Ed eccomi all'ultimo
"Oberdan". Sono contento che sia un Kieślowski, che sia "Senza
fine". Ha un senso. Lo stesso che ha avuto e sempre avrà la mia
gratitudine verso questo cinema che m'ha abbracciato con l'antologia più
rigogliosa dell'arte che amo.
Questo fu il
messaggio che mandai, groppo in gola e lacrime agli occhi, a due o
tre persone che so io. Era il 1° aprile 2015, niente da ridere. Era,
invece, il 1985 quando Krzysztof Kieslowski realizzò questo film intriso
di morte e dolore: ancor meno da ridere.




















