Ieri sera, Cinerofum all'Arlecchino di Viale Tunisia, a vedere un film presentato quest'anno a Venezia (sez "Orizzonti", la più soddisfacente senza dubbio). Il film è belga, del regista Frédéric Fonteyne (Bruxelles, 1968), ed è un bel vedere, un bel ridere, bell'emozionarsi. "Tango Libre" è un'opera che dirà la sua anche fuori dalla rassegna della 69a Biennale, scommettiamo?
Il cinema sorge in Arabia
Dall'ultimo Festival di Venezia è spuntato anche un film che assume un'importante valenza storica: è il primo ad essere girato da una donna in Arabia Saudita. "Wadjda" è un film che dev'essere visto per molte ragioni, ne riporto, due al volo: è una finestra affascinante su un mondo a noi ancora, incredibilmente e ingiutstificatamente, troppo ignoto e, last but not least, è un'ottima pellicola. Regia di Haifaa Al Mansour.
"Film" the Void
Ed eccolo, doveva pur uscire, prima o poi, il filmaccio della Biennale di Venezia 2012. "Fill the void" ("Lemale Et Ha'Chalal"), film israeliano della debuttante, newyorkese classe 1967, Rama Burshtein, è brutto, ma brutto, ma brruuttoo...
Caro e...vecchio gangster movie
A Venezia 2012 ha partecipato anche un film in cui non emerge certo una trama originale (un duro che viene assoldato da un piccolo boss per le sue commissioni), ma la capacità del regista di muovere la m.d.p. come nei più classici dei film del genere: "The iceman" è un film diretto dal regista israeliano classe 1973, formatosi negli USA, Ariel Vromen.
"Comprasi moglie", documentario filippino
Dall'ultimo Festival di Venezia è uscito un film-documentario ambientato in un villaggio di pescatori filippino. S'intitola "Sinapupunan" ("Il grembo") ed è stato girato dal regista filippino Brillante Mendoza (classe 1960, miglior regia a Cannes 2009 per "Kinatay").
Assurdo e magistrale Fellini
Dopo un piacevolissimo periodo di svacco all’Isola Piana, eccomi di nuovo in Sala Ninna a godermi uno spettacolo cinematografico e a condividere le mie emozioni e le mie sensazioni sul ‘rofum. Il film che ho visto ieri sera è un’opera del grande Federico Fellini datata 1980, vincitore del Nastro d’Argento come miglior regia. E’ giusto aspettarsi qualsiasi cosa dal, come viene spesso riconosciuto universalmente, più grande regista italiano di tutti i tempi, ma “La città delle donne” è qualcosa di incredibile. Un viaggio surreale, assurdo, allucinante, spesso inquietante o eccitante all’interno del mondo femminile, ed in particolare del rapporto che l’uomo ha con esso, che lo spettatore intraprende col protagonista del film Snaporaz (Marcello Mastroianni), un uomo maturo e distinto che si ritrova catapultato all’improvviso in questa assurda esperienza introspettiva.
Balle senza malizia
Ieri è stato il turno anche di un altro film appena uscito dall'ultimo Festival di Venezia; "Starlet" è un film diretto dal giovane regista americano Sean Baker. Niente di nuovo all'orizzonte ma si tratta comunque di un film che consiglio perché, se il canovaccio principale è un tòpos cinematografico, l'impegno degli autori a rompere qualche schema c'è.
Esordio di Ciprì solista
Ieri sera, fresco fresco di Festival di Venezia, è uscito nelle sale il primo lungometraggio diretto dal palermitano Daniele Ciprì, "È stato il figlio". Il regista, classe 1962, ci racconta in maniera ironica (non per questo non realistica) una storia tutta palermitana che racchiude in sé molte luci e ombre dell'affascinante città siciliana.
Il "secondo" Antonioni un po' affrettato
La scorsa settimana il Cinerofum, ennesima volta, in trasferta allo Spazio Oberdan. L'occasione è ghiotta: il secondo film di Michelangelo Antonioni, "I vinti", del 1953. Uhm. Questo lungometraggio, in particolarissimo modo il prologo che introduce i tre episodi in cui è suddivisa, mi fa balzare davanti agli occhi lo scontro (cinematografico e, via via, ideologico, politico) che negli anni 60-70 circondò l'opera del regista ferrarese.
La prima ossessione di Antonioni
Questa sera, sul grande schermo dello Spazio Oberdan, è stato proiettato il primo lungometraggio del regista ferrarese Michelangelo Antonioni: "Cronaca di un amore", del 1950, descrive l'andamento sinusoidale della convinzione e del disincanto che accompagna quasi sempre una travolgente storia d'amore.
"C'est moi, Lola!"
Ieri sera, il Cinerofum, seppur in versione trasferta, ha accolto nella sua iniziativa un regista di cui si è parlato poco ma che rappresentò, assieme ad altri (Malle su tutti, poi Colpi, Franju, Rozier, Vadim), quel frizzante ambiente parigino che fece da contorno ai "turchi" dei "Cahiers du Cinéma" e alla loro nuova ondata cinematografica. Nel 1961, con "Lola", il regista francese Jacques Demy disse la sua sull'amore e sulla vita, da prendere così, con un bianco e nero spensierato e con le mani in tasca, fischiettando per una Nantes vispa e malinconica.
La nebbia è femminile
Ieri pomeriggio, allo spazio Oberdan, ho avuto l'occasione di vedere l'ultima opera di Michelangelo Antonioni, realizzata nel 1982 (successivamente, infatti, verranno: una co-direzione con Wenders, 13 anni dopo, e una partecipazione episodica, addirittura 22 anni dopo). "Identificazione di una donna" è un film difficile da analizzare, ma proverò a buttare su bit, 1 su 0, qualche impressione.
Una grande squadra di attori e la commedia c'è
L'altro
ieri sera finalmente, dopo un mese di "bagordeggiamenti", sono riuscito a
trovare una serata tutta per me da passare nella tanto cara sala Ninna
in compagnia del vecchio amico cinema. Fuori faceva freschetto e per di
più pioveva a dirotto e questo mi ha invogliato ulterirmente a svestire
i panni del "bagordeggiatore" e ad infilarmi quelli del cinerofumiano.
Il
film che ho deciso di vedere è un'altra opera del maestro Mario
Monicelli che dirige una squadra fenomenale di attori che ha come punte
di diamante Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Claudia
Cardinale, che interpretano "I soliti ignoti", commedia del 1958.
Giocare alla vita come se fosse antani
Siamo a Lugnano in Teverina (TR) e il centro sociale (sempre) occupato del paese, alias "Casa Villa", per un pomeriggio e una sera si è trasformato da luogo per super-serate a base di ottima compagnia, vino, uander e musica, in sala proiezioni. Ci siamo io, Matte, l'Inge, Simo, Sabri e Paola, in iperelax per una maratona cinematografica anche se, ad onor del vero, c'è chi arriva a proiezione già iniziata e chi abbandona la scena prima della fine. Ma d'altronde l'obbiettivo è pretenzioso: vedere in una giornata tutti e tre gli atti di "Amici miei".
Si parte col "primo atto" già nel pomeriggio e si prosegue con gli altri due in prima e seconda serata e alla fine, nonostante gli occhi "cinesi" che si incrociano a causa di un uso decisamente sconsiderato (e strapiacevole!) di uander e a circa sei ore passate davanti allo schermo, l'obbiettivo può dirsi raggiunto!
Andrò a recensire l'"Atto I" che uscì nelle sale nel 1975, che ha alla regia Mario Monicelli e che, secondo me, ha quel qualcosina in più rispetto al II° e al III°, pur essendo anch'essi due capolavori del cinema italiano.
Finire così, come un soffio
Anche stasera, Io ed Elena alla disperata ricerca di una sala; la nostra Uander, di solito accogliente e servizievole, non ha retto l'ondata di Lucifero e ci ha chiesto di lasciarla in pace; allora tutti all'Anteo a star freschi per due ore/euro, a recuperare un titolo cinese che è stato un bene non perdere: "A simple life" è un film del 2011, della regista Ann Hui.
Scacco matto di Luchino
La sala Uander deve ammetterlo, dopo 225 minuti di pellicola cupa, avvolta da costante ombra sulla scena e crescente tenebra nella mente (mia e del protagonista), è abbastanza esausta: "Ludwig", datato 1973, è un film ambizioso, a tratti profondo, sul finire noioso.
"Morirà quando non ne avrà più voglia"
Ieri sera in sala Uander, per le strade una Milano deserta, bella e silenziosa come mai, Rainer Werner Fassbinder è entrato portandosi dietro la figura Hans Epp, un signore dall'andatura un po' goffa e dallo sguardo dolce e sognante, ma con tanto amaro tra i denti: "Il mercante delle quattro stagioni", 1971.
"E' la storia di una società che precipita..."
L' anno è il 1995 e in quel periodo un ragazzo delle periferie parigine perse la vita per mano della polizia. Da questo fatto di cronaca prende spunto "L'odio", film in bianco e nero, vincitore del premio per la miglior regia al 48° festival di Cannes, attraverso il quale il giovane regista e sceneggiatore francese Mathieu Kassovitz ci regala uno sguardo umano e sincero sulla vita e i conflitti delle banlieue parigine.
Mario non può essere sempre "Super"
Ieri sera è arrivato anche il momento dell' esordio di Antonio De Curtis in Sala Ninna.
"Totò e le donne" è
un film del 1952 diretto da Mario Monicelli e Stefano Vanzina (in arte
Steno) interpretato appunto da Totò, con la partecipazione della sua più
nota spalla, Peppino De Filippo.
Il
Cavalier Scaparro (Totò), rifugiatosi in soffitta per leggere un
romanzo giallo e fuggire alle donne di casa, ci racconta quanto le
rappresentanti del genere femminile siano egoiste e maniache e perchè
non sopporta più alcuna rappresentente del "gentil sesso".
Per un cucchiaio di minestra...
Ieri sera, sala Uander dalle tinte fosche e dall'atmosfera solenne. Il maestro russo Sergej M. Ėjzenštejn, nel 1925 realizzò il suo secondo film: "La corazzata Potëmkin" è un film che ha fatto scuola con le sue molteplici formalizzazioni e col tracciamento di un nuovo orizzonte espressivo in ambito cinematografico.
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