Tentativi lituani


Dopo due documentari ecco al concorso dei loro cugini spilungoni. Il primo lungometraggio del Mio "Trieste Film Festival 2014", sempre sala Tripcovich (antica famiglia della zona), è un film lituano roboante quanto slabbrato. "Il giocatore" è stato diretto da Ignas Jonynas, con taglio hollywoodiano che stroppia e drammaticità che, più che coinvolgermi, mi ha irritato.

Misti...che?

Sulla mia tabella di marcia triestina anche la seconda pellicola è un documentario. "L'arte di scomparire" è una pellicola polacca, diretta a quattro mani da Bartek Konopka e Piotr Rosolovski, che vuole raccontarci la figura di una sorta di stregone haitiano (ufficialmente un "sacerdote di rito voodoo") che con occhi di bambino si ritrovò nella Polonia rivoltosa degli anni '80.

Parte la grande gara...del Trieste Film Festival


Via, verso l'Oriente. Cinerofum in trasferta, presente al Trieste Film Festival. Grande esperienza realizzata per merito di mio papà, cui rivolgo un sentito ringraziamento. Nell'elegante città giuliana mi appresto ricco di entusiasmo a questo viaggio nel cinema dell'Europa Orientale, per me fatto di due tappe, sab. 18 e dom. 19 Gennaio 2014. Si parte con un documentario lettone, "Quarantadue", dedicato all'affascinante mondo della maratona. Regia di Laila Pakalnina (classe 1962, autrice di una ventina di pellicole).

Siamo tutti "un'altra"


Azzeccatissima, ieri sera, la programmazione dello "Spazio Oberdan". Dopo un Bergman angosciante sulle maschere che teniamo incollate sulle nostre esistenze, arriva questo Woody Allen, annata 1988, a portare avanti questo tema caro a colui che, per il regista newyorkese, fu la somma ispirazione artistica: "Un'altra donna" è un'emozionante pellicola psicanalitica che scava dentro, raccontando quanto possa essere imperdonabile dimenticarsi dell'autentico sé, se c'è.

Solo calci e pugni

Ahia. Altra brutta imbarcata ha preso, giovedì sera, la sala Ninna. Non terribile come la precedente, ma insomma…
Film mediocre questo “The football factory” del 2004, diretto dal regista inglese Nick Love.
Tratto dal romanzo “Fedeli alla tribù” di John King (toh… alla fine, per lo meno, ho visto il film…) ha qualche punto forte, ma anche tanti deboli…

La notte della noia

Qualche sera fa ho voluto seguire il consiglio di una coppia d’amici e buttarmi su un film “un po’ più easy”.
Bella rigà! Non per la visione del film “La notte del giudizio” dell’anno appena trascorso, ma per avermi dato l’opportunità, attraverso la sua analisi, di spiegarvi perché per me (noi?) un film non è per forza scadente se è “easy”, bensì se presenta determinate carenze.

Baciamo le mani

Weekend scorso ho deciso di tuffarmi nella trilogia de “Il padrino”, ampia ed estremamente nota opera cinematografica del regista italo- americano Francis Ford Coppola. Avevo già visto tutti e tre i film qualche anno fa, ma gustarmeli una seconda volta è stato un grandissimo piacere per i miei, recentemente affinati, sensi da cinefilo.

"Anche i re hanno le corna!"


Allo "Spazio Oberdan", forse su suggerimento di Bubu, è in corso un'altra retrospettiva dedicata al grande regista svedese Ingmar Bergman; questa sera era in programma "Una vampata d'amore", crudele allegra storia di tradimenti e disperazione, girata nel 1953.

Tranquilli, ci pensa il caso.


In sala Uander, qualche giorno fa, è tornato un regista che, ormai, io e la Ele, consideriamo un amico di famiglia, sia per la sua acuta ironia, sia per la sua sensibilità estetica. Luis Buñuel, nel 1955 (siamo, quindi, nel suo periodo messicano), girò una pellicola sul caso e sul crimine, fornendo, come al solito, un trampolino per riflessioni che accarezzano la mente. Qui, sotto, riporto le mie fusa durante la visione di "Estasi di un crimine".

Almeno non c'è Céline...

Il "Circolino" è ripartito. Ciclo sul cinema cinese, in programma "La strada verso casa", di Zhang Yimou, del 1999. Favola d'amore che affascina come una bella donna che entra nel locale, ma che spegne i bollori con sciocche parole...

"The monkey never dies"

Ohhh, finalmente. Sono ancora tanti i grandi esponenti quest'arte che tanto ci affascina, ma lui lo stavo aspettando in modo particolare. "Siore e siori, Otto Preminger...! Prego, si accomodi pure qui, sì sì, in sala Merini; sa, la sala Uander era un tale caos...Ma cosa vedo? Non doveva, grazie!" (ueh cinerofumisti, il nostro celebre ospite viennese s'è presentato con un filmone di quelli strutturati, corposi, da selvaggina, con sentori d'amara disperazione: "L'uomo dal braccio d'oro", annata 1955!).

Ed è l'uomo che va...


Allo Spazio Oberdan, in questi giorni stanno presentando una retrospettiva dedicata al fresco vincitore dell'ultimo Festival di Cannes, il tunisino Abdellatif Kechiche, già apprezzato in due occasioni sul Cinerofum. E prosegue, con piacere, la mia strada sulle immagini di questo regista cui non manca un taglio proprio, fatto di semplicità ed intensità. Ecco le impressioni sul suo film d'esordio, del 2000, "Tutta colpa di Voltaire".

Gli amici dell'estate

Sullo sfondo l’avvolgente nevicata sulla larga conca, ora bianca, che ospita Andalo (alle spalle, c'è ma non si vede, l'imponente Brenta). Tuta d'ordinanza e film che sprigioni buoni sentimenti ed emozioni legate a quegli anni unici che appartengono alla cosiddetta adolescenza: "Stand by me - Ricordo di un'estate" è un film generazionale del 1986, diretto dal regista newyorkese Robert Reiner e tratto da un racconto di Stephen King; chi non l'ha visto?

Criminonirico

Al Cinerofum, la settimana scorsa, è tornato a trovarci il regista danese Lars Von Trier. E' stata Elena ad invitarlo, io mi sono limitato a mettere un po' d'ordine in sala Uander: ho tolto un po' di cianfrusaglie, ho disposto ogni mobile e oggetto in armonia geometrica, conoscendo i gusti del nostro amico regista. Che pazzerello: si è presentato, vestito da ventottenne, col suo primo film (1984), così diverso da quel freddo minimalismo che professò una decina d'anni dopo. "L'elemento del crimine" è un noir seppia complesso quanto affascinante.

"Cosa avete intenzione di fare?!"

Lunedì scorso, befana befana, in sala Uander si è voluto ripartire dalle chiacchierate con Matte, fan di Oliver Stone, e dalle mie recenti escursioni tra le note e le parole dei Doors. "The Doors", appunto, è il titolo della pellicola che il regista newyorkese girò, nel 1991, basandosi sul romanzo "The riders on the storm" di John Densmore, batterista dello storico gruppo californiano. Verità o distorsione, forse entrambi, perché lo psichedelico Re Lucertola non può certo essere ingabbiato in alcunché.

Il sogno di Coppola: colori, luci, jazz e amore.

Ieri sera in sala Ninna, Francis Ford Coppola mi ha cullato per una buona ora e mezza con dolci note e affascinanti colori che andavano a formare un intreccio magico che parlava d’amore, l’amore vero, che fa ardere di passione e piangere di dolore, impazzire e andarsene… per poi tornare. Tutto questo è l’affascinante “Un sogno lungo un giorno” (One from the Heart), film musicale che il regista italo- americano girò nel 1982.

Se Dio vuole...

Martedì sera, dopo l’ormai solita partita di calcetto, mi sentivo abbastanza scarico e rilassato da potermi giocare un Bergman. Era da parecchi mesi che non vedevo un’opera di questa icona della Settima e non me l’ero mai sentita di recensirne una, ma, a sto nuovo giro, ho deciso di buttarmi. “Come in uno specchio” è stato un altro splendido viaggio di follia e angoscia made in Sweden.  Pellicola che inaugura la cosiddetta trilogia "religiosa" di Ingmar Bergman, dove il regista si addentra in profondità nei meandri del "problema religioso", vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 1961… E si parte…

I cuori delle periferie

Già, già, lo "Spazio Oberdan" è davvero partito alla grande. Complimenti. E grazie. Il terzo film proposto nei primi due soli giorni del 2014, appartiene alla retrospettiva dedicata al regista tunisino (naturalizzato francese), vincitore dell'ultimo Festival di Cannes, Abdellatif Kechiche. "La schivata" ha dieci anni di più di "Adele", ma la stessa forza vitale, capace di percorrere le dinamiche interpersonali, questa volta, di un gruppo di ragazzi di una moderna e dimenticata periferia francese.

Che bomba Billy!

Eh Rofumisti, non sto straparlando, è davvero un 2014 che promette filmoni di un certo livello...basti pensare che il secondo piatto servito quest'anno è stato un Billy Wilder dal consueto ritmo, dalla solita ironia con frecce sparse nel mezzo, con una dose di erotismo ben calibrata, per quanto possano esserlo le curve della "bomba" statunitense Kim Novak. "Baciami, stupido", sono quasi stufo di scriverlo, è un altro gioiello made in Wilder.

Il parto perfetto di Polanski

Belìn ragazzi, com'è cominciato questo 2014! Sempre per quella storia delle buone giornate e dei mattini, qui si mette bene. Declinando al passato, in particolare al 1962, possiamo dire che Roman Polański, in effetti, partì proprio col piede corretto. Un po' perché quel piede fu proprio grandioso, un po' perché ormai conosciamo la sua lunga e gloriosa corsa. All'"Oberdan", il primo dell'anno, hanno proiettato "Il coltello nell'acqua": esordio col botto del regista nato francese, formatosi a Lodz, e del nuovo anno che aspetta il Cinerofum.