BB Splendida Stupida

All'"Altrove" ancora chilometri di pellicole sperando di riaverle ancora qui. Chi? Ma le Dive, no?, quelle attrici che con la loro aura superavano i limiti stabiliti dalla loro professione, seppur spettacolare e ingombrante, e dalle loro curve (perché, ognuna a modo loro, suggeriva percorsi mozzafiato). Regina indiscussa dell'arrunchio cinematografico degli anni '60, a celebrare l'inizio della rassegna non poteva che essere lei: Brigitte Bardot. Diretta nel 1963 da Édouard Molinaro, fu "Una adorabile idiota", adorabile senza dubbio, idiota neanche tanto...

2Pac Amaru on the Streets

Giovedì sera scorso si sono riuniti una seconda volta "Grimaldello", "Fronte Degrado" e "Ghetto People" (quest'ultimo ancora in veste diafana). Il risultato è stato la proiezione di "Alle eyez on me", pellicola biografica sulla figura del mitico rapper statunitense Tupac Shakur, a.k.a. 2Pac (1971-1996). Cresciuto tra le giuste rivendicazioni delle Black Panther (sua madre, Afeni, attivista delle "Panther 21" incarcerata, porterà avanti, vincente, sia la propria difesa, sia la gestazione del figlio), gli infuocati conflitti socio-razziali dei "ghetti" delle metropoli (Harlem, NY, e Los Angeles: ergo East & West Coast, leggi dopo) e quelli economici scoppiati tra le principali discografiche delle due coste americane. Il film, a quanto pare, ha coinvolto solo me, forse per la mia precoce passione per il rap (lo ammetto, "in camera" avevo gli "altri", Puff Duddy & Notorious B.I.G.); per i più, il biopic diretto da Benny Boom, 46enne di Filadelfia, qui alla terza "fatica", non rende assolutamente la complessità del leggendario rimatore di origini afroamericane, rimanendo su quella superficie che trascina al botteghino, ma senza dire troppo...

Nebbia tutt'attorno

Sabato triste, quello appena trascorso. Zena imbrattata di nero, tra carogne che brindano e boia che proteggono; ferita aperta da cui chissà che sgorgherà. Pieno di rabbia e interrogativi, mi dirigo verso gli "Amici del Cinema", verso una di quelle sale che, come spesso accade, sole sanno darmi il giusto respiro. In programma la sensibilità profonda e lo stile pulito di Max Ophüls che, con "Tutto finisce all'alba" (t.o. "Sans lendemain"), diresse nel 1939 una straordinaria Edwige Feuillère, qui nei panni d'una donna e madre affetta da un amore classicamente impossibile.

Tra guerra e nebbia

Anche venerdì scorso, Elena ed io, siamo riusciti a salvarci grazie al Cinema. Basta scegliere un film e puntare dritti alla sala, schivando bar e cumpe del quartiere (soprattutto nel ritornare a casa...). Dalle 18 in poi, sul nostro dispositivo si leggeva "h21, America", obiettivo: "Una questione privata", di Paolo e Vittorio Taviani. Non altro nel mirino perché il 'Rofum apprezza e segue da vicino la poetica dei due fratelli. Ciò nonostante, forse a causa di un'ambiziosa quanto azzardata trasposizione da carta a celluloide (si fa per dire), o del decennale problema di recitazione che infetta la scuola italiana, ma l'arte dei due registi toscani, lungi dall'innalzare la pellicola, rimane timorosa a terra, anch'essa appiattita sul racconto.

Sangue e Ciuccio

La notte del 31 ottobre, sì sa, meglio uscire. A stare in casa si rischia grosso. Così pure Elena ed io ci siamo arrampicati ai "Cappuccini", quasi del tutto ignari, però, che in programmazione fosse "Halloween", sottotitolo italiano: "La notte delle streghe", scritto, diretto e musicato da John Carpenter nel 1978. Terzo lavoro film del regista che vien dal Missouri, diventato un "cult" per cinefili mai cresciuti e un affarone per produttori mai sazi, in fin dei conti è un ottimo horror che rivelò la particolare dimestichezza di Carpenter con la materia cinematografica.

Gloria alle masse

Per il centenario della sbalorditiva Rivoluzione d'Ottobre sovietica, ieri sera, i ragazzi dell'"Altrove" hanno organizzato un bel "cine-concerto" in odor di bolscevismo. Serata cinematografica, che ha visto proiettare in pellicola "Ottobre" (sottotitolo: "I 10 giorni che sconvolsero il mondo", da John Reed) di Sergej Ėjzenštejn e Grigorij Aleksandrov, ma anche musicale, essendo stato il film del 1928 musicato dal vivo dal "Collettivo Wurtz". Grazie per l'ottima serata, fosse iniziata anche in orario, sarebbe stato ancora più piacevole godersi le note elettroniche distorte ad inseguire le immagini magistralmente orchestrate in Montaggio.

Hongollywood uatà

A volte va così. Tieni alla larga le TV per anni, poi passi in sala Valéry e scopri che, a mezzanotte, inizia un film cui non vuoi rinunciare. Né "puoi"? Beh dipende dall'obiettivo. Ad ogni modo, diamoglielo a Cesare: "Tele7Gold spigne cinema" (certamente anche materassi aerospaziali in promozione...). Ieri sera, per esempio, la volitiva emittente, dopo i soliti sproloqui calcistici in salsa padana, ha proposto quella che potrebbe definirsi una chicca: "Once a thief", del 1991, scritto e diretto da John Woo. Non vi si può rinunciare perché, per capire l'arte del regista cinese, è bene conoscere le opere che lo celebrarono in patria e resero noto internazionalmente. Per quanto riguarda il goloso dolcetto, il condizionale è esatto.

Compagnia bella

Nel secondo appuntamento con l'arte di Gian Maria Volonté, sempre all'"Altrove",  ieri sera è stata la volta di un ruolo più abituale nelle pellicole d'oltreoceano. Ciò nonostante, la bravura di Francesco Rosi, qui in grado di mescolare sapientemente documentario e gangster movie, ha fatto sì il "Lucky Luciano" (1973) impersonato dall'attore milanese non sfiguri dinanzi ai celebri criminali del grande schermo.

Giudica tu che giudico io

All'"Altrove" ancora Gian Maria Volonté. Colui che trasformava in celluloide dorata tutto ciò che. Questa volta al servizio di Damiano Damiani, nel 1977 il grande attore impersonò un brigadiere stanco, segnato da una professione che sfrutta come manichini per gli interessi dei soliti. Girato in quegli anni roventi, "Io ho paura" oltre al coraggio del protagonista dimostra quella degli autori.

Liberi di essere

Puvioli riferisce di un cileno, sfuggitomi, nelle sale.  Quindi, abbandonati USA e GBR, trascino pure Elena all'"Ariston". Anche perché il regista del film in programmazione già mi convinse, colla precedente opera, dove fu una piccola ma gloriosa riappropriazione di sé, realizzata da una donna normale a tutti gli effetti. Tre anni dopo, l'argentincileno Sebastián Lelio ritorna su di una ben più difficoltosa ma tenace conquista individuale. Marina è "Una donna fantastica" come tante, braccata e umiliata, ma sempre in piedi. Anche coloro che la circondano, purtroppo, sono molti...

Cuore vuoto e buio

Vediamo un po' che c'è nelle sale..."Nico, 1988", un film che narra degli ultimi anni di Christa Päffgen, "la bionda dei Velvet". Ci può stare, vado in avanscoperta (un manipolo di soddisfatti ringrazierà). E, in effetti, l'ultimo film di Susanna Nicchiarelli, romana classe '75, ha l'efficacia di una fugace e tagliente scheggia di vita. Gli ultimi frammenti di Nico prima dello schianto, narrati senza inutili pietismi, ma con una carezza, quella sì, alla bambina cresciuta troppo in fretta tra bombardamenti, militari prima e lisergici poi, e col solito biglietto solo andata per la celebrità. Il ritorno alla terra è a piotte.

Sotto le coperte tutto

Dopo lo stop estivo, le pellicole dei ragazzi dell'"Altrove" sono ripartite copiose con la rassegna "a volonté - Gian Maria Volonté, l'attore", dedicata al mitico attore milanese. Perso il primo appuntamento, Elena ed io non ci siamo permessi di ripetere lo sgarro. "A ciascuno il suo" (1967), liberamente tratto da Sciascia, è un giallo rosanero (...) d'autore, raffigurante il pasticcio tutto italiano di corruzione ed omertà, dove gli ingredienti si mischiano sino a scordarne la provenienza. Stato, chiesa e mafia non hanno certo sparso valori alti in giro per lo Stivale. Il risultato è questo intrico di interessi (privati, privatissimi sono!), dove la verità si perde. E muore.

I nuovi credenti

Per il quinto (per noi) e ultimo (per tutti) appuntamento col Festival del Nuovo Cinema Europeo, edizione 2017, nell'accogliente sala del Palazzo Fattinati-Cambiaso, sede dell'"Altrove", sono presenti: Elena, Marigrade, il Prof. Sini ed io. In programma "Il migrante", pellicola austriaca scritta e diretta da Arman Tajmir Riahi, iraniano classe 1981, che nell'83 fuggì con famiglia oltre il Brennero. La sua posizione di immigrato (seppur di vecchia data, ma sappiamo quanto valga per i "puri" autoctoni d'ogni dove), in un quartiere popolare multirazziale di Vienna,  gli ha permesso di preparare un film semplice e leggero nella confezione, ma dal contenuto fondamentale: l'infame complicità dei media, da sempre strumento del potere, coi più bassi istinti egoistici, nell'allestimento del macabro teatrino dell'Intolleranza.

Las copas de la vida

Quarto nostro appuntamento ("nostro" nel senso del Cinerofum, qui rappresentato, figuratevi un po'!, da Marigrade e me) col Nuovo Cinema Europeo. Ancora Spagna, più precisamente Catalogna. "La pols" ("La polvere" in catalano, o "La cenere"), come raccontato dalla delicata, forse un po' insipida, curatrice del Festival, è l'opera prima del drammaturgo classe 1981 Llàtzer Garcia. Il film è proprio la trasposizione dal palco al grande schermo di un lavoro dell'autore di Girona. Nel sentir dire ciò, Marigrade si spaventa un po'. E' vero che il rischio di scivoloni, per eccessi intellettualistici o, al contrario, per strafalcioni semplicistici, nelle verbose pellicole da camera è particolarmente elevato. Ma se gli autori stanno "all'occhio", come in questo caso, il risultato è quasi sempre gratificante.

Le bagasce, il trans e la mocciosa

Il terzo appuntamento coll'"FNCE", cioè il cinema degli esordienti europei, ospitato anche quest'anno all'"Altrove", ha portato in sala la pellicola spagnola "La porta aperta", del 2016, diretta dall'argentina classe '69 Marina Seresesky. Commedia di estrema delicatezza e ironia, accentuate da un humour nero tutto ispanico che fa sorridere e pesare meno il tempo che corre, ha dalla sua tutto il necessaire: scrittura, interpretazioni e regia. Fosse stato in concorso avrebbe vinto: non lo dico io (malpensanti), ma le reazioni del pubblico a fine visione.

X che esce e colpisce

Domenica sera, in piazza Senarega, si sono incrociati i flussi: "Ghetto People", "Fronte Degrado" e "Grimaldello", tutti uniti in nome della socialità, della condivisione di storie ed esperienze, della riappropriazione degli spazi da parte di tutti. Alcuni ragazzi fanno una proposta, altri ragazzi veloci la raccolgono. I temi di razzismo ed integrazione, alla ribalta in questa fase storica, hanno portato sul telo bianco "Malcolm X" di Spike Lee, pellicola del 1992 basata sull'autobiografia dell'attivista afroamericano. Luci ed ombre, inevitabile dove i rapporti tra esseri umani nascono, crescono e si consumano nel terreno putrido (quanto a valori) e fertile (quanto a money) del più bieco razzismo.

Non postate quella sauna

Al nostro secondo appuntamento con Festival Nuovo del Cinema Europeo che, lo ricordo anche a me, è dedicato ai giovani registi emergenti europei, molti dei quali alla loro opera prima, nella seconda serata di mercoledì scorso, è stata la volta di "Lomo" (sottotitolo "The Language of Many Others"). Pellicola tedesca diretta da Julia Langhof, berlinese mia coetanea (19##), è un apprezzabile tentativo di addentrarsi nel contorto e vano mondo delle nuove comunicazioni, come chat, blog, messaggerie et similia. Tecnologie invadenti che vanno a plasmare (corrompere?) i rapporti interpersonali, i codici sociali...nonché quelli penali.

I disturbi degli altri

Questa settimana a Genova è ritornato il Festival del Cinema Europeo ("FCE" riporta lo stiloso ma inutile volantino, dove capire cosa e dove proiettano sarebbe degna sfida per Kasparov). Il Cinerofum si presenta compatto all'"Altrove" (non un esercito, una piccola banda, anzi, la solita: Elena, Marigrade ed io). Il nostro primo film è stato "David" diretto dal ceco classe 1982 Jan Tèsitel, all'esordio in regia. Pellicola sulle malattie neurologiche, in particolare di un ragazzo: è dura in casa, può essere durissima fuori, la vita di queste persone ha bisogno di essere.