"Tutto quello che c'è da dire è questo: io vi ho preso parte". Così s'intitola la rassegna che i ragazzi dell'"Altrove" hanno dedicato alla produzione documentaristica del regista bavarese Werner Herzog. A "Grizzly Man" (2005), proiettato ieri, in seconda serata, il termine documentario naturalistico va piuttosto stretto. Se all'inizio pare proprio quello, mano a mano che si avanza nella conoscenza del protagonista e, soprattutto, delle sue insicurezze, questo racconto dolceamaro diventa, nonostante la sua apparente consapevolezza, autentico romanzo dell'individuo smarrito.
Fuoco sui Camelot
Qualche settimana fa mi sono diretto in qualche cinema per l'ultimo di Pablo Larraín. Il regista cileno ci ha raccontato di Jacqueline Kennedy Onassis, detta "Jackie", i suoi ricordi del "prima", "durante" e del "dopo" il 21 novembre che le scosse la vita. Piacevolmente patinato, nel suo lungo e frammentato primo piano, intramezzato ora con garbo ora con impeto da suggestivi mokumentary*, la pellicola è un'ottima ricostruzione da salotto.
Senza pudore
Sala Valéry tosta. Ieri sera ha picchiato duro. Elio Petri, nel 1976, colpì senza paura. "Todo modo", liberamente (quanto?) tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia, uscito due anni prima, allestisce in chiave grottesca tutta la farsa del potere democristiano che, dal dopo guerra, inesorabilmente ha divorato la classe politica italiana. Non solo DC e non solo Italia, certo, ma nel paese della Santa Madre Chiesa la malattia, tutt'ora in corso, ha virulenza tutta particolare.
I sogni son mongolfiere
Sempre "Altrove", ancora "Lunedì", un'altra volta Werner Herzog, di nuovo coi suoi documentari. Racconti che partono dal rapporto Uomo-Natura, attraverso percorsi ora romantici, ore metafisici. L'uomo e i suoi limiti, spesso coincidenti proprio con il territorio sacro di Madre Natura, protettrice affettuosa e docente severa. Ne "Il diamante bianco", del 2004, il sogno è quello del volo...
Rubare è rivoluzionario
L'altroieri sera i ragazzi del "Grimaldello" di Via della Maddalena hanno organizzato la proiezione di un documentario su una figura tutto da scoprire: "Lucio", del 2007, diretto da Aitor Arregi e J.M. Goenaga, ripercorre la vita del navarro Lucio Urtubia (Cascante, 1931), nato povero e dalla vita educato ben presto alla ribellione contro ogni istituzione (poiché marcia e infingarda, quali chiesa, stato-dittatura, banche). "Anarchico, rapinatore, falsario e, soprattutto, muratore" recita il sottotitolo. Senza uccidere e distruggere, se non la violenza dei padroni, ma costruendo, edificando, la clandestinità, la rivolta, il diferénte porvenir.
La serietà dei bambini
All'"Altrove" imperversa Werner Herzog. Il regista tedesco, nel 1993, compì una delle sue escursioni documentaristiche, quella volta in Siberia e dintorni, dove raccolse testimonianze a proposito di "Fede e superstizione in Russia". "Rintocchi dal profondo", ancora una volta, è un documentario che parla del serissimo gioco di bambini ormai cresciuti, che è la fede religiosa. Superstizione è la parola presuntuosamente utilizzata da chi detiene il potere, ma è ben difficile separare le due cose. Detto ciò, ad ognuno la propria spiritualità.
Vergogna e disonore!
Dovevamo essere proprio cotti quella notte. Nel loculo di via Gramsci, già dimora del buon Baracca, certo il sonno ci sopraffece per cause altre (e alte). Sì perché ieri sera, in sala Valéry, "Il maestro di Vigevano", film di Elio Petri del 1963, ha tenuto lo schermo per tutta la durata, con ironia e profondità. Ingredienti che, passati all'arte di Alberto Sordi, esplodono in un personaggio di grande drammaticità.
Alieni Inalieniabili
L'ultimo documentario di Werner Herzog visto recentemente (quello sui vulcani dai!) mi ha ricordato lo sconforto provato nel vedere quante energia vada persa in una spiritualità spesa male o, al di là di ogni soggettivismo, che si concretizzi. Ciò mi accadde con forza nel 2012 quando vidi, allo Spazio Oberdan milanese (ho un mancamento..."Oberdan"! Dove sei?), "Kalachakra - La ruota del tempo", documentario del 2003, in cui il sommo regista tedesco ci raccontò dell'ennesima follia collettiva. E cos'è più illogico di migliaia di disperati che percorrono non so quanti km sulle ginocchia per giungere sull'ennesima montagna sacra?
Su per il dolore
Salta un cinema, se ne fa un altro. La Ele va a seguire un corso di cucina? Ad ognuno il suo. Come un topo ballerino, rovisto nel tunnel scavato nello zoccolo della Sala Valéry, scovando l'imperdibile. Secondo episodio della Trilogia dedicata alla Guerra Antifascista realizzata da Roberto Rossellini, "Paisà", del 1946, è un affresco multiforme che copre tutto lo strazio di una terra incancrenita dalla guerra.
Vulcano batte il ferro
Dai che coi ragazzi dell'"Altrove" si va verso la Primavera. Riposta nell'armadio la vestaglia di celluloide, la Cineteca Griffith si tinge di digitale sfavillante: "Into the Inferno" è un documentario di Werner Herzog del 2016 che né Mino, né io (entrambi, in varie misure estimatori del documentarista tedesco) porremo tra i ricordi. I Vulcani, guardiani scorbutici ma fidati di Madre Natura, ghignanti di fronte a noi microbi col folle tarlo della fede, scalpitanti di fronte a tanta ingratitudine, rievocati da Herzog in maniera libera, senza porre molti limiti al discorso...
Sir James, gradisce un?
Ieri sera in sala Valéry Elena ed io ci siamo imbattuti nell'agente segreto più celebre. Ladies & gentleman, sir James Bond, "007" per gli amici (pochi) e i nemici (di più). Personaggio cinematografico dal fascino via via decaduto (rimproverarlo, dopo oltre 50 anni?), in "Si vive solo due volte", del 1967, si avvalse della faccia da schiaffi di Sean Connery, la sola capace, a mio avviso (ma qui ci si sta avvicinando al bancone del bar), di condensare ironia, sfrontatezza e sex appeal, alla maniera che conosciamo e che esigiamo da Bond, James Bond; d'altronde l'intreccio è quel che l'è...ma a chi interessa?
Il vero sballo è dire
I tossici di Leith sono tornati. Ancora una volta sullo schermo Renton, Sick Boy, Spud e, soprattutto, l'indemoniato Begbie, radunati da Danny Boyle, vent'anni dopo. Per "T2 - Trainspotting" squadra speciale a rapporto, al "City": Ele, Sa', Priech ed io. Tutti carichi e a, fine visione, soddisfatti. La banda di Boyle è in formissima, sempre la stessa sana energia auto-distruttiva, e il regista, come loro, ha solo cambiato pelle, provando che tempo e rughe possono portare maturità e qualche novità.
Il rap del samurai
In Sala Valéry, dopo l'ennesimo commovente Grande Pesce, questa volta pescato assieme a Mino, la voglia di qualcosa di nuovo fa fluttuare il DVD di "Ghost Dog", recentemente recuperato dal Puvio Archive, proprio nell'apposita fessura. Caro Jim Jarmusch, finalmente ho recuperato questo suggestivo film che nel 1999 divise critici ed amici. Atmosfera e personaggi, ecco i punti di forza di una storiella che, senza gli stessi, parrebbe cine-fumetto per bambini. D'altronde sono i tuoi punti, Jim, uniti dalla solita azzeccata colonna sonora.
Lynch dimension
Tra Oscar ad catzum, secondo l'umilissimo Cinerofum (nella mia penna), il quale sa anche che una logica c'è, eccome; dicevo, ad Elena e me tocca rifugiarsi nell'intima e visionaria arte di qualcuno che la pratichi. "David Lynch - The art life" è un documentario del 2016 che esplora e celebra il lato meno noto, sebbene primo e forse principale, del regista di Missoula: il pittore che gode solo nella sua arte, cui è legato da un sentire scalpitante e allucinante.
Chiuso, dentro.
Poca roba nelle sale in questi giorni. Al "Corallo" è in programma "Manchester by the sea", pellicola americana del 2016, scritta e diretta dal newyorkese 1962 Kenneth Lonergan, che ha raccolto ottimi responsi. Memore del sintetico messaggio di Juri: "Non male, ma nulla di eccezionale", mi porto Elena appresso e, a fine, visione, concordiamo col compare in avanscoperta. Film formalmente rigoroso, è vero, capace di intensità costante. Ma la solita perfetta tramontana che giunge dall'inesorabile Nord è una cosa; un nuovo, sconosciuto vento che ci stupisce...un'altra.
Candidamente Togna
La Sala Valéry, ieri sera, si è riappropriata della Commedia Italiana. Lo ha fatto grazie, al Cinerofum, suo compagno stabile da ormai due anni, ed all'amore di questi per Ugo Tognazzi. Sentimento che gli ha portato tra le mani "Il mantenuto", pellicola diretta e interpretata, nel 1961, dal grande attore cremonese. Regista, perché no, vista la capacità di orchestrare una commedia con tutti i crismi: ritmo, ironia e intelligenza?
Extrema-vita
"Biografie" rassegna della appuntamento ultimo'all giunti è's "Altrove"'all sera Ieri. Così, tanto per spiazzare qualcuno con un controverso che non indispone. Liberamente ispirato al romanzo del 1942 "La famiglia di Pascual Duarte", scritto dal premio Nobel per la Letteratura 1989, Camilo José Cela, e a sua volta basato su un racconto della tradizione picaresca spagnola, "Pascual Duarte" parla di Estremadura (la región y la vida), di Pascualino che trascorse la propria esistenza solitaria tra le morse del Portoghese e della Capitale.
Hollyjazz in USA
Ieri pomeriggio si è esaudito un piccolo tarlo di Marigrade. Al Sivori davano "La la land", musical del 2016 diretto dallo statunitense Damien Chazelle che ha fatto incetta di premi e botteghini. Niente di eclatante, in realtà. Film in cui l'attenzione ai dettagli scema via via, assieme al fascino delle melodie, lasciando lo spettatore dinanzi ad un filmetto godibile e nulla più, impreziosito solo da una discreta messa in scena (fotografia ammiccante, così come le cosce) e, soprattutto, dalle interpretazioni dei due protagonisti.
Masters of laughing
Qualche mese fa, in sala Valéry, fece trionfale ingresso nel Cinerofum la coppia cinematografica per antonomasia, davanti alla quale Elena ed io facemmo rispettoso silenzio. L'occasione è quella offerta dal DVD "Non ci resta che ridere", pubblicato nel 2010 da "La Repubblica-Espresso" nella collana "Sounds for silence", che si propose di affiancare "capolavori del cinema muto e musica d'autore". Ladies & gentlemen: Arthur Stanley Jefferson e Oliver Norvell "Babe" Hardy, noti come Laurel & Hardy, in Italia come Stanlio & Ollio. Inglese il primo, americano l'altro, assieme versarono risate a badilate dinanzi a tutti gli schermi. E continuano a farlo.
Lo Stato uccide
Lunedì scorso io ed Elena siamo rientrati. In Italia, sì ma, soprattutto, in una sala, tra le pellicole della Cineteca Griffith, insomma: nel magico mondo del Cinema. In programma all'"Altrove" c'era "Daniel", pellicola del 1983 diretta da Sidney Lumet e basata sul testo del newyorkese Edgar Lawrence Doctorow, "Il libro di Daniel" che, nel 1971, ripercorse la vicenda dei coniugi Ethel e Julius Rosenberg. Come spesso in Lumet, il tema è esplosivo, a lacerare le budella: la pena di morte, con qualsivoglia giustificazione. A ben guardare, nient'altro che la necessità stessa dello "Stato" di divorare chi non allineato.
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