Ciao a tutti. Giovedì scorso, io e Mr Brown, abbiamo dedicato 88 minuti alla visione del film "Ultrà" di Ricky Tognazzi, datato 1990. Film culto della nostra generazione, l'abbiamo visto tutti; più volte. Ma rivederlo oggi, dopo tutto quel che è stato, e proprio in questo delicato momento per la cultura di gradinata, è una sensazione nuova. Strana. Il film consegna allo spettatore uno spaccato del pianeta curvaiolo, del mondo tifo, quello più accorato, quello più passionale ed estremista.
Extra: Viale del tramonto...che extra!
"Viale del tramonto", 1950, di Billy Wilder.
Prefazione
È un film “importante”, che io, e non solo, inserirei nella classifica dei migliori venti. L’ho notato durante la visione. Per dirla meglio, ho provato quella bellissima sensazione che mi capita di sentire quando vedo i film capolavoro, quell’emozione percepita durante la visione di Accattone oppure di Signore e signori, Il fascino discreto della borghesia, Suscià e anche Easy rider. A tale proposito mi viene in mente una frase detta da Terry, personaggio di un libro che sto leggendo, grandissimo appassionato di cinema e divoratore di pellicole. “È possibile, naturalmente, concepire il film perfetto. Ciò non implica che debba trattarsi di un film piacevole o ottimistico. Potrebbe anche essere il film più deprimente che mai sia stato girato. L’importante è che possegga un’impostazione coerente, priva di sbavature. Io sono certo che questo film esiste. In questa fase non faccio che impadronirmi degli strumenti per trovarlo….
Prefazione
È un film “importante”, che io, e non solo, inserirei nella classifica dei migliori venti. L’ho notato durante la visione. Per dirla meglio, ho provato quella bellissima sensazione che mi capita di sentire quando vedo i film capolavoro, quell’emozione percepita durante la visione di Accattone oppure di Signore e signori, Il fascino discreto della borghesia, Suscià e anche Easy rider. A tale proposito mi viene in mente una frase detta da Terry, personaggio di un libro che sto leggendo, grandissimo appassionato di cinema e divoratore di pellicole. “È possibile, naturalmente, concepire il film perfetto. Ciò non implica che debba trattarsi di un film piacevole o ottimistico. Potrebbe anche essere il film più deprimente che mai sia stato girato. L’importante è che possegga un’impostazione coerente, priva di sbavature. Io sono certo che questo film esiste. In questa fase non faccio che impadronirmi degli strumenti per trovarlo….
Sono innocente
Recensione XXXXIV:
Cinerofum tartufato ieri sera in sala Uander. Pochi intimi (Io, Tigre & Doris) per una tagliatellata d'autore, grazie Doris, e per una proiezione di altissimo livello: "Sono innocente" di Fritz Lang, 1937. Attore protagonista, Henry Fonda (il Tom Joad visto di recente, tra gli altri). Questo film appartiene al "periodo hollywoodiano" della filmografia del regista austriaco. La domanda quindi: si percepisce questa "appartenenza"?
Cinerofum tartufato ieri sera in sala Uander. Pochi intimi (Io, Tigre & Doris) per una tagliatellata d'autore, grazie Doris, e per una proiezione di altissimo livello: "Sono innocente" di Fritz Lang, 1937. Attore protagonista, Henry Fonda (il Tom Joad visto di recente, tra gli altri). Questo film appartiene al "periodo hollywoodiano" della filmografia del regista austriaco. La domanda quindi: si percepisce questa "appartenenza"?
Extra: l'uomo che è.
Ciao 'rofumanitosi, vorrei segnalarvi un film che, io ed Elena, abbiamo visto lo scorso venerdì: "L'uomo che verrà" del bolognese Giorgio Diritti, del 2009; ideato, scritto e diretto da lui. Il secondo film del regista, dopo "Il vento fa il suo giro" del 2005 (che non ho visto). Anche in questo film compare Alba Rohrwacher, che si conferma sulla cresta dell'onda, è ovunque...
Una commedia sexy di una notte di mezza estate
Appuntamento: XXXXIII
E alla fine ce l'abbiamo fatta: anche la nuovissima sala Tuba è stata inaugurata. Al 12 di via Briosi entra in scena uno dei grandi del cinema, Allan Stewart Königsberg: Woody Allen.
Ci entra non dalla porta principale, in pompa magna, ma vabbè, intanto ci siamo presentati. Bella questa sala! Mobili nuovi e moderni, birretta e patatine, e gelato rinfrescante; sullo sfondo tetti milanesi ad altezza sesto piano. Non male. A goderne: Albert Aporty e Michela, io, Elena e Tommy (senza Peco!?).
"Una commedia sexy in una notte di mezza estate", classe 1982.
Extra: Genova, ancora...
Ueilaaaa, altro extra, altro regalo.
La Ele è un po' stanca, io non aspetto altro. Guardiamoci un film sul divano più comodo al mondo (il proprio).
Siccome il Tigre, il giorno prima, ci ha detto "...non è un granché, ma dovete guardarlo perché è ambientato a Genova!", non possiamo evitare, a così breve distanza da quel disastro che è "Cosa voglio di più", di riavvicinarci piano, piano, quatti, quatti, a quest'altra opera del regista milanese Silvio Soldini: "Giorni e nuvole" (2007).
La Ele è un po' stanca, io non aspetto altro. Guardiamoci un film sul divano più comodo al mondo (il proprio).
Siccome il Tigre, il giorno prima, ci ha detto "...non è un granché, ma dovete guardarlo perché è ambientato a Genova!", non possiamo evitare, a così breve distanza da quel disastro che è "Cosa voglio di più", di riavvicinarci piano, piano, quatti, quatti, a quest'altra opera del regista milanese Silvio Soldini: "Giorni e nuvole" (2007).
Extra: McCarthy vive!
Buongiorno a tutti, mi viene voglia di parlarvi di questo film del newyorkese Martin Ritt, con Woody Allen: "Il prestanome", datato 1976.
Non avevo mai sentito parlare di questo regista, scomparso nel '90, autore di una trentina di film. Questo film affronta quel vergognoso periodo che fu il maccartismo, spazio Stati Uniti, tempo anni '50.
Non avevo mai sentito parlare di questo regista, scomparso nel '90, autore di una trentina di film. Questo film affronta quel vergognoso periodo che fu il maccartismo, spazio Stati Uniti, tempo anni '50.
In the mood for love
Recensione XXXXII:
Questa volta pansotti al sugo di noce, in sala Uander. Io, Lelena, Tigre, Albert Aporty con Michela, e...Gioggi; sì, proprio lui.
Abbiamo qualcosa da farci perdonare da Michela (un "Fuoco fatuo" difficile da mandar giù) e da non rischiare con Gioggi (se no scatta il solito piano, attuato da una manciata di dispersi: "eh ma no, sai, è che, cioè...nel senso...").
Che selettivi ormai! Il regista cinese Wong Kar-wai, finalmente, ci lascia con un non so che...
Continuiamo a riflettere...
[...]
La doppia vita di Veronica
Recensione XXXXI:
Io, Lelena, Zippino ed il Tigre, in sala Uander; ad assistere a questa pellicola del regista polacco, datata 1991.
Alla fine del film tutti "con quella faccia un po' così".
Ci prendiamo qualche giorno per riflettere.
[...]
Easy rider
1969, USA, diretto da Dennis Hopper.
Per questa volta si è deciso per una proiezione “soft”, ed ecco che spunta all’orizzonte uno dei mitici film di fine anni ’60, Easy rider. Sala Uander risponde alla grande e registra il tutto esaurito!
Easy rider parte subito facendoci capire subito che rock e chitarre elettriche ci accompagneranno in questo splendido viaggio fra la California e New Orleans. Riprese di scenari magnifici, strade infinite, e cieli soleggiati sovrastano tutto. La storia racconta di due compagni di avventura, che molto speranzosi tentano il colpo della vita, poca spesa e tanta resa. Harley-Davidson cromate, luccicanti, autostoppisti fermati per strada e feste hippie ci portano per mano, in maniera leggera, senza fatica.
Easy rider parte subito facendoci capire subito che rock e chitarre elettriche ci accompagneranno in questo splendido viaggio fra la California e New Orleans. Riprese di scenari magnifici, strade infinite, e cieli soleggiati sovrastano tutto. La storia racconta di due compagni di avventura, che molto speranzosi tentano il colpo della vita, poca spesa e tanta resa. Harley-Davidson cromate, luccicanti, autostoppisti fermati per strada e feste hippie ci portano per mano, in maniera leggera, senza fatica.
Extra: Happy di sorridere un po'...
Ciao 'rofumetti, venerdì scorso io, Lelena, Tigre e Doris ci siamo spinti (guidavo io!) sino a via del Conservatorio per vedere "Happy Family" (2010), l'ultimo film di Gabriele Salvatores.
Non ero convinto di scrivere qualche riga su di questa pellicola, ma vista la tragedia cinematografica di "Cosa voglio di più", ho voglia di riconciliarmi col sorriso e col cinema italiano che, quando non si inoltra in terreni che non sa affrontare, riesce a far trascorrere qualche piacevole ora al proprio pubblico.
Non ero convinto di scrivere qualche riga su di questa pellicola, ma vista la tragedia cinematografica di "Cosa voglio di più", ho voglia di riconciliarmi col sorriso e col cinema italiano che, quando non si inoltra in terreni che non sa affrontare, riesce a far trascorrere qualche piacevole ora al proprio pubblico.
Extra:...ma qualsiasi cosa, altro che Lucano!!
Ieri, io ed Elena, spinti dal caldo più che dall'entusiasmo, siamo andati al cinema all'aperto di Porta Venezia a vedere "Cosa voglio di più" di Silvio Soldini, regista milanese cinquantaduenne.
Sapete ormai quale sia la mia predisposizione a vedere film contemporanei italiani (credo di avere visto gli unici al cinema negli ultimi mesi), e quasi quasi mi stavo pentendo dei miei pregiudizi.
Sino a ieri sera; torno nel mio loculo. Non gliene fregherà nulla a nessuno; ma quello che è stato proiettato ieri ha passato il limite.
Sapete ormai quale sia la mia predisposizione a vedere film contemporanei italiani (credo di avere visto gli unici al cinema negli ultimi mesi), e quasi quasi mi stavo pentendo dei miei pregiudizi.
Sino a ieri sera; torno nel mio loculo. Non gliene fregherà nulla a nessuno; ma quello che è stato proiettato ieri ha passato il limite.
Extra: pianeti avversi...
Saturno Contro, di Ferzan Özpetek, 2006.
Una recensione extra che nasce da una domenica milanese di grande calura estiva. Sveglia a mezzogiorno, colazione, e poi, pam, film.
Il film racconta una fase di vita impegnativa, difficile, che il cast, composto in prevalenza da attori italiani, affronta condividendo in pieno ogni momento. E’ una storia soprattutto di amicizia, vissuta e raccontata attraverso essa. La storia procede attraverso una serie di intrecci amorosi, omosessuali e non, che portano a toccare temi come la morte, il tradimento, l’approvazione dei genitori.
Una recensione extra che nasce da una domenica milanese di grande calura estiva. Sveglia a mezzogiorno, colazione, e poi, pam, film.
Il film racconta una fase di vita impegnativa, difficile, che il cast, composto in prevalenza da attori italiani, affronta condividendo in pieno ogni momento. E’ una storia soprattutto di amicizia, vissuta e raccontata attraverso essa. La storia procede attraverso una serie di intrecci amorosi, omosessuali e non, che portano a toccare temi come la morte, il tradimento, l’approvazione dei genitori.
Sciopero!
Recensione XXXIX:
Sorvolo sulla tragica serata di martedì scorso.
Meglio parlare di questa pellicola storica del grande maestro sovietico del cinema, gran teorico del montaggio.
"Sciopero!" è il primo film di Sergej Mikhajlovič Ėjzenštejn, del 1925. Una decina i film realizzati dal regista di Riga, una decina i suoi libri teorici sull'arte della regia. Infinitamente di più quelli realizzati dagli altri riguardanti il suo genio.
Nato nella Russia pre-rivoluzionaria (1989), cresciuto nell'URSS stalinista, morto a 50 anni, ha impresso il suo nome nella Settima tra i primi. Secondo mia abitudine, provo ad ipotizzare un Ejzenštejn più longevo, in una nazione più libera. Sono inciampato in un ragionamento per assurdo; lo so.
Il film. Strepitoso.
Sorvolo sulla tragica serata di martedì scorso.
Meglio parlare di questa pellicola storica del grande maestro sovietico del cinema, gran teorico del montaggio.
"Sciopero!" è il primo film di Sergej Mikhajlovič Ėjzenštejn, del 1925. Una decina i film realizzati dal regista di Riga, una decina i suoi libri teorici sull'arte della regia. Infinitamente di più quelli realizzati dagli altri riguardanti il suo genio.
Nato nella Russia pre-rivoluzionaria (1989), cresciuto nell'URSS stalinista, morto a 50 anni, ha impresso il suo nome nella Settima tra i primi. Secondo mia abitudine, provo ad ipotizzare un Ejzenštejn più longevo, in una nazione più libera. Sono inciampato in un ragionamento per assurdo; lo so.
Il film. Strepitoso.
Extra: l'educazione di Hornby
Ciao 'rofum, ieri sera io ed Elena abbiamo visto ai chiostri di Santa Barnaba "An education", della regista Lone Scherfig, del 2009. La cinquantenne danese fu discepola della scuola danese, fondata nel 1995 dai due registi "von" Trier e Vinterberg, i quali predicarono, detto sinteticamente, la rinuncia a tutti quegli artifizi e orpelli che, a loro detta, stavano conducendo la "Settima" verso l'impossibilità di raccontare le intime sensazioni (ancor meglio se accompagnate da una qualche sofferenza) dell'essere umano d'oggi: la luce dev'essere quella naturale (se non una lanternina sulla telecamera...), i colori quelli reali (senza elaborazioni post-produzione), insomma, gli effetti speciali hollywoodiani sono aglio per questi "Nosferatu" di Copenhagen. Un'applicazione di questi dettami fu il #dogma12 ("Italiano per principianti"), che ne dite di un extra apposito?
Sogno di una notte di mezza estate
Buon giorno amici del Cineforum,
No..non state avendo un abbaglio a causa della calura estiva...sono proprio io..Lelena!
e non scrivo per aggiungere un commento...NO! NO! Mi accingo proprio a scrivere una recensione. Il primo. E forse l’ultimo. Chissà...
fatto stà che ho rubato un po’ di spazio al nostro blog (Tigre e Depa non me ne vogliano) per aprire una parentesi teatrale sullo spettacolo che è andato in scena ieri sera al Teatro dell’ Elfo di Corso Buenos Aires 33: Sogno di una notte di mezza estate, una commedia di William Shakespeare scritta all'incirca tra il 1594 -96.
Furore
Seratona XXXVIII:
Ieri in sala Uander la vera grande novità è stata l'ordine di arrivo, con un Albert Monzy primissimo, con 5 minuti di anticipo sull'ora di partenza: vai Albert!
Poi: Albert d'Aporty, Tigre e Doris. Grande pubblico che attende in sala lui: John "Jack" Ford, col suo "Furore", del 1940, con Henry Fonda.
Il soggetto del libro è l'omonimo romanzo di John Steimbeck. Straordinario. Leggetelo.
Questa volta l'organizzazione regge: il film c'è, con audio buono.
Un affare di donne
Seratina XXXVII:
"Un affare di donne", di Claude Chabrol, 1988.
Ciao 'rofumofili, sono contento di essere tornato tra voi, e altresì di averlo fatto con un regista a cui, senza motivi particolari, sono affezionato: l'ottantenne regista parigino Claude Chabrol.
Come al solito si parte senza idee, un film viene ipotizzato in giornata, ma la rete non ci soddisfa e dobbiamo "ripiegare" su quelli che il Tigre, con logica e criterio aleatori, periodicamente deposita in chiavetta. Ma se sento dire Chabrol e anche "Chi è?", beh...les jeux sont faits!
"Un affare di donne", di Claude Chabrol, 1988.
Ciao 'rofumofili, sono contento di essere tornato tra voi, e altresì di averlo fatto con un regista a cui, senza motivi particolari, sono affezionato: l'ottantenne regista parigino Claude Chabrol.
Come al solito si parte senza idee, un film viene ipotizzato in giornata, ma la rete non ci soddisfa e dobbiamo "ripiegare" su quelli che il Tigre, con logica e criterio aleatori, periodicamente deposita in chiavetta. Ma se sento dire Chabrol e anche "Chi è?", beh...les jeux sont faits!
La nostra vita
Recensione XXXVI:
"La Nostra Vita" è un film giovane, fresco, che finalmente ci fa vedere un po’ di coraggio e di sincerità trasparire dalla telecamera. Il regista Daniele Luchetti sperimenta un modo di ripresa che è a tratti quasi ossessivo, psicologico. Punto di ripresa spesso a due spanne dal soggetto, mosso, a tratti amatoriale. Poi, quando parte con riprese circolari attorno al protagonista della scena, ricorda a mio parere un po’ il Salvatores di "Quo vadis baby?" (o altri suoi film) anche se meno didattico nel movimento della cinepresa e quindi più reale. La storia è una storia Nostra, di questa piccola Italia in cui i principi con cui siamo cresciuti stanno facendo spazio a nuovi modi di intendere il circostante. Immagine, soldi, futilità.
Il marchese Del Grillo
Serata XXXV:
Ebbene, 35o appuntamento. Avanti. Non stiamo mollando.
Ed ancora "Il Maestro", Mario Monicelli allunga a 3, stacca tutti gli avversari, come il Brasile.
"Il marchese del Grillo", 1981.
Ieri in sala Uander, di lunedì causa partenza per il Marocco, io, elena, Albert Aporty ed Apix. Impossibile non citare il dono di Apix: bottiglia di Aperol e 6 bottigliette di cedrata Tassoni ("Quante cose al mondo vuoi fareee, costruireeee...."). Bel mix, come si chiama più?
Ebbene, 35o appuntamento. Avanti. Non stiamo mollando.
Ed ancora "Il Maestro", Mario Monicelli allunga a 3, stacca tutti gli avversari, come il Brasile.
"Il marchese del Grillo", 1981.
Ieri in sala Uander, di lunedì causa partenza per il Marocco, io, elena, Albert Aporty ed Apix. Impossibile non citare il dono di Apix: bottiglia di Aperol e 6 bottigliette di cedrata Tassoni ("Quante cose al mondo vuoi fareee, costruireeee...."). Bel mix, come si chiama più?
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