Il "Mainasso" di piazza Santa Maria in Passione continua a proporre film da vedere e capire tutti assieme. La "mini-rassegna" di 3 film, intitolata "Com'è profondo il mar", è dedicata al "maledetto razzismo". L'ensemble speciale, questa volta, è composto da me, la Benny Mignox (sua prima, unica e storica cinerofumata) e il prof. Sini. Il primo appuntamento è con "Un'arida stagione bianca", diretto dalla regista martinicana Euzhan Palcy nel 1989. In pieno Apartheid, ennesimo racconto di idiozia umana, colpevole, senz'alibi. Dito puntato, come dice il ragazzo che introduce alla visione, contro i semplici e falsissimi "io non sono razzista ma...". Attenti, v'è scappato, ormai è fatta, sparatevi, via di qui. Eccolo, un sano e doveroso odio.
Sempre un occhio alla foresta...
Ci siamo. Il nuovo Cinerofum in salsa xeneize sta per ingranare la marcia. Ancora in trasferta, qualche giorno fa al "Sivori", dove in programmazione fu il "Macbeth" di Roman Polański, del 1971. Altra versione del grandioso capitolo shakespeariano sull'avidità dell'uomo, cancro incurabile che colpisce cuore e mente dell'uomo attirato dall'ipnotico luccichìo del potere. Sir, come il Cavalier Condorelli, o le maglie dell'ultimo "DiscoSamp in Savi": sempre un piacere.
Ribelli.
A Genova, come in altre città non ancora del tutto sopite, basta alzare lo sguardo lungo i muri per sapere cosa capita in giro. Un po' di tutto, per tutti i gusti. Venerdì scorso, presso il Mainasso, nella suggestiva piazzetta di Santa Maria in Passione (colpevolmente dimenticata per anni), è stato proiettato "Ribelli e fuorilegge - La cospirazione partigiana 1943-45"; io ed Elena ci siamo e l'atmosfera libera e decisa ci accoglie con piacere: col telo appeso proprio sui resti di una chiesa bombardata, quasi a mostrare come il processo sia inarrestabile, per quanto lento (oggi) e disordinato (ieri e oggi); processo naturale che non dev'essere perso di vista, quello della liberazione di tutto e tutti.
Ultimo mietitore per il grande raccolto
Infine, eccomi, con quasi 6 mesi di ritardo, a scrivere qualche impressione relativa all'ultimo film visto a Trieste quest'anno. Dopo il terribile corpo estraneo italo-polacco, il regista che nacque nella regione più remota della Croazia, nel 1971, forse è ancora disgustato e, vista l'ora tarda, ringrazia i pochi, ahimé, reduci: "Hello, grazie di essere venuti". "Il mietitore" (t.o. "Kosac") è proprio quello che ci voleva affinché, nonostante le tinte fosche e un senso di paura sapientemente rinfocolato, salutassi il festival friulano con umore meno cupo. Buon film, con pochi ingredienti di qualità e dosati con estrema cura.
Me no miss my country!
Ueilà cinerofumaicani, wah gwaan? Me deh yah… Ieri sera, in
sala Porty Hostel, finalmente una prima visione… Il suggerimento è arrivato
dall’amico “americano” via skype, la serata in ostello era tranquilla e così uanderina
e via… Alè!
“La Trattativa” (2014) di Sabina Guzzanti, proiettato in anteprima,
fuori concorso, alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di
Venezia, prova a far chiarezza sui legami tra Stato e mafia in Italia, cercando
di identificare la presunta trattativa che ci fu tra questi due elementi, circa
a metà degli anni ’90, per mettere fine alle stragi mafiose che terrorizzavano
il paese.
Pessimo Zanussi
Altra nota dolente del Trieste FF di quest'anno, forse la più agghiacciante. E con questo edificante biglietto da visita, fa il suo primo passo nel Cinerofum il regista polacco Krzysztof Zanussi, osannato in sala Tripcovich ("siamo orgogliosi di...un applauso per il "maestro"...), maledetto da me in terza/quarta fila, sulla sinistra. "Corpo estraneo" è qualcosa di imbarazzante.Chiuso per Tutto
Ieri sera, come ai vecchi tempi, in solitaria verso una sala. Attraversando il mio quartiere, di nuovo, non male. Ai "Cappuccini" era in programmazione un film albanese, "Bota", diretto a quattro mani da Iris Elezi e Thomas Logoreci. Ci sono casi in cui ci si fida, di un'idea, di una parola (che sia il nome di un paese o il titolo di un film), di una locandina...spesso va male; questa pellicola appartiene all'altra, piccola, porzione. Recuperatelo perché ne sarà valsa la pena, dopotutto un buon film cos'è, se non un racconto semplice (orizzontale) ma profondo (verticale)?Kakòi Borghesòi!
Sino a questo punto, per quanto visto (a parte qualche breve scivolata), il Trieste FF '15 è stato soddisfacente. Nelle prossime due recensioni, arriverà qualche dolore. Ricapitolando: mio secondo giorno di Trieste FF '15; il terzo film in programma è "A casa", una produzione greco-tedesca, diretta dal tessalonicese Athanasios Karanikolas, classe 1967. Tanta rabbia sociale da esprimere...ma l'urlo è sterile, piatto e demagogico.
Gassman alla pelota
Avantièri sera erano in ballo un po' di cose; tra musica animista coreana e film albanesi, però, hanno avuto la meglio Comencini, Gassman e Genova. Infatti, al Cineplex davano "La tratta delle bianche", cupa pellicola del 1952, in una Superba disperata e in macerie, pertanto io ed Elena abbiamo attraversato l'expò...
Un cervo, una scivolata e...un cadavere
Per il secondo film in programma alla mia
seconda giornata del Trieste FF, dopo la retro-visione del grandioso e
impegnativo classico di cui vi ho scritto, rimasi solo soletto in sala
Tripcovich, dinanzi al film georgiano, anzi abcaso, che si aggiudicherà il
primo premio. "L'isola del granturco", diretta da George
Ovashvili, è una pellicola suggestiva, ambientata dove spazio e tempo hanno
significato ancora autentico, quello della pioggia e delle ore, quello del
fango e della vita; pure troppo suggestiva...
Una grande storia russa
Il secondo giorno di Trieste Film Festival, seppur o proprio perché partito in retromarcia, ha regalato le emozioni più grandi. Un po' ce lo aspettavamo, io e papà: alle 11 già pronti in sala Tripcovich, ansiosi di passare duecento minuti nella drammatica epopea de "Il dottor Živago", maestosamente rappresentato, nel 1965, dal regista britannico David Lean. Amore e Storia, quando si danno appuntamento su di un terreno scombussolato dalla Guerra, generano racconti intensi, quelli di tutti e di ciascuno, quelli di una landa immensa, dove due anime destinate l'una all'altra si sfioreranno crudelmente.
Buona la prima....
...per la nuova, sontuosa ma tenace, signorile ma operaia, sala Valéry (ne vedrà delle belle). Il primo film proiettato, che rimarrà negli annali consultabili dai futuri ricercatori appassionati di Cinema (...), in data 22 Giugno 2015, è stato, per puro caso televisivo, "Django", diretto dal romano Sergio Corbucci nel 1966. Western portato alla ribalta dal recente, omonimo e liberato (ma molto slegato), colpisce per la cura nella costruzione del personaggi e dell'atmosfera: cupi, tosti, sporchi di fango, intrisi di sangue, crivellati.
Isola Memoria
Quinta e ultima pellicola della mia prima giornata di Trieste FIlm Festival 2015, è stata "Naked Island" ("Isola Calva", "Goli" in originale), documentario in concorso, diretto dalla croata Tiha K. Gudac, su di una delle tante tragedie di cui s'è lordata la tremenda pagina umana. Campo di concentramento della peggior specie, ai tempi di Tito, dove uomini e donne furono trattati e ammazzati peggio che topi.
L'ombelico del tondo
Il quarto film visto il primo giorno dello scorso Trieste FF è stato "Viktoria", pellicola bulgara diretta dalla regista Maya Vitkova (Sofia 1978). Uno dei pochi film che, a questa edizione del festival dedicato al cinema dell'Europa dell'est, mi ha fatto infuriare, finalmente come una bestia.
Smemorandum
Il quarto film del primo mio giorno allo scorso Trieste Film Festival è stato un documentario serbo-rumeno, diretto dal regista serbo jugoslavo, classe 1960, Sinisa Dragin: "The forest". Tragicomica epopea, purtroppo realissima, dei popoli naufragati nella palude della torbida personificazione di un'idea pura.
Statue grigie su, sogni belli giù
Il terzo film visto all'ultimo Trieste Film Festival (2015) è stato il serbo "Il monumento a Michael Jackson", di Darko Longulov (classe '63), tragicommedia divertente che intrattiene e, proprio sul finale, si toglie la soddisfazione di spingere ad una riflessione tutt'altro che superficiale.
Smontare il montabile
Quella di giovedì scorso, come ho già scritto, è stata una buona serata di cinema, caratterizzata dalla visione di due pellicole di due buoni autori; il secondo spettacolo, sempre al City, offriva l'ultima opera del gallese Peter Greenaway, "Eisenstein in Messico", con tutti i colori cari all'autore, tutte le sue luci, le sue insistenze e provocazioni. Viaggio caleidoscopico nel Messico e nell'idea di passione e morte con cui quel paese volge lo sguardo al sole; ma anche racconto intimista su di una scoperta di sé che, in soli dieci giorni, sconvolse il regista russo, teorico maniacale del montaggio sino a non riconoscersi, a non comprendersi come summa di tutti i propri istinti e di quell'Altro...
Splendido orrido
Ieri sera è stata una di quelle che piacciono a me. Intendo la sera. Intendo al cinema. Arruolata la fedele Marigrade che, pure a Genova, è l'unica che mi assiste (e viceversa). Comunque, eccoci al "City" per vedere un film di cui mi parlò vagamente Mino tra una gastrite ed un piatto del Fabbro. Leggo il regista e non ho più dubbi. Dal regista che presentò quell'intenso e audace scorcio sull'orrido statunitense, a Venezia 2012, mi aspetto grandi cose. E anche "Louisiana - The other side", di Roberto Minervini non ha tradito.
Oohh memì signù!
Determinato a ritornare rapidamente su sentieri cinematografici, anche l'ultimo di Nanni Moretti può andare bene. Non che non mi fidi del regista prematurato in alto a destra ma, per andare sul sicuro, mi terrei ben più lontano da un film con la pummarola (ueh italiana!). Qualcuno me ne parlò, non dirò benissimo, ma in alcuni casi senza troppe insofferenze...eppure questo "Mia madre", a me è parsa proprio 'na ciofecata pesante. Io, per mettere in guardia chi sta entrando in sala, mi limiterei a dire: "sappi che non è un Moretti"...perché nessuno ha avuto tale accortezza nei miei confronti?
Altro volo in altro Ghibli
In questi giorni al cinema Sivori c'è una rassegna dedicata al disegnatore e regista giapponese Hayao Miyazaki. Io, martedì scorso, mi sono imbattuto nel film d'animazione di un membro del suo entourage, Yoshifumi Kondō; "I sospiri del mio cuore", del 1995, è una storia d'amore adolescenziale, che diventa racconto di più ampio respiro sul arte, sulla sua componente fantastica, sulla vita come scoperta quotidiana.
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