Invece ieri sera solo con Valéry. La sala. Il Cinerofum a guardare. Uno sguardo attorno si posa sempre su di un film. Il DVD a prevalenza azzurra di "Le invasioni barbariche", pellicola del 2003, permette di far accomodare in sala Denys Arcand, regista canadese classe 1941. Prego, Denys, siediti dove ti pare: davvero bello il tuo piccolo grande film...
Porno-carpa
Lunedì scorso è stato "Erotico" al Teatro Altrove, come già scritto. Il secondo appuntamento in 35mm è stato con Shōhei Imamura (1926-2006), regista cresciuto dai grandi autori della Terra del Sol Levante, ma deciso a scuotersi la polvere reverenziale di dosso per partecipare alla Nuova Onda giapponese. "I pornografi: introduzione all'antropologia", del 1966, colpisce per spregiudicatezza e convince per bellezza. Mix d'orrore e ironia, che in effetti viene sempre bene agli artisti che vengono da laggiù. Da vedere.
Corpo d'arte impazzito
Le preziose proiezioni in 35mm del Teatro Altrove di via della Maddalena (in realtà piazzetta Cambiaso) questa volta offrono una serata "Erotica". Filone nel quale viene fatto rientrare un film che vibra i colpi del corpo femminile e del suo desiderio, frammisti da sempre a quelli di arte, vita e morte. Lunedì scorso, "La femme publique", del 1984, mi ha fatto imbattere in un regista incontrato poco tempo fa, il polacco Andrzej Żuławski, e in una giovane donna che tutto travolse.
Clero senza cloro
Toh. Curioso come, nello stesso periodo, il cinema vada spesso ad affrontare le stesse tematiche, anche a migliaia di chilometri di distanza. Forse perché certe sono globalmente e orrendamente attuali, chissà. Nel mio piccolo, mi sono limitato a seguire la segnalazione di Marigrade che, in una delle sue rare serate libere, m'accompagna al City: "Il club", film cileno del 2015 diretto da Pablo Larraín, è un altro colpo assestato ai dannati della Chiesa (non dalla); non più boxe anglosassone, bensì arte marziale dal sapore orientale, più spirituale e lontano da tempi e luoghi; non meno devastante.
Chiesa all'inferno
Tra la vittoria all'ultima edizione degli Oscar e le roboanti locandine ("Di gran lunga il miglior film dell'anno", ma come diavolo...?!), io ed Elena abbiamo avuto ben poche chances di scansare "Il caso Spotlight" , diretto da Tom McCarthy. Niente di grave, poiché questo ottimo film d'inchiesta ha meritato i riconoscimenti, grazie all'ottima caratterizzazione dei personaggi e al ritmo elevato, che poi è quello della scalata alla verità, quindi della rabbia.
Altri tentativi possibili
Attirato dall'impianto pubblicitario chiaramente "fai da te" (locandine appese qua e là in quelle bacheche uniche che sono i muri della mia città) e dal sottotitolo che promette un po' di sale in zucca ("Un inno gentile alla disobbedienza"), mi sono diretto verso il Sivori dove in questi giorni viene proiettato "Unlearning", documentario ideato e vissuto da Lucio Basadonne e famiglia, che propone uno stile di vita alternativo, tra nuove tecnologie e vecchie filosofie. Niente da obiettare sul messaggio di questo doc, low budget per coerenza, che condivido.
Gravità del ricordo
Il cinema è così. Può capitare di sedersi, pronti e convinti della visione, per poi accorgersi che non si tratta di quel film. Prodigi della tecnologia e dell'ignoranza. George Clooney c'è, gravità pochissima, direi. Ma della Bullock, nonostante le mie assicurazioni ad Elena ("Tranquilla, ora arriva"), nemmeno l'ombra. Una rapida indagine ha sentenziato: "Solaris", del 2002, diretto da Steven Soderbergh. Ispirato a quel pianeta vicino al quale tutto può succedere (dall'omonimo romanzo polacco), questa pellicola ben sintetizza alcuni dilemmi fantascientifici e non solo.
Bomber cogli smarroni
Ed eccomi all'ultima recensione dal Trieste FF. Doverosi i ringraziamenti ai miei organizzatori: prof. Sini (finanziatore) e Marigrade (consulenza critica). Aggirarsi tra Joyce (con la sua Gente) ed Hector Schmitz bronzei, blaterando di Cinema, rifocilla lo spirito. Il nono film visto è stato una commedia slovena sull'amicizia, protagonisti un gruppo di amici incasinati e svalvolati ma uniti e pronti a tutto: anche a portarti una pizza con qualunque cosa ti venga in mente..."Šiška Deluxe", scritto e diretto da Jan Cvitkovič.
Vorti-blehando nel Caos
Ed eccoci all'ottavo film incontrato lungo il Film Festival di Trieste di quest'anno. Ultima opera del polacco Andrzej Żuławski (classe 1940, scomparso 9 giorni fa) e tratto dall'omonimo romanzo del connazionale Witold Gombrowicz (1904-1969), "Cosmos" è una produzione franco-portoghese che divide me e Marigrade nel giudizio finale, scatenando un'interessante chiacchierata. Tema: "Surrealismo, matematica rigorosa".
Ricordo Prigione
Ieri sera, travolto da scale, bastoni per tende, tende, fischer e cemento rapido, ho deciso di abbandonarmi tra le braccia (leggi "cuscini") della sala Valéry, scegliendo con cura un film sulla pazzia. Il canadese David Cronenberg, nel 2002, disse la sua partendo dal romanzo del britannico Patrick McGrath: "Spider" è un opprimente racconto di schizofrenia, attento ai dettagli, ma senza l'azzardo di ipotesi visive.
W Irina Nistor!
Il 7ettimo film che la coppia magica, composta da Marigrade e me (per chi non lo sapesse), ha passato in rassegna all'ultimo Trieste FF è stato "Chuck Norris vs Comunismo", documentario rumeno diretto da Irina Calugareanu (Cluj-Napoca, 1981). Gli eroi di plastica di Hollywood pronti ad eludere la Cortina a suon di VHS pirata e castori presi a morsi ma, soprattutto, grazie al contributo indispensabile di Irina Nistor, coraggiosa traduttrice dei sogni, in tutti i sensi.
Il coraggio di Géo seduto lassù
Domenica 24 Gennaio scorso, in quel di Trieste, Marigrade ed io siamo usciti di buona lena da Bidermeier. Percorso viale XX Settembre, siamo ad un tiro di schioppo: lei dalla sala Tripcovich, io dalla Miela. A me, oltre alle poltrone più comode, tocca in sorte un documentario diretto da Fredo Valla, dedicato al giovane aviatore Jorge Chávez (1887-1910), detto Géo, che per primo, col suo ultimo balzo, superò le Alpi, "Più in alto delle nuvole".
Basta poco
La sala Valéry pare in gran spolvero, questo Febbraio; ieri sera ha proseguito lungo l'interessante percorso tracciato dal messicano Alejandro González Iñárritu: quando uscì nel 2003, "21 grammi", il terzo lungometraggio del regista, sollevò molte reazioni, per lo più positive. Rivisto, secondo me, mostra alcune carenze, vediamo dove.
Porta Pazienza
Zippino chiama, il Cinerofum risponde. Tortellini panna e prosciutto in quantità industriali (i ragazzi ne avevano davvero bisogno) e tasto play su un film che, sulla carta, dovrebbe tenere compagnia leggera, senza impegno, ma non dozzinale: "Il labirinto del fauno" (2006), del messicano Guillermo Del Toro, è un fantasy per stomaci forti, tosto come la vita, ambizioso come il regista.
Trecentocinquanta Hiroshima
Ispirato a "Preghiera per Černobyl" (26 Aprile 1986) della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic (con cui vinse il premio Nobel per la letteratura 2015), questo film colpisce duro e in silenzio. D'altronde "La supplication", pur con qualche eccesso di retorica, rievoca una tragedia su cui è arduo non tremare e pronunciare. Il lussemburghese classe '63 Pol Cruchten ha il coraggio di farlo, al di là del.
Corvi e scrivanie, i matti migliori
Come già detto, insistimos! In sala Valéry imperversa la filmografia di Tim Burton. Ecco "Alice in wonderland", del 2010, ispirato, ora liberamente ora pedissequamente, a quello specchio infranto, infiniti frammenti possibili, che fu l'opera di Carroll.
We love Sparky!
Vedete? Il Cinerofum è così. Non si lega al dito nulla, se relativo ad un regista che l'ha fatto sognare. Anzi, si stringe a lui, vuole capire semmai, e proteggerlo. Sì, l'ultimo lavoro di Tim Burton dev'essere stato proprio uno scivolone: "Frankenweenie", del 2012, è pura favola burtoniana, poesia fantastica nello scenario gotico di un'umanità terribile, ma da amare.
Gioco pericoloso, Kramer
Miii, oooohhh, uuhhhh. L'esordio alla regia del polacco Marcin Koszalka (Cracovia, 1970), sebbene ancora ai nastri di partenza nella categoria lungometraggi, è già atteso da frenetiche speranze. "The red spider" rimane promessa però, perché una grande sensibilità e rigore artistici non assicurano il coinvolgimento del pubblico che, come me, forse iniziava anche ad accusare la lunga giornata...
Vitas, tigri e demoni
La terza pellicola che Marigrade ed io abbiamo avuto in sorte, all'ultimo Trieste FF, è stato un accorato documentario dedicato ad un fotografo lituano, sconosciuto dalle nostre parti, il quale, come molti altri, fu delizia e croce dello Stato Sovietico: "Il maestro e Tatjana", diretto dalla trentacinquenne Giedrė Žickytė, rievoca l'arte e la vita di Vitas Luckus (Kaunas 1943 - Vilnius 1987), artista della fotografia la cui profondità trapassa le immagini sullo schermo.
Nostalgia stagionale
Al Teatro Altrove, la rassegna "Intolerance" prevede una serata dedicata al genere cinematografico sentimentale. Il primo appuntamento, l'unico cui Elena ed io abbiamo assistito, è con Ingmar Bergman che, nel 1951, realizzò una pellicola che racchiude già tutte le intime turbe che pervaderanno l'opera del regista svedese: "Un'estate d'amore" non è nient'altro che una stagione, un'illusione pronta a dissolversi con la prima nuvola.
Iscriviti a:
Post (Atom)




















