Homo homini homo

Appena tornati dall'ultimo film del messicano Alejandro González Iñárritu, io ed Elena continuiamo a rievocarne le immagini e gli attimi. Puro racconto d'avventura, epopea wild west, che mantiene una sua grandiosa poetica pur nella carne viva. Due ore e mezzo di distese incontaminate e di rincorsa, sino alla vendetta che, in realtà, oltre al cinema, solo dio potrebbe. "The Revenant" è gioia per gli occhi, spavento per il battito cardiaco, ribrezzo per l'uomo: cinema.

La musica dell'heimat

Le festività a cavallo del primo dell'anno possono tornare utili. E' possibile, ad esempio, sfruttare le ore video a disposizione, per proseguire il lungo racconto iniziato nel 1984 dal regista tedesco Edgar Reitz e proseguito nel 1992 col secondo capitolo, "Heimat 2 - Cronaca di una giovinezza". 13 film, 25 ore e mezza, più di un giorno da trascorrere con la musica del ricordo.

Nido e tradizione

Venerdì scorso, agli Amici del Cinema di via Rolando, è stato proiettato l'ultimo film del ciclo dedicato al regista Yasujiro Ozu: "Tarda primavera", del 1949, "ripropone" (in realtà pone per la prima volta, ma vai a sapere chi stabilisce le scalette delle rassegne) un tema già visto quasi identico ne "Il gusto del sakè": il nucleo familiare messo in pericolo dagli stravolgimenti che il trascorrere del tempo (e una guerra suicida) apporta alle tradizioni.

Cinema è tutto

Il Cinerofum si ciba di tutto ciò che tratta di Cinema. Per questo motivo, quando Baracca ha proposto la "Lezione di cinema" di Werner Herzog, la sala Valéry s'è immantinente spalancata. Sette incontri, realizzati durante la Viennale 1991, nei quali il regista tedesco affresca i molteplici aspetti che sottendono all'arte cinematografica: astuzia, determinazione, fantasia, illusione, ambizione, tecnica. Ne risulta un percorso coinvolgente, in cui parallelamente al fascino per la settima arte, s'accompagna l'ammirazione per un autore che, al di là dei gusti personali, incarna molti degli aspetti sopra elencati.

Pastiche de Sokurov

Il 365° giorno del 2015, poco prima degli ultimi preparativi per il cenone (x4), mi sono incamminato verso vico Carmagnola. All'"acclamato regista russo Aleksandr Sokurov" un certo rispetto è dovuto. Autore dal cipiglio audace e ambizioso, questa volta mi è parso fare un passo troppo lungo, tentennante pure, ritrovandosi confuso. Come me, del resto. "Francofonia" NON è "il nuovo capolavoro di" Sokurov (tantomeno un film drammatico).

Non servirebbe

Domenica scorsa, 3 gennaio, io ed Elena ci siamo diretti fiduciosi all'America, pronti a camminare sulle locandine dei film più celebri, stese sul pavimento, verso "I ponti delle spie", pronti a tutto. Poiché, infine, Steven Spielberg è lanterna magica, macchina dei sogni, industria hollywoodiana accanitamente tesa all'irreale. Non è il nostro campo, ma nemmeno lo evitiamo. Poi ne parlano bene, a suo di "assolutamente sì". Come non detto: il regista di Cincinnati si addentra nel genere spionistico, con la strafottenza di chi tutto può; ma senza alieni e sacri Graal, lo schermo piange.

La trasparenza dei gianchetti

In secondo luogo, vorrei liquidare più rapidamente possibile "Little sister", ultima pellicola del regista giapponese Hirokazu Kore'eda. Strizzando l'occhiolino al grande cinema giapponese del passato, quello dei maestri, quello del dolce ricordo e delle piccole grandi cose, si fa sorprendere dai minuti che passano, giungendo alla conclusione senza offrire carezze, né assestare colpi. Più che delicatezza, parlerei di inutilità.

Un cocomero tira l'altro

Partiamo dall'ultimo. Ultimo film, non "dell'anno". "Qualcosa ambientato nei tempi andati", chiede Elena, in odor di lampioni e vespasiani parigini (Brassai al Ducale). Quindi ci inoltriamo nell'archivio, estraendone una famiglia genuina e scalmanata, intenta, nel 1951, a trascorrere una tranquilla giornata di mare in località Fiumicino: "La famiglia Passaguai", diretto e interpretato da Aldo Fabrizi, è un crescendo di comicità slapstick e immediata.

Corde e cappi umanitari

Ieri pomeriggio, dopo i natalizi e succulenti avanzi in casa Marigrade, si è riusciti a vedere "A perfect day", pellicola spagnola che ha racimolato buoni giudizi tra critici e amici. E in effetti, racconto delle piccole cose, che diventano grandi in tempi e luoghi stravolti dalla guerra, questo è un film dal buon ritmo (senza sparatorie spettacolari) e dalla coscienza matura (senza buonismi d'accatto). Regia del madrileño classe 1968 Fernando León de Aranoa.

PericolosaMente Giusta

Prima dell'eliminazione da una delle Coppe Italia più bizzarre degli ultimi anni, una capatina al Sivori per l'ultimo film di Woody Allen non può definirsi un obbligo solo perché, per il 'Rofum, anche Woody "è sempre un piacere". "Irrational man" è una commedia, intrigante dostoevskijana, meno fantasiosa, tremendamente più realistica di altre; non più piatta, però, essendo la vita reale la più complessa e affascinante avventura...

Oscuro senza passato

Buongiorno Cinerofum. Ieri sera, assieme ad Elena, ho rimesso piede all'America di via Colombo dopo anni, con un pensiero alle vecchie e indimenticate mini-rassegne. Le cause dell'emozione, però, sono da dividersi equamente tra luogo e occasione: Orson Welles in programma (centenario vita, trentennale morte), con "Rapporto confidenziale" del 1955.

Fermi in profondità

Ultimissimo appuntamento con la rassegna "Intolerance" del Teatro Altrove, 'sta volta dedicato agli "Italianissimi".  A tal proposito, il 1960 fu un'annata doc per il cinema italiano: la giuria di Cannes, ad esempio, dovette premiare "L'avventura" di Michelangelo Antonioni (e lasciare la Palma ad un altro italiano...): uno svolazzo rosa di gran spessore artistico, a tracciare con geometrie e profondità alienanti, su piani incomunicanti, l'impossibilità borghese del fiorir d'alcunché, cara all'intellettuale ferrarese.

Sola e diabolica

Sulla scia dell'ultima sua Palma d'Oro, Il Cinerofum, ieri sera, ha invitato in sala Valéry il regista parigino Jacques Audiard. Oltre a lui, pure una vecchia conoscenza dei nostri appuntamenti: Zippino (misteriosamente ricomparso). L'atmosfera è distesa poiché da Audiard ci si aspetta quel suo cinema sociale d'azione che propone riflessioni e, soprattutto, intrattiene con ritmo. Rivisto dopo anni, "Sulla mie labbra", del 2001, continua a tener buona compagnia, leggera mai stupida.

Mito grosso

Ieri sera io ed Elena abbiamo accompagnato il Cinerofum in trasferta. Al "Cineplex", laggiù all'Expò, è in programmazione l'ultimo film di Ron Howard (il nostro Richie Cunningham spelacchiato). Esponente del cinema spettacolare hollywoodiano, ma sempre attento alle riflessioni e alle crisi sottese ad una grande avventura, la regia dello statunitense ben s'adatta ad un racconto che, da uno dei maestri della letteratura americana, racchiude in sé molteplici aspetti dell'affascinante e folle esistenza umana. "In the heart of the sea" coniuga spettacolarità e...profondità.

Mon dernier film

Il Cinerofum l'aveva minacciato: darci dentro con François Truffaut. Detto, fatto. Ecco due righe su "Finalmente domenica!" (1983), ultimo film diretto dal regista parigino, scomparso l'anno seguente (il 21 ottobre 1984, tumore al cervello). E' un giallo incredibilmente leggero e coinvolgente, ironico e ritmato, con la gran coppia protagonista Ardant-Trintignant.

Né ladri, né onesti

Il ponticello immacolato stava già per terminare, la sala Valéry ancora attenta sulla storia di A. Hugo, quando la "Puvioli Produzioni" s'è presentata, fiduciosa e determinata (un po' delirante visto la proposta), con un Elio Petri di culto: "La proprietà non è più un furto" (1973) conclude degnamente la nevrosi avviata tre anni prima...

H. è andata

Martedì immacolato, mh sì certo; François Truffaut ormai è accampato in sala Valéry (Baracca, Elena ed io in sala), questa volta per raccontarci, freddamente, un folle amore celebre quanto nascosto, potente quanto non corrisposto. "Adele H. - Una storia d'amore", del 1975, ricorda che una sola passione, per quanto immensa, non tiene in vita, anzi...

"Mi ci diverto!"

Lunedì scorso era il 7 dicembre, quindi auguri Prof.!, quindi all'Altrove, tutti assieme. L'occasione è una pellicola del 1968, diretta da Damiano Damiani: "Una ragazza piuttosto complicata" tratto da un soggetto di Alberto Moravia, è una liaison scanzonata e provocatoria in cui, come annuncia la curatrice della rassegna "Intolerance", è possibile cogliere una disamina metacinematografica sullo sguardo degli interpreti e una sulla crisi di virilità del sesso forte".

Un'altra libertà

Dentro a François Truffaut, ecco dove siamo finiti. La Sala Valéry, Elena ed io. Lunedì pomeriggio che è un ponticello riposante, facile che venga in mente di sedersi e farsi raccontare una storia di "Un ragazzo selvaggio" (1970) cresciuto immerso nella natura, lontano dai suoi simili e dalle loro convenzioni e "conquiste" civili. Come sempre, la leggerezza di una parte, almeno, del cinema del regista parigino aiuta ad una visione curiosa e rilassata.

Jet sbandata

Il fine settimana appena trascorso, allungatosi sino ad abbracciare il martedì dell'Immacolata, è stato ben prolifico "a livello di cinema". Si è partiti domenica, in sala Valéry, colla visione de "La calda amante" (originale "La peau douce"), film del 1964, scritto e diretto da François Truffaut. Una delle tante storie d'amore, nata storta come lo zig-zag d'un fulmine: morbida e fresca nel battito che pompa, mortale in quello che, per l'ultima volta, ritira tutto.