Nel 1966 uscì nelle sale “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli, da molti considerato
come “il capolavoro assoluto del regista”, vincitore di tre nastri d'argento,
presentato in concorso al 19’
Festival di Cannes e soprattutto… proiettato venerdì notte in sala Ninna!
Un'altra "follia" di Scorsese
Il peggior Martin Scorsese di sempre, secondo la critica, ma
soprattutto secondo il pubblico, tanto che, a causa del cocente insuccesso al
botteghino, il regista fu costretto ad avvalersi di una produzione indipendente,
per il suo film successivo. Ma questo “Re
per una notte” (1983), ennesimo “delirio” del regista newyorkese, a me non
è dispiaciuto per niente…
Stop the war!
Brian De Palma grida con tutta la voce che ha in corpo:
“stop the war!”
Il regista del New Jersey, con “Redacted”
(2007), racconta le giornate di una pattuglia di soldati americani di stanza presso un checkpoint in Iraq , attraverso le voci dei protagonisti, ripresi con una piccola
videocamera a mano da un loro commilitone (miao), a cui alterna immagini con cinepresa
fissa che mostrano le sensazioni, le emozioni e lo stato dei
soldati americani e dei civili iracheni.
Il secondo magico Pasolini
Questa sera, in sala Uander, Io ed Elena abbiamo recuperato un dente mancante. "Mamma Roma" di Pierpaolo Pasolini è un titolo che sta a pieno titolo tra le colonne di quel Partenone cinematografico di cui parlammo anni fa. Il regista romano d'adozione, un anno dopo il suo strabiliante esordio, richiama a corte quel Franco Citti che fulminò la critica, vi invita la più brava attrice italiana dell'epoca, un'incredibile Anna Magnani, e confeziona, in carta di giornale, roba da borgata, un gioiello in bianco e nero.
Alla faccia del "Tesoro ti sento lontano!"...
Ieri sera in sala Uander, io ed Elena abbiamo portato avanti il discorso Stanley Kubrick, godendoci l'esatto bianco e nero di "Lolita", film del 1961 tratto dal romanzo scritto nel 1955, del pietroburghese Nabokov. La sfida fu estrema per il regista di New York, ma il VI° capitolo della sua carriera testimoniò come questi fu artista (perché/perciò) in grado di interpretare un'opera d'arte e da essa inventarne una con vita propria.
Il primo Mendes è all'acqua di rose
Sabato scorso, in sala Vecchia, abbiamo invitato il regista britannico Sam Mendes, il quale, nel 1999, esordì con una pellicola roboante, dal fascino immediato, puntando sull'effetto imbarazzante di alcuni passi della sceneggiatura e su quello inebriante della fotografia "pop": "American beauty" è un accattivante, acuto quanto "politicamente scorretto", attacco alla società contemporanea, eternamente distratta da vuoti valori, al punto da non vedere la rosa nel proprio giardino.
L'Amarcord della Radio di Woody
Nella folkloristica (un po' freddina) sala genovese di piazza Negri, venerdì notte è stata inserita la VHS di "Radio Days" di Woody Allen, gioiellino del 1987, elegante tributo alla fonte prima delle sue fantasie di ragazzino.
A tutti i cittadini Kane
Tutti in piedi. Orson Welles. 1941. "Citizen Kane", il cittadino Kane nel suo castello, capolinea del suo personale Viale del Tramonto. Su "Quarto potere" sono stati realizzati articoli, libri, documentari, di tutto e di più. Sul 'Rofum, adesso, solo umili impressioni personali su questo mostro sacro della Settima.
La prima del Leone
Sabato sera, dopo la classica cena al Veliero con papà, è tempo di andare dritti a casa, scegliere una videocassetta e piazzarsi sul divano. Dopo aver visto i primi due capitoli della "trilogia del tempo", questa volta tocca al primo episodio della cosiddetta "trilogia del dollaro" (la logica non abita qui). Ormai avete capito...regia di Sergio Leone, musiche di Ennio Morricone, interpreti (tra gli altri), C. Eastwood e G. M. Volonté: "Per un pugno di dollari", del 1964.
Niente di nuovo dal "grande" cinema occidentale
“Argo” è il film
che con 3 premi Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio) ha sbancato l’ultimo Festival del cinema hollywoodiano.
Mi
sono avvicinato a questa pellicola con la giusta dose di curiosità e un filo di
sano scetticismo e, alla fine, il prodotto di Ben Affleck mi ha trasmesso più sensazioni
negative che positive.
L'amicizia prima di tutto
Dopo la delusione “Educazione siberiana” di domenica
pomeriggio, la mia voglia di un film di Gabriele Salvatores era rimasta
insoddisfatta così, ieri in prima serata, mi sono buttato su una sua pellicola
del 1990 di cui mi avevano parlato bene circa due anni fa e poi era finita nel
dimenticatoio. “Turné” è una
classica (ottima) commedia (all’) italiana nella quale il sorriso e i buoni
sentimenti la fanno da padroni.
Prego si accomodi, herr Ophüls
Questa sera, al circolino sulla Martesana di cui vi ho già scritto, io ed Elena abbiamo avuto la possibilità di fare la conoscenza di un celebre regista del passato; il viennese Max Ophüls (1902, 1957) c'ha porto la mano che stringeva una "Lettera da una sconosciuta" (1948), dramma rosa sull'amore univoco, non corrisposto; quando, insomma, il 100% e più, viene tutto da un lato solo. Produzione hollywoodiana, tormento europeo.
Dai Salvatores, ripigliati!
Ieri pomeriggio, dopo la solita partita “a livello di Doria”,
sono andato al cinema del Porto Antico, spinto dalla curiosità di vedere
l’ultima opera del regista e sceneggiatore napoletano Gabriele Salvatores. "Educazione siberiana" è tratto dall'omonimo romanzo di Nicolai Lilin e,
sapendo quali erano i temi, il periodo storico e il genere,
pensavo potesse essere un gran bel film proprio perché di Salvatores e invece è
stato una delusione.
Passano gli anni, ma non la "fame chimica"...
Nel 2004 uscì nelle sale “Fame chimica”, pellicola che ha alla regia la semi-sconosciuta
coppia Antonio Bocola e Paolo Vari e, come interpreti, una sfilza di esordienti e
semi-esordienti, ma il risultato è assolutamente più che soddisfacente: la
pellicola, infatti, non sarà un capolavoro di tecnica ed estetica, ma emoziona,
raccontando la vita di (un) quartiere in maniera decisamente realistica, tanto
che chiunque di noi (coetanei dei protagonisti del film) può ritrovarsi
(ventenne) in almeno uno dei personaggi… e scusate se è poco!?!
Sempre avanti, Miriam
Questa sera, mio ultimo appuntamento alla rassegna di quest'anno sul cinema israeliano. Colgo l'occasione per ringraziarne i curatori; sia quest'anno, sia quello precedente, le pellicole sono state di buon livello, per il sottoscritto;compresi i documentari che, quale più quale meno, hanno sempre offerto il là a spunti e riflessioni interessanti e doverose. Scrivevo, l'ultimo incontro è stato con la signora Miriam Weissenstein, tenace classe 1915 che non abbandonerà mai il suo posto: "Lo studio fotografico" ("Life in stills"), è un documentario scritto e diretto da Tamar Tal.
L'amore secondo Woody
I film di Woody Allen sono come le ninna (e come i film di
Chaplin): uno tira l’altro. Così, ieri sera in sala Ninna, altro grande Woody.
Correva l’anno 1977 e il regista newyorkese sfoderò una delle sue più grandi
opere: “Io e Annie” (“Annie hall”) è
una commedia, capolavoro della settima arte.
Spaccatutto Cristo!
Nel 1988, il regista newyorkese Martin Scorsese, classe 1942, partorì un'opera travagliata quanto discussa quanto dirompente. "L'ultima tentazione di Cristo" parte dal soggetto del quasi omonimo romanzo del 1960, dello scrittore greco Nikos Kazantzakis (1983-1957), per poi trasudare di quell'arte, figurativa e interpretativa, a cui il grande regista ci ha abituato sin dagli albori della sua carriera.
Grandi Woody crescono
Nel 1969 venne realizzato un film che introdusse nel mondo del cinema un personaggio mai visto, figlio di Jerry Lewis, Chaplin e di tutta la preziosa combriccola di attori comici destinati a dar spessore al loro genere cinematografico. L'allora 40enne era già noto al pubblico di qualche cabaret o talk show televisivo, ma per quello del grande schermo fu un vero shock: "Prendi i soldi e scappa" è il secondo film interpretato e diretto da Woody Allen (tre anni prima comparve già lo sperimentale "Che fai, rubi?") e, cosa molto più importante, è il film che ho visto più volte, a pari merito col capolavoro del 1982 di Michele Lupo, "Bomber".
Ora Petr Ginz è un asteroide
Ora, con un po' di emozione, vorrei scrivervi di un film documentario visto questo pomeriggio. Petr Ginz fu un ragazzo di Praga, nato nel 1928, quindi condannato a una vita già morta. Morì ad Auschwitz nel 1944. Morto a 16 anni solo perché dovette aspettare di averne 14, lui "privilegiato", lui "meticcio" metà cristiano metàebreo. Di fronte al folle orrore nazista, questo ragazzo s'aggrappò alla fantasia, pregando Jules Verne d'indicargli la strada che permettesse di non vedere, anzi, vedere altro; un altro mondo. "L'ultimo volo di Petr Ginz" (2012) mostra il crudele e fantastico percorso di Petr verso il Firmamento.
Le verità a fin di male
Stasera vorrei parlarvi del film che ho visto poco fa, dove? Ditelo voi. Esatto. La rassegna sul cinema israeliano ha proposto "Footnote" (letteralmente "Nota a piè pagina"), film del 2011 (miglior sceneggiatura a Cannes), di Joseph Cedar, israeliano nato a Newyork, classe 1968. Al suo quarto lungometraggio, il regista realizza un anomalo mix di comicità leggera e suspense filologica.
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