Bruttissimo.

Il 25 Maggio, era un sabato, sono andato a vedere "La grande bellezza", del regista partenopeo Paolo Sorrentino. Appena tornato dalla visione la mia rabbia fu molta. Impossibile scoprirsi a trovar qualcosa di positivo. In questo senso, l'ironia del titolo è la gemma più preziosa, molto più di quanto lo avessero inteso gli autori, suppongo.

Castelli in aria tra Chivasso e Paris

Non ci posso credere. Una commedia italiana non rattrappita, bensì fresca, divertente, non scontata. Ecco, mi devo correggere, quasi italiana. Anzi, proprio a metà tra Francia ed Italia, in quei territori (fisici e culturali) in cui è del tutto particolare la fusione di vecchie e nuove tradizioni italofrancesi, decadenti nobili genealogie che là assumono una veste con tonalità inconfondibili. Niente da applausi ma, forse anche grazie al vuoto attorno, "Un castello in Italia", di Valeria Bruni Tedeschi, spicca come un'acacia nella savana.

Michelangelo dipinge il ‘68

Qualche sera fa, seconda apparizione in sala Ninna per Michelangelo Antonioni che nel 1970 girò “Zabriskie point”, un film decisamente particolare e raffinato che offre un quadro d’autore dell’animo rivoluzionario dei “ragazzi del ’68” negli Stati Uniti d’America.
Immagini di Michelangelo Antonioni e musiche dei Pink Floyd (ueilà!), in collaborazione con Jerry Garcia.

"A volte il treno sbagliato va nella giusta direzione"

Ciao 'Rofum! Ieri sera siamo partiti, io ed Elena (che poi verrà sostituita dalla punta di diamante Marigrade), per il viaggio tra i frutti di Cannes 2013. L'avvio è stato positivo, "The lunchbox" ("Dabba" in originale) è una dolce amara commedia girata dall'esordiente regista indiano, Ritesh Batra.

Altro volo di Miyazaki...Rosso

La settimana scorsa, in sala Uander ci siamo imbattuti per la seconda volta nel regista e disegnatore Hayao Miyazaki (così, per puro caso: no, Genna, tu non c'entri!). Tre anni dopo aver raccontato la leggera storia di "Kiki", l'autore nipponico ne inventò un'altra fantasiosa ambientata proprio sui cieli del nostro Bel Paese: "Porco Rosso", del 1992, mantiene la linea del precedente, buoni sentimenti e la magia del volo.

"E voi...buttatevi!"

In giro per alcune sale italiane, proprio in questi giorni, gli appassionati potranno cogliere l'occasione per vedere un'eccezionale commedia, divertente e intelligente (le due cose dovrebbero andare a braccetto), sullo sfondo sempre la barbarie nazista, qui smascherata con eleganza in tutta la sua assurdità. "Essere o non essere" è una celebre pellicola del regista berlinese Ernst Lubitsch del 1942.

"La felicità dei giochi, non tenerla tutta per te"

Sabato pomeriggio scorso, nella sala Negri, lì a mezza altezza tra i caruggi, io ed Elena abbiamo assistito ad una proiezione fondamentale nel campo dei film di denuncia politica, nonché per la mia crescita. Avevo un po' di timore, sapendo quali fossero le emozioni messe sul banco dal genovese Giuliano Montaldo (classe 1930), col suo "Sacco e Vanzetti"...

Christie & Clair: giallo nel Devon

La settimana scorsa io ed Elena eravamo ancora lungo il sentiero di Montparnasse. Percorso più che libero, non ci facciamo certo problemi ad allontanarci un po' dalla terreno battuto. E allora, in sala Uander, chissà perché, si è finiti su di un'isola deserta assieme ad altri "Dieci piccoli indiani", più un parigino, autore cinematografico D.O.C., René Clair. Il suo film, tratto dall'omonimo romanzo di Agatha Christie del 1939, uscì 6 anni dopo.

Ken Loach cade anche dall'impalcatura

Nonostante le delusioni che già mi ha dato in passato, imperterrito ho deciso di continuare ad approfondire la conoscenza di Ken Loach, così, qualche sera fa, in sala Ninna, mi sono buttato su “Riff Raff”, pellicola che, nel 1991, fece conoscere definitivamente il regista inglese al grande pubblico.

Modigliani: Livorno nel mondo

La settimana scorsa, ricordate?, quella trascorsa tra le rue di Montparnasse, ha avuto un fascino del tutto particolare. Prima i "decaloghi", con le loro riflessioni, poi sulla scia del celebre pittore e scultore livornese, a scoprirne slanci e colori. E come poteva mancare, quindi, il film che ne vorrebbe narrare le ultime vicissitudini? "Modigliani" è un film del 2004, diretto dal regista scozzese Mike Davis.

L'inferno di tutti i valori

Bubu, all'Oberdan, la settimana scorsa, ho avuto l'occasione di vedere un meraviglioso film; niente di sorprendete quando si parla di Luchino Visconti, ma "La caduta degli dei" (1969) mi ha stravolto per intensità d'immagini ed emozioni. Da guardare ora, perché incarna un'opera d'arte monito di sommo valore.

Che malloppo, Becker & Gabin!

Giovedì scorso, in sala Uander, secondo passo di Jacques Becker nella nostra iniziativa. Passo elegante, disinvolto, negli oscuri ambienti della "mala" parigina: "Grisbì" è un gangster-movie del 1953, un anno dopo il "Casco d'oro" (visto da poco), che lascia col fiato sospeso dall'inizio alla fine. Niente male questo sentiero tra Belville e Montparnasse, anni '30-'40, grazie ad Elena per aver alzato il braccino in tal direzione.

Nel crimine perdono anche i fieri

In sala Uander, da lunedì scorso, ha preso il largo anche un altro viaggio, quello un po' casuale, un po' desiderato (sì, andremo a zig o a zag, di volta in volta), scaturito dal nostro incontro col pittore livornese Modigliani e, in particolare, col suo periodo parigino (Montparnasse). Prima tappa di questo excursus è vero e proprio luogo sacro della Settima: "Casco d'oro", oltre ad essere un gioiello cinematografico del 1952, permette inoltre di far accomodare nel Cinerofum il regista parigino Jacques Becker.

Buonanotte, popolo.

Qualche sabato fa, in una Genova di fine maggio assediata dal gelo, tutti (cioè io, megalomane) in sala Negri a vedersi un bel film in VHS e tubo catodico. Ahhh che bello il sapore del passato! Quindi è stato un piacere, dopo aver accompagnato la "Brancaleone" nel suo zig-zag in Italia Centrale, compiere un altro salto in un'epoca trascorsa: "Nell'anno del signore" (1969) è il secondo film del regista romano Luigi Magni, classe 1928. Lo consiglio a qualsiasi pubblico.

Keaton dice sì all'amore e no alla guerra

Ieri sera, in sala Ninna è tornato a splendere il sole. Dopo che per più di due settimane l’hanno fatta da padrone le affascinanti atmosfere plumbee di Kieslowski, è Buster Keaton a riportare il sorriso nella sala di Via della Maddalena con “Come vinsi la guerra” ("The General"), commedia del 1927, opera dal carattere frizzante e moderno, uno dei suoi film più noti e uno dei suoi più grandi successi di pubblico.

Fine del viaggio. Niech żyje filmów!

Ieri notte, in sala Ninna, ultimo giro con Krzysztof Kieślowski. In questo decimo episodio del “Decalogo”, ancor più “relax” dell'ottavo, dal sottotitolo “Non desiderare la roba d’altri”, il regista polacco ci mostra quanto la ricchezza e l’avidità possano cambiare la vita di due persone.

Penultimo giro, Krzysztof

Questa sera il 9° appuntamento col "Decalogo" polacco per eccellenza; "Non desiderare la donna d'altri" è l'ideale sottotitolo di questo comandamento. 58 minuti di splendida e suggestiva tortura kiewslowskiana.

Quando è lecito mentire?

L’ottavo episodio del “Decalogo” di Krzysztof Kieślowski è a tinte un po’ diverse rispetto ai precedenti. Le riflessioni su tematiche religioso - esistenziali, tra le quali quella sul concept della pellicola “Non dire falsa testimonianza”, vengono proposte attraverso il ragionamento e la parola delle protagoniste che non lasciano spunti suggeriti dalle azioni.

Ruba tu che rubo io che Ruby tu...

Il settimo episodio del decalogo kiewsloskiano è un "Non rubare" forte e chiaro che colpisce in più direzioni. Si tratta di un drammatico racconto d'amore materno che vi spingerà, tanto per cambiare, sul fertile terreno delle domande. Krzysztof Kieślowski.

Vivere d'amore

Quando un atto deve essere considerato impuro e quando un atto d’amore? La religione, la cultura, l’epoca e i trascorsi personali creano “la morale” di ogni individuo su questo argomento. Krzysztof Kieślowski, in “Decalogo 6 – Non commettere atti impuri”, ci propone la sua…