Extra: Carlito ha un cuore che non molla mai

Signore e signori...Brian De Palma. Prego, si accomodi Director...sì, facciamo tutto noi, desidera qualcosa da bere? Un sigaro? Nessun complimento, tutto quello che vuole. Noi del Cinerofum, siamo a sua completa disposizione. A chi, nel 1993, ha deciso di dirigere questa pellicola, al creatore di "Carlito's way" noi offriamo anche...anche...anche il divano! Sì, puoi dormire da noi Brian!

Extra: von Trier e il buio

Ieri sera, con la scusa di farlo a vedere a Elena, ho potuto rivedere, dopo undici anni, quel prezioso gioiello che è "Dancer in the dark", del danese Lars von Trier, datato 2000. E non c'è verso, l'oblio del tempo aveva annientato i fatti ma non le emozioni che, riesumate in sala Uander, si dimostrano accese e potenti come quelle di quattromila giorni fa, per nulla scolorite. Gran film.

Extra: La nave "Utopìa"

Sabato, tardo pomeriggio, riesco finalmente, dopo anni, a vedere un film a casa di mia mamma. E tanto basterebbe a ritenersi soddisfatti, ma in questo caso le ragioni potranno essere due; c'è anche il fatto che tra le mani m'è capitato un iraniano che dura quanto una partita (senza supplementari), quindi nessun problema per la cena con papà: "L'isola di ferro" è un film del 2005, di Mohammad Rasoulof.

Extra: Kar-wai e gli amori sfiorati

In sala Uander, ieri sera, io ed Elena abbiamo portato avanti il discorso di Shanghai, Wong Kar-wai. Nel 1994, il quarto film del regista cinese, girato tra una scena e l'altra del terzo, dà vita ad un'altra carezza fatta di colori e musiche: "Hong Kong Express". Struggente nell'inquadrare la solitudine di chi non lo era un'ora fa, dolcissimo nell'accompagnare due corpi nel loro lento avvicinarsi, un film di Kar-wai chiama a rapporto tutti i sensi, adunata generale che sola è all'altezza, quando all'ingresso si presenta lui, l'Amore.

Extra: Henry fa a pezzi

In sala Uander: io, Paolino e Ueza; in tre ad assistere al film-ansia con cui John McNaughton da Chicago, classe 1950, decise di mostrare degli ammazzati, corpi senza più vita uccisi senza esitazione, men che meno rimorsi o giustificazioni. Lo fece ottimamente, in maniera originale, utilizzando sapientemente fotografia e sonoro. "Henry: portrait of a serial Killer" (conosciuto in Italia col nome hollywoodiano di "Henry pioggia di sangue") è un film che impietrisce, un'esperienza che sciocca anche, e soprattutto, per le scelte stilistiche, oltre che per un soggetto, una storia che racconta una vera e propria strage.

Natural born killers

Appuntamento LXXIX:
In sala Uander, io e Albert Aporty, Paolino a supporto, tutti carichi a vedere l'ingresso psichedelico nella nostra iniziativa del regista newyorkese Oliver Stone, classe '46. Il film che ci ha catapultato anima e corpo in un'altra dimensione, fatta di immagini e di suoni intrecciati come non mai, alla corte dei due psicopatici d'amore Mickey e Mallory Knox, è "Assassini nati", del 1994. Il primo commento che mi viene in mente è "un film coi controcazzi".

Extra: "Brutti posti" di Malick

Domenica pomeriggio; la B, ahimé, c'è stata ieri (1-3 a Bergamo, wow entusiasmo,,,); e allora andiamo: sotto un altro Malick, ché devo capire. Anzi, per comprendere meglio quale sia l'excursus professionale del regista texano, questa volta parto dal principio. E questa volta ci siamo. O meglio, dovrei dire "ai tempi c'eravamo", visto che per chi scrive è innegabile (W la modestia!) che questo "La rabbia giovane" (titolo, una volta tanto, affascinante, con cui fu tradotto l'originale "Badlands") sia l'opera più riuscita, per me forse l'unica, tra quelle create da Terrence Malick.

Extra: Wong Kar-wai ama Hong Kong

Ormai innamorati delle pennellate audio-visive, insomma cinematografiche, di Wong Kar-wai (made in Hong- Kong d'acquisizione), è con emozione che ieri sera ci siamo seduti di fronte a "2046", pellicola del 2004 (facile da ricordare). E alla fine, soddisfatti? Uhm...ho la sensazione che ci si dica "sì", ma che si pensi "no".

Extra: Ruggine e nulla più

Il regista  quarantacinquenne anconetano Daniele Gaglianone viene citato come uno degli "emergenti" italiani più promettenti. Bene, allora, italianofobia buttata giù, mi reco al Centrale per vedere un po' com'è questo "Ruggine". Tra l'altro, il cast annnovera la créme del nuovo cinema italiano: Accorsi e Mastandrea. Niente. Avrei fatto meglio a starmene a casa e infilare qualche film più "sicuro" nella Play.

Extra: Dr. Martens e bretelle: british style

Ieri sera al City di Genova, poco distante dal mitico Britannia, è la cultura skinhead che inonda la minuscola sala: pantaloni a sigaretta e da "acqua in casa", bretelle rosse su camicia a quadri, testa più o meno rasata, e Dr Martens d'ordinanza; intrinsecamente legati a tutto ciò, sullo sfondo, è la Thatcher, la vecchia e cara maestra di scuola "Meggie", bacchetta di legno e pugno di ferro, sempre pronta dar sfoggio di sé, del proprio tailleur, dimenticandosi dei nuovi figli della Union Jack, lasciati soli sotto i cavalcavia a tenersi compagnia con birra, punk, bombolette spray e discorsi, tanti discorsi che, a volte, conducevano a quel deragliamento dei valori che è la xenofobia. Il film che ci offre un ottimo spaccato della periferia inglese '80 è "This is England", di Shane Meadows, regista 40enne inglese.

Extra: terrestre di Gipì

Ieri sera, all'Eliseo di Milano, il 'rofum si è alzato dal divano, 91, metro rossa, Duomo e 2, TAC! E, incredibile a dirsi, lo ha fatto per un film italiano, di più!, un'opera prima di un fumettista: il pisano Gian Alfonso Pacinotti, detto Gipi, classe 1963. Il film s'intitola "L'ultimo terrestre" e per stravaganza, originalità della trama e per attenzione alla fotografia e alla regia, può valere la passeggiata e conseguente acquisto del biglietto. Certo, la sceneggiatura è un po' traballante, qualche tubo è storto, qualche trave viene giù, ma a noi serve anche questo: comprendere che realizzare un film non è come prepararsi un té (cito l'unica "pietanza" che sono in grado di allestire...).

Extra: Malick dietro a una farfalla

Ciao 'rofum. Inizia il mio viaggio, piuttosto breve peraltro, nell'opera del regista che si è permesso di prendere a calci cent'anni di storia del cinema, con quel film che ha ridotto a zombie alla Romero migliaia di spettatori (giuria di Cannes '11 in primis), convincendoli che dettagli su foglie e staccionate, panoramiche su campi aperti e mandrie in libertà bastino a determinare la qualità di una pellicola. Bene: i sintomi di questa distorta ingenuità sono riscontrabili già nelle prime opere, a quanto pare: "I giorni del cielo" di Terrence Malick, 1978.

Extra: Acqua, paura, Clouzot!

Nel 1955, il regista francese dell'oscuro, Henri-Georges Clouzot, girò uno spledido thriller, in cui la suspence inizia con la prima inquadratura, liquida, e termina con l'ultima, inquietante: "I diabolici". Non conoscevamo questo autore ed è stato un vero piacere accoglierlo in sala Uander, visto che ci ha intrattenuto con quasi due ore di inquadrature, sequenze e colpi di scena d'autore.

Extra: Altra s-Coppola per Venezia

Ciao 'rofum, è un anno che ronza per le sale milanesi un certo "Somewhere", del 2010, di Sofia Coppola (figlia di Francis Ford). Finalmente, chissà perché, ieri sera ho deciso di vederlo. Ah, sì, me ne ha parlato un amico e ho voluto poter rispondere con la mia. Film ambizioso nell'intenzione, sterile nel risultato. L'ennesimo shock del giorno dopo, però, me lo regala la giuria del Festival di Venezia: questo "filmetto" vinse il Leone d'Oro. Oltre che essere di "bigiotteria", questa pellicola è, quindi, anche utile: a comprendere quale valenza abbia, ormai, quel leoncino spelacchiato, gatto malandato che si aggira tra i canali.

Extra: Woody e le illusioni

Ieri sera, io ed Elena, siamo andati al cinema per vedere il film del 2010 di Woody Allen, "Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni". Elena un po' titubante per via dei giudizi severi reperiti in rete (...), io un po' più grato (quindi anche meno timoroso) a questo regista per il suo modo unico di fare cinema. Poi il film è iniziato e la Ele si è rassicurata, io ho fatto un sorriso beffardo, diretto a tutti quei grandissimi cinefili che se non colgono (figurarsi capire) una battuta dicono di annoiarsi, se non c'è un intreccio da "Soliti Sospetti" dicono di aver previsto tutto...grandissimi.

Extra: Truffaut e i "compassi"

Ieri sera ancora François Truffaut, in sala Uander, a spiegare quale bellezza si annidi nei polpacci e nelle caviglie delle donne, quali carezze uniche avvengano in quel tratto femminile quando brezza e stoffa si alleano; quando, alcune rapide dritte di fronte a sé, altre danzando qua e là, le donne regalano estetica universale agli sguardi di chi la sa cogliere. "L'uomo che amava le donne", 1977.

Extra: Lars Von Trier sull'Amore

Cinerofum sempre più spesso rigonfio di potentissime emozioni, si rischia l'infarto a vedere un cinema così: "Le onde del destino", del danese Lars Von Trier, è un film del 1996 che fa tremare le pareti del cuore. Una regia che accarezza e colpisce, una sceneggiatura che sprizza amore puro al 101%, interpreti eccezionali: questo film sull'Amore, sulla Follia e sul loro stretto legame è, non ho paura a dirlo, un film straordinariamente bello e...devastante.

Extra: Herzog dirige Kinsky

Ieri sera, solo soletto, mi sono potuto rilassare di fronte a un vecchio buon Herzog. Nel 1979, il regista di Monaco di Baviera, decise di misurarsi con "Woyzeck" di Georg Büchner. Alla fine della prova, si ha la sensazione fragorosa di aver assistito ad una grande opera classica, in cui il maestro Herzog, stravolto, scapigliato, dinanzi agli applausi scroscianti, ha diretto un'orchestra in cui tutti gli strumenti sono suonati alla perfezione da un unico, indimenticabile, attore: Klaus Kinski.

L'appartamento

Serata LXXVIII:
Il 'rofum nella canicola milanese prova a rialzare la testa; in sala Uander il ventilatore può restare fisso, tanto i presenti sono tre: Ele, Albert Aporty ed io. Sopra i 30° C, i medici cinematografici consigliano una sana commedia americana; noi, da bravi e ligi degenti, seguiamo alla lettera, e ingoiamo al volo il medicinale più celebre: "L'appartamento" di Billy Wilder, del 1960.

Extra: Godard nonsens-ato?

Jean-Luc Godard, va bene. L'hai voluto tu. O, forse, tu dirai: "Io non ho voluto proprio nulla". Non importa, allora mettiamola così: tu nel 1965 hai creato "Pierrot le fou" e io, 46 anni dopo, butterò giù impressioni e colori, che andranno ad aggiungersi a quelli già schizzati da milioni di persone, alcune delle quali dedite a carpire la tua arte, per trarne una propria inutile somma, altre non provandoci nemmeno, limitandosi a gridare "Sì!" o "No!".