944. In piena Danimarca occupata, lo sguardo rassegnato della giovane "strega" protagonista, dinanzi all'inevitabile rogo, nasconde un grido di suprema indignazione.

News: Bergman che sorride!

Ueila! Eccolo, il Bergman che non ti aspetti. Cavolo, il regista svedese, che al massimo abbiamo visto guardarsi indietro con un sorriso malinconico, ricordandosi di un posticino dove crescevano dolci frutti, in questo "Sorrisi di una notte d'estate", del 1956, è sorpreso addirittura nell'atto di sganasciarsi, con un certo aplomb, questo sicuro (è pur sempre un accademico della Settima!), circondato da visi femminili maliziosi e in quello di lasciar spazio a tutto il proprio cinismo represso.

Bergman disse: state a letto!

"Svensk Filmindustri". "Regi Ingmar Bergman". Ed agli appassionati in sala Alda Merini scappa una sorrisetto soddisfatto. Eccoli lì i marchi inconfondibili. Questa volta è il turno de "La fontana della vergine", del 1960, film con cui il regista svedese ci raccontò, ancora una volta, un (suo?) atroce dubbio religioso...

Il Terribile stupendo espressionismo retorico

Russia 1547, inizia l'epopea degli zar. In quell'anno, infatti, il sedicenne Ivan IV si autoproclamò "cesare", intenzionato a rendere eterno il proprio regno ("Terza Roma"); ma perseguitato dai demoni della sua giovinezza e perennemente sotto il tiro dei molteplici nemici, giustificò il lento declinare della traduzione del termine Groznyj con cui venne conosciuto nel mondo occidentale: da "tonante", "minaccioso" a "Terribile". Quasi 400 anni dopo, il maestro espressionista russo Sergej Mikhajlovič Ėjzenštejn, ingabbiato dalla retorica stalinista, ci pose davanti questa potente opera artistica che è anche un importante documento storico: "Ivan Il Terribile - Parte I".

Charlot fa irruzione sul grande schermo

Chi bazzica il Cinerofum sa della mia grande ammirazione per Charlie Chaplin e del percorso che ho fatto per approfondire la conoscenza di questo genio immortale della settima arte. Tuttavia "la cultura non è mai troppa", così ieri sera ho navigato un po' in internet per approfondire e, tra altre cose, mi sono imbattuto in "The Kid Auto Race at Venice" (1914), per il pubblico italiano "Charlot si distingue", che è il secondo cortometraggio di Charlie Chaplin e il primo in cui appare nei panni del personaggio del vagabondo, destinato a diventare celebre in tutto il mondo. La regia è di Henry Lehrman.

Tarantino si diverte a fare il cowboy

Venerdì scorso io e il socio di 'rofum Depa ci siamo diretti verso la multisala del Porto Antico di Genova incuriositi da "Django Unchained", ultimo film di Quentin Tarantino, omaggio al film di S. Corbucci con Franco Nero, considerato pietra miliare del genere spaghetti western.
La sceneggiatura è molto valida e appassionante e, secondo me, il regista del Tennessee ci ha sballato di brutto a girare un western "alla sua maniera". 

Vivere una favola

Ieri sera ci siamo tutti rinchiusi nelle nostre tane, visto il freddo devastante piombato su Genova. Io ho deciso di trascorrere questa serata divanosa riguardando il film che, secondo me, rimane ad oggi il miglior lavoro di Tim Burton. Il regista di Los Angeles ama inventare e raccontare favole, ma in "Big Fish" la sua creatività è andata oltre: invece che raccontare la storia di un personaggio "favoloso" nel mondo reale, rende "favolosa" la vita di un uomo "normale"...
Edward McGregor è il protagonista di questa ottima pellicola del 2003, una favola moderna che regala allo spettatore momenti romantici, di avventura e drammatici.

Tess non molla più...

Ieri sera, allo Spazio Oberdan, è stato proiettato il decimo film del regista nato a Parigi, scappato a Cracovia (braccato dai nazisti) e, finalmente, approdato a quella Scuola Cinematografica di Lodz che gli diede la possibilità di incanalare la propria arte. "Tess", di Roman Polański, è un film del 1979, tratto dal romanzo (quasi) omonimo di Thomas Hardy, e racconta l'"epopea" di una ragazza della campagna inglese di fine '800.