Criminonirico

Al Cinerofum, la settimana scorsa, è tornato a trovarci il regista danese Lars Von Trier. E' stata Elena ad invitarlo, io mi sono limitato a mettere un po' d'ordine in sala Uander: ho tolto un po' di cianfrusaglie, ho disposto ogni mobile e oggetto in armonia geometrica, conoscendo i gusti del nostro amico regista. Che pazzerello: si è presentato, vestito da ventottenne, col suo primo film (1984), così diverso da quel freddo minimalismo che professò una decina d'anni dopo. "L'elemento del crimine" è un noir seppia complesso quanto affascinante.
"La fantasia è importante" suggerisce una voce fuori campo, accogliendoci nelle angoscianti umide tinte giallo-nere di questa pellicola ambiziosa sia sul piano estetico, sia su quello contenutistico. E' un Lars Von Trier pre-Dogma, quello che mette in scena questo trattato criminologico onirico e disturbato, lontano dai dettami che lo renderanno celebre. Ma c'è già tutta la sua celebre attenzione ai moti interni degli individui, sempre alle prese col proprio precario equilibrio. Inquietudini da stravolgimento che possono assillare ogni poche ore, figurarsi, quindi, a "tornare in Europa dopo 13 anni". Il regista danese raccoglie con sapienza i frutti del cinema passato (Hitchcock, Welles, Fassbinder), seguendo i personaggi in perenne movimento, insofferente danza attorno al male (giostra, lotto del crimine, la sua metafisica). Il brutale elemento sessuale (consuetudine di una forma di perversione), marchio registrato Von Trier, così come quello dell'acqua, a rendere ancora più intellegibili i contorni (col suo continuo lavare sangue e dissetare corpi), accompagnano le mosse del detective nella sua indagine naif (come la definisce lo stesso criminologo Osborne), saltando di palo in indizio, di frasca in idea, a coprire quella distanza che sempre separa la scienza dal reale. L'occhio dev'essere lucido, clinico e obiettivo, pure nel suo tragitto allucinante. Facile a dirsi. Che poi, un po' come il protagonista, anche io ed Elena in sala Uander dovremmo poter entrare nella testa, non tanto dell'assassino, quanto di quel geniaccio, un po' criminale sì, del regista di Copenaghen.
Insomma, con l'individuo c'è poco da scherzare...bentornato Lars.
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento