Ricordi spiralidosi

Era febbraio quando, con Elena, ricominciammo dall'inizio la passeggiata con Christopher Nolan. E il suo cinema ossessivo, avanti e indietro nelle sinapsi di uno sbadato cronico. Chi la fa, e se la ricorda, l'aspetti. Con "Memento", del 2020, esercizio di scrittura e montaggio, l'allora trentenne regista londinese sfoggiava i muscoli in palestra.
Da un racconto del fratello minore del regista, Jonathan, un'allucinazione mnemonica riscritta e rediretta nella quale naufraga meravigliosamente Guy Pearce (cl. 1967) e irrompe come incubi Joe Pantoliano (a destra del ficus benjamin, cl. 1951). La storia di Leonard in una stanza qualunque. Tra disgrazie altrui, un cicalio d'antifurto per amico. Un disturbo: pensare di conoscersi. Non un'amnesia, ma una difficoltà a immagazzinare i ricordi (più attuale che non si...cosa?). A ritroso, un passo avanti, due indietro. "Una menomazione fisica, non mentale", proprio come Sammy fulminato. Urgono "Fatti, non ricordi", maledetti ippocampo e memoria breve. Ricordarsi di non dimenticare, arduo come non ricordarsi di dimenticare (temi cari agli innesti psicotemporali di Nolan). Thriller psicopatico tirato al limite, sfacciatamente architettonico (grafico, escheriano), con le sue morali: chi non ha memoria è in balia, aizzabile contro chiunque (iracheni, palestinesi). "Fingere per non sembrare diverso". Ma, al netto di un soggetto da sega mentale sapientemente tenuto assieme, rimane l'opera velleitaria di chi già voleva sorprendere con ogni mezzo (ma il rilascio dell'ostaggio era già un pezzo d'autore). Iterativa, puntura o pizzicotto?
(depa)

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