La prima ossessione di Antonioni


Questa sera, sul grande schermo dello Spazio Oberdan, è stato proiettato il primo lungometraggio del regista ferrarese Michelangelo Antonioni: "Cronaca di un amore", del 1950, descrive l'andamento sinusoidale della convinzione e del disincanto che accompagna quasi sempre una travolgente storia d'amore.

"C'est moi, Lola!"

Ieri sera, il Cinerofum, seppur in versione trasferta, ha accolto nella sua iniziativa un regista di cui si è parlato poco ma che rappresentò, assieme ad altri (Malle su tutti, poi Colpi, Franju, Rozier, Vadim), quel frizzante ambiente parigino che fece da contorno ai "turchi" dei "Cahiers du Cinéma" e alla loro nuova ondata cinematografica. Nel 1961, con "Lola", il regista francese Jacques Demy disse la sua sull'amore e sulla vita, da prendere così, con un bianco e nero spensierato e con le mani in tasca, fischiettando per una Nantes vispa e malinconica.

La nebbia è femminile

Ieri pomeriggio, allo spazio Oberdan, ho avuto l'occasione di vedere l'ultima opera di Michelangelo Antonioni, realizzata nel 1982 (successivamente, infatti, verranno: una co-direzione con Wenders, 13 anni dopo, e una partecipazione episodica, addirittura 22 anni dopo). "Identificazione di una donna" è un film difficile da analizzare, ma proverò a buttare su bit, 1 su 0, qualche impressione.

Una grande squadra di attori e la commedia c'è

L'altro ieri sera finalmente, dopo un mese di "bagordeggiamenti", sono riuscito a trovare una serata tutta per me da passare nella tanto cara sala Ninna in compagnia del vecchio amico cinema. Fuori faceva  freschetto e per di più pioveva a dirotto e questo mi ha invogliato ulterirmente a svestire i panni del "bagordeggiatore" e ad infilarmi quelli del cinerofumiano.
Il film che ho deciso di vedere è un'altra opera del maestro Mario Monicelli che dirige una squadra fenomenale di attori che ha come punte di diamante Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale, che interpretano "I soliti ignoti", commedia del 1958.

Giocare alla vita come se fosse antani

Siamo a Lugnano in Teverina (TR) e il centro sociale (sempre) occupato del paese, alias "Casa Villa", per un pomeriggio e una sera si è trasformato da luogo per super-serate a base di ottima compagnia, vino, uander e musica, in sala proiezioni. Ci siamo io, Matte, l'Inge, Simo, Sabri e Paola, in iperelax per una maratona cinematografica anche se, ad onor del vero, c'è chi arriva a proiezione già iniziata e chi abbandona la scena prima della fine. Ma d'altronde l'obbiettivo è pretenzioso: vedere in una giornata tutti e tre gli atti di "Amici miei".
Si parte col "primo atto" già nel pomeriggio e si prosegue con gli altri due in prima e seconda serata e alla fine, nonostante gli occhi "cinesi" che si incrociano a causa di un uso decisamente sconsiderato (e strapiacevole!) di uander e a circa sei ore passate davanti allo schermo, l'obbiettivo può dirsi raggiunto!
Andrò a recensire l'"Atto I" che uscì nelle sale nel 1975, che ha alla regia Mario Monicelli e che, secondo me, ha quel qualcosina in più rispetto al II° e al III°, pur essendo anch'essi due capolavori del cinema italiano.

Finire così, come un soffio

Anche stasera, Io ed Elena alla disperata ricerca di una sala; la nostra Uander, di solito accogliente e servizievole, non ha retto l'ondata di Lucifero e ci ha chiesto di lasciarla in pace; allora tutti all'Anteo a star freschi per due ore/euro, a recuperare un titolo cinese che è stato un bene non perdere: "A simple life" è un film del 2011, della regista Ann Hui.

Scacco matto di Luchino

La sala Uander deve ammetterlo, dopo 225 minuti di pellicola cupa, avvolta da costante ombra sulla scena e crescente tenebra nella mente (mia e del protagonista), è abbastanza esausta: "Ludwig", datato 1973, è un film ambizioso, a tratti profondo, sul finire noioso.

"Morirà quando non ne avrà più voglia"

Ieri sera in sala Uander, per le strade una Milano deserta, bella e silenziosa come mai, Rainer Werner Fassbinder è entrato portandosi dietro la figura Hans Epp, un signore dall'andatura un po' goffa e dallo sguardo dolce e sognante, ma con tanto amaro tra i denti: "Il mercante delle quattro stagioni", 1971.

"E' la storia di una società che precipita..."

L' anno è il 1995 e in quel periodo un ragazzo delle periferie parigine perse la vita per mano della polizia. Da questo fatto di cronaca prende spunto "L'odio", film in bianco e nero, vincitore del premio per la miglior regia al 48° festival di Cannes, attraverso il quale il giovane regista e sceneggiatore francese Mathieu Kassovitz ci regala uno sguardo umano e sincero sulla vita e i conflitti delle banlieue parigine.

Mario non può essere sempre "Super"

Ieri sera è arrivato anche il momento dell' esordio di Antonio De Curtis in Sala Ninna.
"Totò e le donne"  è un film del 1952 diretto da Mario Monicelli e Stefano Vanzina (in arte Steno) interpretato appunto da Totò, con la partecipazione della sua più nota spalla, Peppino De Filippo.
Il Cavalier Scaparro (Totò), rifugiatosi in soffitta per leggere un romanzo giallo e fuggire alle donne di casa, ci racconta quanto le rappresentanti del genere femminile siano egoiste e maniache e perchè non sopporta più alcuna rappresentente del "gentil sesso".

Per un cucchiaio di minestra...

Ieri sera, sala Uander dalle tinte fosche e dall'atmosfera solenne. Il maestro russo Sergej M. Ėjzenštejn, nel 1925 realizzò il suo secondo film: "La corazzata Potëmkin" è un film che ha fatto scuola con le sue molteplici formalizzazioni e col tracciamento di un nuovo orizzonte espressivo in ambito cinematografico.

Ombrello e protezione...baciami!

Nel 1982, anno della sua morte, Rainer Werner Fassbinder, prima dell'ultimo e complesso "Querelle", lasciò all'arte cinematografica un bianco e nero di raro fascino, una pellicola pervasa di angoscia e di tenerezza: "Veronika Voss", Orso d'oro 1982.

Lo scanner non funziona benissimo

Nel 1981, David Cronenberg realizzò uno dei suoi film più celebri, "Scanners". Sebbene non raggiunga i livelli di di debole e confusa ("Videodrome", 1982) e insulsa ("Il pasto nudo") fanta-tremenda trama, questa pellicola sbava qua e là, bruciando tristemente l'ottima partenza e qualche tratto di buon cinema.

Modo godardiano di Fassbinder

Nel 1979, Rainer Werner Fassbinder, ritornò alle sue vecchie origini, al sapor di nouvelle vague, frutto della tappa Antitheatre con cui si formò assieme al suo entourage di attori ben affiatati. "La terza generazione" traccia una linea retta Parigi-Berlino Ovest, poi di dritto non ci sarà più nulla.

Vuoto effettodromo

Ci risiamo. Altro Cronenberg debolissimo. Altra accozzaglia di effetti speciali, molto, troppo "anni '80" tra l'altro (eccessivi e vistosi). "Videodrome", del 1982, è pure tremendamente noioso. Fa quasi pena vedere gli attori obbligati a portare a casa la pagnotta abbozzando espressioni preoccupate o addirittura spaventate di fronte ad una pancia squartata da un'allucinazione dovuta ad un tumore al cervello provocato da una videocassetta; poveretti, chissà che fatica.

Ultimo Fassbinder: omoteatrale

Nel 1982, Rainer Werner Fassbinder scagliò il suo ultimo sasso, un pezzo di roccia dura lavorata elegantemente, levigata e decorata, in maniera tale da ipnotizzare lo spettatore con la perfezione estetico e, allo stesso tempo, di scioccarlo e un po', diciamolo, sfiancarlo: "Querelle de Brest"...

Filmettino ino ino là là

Ieri sera, in sala Uander, ma sul canale La7, è andato in onda un film francese, uscito nelle altre sale nel 2011: "Polisse", svetta sugli altri lavori cinematografici ad evidenziare il vuoto che attanaglia la Settima distribuita e conosciuta, piuttosto che le proprie qualità. La buona volontà della regista, Maïwenn Le Besco (al suo terzo lavoro, qui anche interprete: è la fotografa impacciata), classe 1976, è evidente, così come la sua immaturità.

Prima si scherza, dopo angoscia

Avrò svegliato il can che se la stava pisolando alla grande...ma, urka!, questo film di Cronenberg del 1988 è puro malessere che sale. E che Jeremy Irons! Devo qualche scusa al David canadese che, con "Inseparabili", realizzò un crescendo d'angoscia che resta davvero sullo stomaco.

"Nuda, col velo, costa di più!"

Si potrebbe scrivere per ore su "Lola", pellicola-testamento del regista bavarese Rainer Werner Fassbinder. Girato nel 1981, sembra il meno fassbinderiano ma, a ben vedere (e pensare), è quello dal sentire più sotterraneo del grande autore tedesco, scomparso proprio l'anno seguente.

Scrivere è pericoloso? Sempre meglio che girare, David.

E iniziamo: a costo di farci del male. Il 'Rofum si ripasserà anche quelli già visti in passato. Perché, come sua abitudine, vuole capire. Da dove venga fuori tutta questa fama, quale sia l'origine di cotanto rincoglionimento. Altro "film" del regista canadese David Cronenberg che, nel 1991, dopo ben 7 anni di duro lavoro, sfoderò una belinata colossale, ispirato ad un romanzo di W.S. Burroughs che a 'sto punto ci leggeremo: "Il pasto nudo".