Che belli che siamo

Due settimane presi la fuga, alle ore 18.15, dall'ufficio illuminato da un sole che, proprio, non ne vuol più sapere. Destinazione i Cappuccini, quell'angolo aulico in cui tre alberi alteri proteggono i vecchi film di una volta. L'occasione è quella di "Non ci resta che ridere" ("...andare al cinema"), a fianco del Politeama Genovese, e il primo appuntamento è con Dino Risi: "I mostri", del 1963, è una raffica di 20 frammenti taglienti sul malandato corpo di un'Italia che fa tanto ridere, quanto piangere.

Sintetica di Caligari

Un annuncio di qualche mese fa; un trailer, invero piuttosto malriuscito, a ricordarcelo. Finalmente il regista Claudio Caligari (1948-2015), dopo 32 anni, torna col suo cinema duro e tossico. Ciclo cinerofumiano "robba", ai suoi massimi livelli. Pasoliniana sintetica, lo scarto delle città genera organismi vivi, di corsa, rabbiosi e confusi: pronti a morire. "Non essere cattivo" è tachicinema dall'intensità stupefacente.

Rispetto per l'eterno Holden

Giovedì scorso, contro ogni previsione, proiezione in sala Valéry: "Salinger", documentario del 2013, realizzato dallo statunintense, classe 1972, Shane Salerno e incentrato sulla figura dello scrittore newyorkese Jerome David Salinger, quello de "Il giovane Holden", tanto per capirci. Personaggio avvolto da un'aura di mistero tutto da dipanare...

Siamo già caduti

La settimana scorsa, in sala Valéry, c'è stata una serata di cinema allucinante, ironicorabbiosa, i nostri giorni bombe a orologeria pronte a deflagrare lungo il percorso  tra il nostro amato ufficio e il nostro merdoso appartamento: "Un giorno di ordinaria follia", diretto da Joel Schumacher, newyorkese classe 1939, è un film del 1993.

Kubrickiana

La sala Valéry è arrivata tardi, quando ormai il breve ma intenso e allucinante percorso kubrickiano, per noi del Cinerofum, è stato completato. Ma questa sala, questa Valéry famelica e onesta, troverà sempre una maniera per porgere un tributo a chi ne ritiene degno. Sfruttando l'accorato lavoro del tedesco Jan Harlan, noi ci sediamo e rendiamo grazia a te, "Stanley Kubrick: a life in pictures" (2001).

Libertà di girare

Come preannunciato due settimane fa, ecco le riflessioni sull'ultimo film del regista iraniano Jafar Panahi, "Taxi Teheran", vincitore dell'Orso d'Oro 2014. Ma prima di tutto, formazione e campo: Francesca, Elena, Mino ed io, al Sivori. Film azzardato, può andare bene, così come male. Prevalgono i mugugni, bisogna prenderne atto.

L'ultimo imperatore

Tanta carne al Cinerofum, sopra il fuoco sì. Andiamo a ritroso, partendo dalla visione di ieri sera in sala Valéry. In scia all'ultimo "Caligari" uscito nelle sale, dall'archivio dell'affiliata sala Carmine ci è stato proposto un cult che noi facciamo rientrare istintivamente nel ciclo "robba": "L'imperatore di Roma" (1987) di Nico D'Alessandria (1941-2003).

La cippa tragica

"Fame! Fame, fame, fame!" (cit.). Una tira l'altra, in sala Valéry echeggia un mantra! Altra pellicola, ieri sera, e c'era pure Barabba! Bon, basta. Entusiasmo già finito: "La città magica", film del 1947 e diretto dallo statunitense William August Wellman è piccolo, superficiale, prevedibile. James Stewart fa il suo e si capisce come gli americani si siano fatti tenere per mano da lui, in anni di fatiche, illusioni, successi. Ma un dolce boy scout, divenuto saggio nell'arco di un racconto, non basta per fare un buon film.

Ci vuol pazienza

Ieri sera, in sala Valéry, sassolini Saraceni ancora appiccicati su fianchi e polpacci, è stata la volta di una pellicola del romano Luciano Salce, "il...Belpaese"; filmetto del 1977, 'na roba leggera con molti protagonisti dell'allora recente successo fantozziano, ma con una non velata critica alla società, in preda allo stato politico febbrile di allora, avviluppata nelle ipocrisie di sempre.

Dannata reputazione

Sabato mare di Varigotti, colori arsi e acqua invisibile: tenga duro il pescatore tracciato dal vento di mezzo ponente, non ceda a SUV e 5 stelle. Sperremmu ben. Tornato in sala Valéry, un film è tutto quello che serve. In vista dell'ultimo suo, da poco nelle sale, ho reimpugnato "Il cerchio", del regista iraniano Jafar Panahi, con il quale vinse il Leone d'Oro nel 2000.

Acquitrino di sé

Cinema o sala Valéry? Al cinema danno un cartone animato giapponese in odor di Studio Ghibli; vale la pena tentare: è estate, si fanno due passi, lo diciamo agli altri. La sorte vorrà che l'unico a rispondere all'appello mi gratificherà con una menata di palle lunga dall'uscita (del cinema) all'entrata (di casa). Eppure, "Quando c'era Marnie", diretto da Hiromasa Yonebayashi nel 2014, non è stato così noioso, come invece ripetuto con scarso senso della misura. Molto malinconico, sì, ma anche intenso.

Piccole storie di college

Ieri sera sala Valéry con la formazione più classica: io ed Elena. Proseguendo lungo il sentiero delle "Proposte in Area Break", località "Filippo", ci siamo imbattuti nel secondo lungometraggio dello statunitense Alexander Payne, diretto nel 1999: "Election". Classico esempio di "filmetto"? Sì, una piacevole Philip Morris ultra light di cui lasciare, senza rimpianti, gli ultimi tiri di mozzicone...

Questione di testa

La nuova sala Valéry cresce, attenta e vivace. Ieri sera, dopo una tavola imbandita coi prodotti di Vitale (pasqualina, ripieni, pasta alla norma, pane, formaggio e Menabrea), nemmeno un Baraka androidianamente impegnato in una battaglia per Arrakis è riuscito a tenere a bada il Cinerofum scalpitante. E sbarazzino: "Saxofone", diretto da Renato Pozzetto nel 1978. E surreale: pa-pa pà pa-pà!

Savoiardi senza caffè

Nelle scorse due serate, il Cinerofum s'è trasferito in via Corsica, ospite dell'elegante sala Carignano (quasi a tema). In programma "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, tratto dal celebre omonimo postumo del '58' e uscito nel 1963. Nitido affresco sull'immobilità di una classe sociale gialla arsa dal trinacre solleone e, come questo, soddisfatta della propria ricomparsa, sempre diversa, sempre eterna. Caldo freddo tipico da cui nascerà l'attuale unità; sorbetto opportunamente buttato giù d'un fiato, naso e spirito occlusi.

Da un fiammifero una girandola

Al secondo appuntamento col Cinerofum in sala Valéry, incremento di +3 unità rispetto al primo; sono commosso. La Bizia, Puvio e, all'ultimo secondo, Gioggi, per un quartetto all'altezza del cast riunito sotto la direzione del regista romano Sergio Citti che, nel 1977, diresse "Il casotto", divertemose estivo, cabina-magica dove si vedono apparire figure variegate, strambe, folli, autentiche, intente in intrighi di pelo.

La forza della fragilità

In sala Valéry, piano, piano, s'avanza il 'Rofum. Ieri sera è stato inserito il DVD di "Pina", sinuoso toccante potente documentario del 2011, diretto da Wim Wenders e dedicato al Tanz Theater dell'artista tedesca Pina Bausch. Quel supporto ottico era lì da anni, mancava lo spunto, infine provenuto dagli ultimi documentari visti del regista tedesco. Wenders si conferma grande evocatore, a suo agio più nell'allestire che nel destrutturare; vi emozionerete, travolti da movimenti ed elementi nuovi.

Come uomo

Secondo appuntamento col "maledetto razzismo" al "Mainasso", ieri sera. Elena sostituisce la Benny Mignox e il prof. Sini si esibisce in una delle sue fugaci capate. Mulinello di brezza fresca in Santa Maria in Passione, scatole di wokeria in mano, bella atmosfera, tutti pronti per il cinema assieme. Sullo schermo andrà "Indovina chi viene a cena?", commedia radical chic per borghesi di vedute aperte, diretta dallo statunitense Stanley Kramer nel 1967.

"Lento, lento..."

Il "Mainasso" di piazza Santa Maria in Passione continua a proporre film da vedere e capire tutti assieme. La "mini-rassegna"  di 3 film, intitolata "Com'è profondo il mar", è dedicata al "maledetto razzismo". L'ensemble speciale, questa volta, è composto da me, la Benny Mignox (sua prima, e unica, storica cinerofumata) e il prof. Sini. Il primo appuntamento è con "Un'arida stagione bianca", diretto dalla regista martinicana Euzhan Palcy nel 1989. In pieno Apartheid, ennesimo racconto di idiozia umana, colpevole, senz'alibi. Dito puntato, come dice il ragazzo che introduce alla visione, contro i semplici e falsissimi "io non sono razzista ma...". Attenti, v'è scappato, ormai è fatta, sparatevi, via di qui. Eccolo, un sano e doveroso odio.

Sempre un occhio alla foresta...

Ci siamo. Il nuovo Cinerofum in salsa xeneize sta per ingranare la marcia. Ancora in trasferta, qualche giorno fa al "Sivori", dove in programmazione fu il "Macbeth" di Roman Polański, del 1971. Altra versione del grandioso capitolo shakespeariano sull'avidità dell'uomo, cancro incurabile che colpisce cuore e mente dell'uomo attirato dall'ipnotico luccichìo del potere. Sir, come il Cavalier Condorelli,  o le maglie dell'ultimo "DiscoSamp in Savi": sempre un piacere.

Ribelli.

A Genova, come in altre città non ancora del tutto sopite, basta alzare lo sguardo lungo i muri per sapere cosa capita in giro. Un po' di tutto, per tutti i gusti. Venerdì scorso, presso il Mainasso, nella suggestiva piazzetta di Santa Maria in Passione (colpevolmente dimenticata per anni), è stato proiettato "Ribelli e fuorilegge - La cospirazione partigiana 1943-45"; io ed Elena ci siamo e l'atmosfera libera e decisa ci accoglie con piacere: col telo appeso proprio sui resti di una chiesa bombardata, quasi a mostrare come il processo sia inarrestabile, per quanto lento (oggi) e disordinato (ieri e oggi); processo naturale che non dev'essere perso di vista, quello della liberazione di tutto e tutti.