Nipoti di bulli

A Trieste, il quarto giorno di Festival, è proseguito col Concorso Documentari. Al Cinema Ambasciatori per "Motherland" dei registi bielorussi Alexander Mihalkovich, classe 1990, e Hanna Badziaka. Santificata Madre Patria dei Morti Ammazzati regna da millenni usando le stesse parole, per invariate orecchie.
In Bielorussia, repressione e resistenza! Documentario sulla prassi violenta, a volte fatale, della "dedovščina" (nepotismo, bullismo), ereditata dalla gloriosa armata sovietica, che, a detta degli autori in sala, "ha cambiato la vita dei due registi e della troupe".
Dove vige "l'amore della patria prima di tutto", muore la libertà. "Noi bielorussi siamo pacifici, amici fedeli!...Unione alla fraternità dei popoli" recita l'inno nazionale, giuda come ogni inno. Col consueto cinismo e sarcastico dei canti patriottici. Finché ci saranno 1000 idioti disposti ad assistere alle loro parate (immaginate: 2000 soldati che marciano stupidamente nel nulla). Leva obbligatoria, dove "tutto non va", non può andare. Finché, ponendo fiori sopra tombe del figlio, una madre promette vendetta: ma per chi? [frattanto, c'è chi balla e allestisce location di design...]. Dura due anni, ma dopo pochi giorni, tra marce, teste rapate e bagni "sporchi", lo spirito già si decompone. La saggezza sedimentata dei nonni del 2023: "le tue idee ribelli e sbagliate saranno raddrizzate dall'esercito". Evvai! Oppure se le madri non hanno imparato a chiosare con altro che "Non eri destinato a vivere, figlio mio!". Militarreligioso rincoglionimento delle nostre epoche. Almeno tre morti al centro di addestramento di Pechi. La sorridente remissività delle giovani madri ("Ora che so, forse, no, beh, ma sai, tanto non si può combattere questa cosa". Che aspettarsi di diverso dalle quotidiane parate guerresche? Annamobbene, verrebbe da, se non fosse la stessa ritirata umana che attraversa ogni ambito sociale.
2017. Ritrovarsi a picchiare, reprimere, sparare sui manifestanti. E' il loro lavoro. [E che avevi capito?] O se, ancora, nelle proteste di piazza, si continua, con un certo coraggio, a gridare "Onore al popolo! Siamo bielorussi!". 2020. Sbirri come iene feroci e codarde. L'atroce sensazione di dover aspettare "la caduta del regime" ("Per quanto? Un mese? Un anno?"). Democrature del terrore. Cristo è risorto nella guerra.
L'unica via d'uscita è "levare l'ancora", disertare che non è fuga, ma sabotaggio antibellico. Voto 7, ma la strada è ancora lunga e in salita se, in nostri due autori pensanti riescono in tutta innocenza a chiudere con "Dedicato ai detenuti della repressione del regime bielorusso e a chi combatte in Ucraina". Eccheccazz'. Sanno Mihalkovich e Badziaka che è sempre un esercito, di altri colori; che farà il suo lavoro nella propria patria?
(depa)

Nessun commento:

Posta un commento