Un altro italiano al Cinerofum. No, non sono impazzito. E' che la collana de "L'Unità" fu dedicata proprio ai "Capolavori" del cinema nostrano. Poi, sotto la stimolante spinta di Bubu, il 'Rofum ha aperto definitivamente le porte al cinema italiano degli anni '80, '90. E quando, in scaletta, ci sono film come questo, non dico che si urli al miracolo, ma certo si può tener la mano lontana dal naso. I fratelli Taviani sono registi dalla pennellata particolare, riconoscibile; quindi, la nostra iniziativa confida apertamente la sua stima verso i due registi di San Miniato. "La notte di San Lorenzo", del 1982, è un'altra buona pellicola, capace di tenere accostati tanto del brutto e del bello che circondano questa stupida e sognatrice specie.La notte più lunga
Un altro italiano al Cinerofum. No, non sono impazzito. E' che la collana de "L'Unità" fu dedicata proprio ai "Capolavori" del cinema nostrano. Poi, sotto la stimolante spinta di Bubu, il 'Rofum ha aperto definitivamente le porte al cinema italiano degli anni '80, '90. E quando, in scaletta, ci sono film come questo, non dico che si urli al miracolo, ma certo si può tener la mano lontana dal naso. I fratelli Taviani sono registi dalla pennellata particolare, riconoscibile; quindi, la nostra iniziativa confida apertamente la sua stima verso i due registi di San Miniato. "La notte di San Lorenzo", del 1982, è un'altra buona pellicola, capace di tenere accostati tanto del brutto e del bello che circondano questa stupida e sognatrice specie.27 Giugno 1980: Ustica strage di stati.
Qualche settimana fa, in sala Negri, ho continuato la passeggiata intrapresa nella collana VHS "Capolavori Italiani", titolo roboante e, spesso, fuori luogo, purtroppo. Ma son film da vedere, "Il muro di gomma" in particolare. Nel 1991, al sessantaduenne milanese Marco Risi, figlio del celebre e grande Dino, bastò sfiorare quelle ferite ancora vive per realizzare una potente pellicola sulle morti nascoste dallo Stato. Anzi, morti degli stati. 81 morti.
Ancora una volta: chapeau, Sir Charles.
Dopo aver visto l’incantevole “La
donna di Parigi” nel quale Charlie Chaplin si dedicò solo al lavoro dietro la
macchina da presa, mi è venuta voglia di rivedere Charlot in azione, così ieri
sera mi sono buttato su un suo corto. Ho pescato nel foltissimo mazzo e ho
pescato bene. Vero è che è difficile cascar male, ma “Charlot soldato” (1918) è un corto fenomenale!
No cocaine!
Joshua Marston è un regista e
sceneggiatore americano con soli due film all’attivo. Il più noto è il
pluripremiato “Maria full of grace”
che uscì nelle sale nel 2003.
Mi tocca essere in disaccordo con la giuria di alcuni
importanti festival, ma giudico questa pellicola per niente riuscita.
Nuova Hollywood, si parte...
Al "circolino", Lunedì scorso, è iniziato un nuovo ciclo dedicato al movimento cinematografico della "New Hollywood". Il primo capitolo è stato rappresentato da "Gangster Story" ("Bonnie & Clyde"), pellicola del 1967, diretta dal regista di Filadelfia Arthur Penn, classe 1922, scomparso tre anni or sono. Il film che pare aver dato lo scossone determinante al cinema classico americano, dando il via al rimescolamento del mazzo di fronte ad un cinema rattrappito, convince ma dev'essere apprezzato soprattutto per il ruolo simbolico che interpretò.
Il Chaplin che non c’è e che non t’aspetti
E’ stato bello, ieri, in un
piovoso martedì sera, ritrovarsi nel caldo della sala Ninna in compagnia di un
vecchio amico: Charlie Chaplin, l’uomo che mi fece rassegnare definitivamente al
fatto che le emozioni che mi trasmette una pellicola non è in grado di
trasmettermele nessun’altra opera d’arte. E anche questo “La donna di Parigi” del 1923 è un sali e scendi d’emozioni. Si
ride e ci si commuove, i buoni sentimenti sono sempre ben in primo piano e,
attenzione: Chaplin c’è ma non si vede.
“Alla curva di Barberino me li porto giù tutti e tre nella scarpata…”
Domenica sera, in sala Ninna, ha
fatto la sua comparsa il regista emiliano Marco Bellocchio con il suo primo
lungometraggio, “I pugni in tasca”,
uscito nelle sale nel 1965.
Un film impegnativo e angosciante
che pone uno sguardo critico e indagatore su una famiglia dell’epoca.
Adèle è travolta, noi con lei
Ed eccomi a posare sul 'Rofum qualche riga, seppur sentita, a proposito del film visto ieri sera all'Eliseo di via Torino. "La vita di Adele", fresco vincitore della Palma d'Oro, è una pellicola dotata di notevole di intensità, dettata in parte dall'incantevole fascino delle due protagoniste, Adele Exarchopoulos (che interpreta l'"Adele" del titolo, classe 1993) e Léa Seydoux (la bravissima "Sister", già apprezzata, dell'85), in parte dalla travolgente passione raccontata prendendo spunto da un fumetto di Julie Maroh. Il regista tunisino Abdellatif Kechiche ("Cous cous", 2007) si limita a stare appresso ai volti (e ai corpi) delle protagoniste, compiendo un sapiente pressing sulle loro emozioni: piacere, gioia, dubbio, paura, dolore.
Prima di tutto l'amore
Ieri sera, in sala Ninna, mi sono
gustato una pellicola del 2010 intensa ed emozionante. “Cirkus Columbia” è un’opera del regista bosniaco Danis Tanović che
racconta i giorni che precedettero l’inizio del conflitto armato nell'ex Jugoslavia,
attraverso gli occhi degli abitanti di un piccolo paese ancora sconvolto dalla
recente caduta del comunismo e dai cambiamenti che ciò aveva portato.
Che imbroglio il noir all'amatriciana!
In sala Uander è tornato Pietro Germi, in veste di regista e protagonista. Io ed Elena, ieri sera, a guardare "Un maledetto imbroglio", film poliziesco del 1959, ispirato al romanzo "Quer pasticciaccio..." di Gadda, dal quale ha ereditato atmosfera (romanità, edulcorata solo nel linguaggio) e complessità dell'intreccio.Spaghetti animati, sempre italiani
La settimana scorsa, altro film d'animazione al "Circolino", come lo chiamiamo noi, proprio accanto allo "Zelig". Uscita solitaria per me. Peccato, perché l'incontro coll'opera del milanese Bruno Bozzetto, classe 1938, è stato davvero interessante, piacevole. "West & Soda", del 1965, è a tutti gli effetti uno spaghetti western senza carne e ossa, ma con tutti gli altri ingredienti, disegnati e mescolati a puntino, in salsa chili roots dal gusto ricco."Non fare sciocchezze Niko..."
Ieri sera sagra della zucca in tutto il mondo, allora noi, cui piace il dolce, ma con retrogusto amarognolo in fondo, ci siamo diretti verso Vico Carmagnola per vedere un film tedesco suggerito da Marigrade. Al "City", infatti, è in programmazione "Oh boy - Un caffè a Berlino", esordio alla regia di Jan Ole Gerster, classe 1978, originario di Hagen. Niente da dire: forse non gioca difficile, questo film che sa ispirarsi in maniera consapevole a stili cinematografici già assodati (Nouvelle Vague, in primis, poi Allen), ma il suo mix di ironia e pulizia registica non risulta mai né banale né noioso, fatto già di per se ammirevole.L'ebbra ubris di Herzog
Ieri sera, in sala Uander, è tornato a farci visita Werner Herzog, con un altro affascinante tuffo nell'Amazzonia: "Fitzcarraldo", del 1981, conferma l'abilita del regista tedesco nel ricreare le atmosfere rarefatte di nature selvagge, avvolte ancora una volta dalle nuvole, come in "Aguirre...", dai sogni e dalle paure dei piccoli uomini che le abitano o attraversano."Che bel numero..." di Benigni
In sala Negri, lo scorso week end, è stato proiettato uno di quei film che mi ronzava nelle orecchie da anni, senza posarsi mai: "Berlinguer ti voglio bene", del 1977, è il lungometraggio d'esordio di un giovanissimo Roberto Benigni (24enne; ha compiuto 61 anni ieri: auguri), diretto dal parmigiano Giuseppe Bertolucci.Al cuor selvaggio non si comanda
La settimana scorsa ha fatto il
suo esordio in sala Ninna il regista statunitense David Lynch, già comparso sul
‘rofum con il più datato “Eraserhead”, visto da Depa in sala Uander.
“Cuore selvaggio”, uscito nelle sale nel 1990, mi ha affascinato e
piacevolmente intrattenuto per tutta la sua durata.
Trio fantastico a Belleville
Ieri sera, il Cinerofum è tornato a trovare quelli del Cicorlo Familiare di Unità Proletaria. Sono passati un po' di mesi dall'ultima volta e la sua ristrutturazione, in perfetto stile "happy hour milanes", li ha fatti sembrare molti di più. Il secondo appuntamento con la rassegna "ANIMATAmente" ha previsto la visione di "Appuntamento a Belleville" (t.o. "Les triplettes de Belleville"), cartone animato francese del 2003 di pregevole fattura, in cui comicità e amarezza si mescolano a ricreare un'atmosfera che resta impressa. Primo lungometraggio di Sylvain Chomet, classe 1963.
"La terza freccia cercala..."
Venerdì scorso, dopo il concertino a "La Claque", del cantautore corso Stephane Casalta, e il solito girongiro per le "Erbe", entro in sala Negri con l'intento di scartare una gloriosa VHS. Strana soddisfazione nell'appiccicare l'etichetta adesiva e inserire la scatola nera in un'altra più grossa! Il film in programma è un cult generazionale: "Soldato blu", dello statunitense Ralph Nelson, pellicola del 1970, volle riporre in luce uno dei tanti massacri perpetrati dall'esercito yankee contro gli Indiani d'America. Colpendo nel segno, a sorpresa, a tempo quasi scaduto, tramite immagini truci di grande impatto.
Che botta di vita, Glorita!
Ieri sera, causa/gratia suggerimento di Marigrade, mi sono diretto verso il cinema Anteo (fermata Moscova) per vedere "Gloria", 4° lungometraggio dell'argentino (cileno d'adozione) Sebastián Lelio, classe 1974. Non conoscendo gli altri in concorso, non so dire se l'"Orso d'argento" all'ultima berlinale sia stato meritato o no, ma il film, particolare più che lodevole, ha il dono dell'equilibrio..."...sotto la sudicia benda"
Ieri sera tutti in giro, basta sala Uander! Andiamo a vedere quest'"Ostello Bello", davvero bello! Prezzi milanesi e tanta libertà! Poi al cinema! Alèèè! Niente. Elena iscrive nel suo albo d'oro l'ennesimo errore organizzativo. Cinema e orario sbagliati. Fottuti. Toh, che peccato! A casa c'è giusto-giusto un Fassbinder che c'aspetta! "Uhm, semmai metto in ordine casa". Questo è lo scenario che circonda la sala Uander, dopo 4 anni. Sigh! Altarini & Scheletri. Ormai lo sapevate. Io non ci bado, sono in ecstasy, estraggo dal cofanetto e inserisco: "Germania in autunno", del 1978, è una pellicola corale, una decina di esponenti della Settima, tutti o quasi figli del "Nuovo Cinema Tedesco" a raccontare l'ebbrezza di violenza che colse la DDR in quegli anni.
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