"The monkey never dies"

Ohhh, finalmente. Sono ancora tanti i grandi esponenti quest'arte che tanto ci affascina, ma lui lo stavo aspettando in modo particolare. "Siore e siori, Otto Preminger...! Prego, si accomodi pure qui, sì sì, in sala Merini; sa, la sala Uander era un tale caos...Ma cosa vedo? Non doveva, grazie!" (ueh cinerofumisti, il nostro celebre ospite viennese s'è presentato con un filmone di quelli strutturati, corposi, da selvaggina, con sentori d'amara disperazione: "L'uomo dal braccio d'oro", annata 1955!).

Ed è l'uomo che va...


Allo Spazio Oberdan, in questi giorni stanno presentando una retrospettiva dedicata al fresco vincitore dell'ultimo Festival di Cannes, il tunisino Abdellatif Kechiche, già apprezzato in due occasioni sul Cinerofum. E prosegue, con piacere, la mia strada sulle immagini di questo regista cui non manca un taglio proprio, fatto di semplicità ed intensità. Ecco le impressioni sul suo film d'esordio, del 2000, "Tutta colpa di Voltaire".

Gli amici dell'estate

Sullo sfondo l’avvolgente nevicata sulla larga conca, ora bianca, che ospita Andalo (alle spalle, c'è ma non si vede, l'imponente Brenta). Tuta d'ordinanza e film che sprigioni buoni sentimenti ed emozioni legate a quegli anni unici che appartengono alla cosiddetta adolescenza: "Stand by me - Ricordo di un'estate" è un film generazionale del 1986, diretto dal regista newyorkese Robert Reiner e tratto da un racconto di Stephen King; chi non l'ha visto?

Criminonirico

Al Cinerofum, la settimana scorsa, è tornato a trovarci il regista danese Lars Von Trier. E' stata Elena ad invitarlo, io mi sono limitato a mettere un po' d'ordine in sala Uander: ho tolto un po' di cianfrusaglie, ho disposto ogni mobile e oggetto in armonia geometrica, conoscendo i gusti del nostro amico regista. Che pazzerello: si è presentato, vestito da ventottenne, col suo primo film (1984), così diverso da quel freddo minimalismo che professò una decina d'anni dopo. "L'elemento del crimine" è un noir seppia complesso quanto affascinante.

"Cosa avete intenzione di fare?!"

Lunedì scorso, befana befana, in sala Uander si è voluto ripartire dalle chiacchierate con Matte, fan di Oliver Stone, e dalle mie recenti escursioni tra le note e le parole dei Doors. "The Doors", appunto, è il titolo della pellicola che il regista newyorkese girò, nel 1991, basandosi sul romanzo "The riders on the storm" di John Densmore, batterista dello storico gruppo californiano. Verità o distorsione, forse entrambi, perché lo psichedelico Re Lucertola non può certo essere ingabbiato in alcunché.

Il sogno di Coppola: colori, luci, jazz e amore.

Ieri sera in sala Ninna, Francis Ford Coppola mi ha cullato per una buona ora e mezza con dolci note e affascinanti colori che andavano a formare un intreccio magico che parlava d’amore, l’amore vero, che fa ardere di passione e piangere di dolore, impazzire e andarsene… per poi tornare. Tutto questo è l’affascinante “Un sogno lungo un giorno” (One from the Heart), film musicale che il regista italo- americano girò nel 1982.

Se Dio vuole...

Martedì sera, dopo l’ormai solita partita di calcetto, mi sentivo abbastanza scarico e rilassato da potermi giocare un Bergman. Era da parecchi mesi che non vedevo un’opera di questa icona della Settima e non me l’ero mai sentita di recensirne una, ma, a sto nuovo giro, ho deciso di buttarmi. “Come in uno specchio” è stato un altro splendido viaggio di follia e angoscia made in Sweden.  Pellicola che inaugura la cosiddetta trilogia "religiosa" di Ingmar Bergman, dove il regista si addentra in profondità nei meandri del "problema religioso", vincitore del premio Oscar come miglior film straniero nel 1961… E si parte…

I cuori delle periferie

Già, già, lo "Spazio Oberdan" è davvero partito alla grande. Complimenti. E grazie. Il terzo film proposto nei primi due soli giorni del 2014, appartiene alla retrospettiva dedicata al regista tunisino (naturalizzato francese), vincitore dell'ultimo Festival di Cannes, Abdellatif Kechiche. "La schivata" ha dieci anni di più di "Adele", ma la stessa forza vitale, capace di percorrere le dinamiche interpersonali, questa volta, di un gruppo di ragazzi di una moderna e dimenticata periferia francese.

Che bomba Billy!

Eh Rofumisti, non sto straparlando, è davvero un 2014 che promette filmoni di un certo livello...basti pensare che il secondo piatto servito quest'anno è stato un Billy Wilder dal consueto ritmo, dalla solita ironia con frecce sparse nel mezzo, con una dose di erotismo ben calibrata, per quanto possano esserlo le curve della "bomba" statunitense Kim Novak. "Baciami, stupido", sono quasi stufo di scriverlo, è un altro gioiello made in Wilder.

Il parto perfetto di Polanski

Belìn ragazzi, com'è cominciato questo 2014! Sempre per quella storia delle buone giornate e dei mattini, qui si mette bene. Declinando al passato, in particolare al 1962, possiamo dire che Roman Polański, in effetti, partì proprio col piede corretto. Un po' perché quel piede fu proprio grandioso, un po' perché ormai conosciamo la sua lunga e gloriosa corsa. All'"Oberdan", il primo dell'anno, hanno proiettato "Il coltello nell'acqua": esordio col botto del regista nato francese, formatosi a Lodz, e del nuovo anno che aspetta il Cinerofum.

Aldo, Antonio e Mario… che spettacolo!

Per concludere in bellezza questo 2013 pieno di tante belle “esperienze cinematografiche” (300 recensioni!? Ueilà che 'rofum!), mi sono buttato sull’”usato sicuro” ed è stato un finale perfetto.
Una commedia (la mia passione) all’italiana dal sapore antico. Alla regia il maestro Mario Monicelli, in collaborazione con, il recentemente apprezzato sul ‘rofum, Steno. Correva l’anno 1951 quando Aldo Fabrizi e Totò interpretarono magistralmente il superbo “Guardie e ladri”.

Povere ASL...


Qualche settimana fa, fuori dalla sala Negri era un pomeriggio grigio e umido, mentre, stirato sul divano, mi allungavo con la cassetta in mano e pigiavo play. Il numero 17 della roboante collana intitolata "Capolavori italiani" fu "Il grande cocomero", pellicola del 1993, scritta e diretta dalla regista romana, classe 1960, Francesca Archibugi. Assunto che i titoli di prodotti in vendita devono necessariamente spandersi altisonanti, è possibile comunque essere concordi nel trovare maturità in questa pellicola, per contenuti e realizzazione.

Ueilà, che prosciuttina!

Ieri sera, ha fatto il suo esordio in sala Ninna, con la sua opera più importante, il regista spagnolo, recentemente scomparso, Bigas Luna. “Prosciutto prosciutto”, vincitore del Leone d'argento - Premio Speciale per la regia, uscì nelle sale nel 1992.
Un’opera particolare e intrigante, un melodramma ironico che mescola passione, tragedia, stravaganza, umorismo e malinconia.

Ciao Lola!

Sempre in omaggio all'attrice parigina Anouk Aimée, all'"Oberdan", è stato proiettato il film "Model Shop" ("L'amante perduta", in italiano), del regista del nordovest francese, Jacques Demy. Questa pellicola del 1969, cogliendomi impreparato, porta avanti il discorso sulla bella e triste "Lola", cominciato una decina d'anni prima. Con stessa carezza e stessa lacrima, avvolte, però, dai colori e dagli spazi dell'estremo ovest statunitense.

Siamo tutti lì...

Molto soddisfatto della selezione presentata nei primi tre giorni di Torino FF a Milano, da giocatore professionista (quale non sono), decido di smettere. D'altronde, la prossima manche prevedeebbe due italiani, di cui l'esordio di Claudio Amendola alla regia...sarà per un'altra volta. Il fedele "Spazio Oberdan" propone due filmoni, dedicati entrambi alla diva dimenticata Anouk Aimée, tanto bene. Il primo è "Salto nel vuoto", film di Marco Bellocchio, del 1980, con un grande Michel Piccoli e un senso d'angoscia insormontabile.

Natiche e stemmi imperiali

Ieri pomeriggio, un'altra VHS de "I classici proibiti". Questa volta lo scandalo c'è. "Vizi privati, pubbliche virtù", film del 1976, dell'ungherese Miklós Jancós, è una vera orgia di corpi danzanti e gesti dissacranti, ebbrezza che contamina lo spettatore facendogli riscoprire la bellezza del fisico umano, il fascino della pernacchia al potere.

Vedi che alla fine son buoni...

Il secondo numero della collana di videocassette "Americana", pubblicata da "L'Unità", a metà degli anni Novanta, presentò "Incontri ravvicinati del terzo tipo" (Edizione Speciale 1980, con interni dell'astronave!). Il celebre film del 1977, scritto e diretto dallo statunitense Stephen Spielberg, è ancora in grado di coinvolgere e stupire.

L'occhio della vergogna e del perdono

La pioggia scrosciante del pomeriggio è continuata anche la sera, così ieri, io e Depa ci siamo messi comodi in sala Ninna e ci siamo gustati un’ottima opera della Settima. “Rapsodia in agosto” è una pellicola del 1991 diretta da Akira Kurosawa. Un film accattivante che, nonostante il clima scanzonato che regnava in sala, ci ha decisamente rapito.

Arte e vita col sorriso

Oh che bello: il terzo giorno di TorinoFF@Milano, dopo i vampiri jarmuschiani, ha offerto una proiezione che riconcilia con cinema, teatro e vita. Paroloni, certo, ma che sgorgano sinceri, perché "Alceste in bicicletta" ("Moliere..." in italiano, !?) è una pellicola intelligente e profonda, riuscendo, un "di più" complesso quanto apprezzabile, pure a sorridere. E molto. Io ed Aporty, alla fine, più che soddisfatti. Merito del regista parigino, classe 1956, Philippe Le Guay e dei due attori protagonisti, tra cui svetta Fabrice Luchini, anche lui parigino (1951), maschera teatrale (cinematografica) ed umana d'elevata caratura.

Noi, nature morte

Oggi pomeriggio (piovoso) mi sono diretto verso il Sivori, direzione "Still life", il secondo lungometraggio del produttore e regista britannico Uberto Pasolini. Con un cognome così, son già di buon umore, anche se guardingo. E alla fine entrambi i lati son soddisfatti, uno perché il film rispetta una certa sensibilità artistica, l'altro, quello sospettoso, si dice "toh, lo sapevo!".