Ieri sera, sotto consiglio di Doris che voleva sapere cosa ne pensassi, ho visto Il riccio. Il riccio, oltre ad essere un animale spigoloso che dalle mie parti finisce al forno, tra l’altro si narra sia buonissimo, è il primo lungometraggio di una giovane regista, Mona Achache, talmente giovane che su Wikipedia non c’è ancora una voce corrispondente a questo nome. Il film è la trasposizione cinematografica del romanzo L’eleganza del riccio, della francese Muriel Barbery. In effetti, Doris ha ragione, il film è molto particolare e si vede che la regista è alla sua prima rappresentazione. Non voglio in nessun modo raccontarvi la trama e neanche svelarvi i protagonisti, vi ruberei mezzo film.
Extra: In balìa della Bàlia
È un film del 1999 diretto da Marco Bellocchio. Il regista, per chi fosse interessato, è nato a Bobbio, Bêubbi in ligure, piccolo paesino in provincia di Piacenza.
Il film è ispirato all'omonima novella di Pirandello. Sempre per chi fosse interessato, Pirandello è nato ad Agrigento nel 1867. È importante sapere da dove vengono le persone.
Sottolineo il fatto che il film è solo ispirato alla novella, infatti si differenzia da essa in diversi punti.
Alla fine della visione il mio personale giudizio sul film è pienamente positivo. Bellocchio ha fatto un ottimo lavoro, grazie anche alle interpretazioni che Fabrizio Bentivoglio e Maya Sansa gli hanno regalato.
Extra: in vena...
Ciao appassionati di cinema, mi accingo a scrivere di un film che mi hanno menzionato due compagni di scorribande mantovani. Insieme a "Requiem for a dream" potrebbe appartenere al filone "robba" o "tossico" o come volete voi. In questi film non si mostrano famiglie in crisi, nè rincorse a carriere o a preziosi manufatti...
"Amore tossico" di Claudio Caligari, 1983.
Duro, è un film davvero secco, "rude", angosciante, sa di ferro e sangue, ha la consistenza del sangue rappreso...(il Pulp che poi arriverà).
"Amore tossico" di Claudio Caligari, 1983.
Duro, è un film davvero secco, "rude", angosciante, sa di ferro e sangue, ha la consistenza del sangue rappreso...(il Pulp che poi arriverà).
Le Mura di Malapaga
"Le mura di Malapaga", di René Clément (1949).
Ciao 'rofumiti, martedì scorso in sala Sbargioff c'era una bella combriccola: io, Tigre, Aporty, Monzy, Ele e Zippino. Antipastino con caciocavallo e salame, un po' di buon vino (Murge 14%) e via con la proiezione, tanto il ragù del Tigre è ancora a scongelare...
Massima indecisione ed io entro in gamba tesa: "Ho preso un film domenica a casa di papà!", ma in cuor mio so di rischiare; questo non è un film per tutti, questa è roba tosta, e quindi intraprendo una strategia tutta "Ouh, ragazzi, Jean Gabin, non so se mi spiego...!" e "No, dico...Isa Miranda! Mica...!", e alla lunga con qualcuno ottengo l'obbiettivo con altri, evidentemente, ho esagerato e, alla fine del film, qualcuno sarà un po' deluso dalle immagini apparse sullo schermo...
Requiem for a dream
Incontro XXVII:
Per il ventisettesimo appuntamento, film del ciclo "tempi moderni", per spezzare un po'. In sala solo io, Elena ed Albert Aporty...Albert Monzy arriva quando, sullo schermo, il dado è gettato ormai lontano.
Il film: "Requiem for a dream", del regista americano Darren Aronofsky (2000).
Questo film mi ronzava nelle orecchie da quando uscì nelle sale...dei miei amici. Con lungimiranza e spirito critico, ormai consolidati, la grande distribuzione italiana dona alla connazionale intorpidita borghesia una devota prova di censura. Non uscì al cinema, ma si consegnò al pubblico via peer-to-peer, ricordo bene i KazAa che sfornavano bit su bit.
Extra: la febbre ce la fai venire tu, Charles!
In sala Uander, lunedì scorso: "La febbre dell'oro" di Charles Chaplin (1925).
Uscito 4 anni dopo "Il monello".
Meraviglia, ragazzi un altro 30 e lode.
Io ed Elena abbiamo assistito al capolavoro della messa in scena dei sentimenti. Ma non solo, Chaplin in questo film ha anche dato prova della sua creatività, ponendosi e raggiungendo clamorosamente l'obiettivo di stupire lo spettatore. Ah, giusto: lui il film l'ha fatto nel '25, io l'ho visto quasi cent'anni dopo...
Io ed Elena abbiamo assistito al capolavoro della messa in scena dei sentimenti. Ma non solo, Chaplin in questo film ha anche dato prova della sua creatività, ponendosi e raggiungendo clamorosamente l'obiettivo di stupire lo spettatore. Ah, giusto: lui il film l'ha fatto nel '25, io l'ho visto quasi cent'anni dopo...
Extra: che tempi, Charles...
"Tempi Moderni" di Charlie Chaplin, 1936.
Uscito ben 15 anni dopo "Il Monello", questo film assume sempre più le sembianze dell'oracolo, ma Delfi qui non c'entra: qui abbiamo a che fare con un artista a tutto tondo, che muove gli ingranaggi della propria testa, senza rimanervici incastrato. Chaplin riflette e mette su video le proprie intuizioni; che siano farina del suo sacco, o frutto di letture di alcune pubblicazioni socialiste ed operaie, non è rilevante. Buttando sulla pellicola fornisce già una propria rielaborazione, una nuova interpretazione. Ed il risultato che ci consegna è un'analisi esatta quanto cinica.
Non ci resta che piangere
Incontro XXV:
Siamo ormai giunti alla venticinquesima ‘rofumata e, appunto per dimostrare il nostro attaccamento e organizzazione, alle 21 eravamo ancora con bocca piena e bicchiere di vino in mano, senza neanche un’idea sul film da guardare di lì a poco. La serata è molto particolare, c’è anche Zippino, special guest, e dopo una lunga spulciatura tra oltre trecento film, la maggioranza, sospinta dal sottoscritto, propende per un film leggero, che faccia ridere, un film comico. Non ci sarebbe stata una serata migliore per "Non ci resta che piangere". Film del 1985 , solo per completezza, lo sanno anche i muri, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.
Siamo ormai giunti alla venticinquesima ‘rofumata e, appunto per dimostrare il nostro attaccamento e organizzazione, alle 21 eravamo ancora con bocca piena e bicchiere di vino in mano, senza neanche un’idea sul film da guardare di lì a poco. La serata è molto particolare, c’è anche Zippino, special guest, e dopo una lunga spulciatura tra oltre trecento film, la maggioranza, sospinta dal sottoscritto, propende per un film leggero, che faccia ridere, un film comico. Non ci sarebbe stata una serata migliore per "Non ci resta che piangere". Film del 1985 , solo per completezza, lo sanno anche i muri, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.
Extra: appunto...Tra le nuvole
Terzo film di Jason Reitman (2008). Belli i titoli inziali con suggestive panoramiche aeree. Ho visto in questo film i medesimi difetti del suo fratello "Juno". Cerco di spiegarmi in poche righe. Qui, invece del "problema che può capitare a tutti", il film ci racconta una nuova professione che alcuni americani sono costretti ad esercitare, il "tagliatore di teste", cioè il licenziatore; assunto da società che non hanno nemmeno il tempo di dire "Fuori" ai propri dipendenti. Quindi qualcosa di più originale? In effetti i dettagli della storia sono nuovi, ma il vero coraggio di un regista non è palesato da questi, ma dal filtro con cui vengono dipinti sullo schermo. E in questo Reitner mi sembra un gran fifone.
Extra: Zena
Qualche settimana fa io ed Elena abbiamo guardato "Genova" di Michael Winterbottom, 2008. Sottotitolo: "Un luogo per ricominciare".
Scopriamo tutto sul tavolo: è un film inconsistente, con la trama più labile.
Però....
...però c'è Genova, la mia città.
C'è Zena vista dall'alto, i caruggi in cui sono nato e vivo. Ci sono i muri che ho guardato per anni, le scritte dopo le quali svolto a sinistra per andare al forno a prendere focaccia, latte o sigarette per mia madre (MS, Gauloise blu, Pall Mall blu, Benson blu...), o le bagasce appassite solamente fuori che mi chiedono qualcosa, pur sapendo da 20 anni la risposta.
Scopriamo tutto sul tavolo: è un film inconsistente, con la trama più labile.
Però....
...però c'è Genova, la mia città.
C'è Zena vista dall'alto, i caruggi in cui sono nato e vivo. Ci sono i muri che ho guardato per anni, le scritte dopo le quali svolto a sinistra per andare al forno a prendere focaccia, latte o sigarette per mia madre (MS, Gauloise blu, Pall Mall blu, Benson blu...), o le bagasce appassite solamente fuori che mi chiedono qualcosa, pur sapendo da 20 anni la risposta.
Rocco e i suoi fratelli
Edizione speciale. Causa sciopero del direttore. Mai successo.
Dopo svariati rinvii a causa di limiti temporali, finalmente siamo riusciti a guardare "Rocco e i suoi fratelli". Film del 1960 diretto da Luchino Visconti. Per i meno sensibili, l’elemento che salta per primo agli occhi è la durata, due ore e cinquanta minuti (fatte bene). Sala Sbargioff è gremita come non mai, addirittura c'è gente ammucchiata sui letti, WOW. Si assapora una bellissima atmosfera, ancor più esaltata quando, nelle prime scene, sullo schermo appare la copertura della stazione di Milano centrale, proprio lì a pochi passi da noi. Emozioni che solo sala Sbargioff può offrire (senz’offesa).
Extra: Caos Calmo
Caos Calmo, di Antonello Grimaldi, 2008.
Ciao 'rofum, questo film ce lo siamo sparato io ed Elena qualche settimana fa; non sarà un extra fresco fresco ma voglio comunque riportare qui alcune riflessioni che feci.
Settimo film del cinquantenne regista sassarese, ripropone mio avviso, la fotografia già abusata dai film di Muccino & Co.; se saprà ritagliarsi un angolo di cinema proprio lo vedremo.
Ciao 'rofum, questo film ce lo siamo sparato io ed Elena qualche settimana fa; non sarà un extra fresco fresco ma voglio comunque riportare qui alcune riflessioni che feci.
Settimo film del cinquantenne regista sassarese, ripropone mio avviso, la fotografia già abusata dai film di Muccino & Co.; se saprà ritagliarsi un angolo di cinema proprio lo vedremo.
Extra: Giù la testa
La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza. Mao Tze Tung.
Con questa premessa inizia "Giù la testa"; come si dice dalle mie parti metto le mani avanti per non cadere all’indietro. Il film è di Sergio Leone, altro super regista rappresentativo del cinema italiano. Fulcro e colonna portante del nostro Partenone cinematografico, anzi di più. Il Cinerofum non può esimersi dal dedicargli una serata. Il suo film più rappresentativo è C’era una volta in America, considerato da molti il più bel film di tutta la storia del cinema. Ragazzi, che aspettiamo???
Extra: Meglio a di-Juno...
Juno, di tal Reitman, 2007.
Film bocciato, anzi dai, rimandato. Il regista è un canadese del '77 che, tutto sommato, può far strada con la camera; la sceneggiatrice, Diablo Cody, è un'ex spogliarellista americana di 30 anni che, mi sa, ha fatto strada in camera; l'attrice protagonista (Ellen Page), è una ventenne connazionale del regista, molto graziosa... Insomma le premesse non sono delle migliori.
Il monello
Appuntamento XXIII:
Ieri sera al Cinerofum, in sala Uander, grande cena trentina: succulenti (vero Tigre?) canederli, wurstel malati e speck sopraffino...grazie Ele. Poi, per la XIII serata, new entry: Elio da Bitonto (ualiò!), grande acquisto.
Carichissimi, parte la proiezione di "La regola del..."di Renoir, 1939. Il film parte con un effetto fruscìo molto...affascinante e la storia comincia senza farsi capire; ma ecco che, piano pia....
Dicevamo, "Il monello" di Charlie Chaplin, 1921. Questo è il film più datato che abbiamo mai accolto nel nostro 'Rofum.
Quién sabe?
Per il XXII° incontro, sala Sbargioff con i soliti cinque: i due Albert, Tigre, io ed Elena. Tutti carichi per "Rocco e i suoi..." ma no, niente, troppo tardi e troppo lungo; cambio programma: ci spariamo un più tranquillo western all'italiana, "Quién Sabe?" di Damiano Damiani, 1966, film a cui sono affezionato per averlo visto nel mitico post-capodanno 2008, con una super combriccola a casa di Barabba.
Tranquillo si fa per dire: le emozioni sono tante ed il trasporto dello spettatore è inevitabile!
Lo testimonia il fatto che la Ele, a metà, lo ha apprezzato così tanto da dedicargli una ronfata da 'zZz' sopra la testa...vabbè; forse ero io il più entusiasta, però tutti hanno apprezzato.
Gli abbracci spezzati
Recensione XXI:
Cinerofum in trasferta: esonda dalle sale Uander, Sbargioff, Spumador e Blauzer, per accomodarsi nello Spazio Oberdan di Porta Venezia. Ed il motivo è accogliere ufficialmente il regista contemporaneo Pedro Almodóvar nel nostro club; già presentato informalmente con due extra. Il film di ieri sera è stato "Gli abbracci spezzati" (2009); diciamo subito che ai quattro presenti (io, Ele, Tigre ed Albert Aporty) il film è piaciuto; e non è stato solo il sapore di una sala cinematografica "reale" che ha segnato positivamente le espressioni di tutti (se poi ci aggiungi un miniposter con il volto di Jean-Pierre Léaud in sala proiezione...CIAO).
Extra: "Vitelli senza campanaccio"
Tre i fortunati (Io, Ele, tigre) che, mercoledì scorso, hanno avuto la possibilità di guardare al cinema un altro straordinario film di Federico Fellini: "I Vitelloni", 1953.
Da vedere, di corsa, veloce, veloce, perché sembra proprio che dal mare stia arrivando una tempesta di quelle serie; è ventosissima la Rimini (in realtà le spiagge sono di Ostia) che ci consegna il regista, si respira di "Sapore di sale", di ombrelloni e sdraio riportati dentro le cabine, di salsedine, di cielo grigio e sabbia butterata dalla pioggia. Sarebbe ora di rimettersi un po' in ordine, di mettere i vestiti seri ed affrontare il centro città; ma qualcuno rimane...non se ne vuole proprio andare.
Sciuscià
Visione XX
Auguri Cinerofum! La sala Uander è in subbuglio, si stappano le bottiglie (una da 18 mila lire!), la torta salata della Matilde di Monzambano, bignè alla crema della pasticceria di sotto!...e per festeggiare il 20° incontro ufficiale, un maestro della regia: Vittorio De Sica, con "Sciuscià", 1946.A poche settimane da "Accattone" e "Roma città aperta", ecco un'altra medaglia al petto per il cinema italiano. Neorealismo che sfonda le frontiere nazionali.
Auguri Cinerofum! La sala Uander è in subbuglio, si stappano le bottiglie (una da 18 mila lire!), la torta salata della Matilde di Monzambano, bignè alla crema della pasticceria di sotto!...e per festeggiare il 20° incontro ufficiale, un maestro della regia: Vittorio De Sica, con "Sciuscià", 1946.A poche settimane da "Accattone" e "Roma città aperta", ecco un'altra medaglia al petto per il cinema italiano. Neorealismo che sfonda le frontiere nazionali.
Extra: Il fiore del mio segreto
Ieri sera film in sala Uander, io ed Elena. Il secondo film di Pedro Almodóvar tra gli extra-cinerofum."Il fiore del mio segreto", 1995. Uscito due anni prima di quella carne che non mi ha fatto tremare, questo film mi è sembrato migliore. Un gradino sopra per quanto riguarda sceneggiatura, dialoghi e recitazione. La fotografia è sempre quella, colorata e marcata (le inquadrature sembrano quadri di Aldo Gentilini), così come il taglio dato al film, a metà tra drammatica rassegnazione e cinica ironia.
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