Tra trappole umane

Essere freschi il lunedì permette di godersi anche la seconda pellicola (vera, 35mm), proposta come ogni settimana dai ragazzi dell'"Altrove". Quindi alle 21.15, ancora con Elena, facciamo ritorno in sala assieme a Robert Bresson. Nel 1967 il regista francese "s'incontrò" nuovamente con Georges Bernanos, realizzando il suo "Mouchette" (sottotitolo italiano: "Tutta la vita in una notte"), storia della lotta e sofferenza quotidiane di uno scricciolo coi codini circondato da bracconieri e tagliole.

Tanto vanno i ricci a fondo...

Quando quelli dell'"Altrove" ripartono...come questa volta, così, all'improvviso: "La lutte est finie - Cinema e contestazione tra Francia e Italia". Truc! Un altro lunedì in pellicola 35mm, con Elena al fianco: "Metti, una sera a cena", scritto e diretto nel 1969 dal napoletano Giuseppe Patroni Griffi (1921-2005), è un ménage à trois, quatre, cinq....l'importante è non annoiarsi e la gelosia, imprevedibile testona, può mescolare le certezze quel tanto che basta.

Santa Pazienza

Solo per Paul Thomas Anderson? Queste parole, a volte con cadenza interrogativa, altre decisamente più caparbia, mi hanno assillato durante il tragitto verso il "Sivori". Lo sto facendo per lui? Sì! Scacciando via l'abbominevole trailer dalla mente, mi obbligo a credere nel regista di Los Angeles con alle spalle film mica da ridere. "Il filo nascosto", del 2017, dopo aver fatto incetta di nomination, ha racimolato pochino, dividendo pubblico e critica. Ma questa fiaba d'amore cerebrale, quasi un tributo al "classico" di una volta (nonché ad un'epoca) per impostazione e pacatezza, non certo per immagini e potenza, ha dalla sua, oltre alla notevole recitazione dei protagonisti, intensa e caricata, l'ormai solida sensibilità di P.T. Anderson (superiore a quella di qualsiasi video promozionale).

ParaMistero dell'Io

Domenica post derby di sole, ma per le 17.15 il cielo si copre quel po' che permette un'innocente fuga in sala. Seguaci critici ma fedeli degli autori che hanno posto la loro firma nell'enciclopedia cinematografica che conta: nonostante il trailer imbarazzante, Marigrade, Elena ed io, presenti ai "Cappuccini" per "Quello che non so di lei" (2017), ultima fatica di Roman Polanski. Thriller psicologico che poggia sulle due protagoniste, ciascuna magnetica a modo suo, non si preoccupa dell'originalità, quanto dell'effetto ritmico e visivo del racconto, riuscendo a non frustrare.

Cinema dei dettagli

Locandina con titolo originale in ceco? Mi prude il naso. Marigrade invita, scrivo ad Elena e ci siamo. Giovedì scorso appuntamento ai "Cappuccini" per annusare e girare attorno a "Cure a domicilio", pellicola del 2015 scritta e diretta da Slávek Horák, regista ceco classe 1975, qui debuttante con gran dimostrazione di sensibilità cinematografica e psicologica. Dopo aver preso fiducia nelle movenze della "sua" m.d.p., non ci è rimasto che cogliere gli splendidi dettagli sparsi per il film, dettagli profondi, che dicono molto di più del mero racconto per immagini.

Arte che incontra

La "Cineteca Bologna Distribuzione", sempre più attiva, in questi giorni propone al pubblico italiano "Visages, voyages", un road art movie, o street film art, insomma un originale percorso lungo provinciali francesi e sentieri artistici (presentato a Cannes 2017), per scoprire volti ed incollarli al muro della memoria, sin quando regge. Autori: la regista belga Agnès Varda, autrice del "Cléo..." (1962), nonché compagna di sempre del grande J. Demy, e l'"artivista" parigino JR (Jean René). Un incontro stimolante tra il cinema e l'arte di strada del collage fotografico, che innanzitutto denota la sensibilità poetica ed umana di questi due artisti.

Idea tradita non muore

Fortuna che qualcuno, di tanto in, ha la salvifica idea di portare nelle sale film di trent'anni fa ed oltre; il "Sivori" lo fa spesso e, vista la presenza di ieri nella grande Sala 1 per "Allonsanfàn" dei fratelli Taviani, ottenendo pure discreti risultati. Questa pellicola del 1974, sguardo magico sulla memoria storica di un'Italia "negli anni della Restaurazione", è un racconto amaro di un entusiasmo sopito, di un'idea, la solita, di giustizia e libertà, tradita da un animo malfermo; la storia di Fulvio Imbriani e dei "Fratelli Sublimi", individuo tra individui, uniti a tracciar l'inesorabile tragitto.

Thrilling tra OFF e ON

Dopo la gratificante pausa tra Cayo Jutías e Playa Ancón è stato un rientro coi giusti tempi quello offerto ieri dai ragazzi dell'"Altrove". Ieri sera un Alfred Hitchcock di transizione con accompagnamento musicale. "Ricatto" (t.o. "Blackmail"), del 1929, unisce idealmente e concretamente il cinema pre e post sonoro del regista londinese e racchiude già, confermando ed annunciando, gli elementi ricorrenti della sua stilistica.

Tele-bluff col killer


Sempre "Altrove", ancora "Hitch". Lunedì scorso il Lord del Brivido è transitato per i caruggi di Genova con un numero di prestigio dei suoi. La sfida al pubblico è classica: il colpevole c'è, le vittime, il movente e l'arma si vedranno...eppure il treno d'immagini sullo schermo avvince come il più oscuro dei misteri. Merito di chi del ritmo dell'attesa conosce anche i più nascosti e determinanti passaggi. "L'ombra del dubbio", diretto da Alfred Hitchcock nel 1943, è un bluff criminoso in famiglia, perciò doloroso, perciò incredibile.

West not love

Qualche giorno fa è venuto a salutare il Cinerofum, per la terza volta, uno dei pilastri della "Settima" hollywoodiana. Non soltanto, poiché John Ford s'è presentato con uno dei suoi film più celebrati e discussi. "Sentieri selvaggi", del 1956 (t.o. "The searchers", tratto dall'omonimo romanzo, di due anni prima, dello statunitense Alan Le May), in effetti pare realizzato a posta per provocare, compito grandiosamente impersonificato dal protagonista, John Wayne/Ethan Edwards. Dopotutto si tratta solo di affrontare con realismo il contesto del famigerato far west, non soltanto terra lontana di spettacolari paesaggi e leggendarie avventure, ma anche di violenze, massacri e vendette.

Baci al fumo

Si ripete l'appuntamento coi celebri "corti" del cinema muto (anche post fatidico 1929). Sabato sera all'"Altrove", stavolta musicando, pure Elena in sala col "Collettivo Wurtz". Sullo schermo l'unico cimento dietro alla cinepresa dello scrittore francese Jean Genet (1910-1986). Men che meno astratto, anzi un amore concrete, ben serrato tra muri armati, una passione braccata dalla follia sociale sino ad esplodere. "Un chant d'amour", del 1950, è cortometraggio che attinge dalla vita e, quindi, dalla poetica dell'autore orgogliosamente bastardo.

...e ora so' cazzi di "O".

Pertanto sabato sera, all'"Altrove", è stata la volta del film di cui nel pomeriggio s'è parlato parecchio. "Film", del 1965, è l'unico cimento in campo cinematografico dell'altissimo Samuel Beckett. Cortometraggio di una ventina di minuti, frutto di una preziosa quanto faticosa collaborazione, restituì al pubblico percezione dell'eterno inseguimento tra l'osservatore e l'oggetto, sempre tragico e scioccante, poiché terminante con l'arrendevole ammissione di sé.

"E" chiude l'angolo

Sabato scorsa è stato grazie all'"Altrove" se, nel cuore di Genova semi ghiacciata, ci si è potuto smarrire nelle profonde e un po' destabilizzanti tematiche del grande Samuel Beckett; scorci di poetica e percezione differenti, che l'autore irlandese riversò, dopo lunga e doverosa gestazione, nei suoi unici ventidue minuti di cinema. "NotFILM", del 2015, scritto e diretto dallo statunitense Ross Lipman, celebre restauratore di altrettali pellicole, è un "cine-saggio" sul suddetto lavoro di Beckett ("FILM", appunto), in cui si esplora la genesi del film, compresa l'interazione dello scrittore coi collaboratori, variegata élite di professionisti non sempre in sintonia con la sua personale e complessa visione del mezzo cinematografico. Soggetto ed oggetto non sono mai stati così...lontani.

"Doubt & Murderer"

All'"Altrove" si è partiti per una nuova passeggiata con Sir Hitch. Prima tappa "Il sospetto", del 1941, pellicola tipica del genio del regista inglese, dove apparenze ed ipotesi giocano una faticosa partita a scacchi con la realtà dei fatti, comunque difficile da mettere in chiara luce. La proiezione della psyche di ognuno, come nella vita, fa brutti scherzi ai protagonisti dei film di Alfred Hitchcock, ma gustosi per gli spettatori dei suoi film.

Freddo amore che arde

Dopo quasi sette anni, la sala Valéry ha restituito al Cinerofum ciò che la sala Blauzer gli porse e... poi nascose. In Coni Zugna, quella volta, cedemmo quasi tutti. Ma se "Gertrud", l'ultimo lavoro di Carl Theodor Dreyer, datato 1964, permette di estrarre il concetto di vedibilità (come al Farinotti, con un po' di leggerezza, nell'extra del DVD Ed. San Paolo), d'altro canto un'analisi attenta rivela un film più intenso e coinvolgente della prima apparenza. La lentezza dei movimenti e la recitazione essenziale dei pochi interpreti, non inficia la forza dei sentimenti e delle immagini sullo schermo, anzi, qui la scommessa conclusiva del regista danese, semmai la esalta, riuscendo a restituire l'immenso cuore, ma già solitario, abbandonato, di chi ha "molto amato".

"La fottuta impermanenza"

Dopo aver visto il trailer svariate volte, andare al cinema per "The party" (2017), l'ultimo film della londinese Sally Potter, è stimolante per capire se le promesse, invero niente di esorbitante per un cinefilo minimamente maturo, sono state mantenute o se la consueta foga promozionale abbia nuovamente preso la mano ai suoi autori, portandoli semplicemente a travisare per l'avvilente dollaro in più. Perché, vista l'anteprima, è chiaro a quale tipo di film si assisterà e su quali meccanismi poggerà. Proprio per questo, la materia in mano alla Potter si fa bollente da maneggiare. Vediamo un po'...

Spacco tutto, spacco niente

Rivoluzionario uhhh, sconvolgente ahhh! Tranzilli, negli effetti nessun abbindolamento. Già Juri, Marigrade ed infine Mino mi misero in guardia riguardo ai...guardiacaccia, ehm, a proposito dei promotori di promozioni...sì insomma, "Tre manifesti a Ebbing, Missouri", lungi dall'essere un film innovativo ed apprezzabile, si rivela il più scontato e superficiale dei film politicamente corretti. Questa perla è stata realizzata nel 2017 dal londinese Martin McDonagh.

L'amore è un rimpianto

Japan, again Japan. Recupero di una proposta persa. Ed ecco che  in sala Valéry sono passati i "vagabondi legati", uniti dalla corda rosso di dolore che, nel 2002, intesse per loro Takeshi Kitano. "Dolls" è un'oscillazione del regista giapponese tra gli intensi, creativi e un po' kitsch colori dei cuori infranti. Tranquilli, c'è uno Jakuza anche qui, perché ogni tipo di successo lascia per strada i trofei più preziosi.