"Sunrise: a song of two humans"

Intima LXXX:
Non può che essere commentato subito. "Aurora: canzone di due esseri umani", film del 1927, del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, suscita emozioni che non possono essere lasciate libere, devono essere agganciate da lettere che le tirino giù, a spiaccicarsi su carta, sia pur digitale, bit bianchi, bit neri, a tener ferme quelle "cose" che si sono succedute per tutta la durata di questo indimenticabile film.

Extra: primi passi per Stanley

Venerdì scorso, in sala Uander, si è assistito all'iniziale gattonare libero, alle prime mosse autonome nello spazio cinema del regista newyorkese Stanley Kubrick; nel 1955, posata la macchina fotografica e dimenticato il "maldestro tentativo serio" di "Paura e desiderio" (da lui fatto sparire?), realizzò "Il bacio dell'assassino", film di poco più di un'ora di pellicola, in cui sono ben visibili le prime tracce dell'inconfondibile stile asciutto, geometrico e robusto del grande regista.

Extra: gli sgummuriati di Alan Taylor

Ieri sera, in sala Uander, il cinema indipendente fa un altro passo nel nostro Cinerofum: nel 1995, l'esordiente regista inglese Alan Taylor, classe '65, dirigendo tre attori anch'essi "novelli", realizzò un film divertente e pulito, senza sbavature o macchie sulla pellicola, dal titolo "Palookaville". Se Marlon Brando sul Waterfront avesse in mente proprio la banda di sderosciati capitanata da Vincent Gallo non lo so, ma sono sicuro che avrebbe apprezzato il buon cinema sbobinato in questi 90 minuti circa.

Extra: La civiltà si fa massacro*

Qualche settimana fa, con Elena, sono andato a vedere l'ultimo lavoro del regista nato francese, polacco d'origine e d'adozione, Roman Polański: "Carnage" (2011). Entrato in sala senza timori, sapendo che del regista ci si può fidare e di che tipo di film si trattasse, spiccatamente teatrale (tratto da "Il dio del massacro" di Y. Reza), interamente ambientato in un appartamento, tutto l'accento spostato sui meccanismi interpersonali e, lente d'ingrandimento allontanata, su quelli che intercorrono tra gruppi di persone. Il risultato, un film divertente, ben realizzato, che resta in mente soprattutto per l'ottima prova recitativa dei quattro protagonisti.

Extra: Carlito ha un cuore che non molla mai

Signore e signori...Brian De Palma. Prego, si accomodi Director...sì, facciamo tutto noi, desidera qualcosa da bere? Un sigaro? Nessun complimento, tutto quello che vuole. Noi del Cinerofum, siamo a sua completa disposizione. A chi, nel 1993, ha deciso di dirigere questa pellicola, al creatore di "Carlito's way" noi offriamo anche...anche...anche il divano! Sì, puoi dormire da noi Brian!

Extra: von Trier e il buio

Ieri sera, con la scusa di farlo a vedere a Elena, ho potuto rivedere, dopo undici anni, quel prezioso gioiello che è "Dancer in the dark", del danese Lars von Trier, datato 2000. E non c'è verso, l'oblio del tempo aveva annientato i fatti ma non le emozioni che, riesumate in sala Uander, si dimostrano accese e potenti come quelle di quattromila giorni fa, per nulla scolorite. Gran film.

Extra: La nave "Utopìa"

Sabato, tardo pomeriggio, riesco finalmente, dopo anni, a vedere un film a casa di mia mamma. E tanto basterebbe a ritenersi soddisfatti, ma in questo caso le ragioni potranno essere due; c'è anche il fatto che tra le mani m'è capitato un iraniano che dura quanto una partita (senza supplementari), quindi nessun problema per la cena con papà: "L'isola di ferro" è un film del 2005, di Mohammad Rasoulof.

Extra: Kar-wai e gli amori sfiorati

In sala Uander, ieri sera, io ed Elena abbiamo portato avanti il discorso di Shanghai, Wong Kar-wai. Nel 1994, il quarto film del regista cinese, girato tra una scena e l'altra del terzo, dà vita ad un'altra carezza fatta di colori e musiche: "Hong Kong Express". Struggente nell'inquadrare la solitudine di chi non lo era un'ora fa, dolcissimo nell'accompagnare due corpi nel loro lento avvicinarsi, un film di Kar-wai chiama a rapporto tutti i sensi, adunata generale che sola è all'altezza, quando all'ingresso si presenta lui, l'Amore.

Extra: Henry fa a pezzi

In sala Uander: io, Paolino e Ueza; in tre ad assistere al film-ansia con cui John McNaughton da Chicago, classe 1950, decise di mostrare degli ammazzati, corpi senza più vita uccisi senza esitazione, men che meno rimorsi o giustificazioni. Lo fece ottimamente, in maniera originale, utilizzando sapientemente fotografia e sonoro. "Henry: portrait of a serial Killer" (conosciuto in Italia col nome hollywoodiano di "Henry pioggia di sangue") è un film che impietrisce, un'esperienza che sciocca anche, e soprattutto, per le scelte stilistiche, oltre che per un soggetto, una storia che racconta una vera e propria strage.

Natural born killers

Appuntamento LXXIX:
In sala Uander, io e Albert Aporty, Paolino a supporto, tutti carichi a vedere l'ingresso psichedelico nella nostra iniziativa del regista newyorkese Oliver Stone, classe '46. Il film che ci ha catapultato anima e corpo in un'altra dimensione, fatta di immagini e di suoni intrecciati come non mai, alla corte dei due psicopatici d'amore Mickey e Mallory Knox, è "Assassini nati", del 1994. Il primo commento che mi viene in mente è "un film coi controcazzi".

Extra: "Brutti posti" di Malick

Domenica pomeriggio; la B, ahimé, c'è stata ieri (1-3 a Bergamo, wow entusiasmo,,,); e allora andiamo: sotto un altro Malick, ché devo capire. Anzi, per comprendere meglio quale sia l'excursus professionale del regista texano, questa volta parto dal principio. E questa volta ci siamo. O meglio, dovrei dire "ai tempi c'eravamo", visto che per chi scrive è innegabile (W la modestia!) che questo "La rabbia giovane" (titolo, una volta tanto, affascinante, con cui fu tradotto l'originale "Badlands") sia l'opera più riuscita, per me forse l'unica, tra quelle create da Terrence Malick.

Extra: Wong Kar-wai ama Hong Kong

Ormai innamorati delle pennellate audio-visive, insomma cinematografiche, di Wong Kar-wai (made in Hong- Kong d'acquisizione), è con emozione che ieri sera ci siamo seduti di fronte a "2046", pellicola del 2004 (facile da ricordare). E alla fine, soddisfatti? Uhm...ho la sensazione che ci si dica "sì", ma che si pensi "no".

Extra: Ruggine e nulla più

Il regista  quarantacinquenne anconetano Daniele Gaglianone viene citato come uno degli "emergenti" italiani più promettenti. Bene, allora, italianofobia buttata giù, mi reco al Centrale per vedere un po' com'è questo "Ruggine". Tra l'altro, il cast annnovera la créme del nuovo cinema italiano: Accorsi e Mastandrea. Niente. Avrei fatto meglio a starmene a casa e infilare qualche film più "sicuro" nella Play.

Extra: Dr. Martens e bretelle: british style

Ieri sera al City di Genova, poco distante dal mitico Britannia, è la cultura skinhead che inonda la minuscola sala: pantaloni a sigaretta e da "acqua in casa", bretelle rosse su camicia a quadri, testa più o meno rasata, e Dr Martens d'ordinanza; intrinsecamente legati a tutto ciò, sullo sfondo, è la Thatcher, la vecchia e cara maestra di scuola "Meggie", bacchetta di legno e pugno di ferro, sempre pronta dar sfoggio di sé, del proprio tailleur, dimenticandosi dei nuovi figli della Union Jack, lasciati soli sotto i cavalcavia a tenersi compagnia con birra, punk, bombolette spray e discorsi, tanti discorsi che, a volte, conducevano a quel deragliamento dei valori che è la xenofobia. Il film che ci offre un ottimo spaccato della periferia inglese '80 è "This is England", di Shane Meadows, regista 40enne inglese.

Extra: terrestre di Gipì

Ieri sera, all'Eliseo di Milano, il 'rofum si è alzato dal divano, 91, metro rossa, Duomo e 2, TAC! E, incredibile a dirsi, lo ha fatto per un film italiano, di più!, un'opera prima di un fumettista: il pisano Gian Alfonso Pacinotti, detto Gipi, classe 1963. Il film s'intitola "L'ultimo terrestre" e per stravaganza, originalità della trama e per attenzione alla fotografia e alla regia, può valere la passeggiata e conseguente acquisto del biglietto. Certo, la sceneggiatura è un po' traballante, qualche tubo è storto, qualche trave viene giù, ma a noi serve anche questo: comprendere che realizzare un film non è come prepararsi un té (cito l'unica "pietanza" che sono in grado di allestire...).

Extra: Malick dietro a una farfalla

Ciao 'rofum. Inizia il mio viaggio, piuttosto breve peraltro, nell'opera del regista che si è permesso di prendere a calci cent'anni di storia del cinema, con quel film che ha ridotto a zombie alla Romero migliaia di spettatori (giuria di Cannes '11 in primis), convincendoli che dettagli su foglie e staccionate, panoramiche su campi aperti e mandrie in libertà bastino a determinare la qualità di una pellicola. Bene: i sintomi di questa distorta ingenuità sono riscontrabili già nelle prime opere, a quanto pare: "I giorni del cielo" di Terrence Malick, 1978.

Extra: Acqua, paura, Clouzot!

Nel 1955, il regista francese dell'oscuro, Henri-Georges Clouzot, girò uno spledido thriller, in cui la suspence inizia con la prima inquadratura, liquida, e termina con l'ultima, inquietante: "I diabolici". Non conoscevamo questo autore ed è stato un vero piacere accoglierlo in sala Uander, visto che ci ha intrattenuto con quasi due ore di inquadrature, sequenze e colpi di scena d'autore.

Extra: Altra s-Coppola per Venezia

Ciao 'rofum, è un anno che ronza per le sale milanesi un certo "Somewhere", del 2010, di Sofia Coppola (figlia di Francis Ford). Finalmente, chissà perché, ieri sera ho deciso di vederlo. Ah, sì, me ne ha parlato un amico e ho voluto poter rispondere con la mia. Film ambizioso nell'intenzione, sterile nel risultato. L'ennesimo shock del giorno dopo, però, me lo regala la giuria del Festival di Venezia: questo "filmetto" vinse il Leone d'Oro. Oltre che essere di "bigiotteria", questa pellicola è, quindi, anche utile: a comprendere quale valenza abbia, ormai, quel leoncino spelacchiato, gatto malandato che si aggira tra i canali.

Extra: Woody e le illusioni

Ieri sera, io ed Elena, siamo andati al cinema per vedere il film del 2010 di Woody Allen, "Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni". Elena un po' titubante per via dei giudizi severi reperiti in rete (...), io un po' più grato (quindi anche meno timoroso) a questo regista per il suo modo unico di fare cinema. Poi il film è iniziato e la Ele si è rassicurata, io ho fatto un sorriso beffardo, diretto a tutti quei grandissimi cinefili che se non colgono (figurarsi capire) una battuta dicono di annoiarsi, se non c'è un intreccio da "Soliti Sospetti" dicono di aver previsto tutto...grandissimi.

Extra: Truffaut e i "compassi"

Ieri sera ancora François Truffaut, in sala Uander, a spiegare quale bellezza si annidi nei polpacci e nelle caviglie delle donne, quali carezze uniche avvengano in quel tratto femminile quando brezza e stoffa si alleano; quando, alcune rapide dritte di fronte a sé, altre danzando qua e là, le donne regalano estetica universale agli sguardi di chi la sa cogliere. "L'uomo che amava le donne", 1977.