Trecentocinquanta Hiroshima

Ispirato a "Preghiera per Černobyl" (26 Aprile 1986) della giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic (con cui vinse il premio Nobel per la letteratura 2015), questo film colpisce duro e in silenzio. D'altronde "La supplication", pur con qualche eccesso di retorica, rievoca una tragedia su cui è arduo non tremare e pronunciare. Il lussemburghese classe '63 Pol Cruchten ha il coraggio di farlo, al di là del.

Io e Marigrade, in sala Tripcovich, siamo francamente alla frutta. Al quinto e ultimo film della prima giornata di Trieste FF, resistiamo con gli stecchi tra le palpebre. E la pellicola non aiuta. Si tratta di un lento e silenzioso grido che ci mette a dura prova. Quella che il regista, presente sul palco, definisce "la paradossale dolcezza della morte" (?), rievocata dal libro di partenza, non emerge affatto. Il disastro si staglia immobile nella sua tragica evitabilità. Ma tutto è orribilmente noto. Del "fascino della catastrofe" (già meglio), non v'è traccia. Nella fissità delle immagini, degli "abitanti che, secondo l'espressione usata da alcuni, vivono già nel futuro" (inteso come proiezione nello scenario apocalittico che attende gli abitanti del pianeta), scordatevi di sapere di più. E' una pellicola che gronda immobile disperazione, lacrime radioattive restano nell'aria contaminata. In qualche modo, s'avverte la distanza tra chi l'ha realizzato e chi l'ha "subito" (quantomeno culturale, da qui il taglio prettamente europeo, purtroppo). Più che un documentario, è un monumento: "Non vittime, ma eroi, non catastrofe ma guerra". Doverosissimo. Mentre il cuore s'invola in direzione della memoria, però, a mente fredda si debbono riconoscere le pecche di questo "evento speciale" a tratti pessimo, in altri irritante. Proprio come i responsabili di quella disgrazia, i soliti al soldo del soldo.
(depa)

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