L'amicizia prima di tutto

Dopo la delusione “Educazione siberiana” di domenica pomeriggio, la mia voglia di un film di Gabriele Salvatores era rimasta insoddisfatta così, ieri in prima serata, mi sono buttato su una sua pellicola del 1990 di cui mi avevano parlato bene circa due anni fa e poi era finita nel dimenticatoio. “Turné” è una classica (ottima) commedia (all’) italiana nella quale il sorriso e i buoni sentimenti la fanno da padroni.

Prego si accomodi, herr Ophüls

Questa sera, al circolino sulla Martesana di cui vi ho già scritto, io ed Elena abbiamo avuto la possibilità di fare la conoscenza di un celebre regista del passato; il viennese Max Ophüls (1902, 1957) c'ha porto la mano che stringeva una "Lettera da una sconosciuta" (1948), dramma rosa sull'amore univoco, non corrisposto; quando, insomma, il 100% e più, viene tutto da un lato solo. Produzione hollywoodiana, tormento europeo.

Dai Salvatores, ripigliati!

Ieri pomeriggio, dopo la solita partita “a livello di Doria”, sono andato al cinema del Porto Antico, spinto dalla curiosità di vedere l’ultima opera del regista e sceneggiatore napoletano Gabriele Salvatores. "Educazione siberiana" è tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin e, sapendo quali erano i temi, il periodo storico e il genere, pensavo potesse essere un gran bel film proprio perché di Salvatores e invece è stato una delusione.

Passano gli anni, ma non la "fame chimica"...

Nel 2004 uscì nelle sale “Fame chimica”, pellicola che ha alla regia la semi-sconosciuta coppia Antonio Bocola e Paolo Vari e, come interpreti, una sfilza di esordienti e semi-esordienti, ma il risultato è assolutamente più che soddisfacente: la pellicola, infatti, non sarà un capolavoro di tecnica ed estetica, ma emoziona, raccontando la vita di (un) quartiere in maniera decisamente realistica, tanto che chiunque di noi (coetanei dei protagonisti del film) può ritrovarsi (ventenne) in almeno uno dei personaggi… e scusate se è poco!?!

Sempre avanti, Miriam

Questa sera, mio ultimo appuntamento alla rassegna di quest'anno sul cinema israeliano. Colgo l'occasione per ringraziarne i curatori; sia quest'anno, sia quello precedente, le pellicole sono state di buon livello, per il sottoscritto;compresi i documentari che, quale più quale meno, hanno sempre offerto il là a spunti e riflessioni interessanti e doverose. Scrivevo, l'ultimo incontro è stato con la signora Miriam Weissenstein, tenace classe 1915 che non abbandonerà mai il suo posto: "Lo studio fotografico" ("Life in stills"), è un documentario scritto e diretto da Tamar Tal.

L'amore secondo Woody

I film di Woody Allen sono come le ninna (e come i film di Chaplin): uno tira l’altro. Così, ieri sera in sala Ninna, altro grande Woody. Correva l’anno 1977 e il regista newyorkese sfoderò una delle sue più grandi opere: “Io e Annie” (“Annie hall”) è una commedia, capolavoro della settima arte.

Spaccatutto Cristo!

Nel 1988, il regista newyorkese Martin Scorsese, classe 1942, partorì un'opera travagliata quanto discussa quanto dirompente. "L'ultima tentazione di Cristo" parte dal soggetto del quasi omonimo romanzo del 1960, dello scrittore greco Nikos Kazantzakis (1983-1957), per poi trasudare di quell'arte, figurativa e interpretativa, a cui il grande regista ci ha abituato sin dagli albori della sua carriera.

Grandi Woody crescono

Nel 1969 venne realizzato un film che introdusse nel mondo del cinema un personaggio mai visto, figlio di Jerry Lewis, Chaplin e di tutta la preziosa combriccola di attori comici destinati a dar spessore al loro genere cinematografico. L'allora 40enne era già noto al pubblico di qualche cabaret o talk show televisivo, ma per quello del grande schermo fu un vero shock: "Prendi i soldi e scappa" è il secondo film interpretato e diretto da Woody Allen (tre anni prima comparve già lo sperimentale "Che fai, rubi?") e, cosa molto più importante, è il film che ho visto più volte, a pari merito col capolavoro del 1982 di Michele Lupo, "Bomber".

Ora Petr Ginz è un asteroide

Ora, con un po' di emozione, vorrei scrivervi di un film documentario visto questo pomeriggio. Petr Ginz fu un ragazzo di Praga, nato nel 1928, quindi condannato a una vita già morta. Morì ad Auschwitz nel 1944. Morto a 16 anni solo perché dovette aspettare di averne 14, lui "privilegiato", lui "meticcio" metà cristiano metàebreo. Di fronte al folle orrore nazista, questo ragazzo s'aggrappò alla fantasia, pregando Jules Verne d'indicargli la strada che permettesse di non vedere, anzi, vedere altro; un altro mondo. "L'ultimo volo di Petr Ginz" (2012) mostra il crudele e fantastico percorso di Petr verso il Firmamento.

Le verità a fin di male

Stasera vorrei parlarvi del film che ho visto poco fa, dove? Ditelo voi. Esatto. La rassegna sul cinema israeliano ha proposto "Footnote" (letteralmente "Nota a piè pagina"), film del 2011 (miglior sceneggiatura a Cannes), di Joseph Cedar, israeliano nato a Newyork, classe 1968. Al suo quarto lungometraggio, il regista realizza un anomalo mix di comicità leggera e suspense filologica.

Carino, gli serve un restauro

Proseguendo sul sentiero del cinema israeliano contemporaneo, ieri sera mi sono imbattuto in "Restoration", film del 2012, del regista israeliano Joseph Madmony. Il film parte bene, sin dai titoli di testa s'intuisce la sensibilità dell'autore (ritmo ed estetica). Purtroppo il regista non si fermerà e farcirà la pellicola con tutti i temi che gli passarono per la testa, parcheggiando personaggi e troncando situazioni, riprendendo i fili quando ormai sarà troppo tardi. Accozzaglia che fa l'occhiolino al cinema hollywoodiano che non merita nemmeno uno sguardo.

Tra ombre e nebbia… spunta la magia di Woody

Woody Allen, classe 1935, non smette mai di stupirmi in positivo (come mi ha stupito scoprire che, casualmente, anche Depa ieri sera si è dedicato al regista newyorkese). Tre anni fa circa vidi un buon numero di suoi film, ma mi persi questa pellicola del 1991 che, secondo me, è magica. Attraverso giochi di luci (nebbia) e ombre, il regista americano ci proietta in un clima quasi surreale, come surreali sono le vicende di tutto quest’ottimo “Ombre e nebbia”, omaggio in bianco e nero al cinema espressionista tedesco del secondo decennio del XX secolo e a Franz Kafka.

Woody Forever

Alle 19 di quest'oggi, allo Spazio Oberdan, tutti al cospetto del regista che, negli ultimi 40 anni, ha segnato come pochi altri l'arte cinematografica con le proprie opere, ricche di comicità, ironia, acuta e lucida analisi. Cultura tanta, talento pure. Tutta l'eccezionalità della figura artistica di Woody Allen è raccolta nell'emozionante documentario "Woody", scritto e diretto dallo statunitense Robert B. Weide.

Ci si sposta un po' e nulla è più lo stesso

Al via, allo Spazio Oberdan, la rassegna annuale dedicata al cinema israeliano. Questa sera, dopo averci spiegato col documentario "Six million and one" (senza che peraltro ve ne fosse bisogno) che ognuno accoglie il dolore alla maniera propria (film della memoria da vedere in ogni caso, autore David Fisher), è stata la volta del secondo film di Eran Kolirin, regista di quel delicato, divertente, profondo "La banda" che colpì la critica cinematografica (2007). "The exchange" azzarda, gioca alto ma gioca, se non bene, in ogni caso non male.

Era un folle… o forse era un genio…

Ieri sera in sala Ninna ha esordito il regista ceco Miloš Forman. Conosciuto ai più per il pluripremiato “Qualcuno volò...”, diresse nel 1999 un grande Jim Carrey in “Man on the moon”, film biografico che narra la vita e l’arte folle e geniale di Andy Caufman, comico e attore statunitense, o come preferiva definirsi lui, uno showman. Un artista provocatorio, creativo, mai banale, irriverente e divertente, che raggiunse il successo alla fine degli anni ’70.

"Che bella atmosfera che sei" Carné!

Questa sera allo spazio Oberdan ho incontrato un regista parigino degli anni '30-'40, della corrente del cosiddetto realismo poetico, Marcel Carné. Nel 1938 girò il suo quarto film, "Albergo Nord", non così convenzionale, ricco di sfaccettature, sullo sfondo uno splendido scorcio sul canale di una vivace cittadina francese.

Fantaisie de Louis Malle

Nel 1960, il regista francese Louis Malle, satellite della Nouvelle Vague avente luce propria, decise di portare su celluloide la battaglia che Raymond Queneau affrontò su carta. L'anno precedente, infatti, lo scrittore di Le Havre "dichiarò battaglia alla letteratura", trovando il naturale supporto del regista francese, già in guerra (sul suo terreno favorevole però) contro le strutture comodamente ereditate. "Zazie nel metrò" è...

"La Garbo ride" da sola

Torna al Cinerofum (anche questa volta in trasferta, Spazio Oberdan) il regista berlinese Ernst Lubitsch, il quale però, dopo averci conquistato col suo touch nel frizzante "Mancia competente", si dimentica delle voci sulla sua eleganza e sulla sua arguzia e confeziona un film politicamente scorretto e pure banale. In "Ninotchka", del 1939, anche la Garbo con la parola in bocca non pare un gran che, mentre emerge il disinvolto e affascinante Melvyn Douglas.

Un soffio tra follia e compassione

Ieri sera, dopo aver passato un'ora e mezza buona in Piazza "Deffe" a sentire il "Grillo urlante" elencare tutti i problemi e le magagne del nostro bel paese, con buona pace della mia promotrice e compagna di malefatta, ho salutato lei e quel megamix di aggressività e gravi problemi dalle facili soluzioni e, con una smorfia di diffidenza sul viso, mi sono diretto verso la sala Ninna con la voglia di dimenticare tutto... Un film di Kim Ki-duk è proprio quello che ci voleva! Questo artista coreano della settima arte mi ha sempre regalato con le sue pellicole, emozioni intense e particolari e questo "Soffio" ("Breath") del 2007 non ha fatto eccezione.

La Divina diabolica

L'altro ieri sera, all'"Oberdan", parentesi di cinema autentico: tra un Coppola (F.F.) e un Anderson (W.) privi di senso cinematografico, fa ingresso nel Cinerofum il regista americano Clarence Brown, il quale, nel 1926 diresse una delle dive del muto, la svedese Greta Garbo, coadiuvata da un degno erede del mitico Rodolfo Valentino, John Gilbert: “La carne e il diavolo”, 1926.