Ombrello e protezione...baciami!

Nel 1982, anno della sua morte, Rainer Werner Fassbinder, prima dell'ultimo e complesso "Querelle", lasciò all'arte cinematografica un bianco e nero di raro fascino, una pellicola pervasa di angoscia e di tenerezza: "Veronika Voss", Orso d'oro 1982.

Lo scanner non funziona benissimo

Nel 1981, David Cronenberg realizzò uno dei suoi film più celebri, "Scanners". Sebbene non raggiunga i livelli di di debole e confusa ("Videodrome", 1982) e insulsa ("Il pasto nudo") fanta-tremenda trama, questa pellicola sbava qua e là, bruciando tristemente l'ottima partenza e qualche tratto di buon cinema.

Modo godardiano di Fassbinder

Nel 1979, Rainer Werner Fassbinder, ritornò alle sue vecchie origini, al sapor di nouvelle vague, frutto della tappa Antitheatre con cui si formò assieme al suo entourage di attori ben affiatati. "La terza generazione" traccia una linea retta Parigi-Berlino Ovest, poi di dritto non ci sarà più nulla.

Vuoto effettodromo

Ci risiamo. Altro Cronenberg debolissimo. Altra accozzaglia di effetti speciali, molto, troppo "anni '80" tra l'altro (eccessivi e vistosi). "Videodrome", del 1982, è pure tremendamente noioso. Fa quasi pena vedere gli attori obbligati a portare a casa la pagnotta abbozzando espressioni preoccupate o addirittura spaventate di fronte ad una pancia squartata da un'allucinazione dovuta ad un tumore al cervello provocato da una videocassetta; poveretti, chissà che fatica.

Ultimo Fassbinder: omoteatrale

Nel 1982, Rainer Werner Fassbinder scagliò il suo ultimo sasso, un pezzo di roccia dura lavorata elegantemente, levigata e decorata, in maniera tale da ipnotizzare lo spettatore con la perfezione estetico e, allo stesso tempo, di scioccarlo e un po', diciamolo, sfiancarlo: "Querelle de Brest"...

Filmettino ino ino là là

Ieri sera, in sala Uander, ma sul canale La7, è andato in onda un film francese, uscito nelle altre sale nel 2011: "Polisse", svetta sugli altri lavori cinematografici ad evidenziare il vuoto che attanaglia la Settima distribuita e conosciuta, piuttosto che le proprie qualità. La buona volontà della regista, Maïwenn Le Besco (al suo terzo lavoro, qui anche interprete: è la fotografa impacciata), classe 1976, è evidente, così come la sua immaturità.

Prima si scherza, dopo angoscia

Avrò svegliato il can che se la stava pisolando alla grande...ma, urka!, questo film di Cronenberg del 1988 è puro malessere che sale. E che Jeremy Irons! Devo qualche scusa al David canadese che, con "Inseparabili", realizzò un crescendo d'angoscia che resta davvero sullo stomaco.

"Nuda, col velo, costa di più!"

Si potrebbe scrivere per ore su "Lola", pellicola-testamento del regista bavarese Rainer Werner Fassbinder. Girato nel 1981, sembra il meno fassbinderiano ma, a ben vedere (e pensare), è quello dal sentire più sotterraneo del grande autore tedesco, scomparso proprio l'anno seguente.

Scrivere è pericoloso? Sempre meglio che girare, David.

E iniziamo: a costo di farci del male. Il 'Rofum si ripasserà anche quelli già visti in passato. Perché, come sua abitudine, vuole capire. Da dove venga fuori tutta questa fama, quale sia l'origine di cotanto rincoglionimento. Altro "film" del regista canadese David Cronenberg che, nel 1991, dopo ben 7 anni di duro lavoro, sfoderò una belinata colossale, ispirato ad un romanzo di W.S. Burroughs che a 'sto punto ci leggeremo: "Il pasto nudo".

Psycho, odioso, allucinante Altman

Sì, Robert Altman ha girato anche un film così. Nel 1977 il grande regista americano realizzò "Tre donne", una pellicola intringante, insopportabile, folle. Un gioco di due ore che disorienta lo spettatore, mai in grado di definire ciò che gli sta scorrendo davanti...

Un mondo migliore è possibile

La sala Ninna ieri sera si è tinta d'azzurro, l'hip-hop e il reggae, che spesso suonano a bomba fino a tarda notte, hanno lasciato spazio alla musica delle onde che si infrangono sulla spiaggia, e il mio stato di relax ha raggiunto l'apice quando ho avuto l'impressione che la stanza fosse invasa da un profumo di sale e sabbia bagnata che mi stimolava piacevolmente l'olfatto. "Mediterraneo" è un film cult della sala Ninna, uscito nelle sale cinematografiche nel 1991, vincitore del premio Oscar come miglior film straniero, ha alla regia Gabriele Salvatores che diresse una numerosa squadra di giovani attori italiani, capitanata da un grande Diego Abatantuono.

Schiaccia mosche con puntini rossi '75

Qualche settimana fa il Cinerofum ha potuto apporre un altro mattoncino sul quel Partenone della Settima che, fotogramma dopo forogramma, pellicola dopo pellicola, sta acquisendo in struttura e maestosità. Ed eccolo, "Nashville", classe 1975, vero e proprio apice stilistico dell'arte cinematografica, una di quelle pietre nel cuore del frontone, tanto per capirci.

"Commediuccia" rosa di Altman

Le virgolette del titolo, doveroso chiarire immantinente, sono ironiche, se non sarcastiche, pronte a sottolineare il fatto che, se Robert Altman si cimenta nel genere leggero, estivo della commedia rosa, il risultato sarà comunque (inevitabilmente mi vien da scrivere) eccelso. "Una coppia perfetta", del 1979, colpisce per la sua grazia e la sua ironia, opera che innalza un genere minore al livello dei suoi fratelli più aristocratici.

"Thieves Like Us" secondo Altman

Ieri il 'Rofum si è messo in pellegrinaggio verso lo Spazio Oberdan, proselite ormai del dio della Settima di Kansas City, Robert Altman. Il miracolo vero e proprio non si manifesta ma il fedele esce dalla sala ancora più devoto: "Gang", dopo quasi trent'anni, ripropone il soggetto di Edward Anderson, già messo in pellicola col "They live by night" dell'esordiente N. Ray e che esaltò la sala Uander a marzo...

"Northern" di Altman

Nel 1971, il regista americano Robert Altman dedicò il proprio tocco ad un dipinto del tutto nuovo, un anti-western contenente tutte le caratteristiche della sua arte. "McCabe & Mrs. Miller" (tradotto in italiano con un insensato "I compari", almeno "I soci"!) è un film senza mezzogiorno infuocato e senza sguardo da duro, ma che intrattiene ed affascina, come ogni "Altman".

Marlowe '70, giallo alla Altman

E' ufficiale, il Cinerofum è un infedele, s'è preso un'altra cotta, ma Il Cinema non si offende, anzi, ti toglie dalle braccia un regista e te ne porge un altro: questa volta è il turno del regista americano Robert Altman, il quale, nel 1973, girò un film divertente, appassionante, intrigante e, ricordo che abbiamo a che fare col regista di Kansas City, vero e proprio pittore della Settima, eccezionalmente bello a vedersi: "Il lungo addio".

Documentar-film banal şi simplistă

Allo Spazio Oberdan di Milano, negli ultimi giorni, è stato abilmente pubblicizzato un pseudo-documentario che, sotto le mentite spoglie di un road-movie dal retrogusto kusturiçiano, nei fatti rappresenta un tentativo di bassa lega di mostrarsi autori cinematogarfici: di "My beautiful Dacia" può essere visto tranquillamente anche solo il trailer, di cui rappresenta la sequenza più riuscita, ditemi voi se l'unica...

Una storia d'amore...per il palcoscenico

I film di Charlie Chaplin per un amante del cinema sono come le "ninna" per un amante delle "uander": una tira l'altra! E così ecco spuntare in sala "Ninna" un'altra opera dell'"immortale".
"Luci della ribalta" è un'opera del 1952 totalmente firmata Chaplin che ne fu infatti autore, sceneggiatore, regista e interprete. E' il racconto della particolare e romantica storia d'amore tra il vecchio Calvero (Chaplin), un tempo famoso e acclamato clown ormai alcolista cronico, e la giovane e bellissima ballerina Terry (Claire Bloom), amore che nacque dopo che il vecchio attore la salvò da un tentativo di suicidio.

Due ore di risate alla ricerca di Charlot

Settimana scorsa ha esordito nella neo nata sala "Ninna" il mitico e immortale Charlie Chaplin con "Monsieur Verdoux". La trama di questa commedia fu ispirata liberamente alla storia vera di Henri Landru, criminale che visse a cavallo dell '800 e del '900 seducendo donne ricche e facoltose alle quali, grazie alla sua eloquenza, riusciva a far firmare una procura che gli permetteva di far man bassa dei loro conti bancari, poi le uccideva, si liberava del corpo, e lasciava il luogo del delitto alla riverca di una nuova vittima. Chaplin (interprete e regista), con Orson Welles (soggetto), rivisitò questa storia in chiave comica e nacque così questo film del 1947.

Abramo Lincoln adorava l'aglio



L'altroieri, Sala Uander sbarazzina, pure troppo. Indossati gli occhialini 3D e mostrati i pollici in su ("Siamo pronti!") è iniziato "La leggenda del cacciatore di vampiri" (2012), del regista russo Timur Bekmambetov, classe 1961, non certo sopraffina...