Qualche settimana fa, un bel trio s'è presentato al Cinema Cappuccini, in
quella suggestiva piazzetta tra il livello del mare e le antenne del Righi: Elena, Marigrade ed io, col solito ritardo snobistico, siamo pronti. In
programma il discusso "Birdman" (2014), del regista messicano,
classe '63, Alejandro González Iñárritu. Pluripremiato agli Oscar, ma non solo,
è riuscito nella stravagante ed inaspettata impresa di trasformare tutti in
critici cinematografici d'essai, cresciuti ad Altman o a Tim Van Patten
che si fosse...!? (ma sì, dai, grandissima quella serie!)
Persi, Altrove
Dopo 6 imperdonabili anni, il Cinerofum invita John Cassavetes (1929-1989). Il regista newyorkese dall'animo e dall'opera tribolati, nel 1984 vinse l'Orso d'Oro a Berlino, con "Scie d'amore" ("Love streams"). Film in pellicola gustata grazie agli organizzatori della rassegna "Intollerance", in una suggestiva saletta nel cuore dei caruggi, presso il teatro "Altrove" (alle spalle la cineteca "D.W. Griffith", congratulazioni per le 100 ore di pellicola proiettata). Benvenuto John, quindi, te e quella grinta segnata da rughe che, si vede, sono ben più profonde, te e questo tuo cinema alla nouvelle vague, su letto di U.S.A., con le figure più libere e imprigionate.
L'ultimo "Spazio" è senza fine
Ed eccomi all'ultimo
"Oberdan". Sono contento che sia un Kieślowski, che sia "Senza
fine". Ha un senso. Lo stesso che ha avuto e sempre avrà la mia
gratitudine verso questo cinema che m'ha abbracciato con l'antologia più
rigogliosa dell'arte che amo.
Questo fu il
messaggio che mandai, groppo in gola e lacrime agli occhi, a due o
tre persone che so io. Era il 1° aprile 2015, niente da ridere. Era,
invece, il 1985 quando Krzysztof Kieslowski realizzò questo film intriso
di morte e dolore: ancor meno da ridere.
Rosso a Greenaway
Fugacemente anticipai il mio giudizio su questo altro film del gallese
Peter Greenaway, presentatomi dall'inestimabile "Oberdan". Quindi
sono qui ad argomentare, nonostante la disgraziata scomparsa degli appunti del
momento, le mie perplessità a proposito de "Il ventre
dell'architetto", pellicola del 1987 ambientato tra i monumenti di della
Roma e le rovine dello spirito umano.
Farewell CFUPola
Più di un mese fa, ormai, il CFUP di Viale Monza (MI) mi...m'ha salutato
con l'ultimo appuntamento su "Il Dopoguerra nel cinema italiano". E'
il romano Mario Bonnard ad imbastire il dolceamaro farewell: "La
città dolente", del 1948, è il racconto di uno dei tanti esodi di
carne da macello spostate dalla Kamchatka alla Mongolia, per una sacca vitale e
bugiarda, perché il gioco vada avanti.
Ecce l'italiano
L'ultimo film visto in un
cinema milanese (l'Oberdan è un tempio) è stato "Italiano medio".
Assiemte al mitico Ale, dopo un aperitivo davvero cool nel bar più fico
di Porta Venezia (via Melzo, dal finissimo, come si chiama più?...grande).
Regista, interprete e autore è Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda,
vastese classe '78; re incontrastato della comicità underground e fast
food...
!Adelante Cuba!
Imbattersi
in un collega con cui parlare di Cinema è cosa assai rara. Incrociarne uno
simpatico e sveglio, lo è poco meno. Che dai suoi consigli cinematografici si
traggano esperienze più che interessanti, sfiora il prodigio. Un
"grazie" a Filippo, quindi, perché "Yo soy Cuba",
film cubano-sovietico del 1964, diretto da Michail Konstantinovič Kalatozov,
lascia la soddisfazione di un tassello recuperato.
Forza Ringo!
Ieri sera, ancora in quel di Genova, mi sono buttato su
un film made in Jamaica, suggeritomi
tempo fa da Jeff, un signore americano che da anni vive in quel di Winnifred.
Niente male come suggerimento: il film merita e risulta infine “Una satira sul turismo che si concentra sugli
sforzi del cameriere Ringo Smith per sfruttare gli sfruttatori” ("Time Out
London") che regala emozioni e risate.
“Smile Orange”
(1976) di Trevor Rhone (scrittore,
drammaturgo e regista giamaicano nato nel 1940 e morto nel 2009) fu una pellicola
che non passò inosservata ricevendo elogi e critiche in tutto il mondo.
Solo Winnifred Beach
Nel 1986 il regista di Chicago Harold
Ramis decise di partire
con Robin Williams per la Jamaica, destinazione Port Antonio, rubare Jimmy
Cliff alla sua sala d’incisione di Kingston e farli diventare proprietari di
Winnifred Beach! E’ solo finzione, Winnifred è sempre lì immacolata e
meravigliosa che aspetta tutti quelli che passeranno da Portland e dal Porty Hostel, mentre le prestazioni di attori
(e cantante) dei due proprietari del “Club
Paradise” sono l’unica nota
realmente positiva di questa commedia decisamente mediocre.
Scava, scava e ti scopri
Sulla scia del tributo all'attore Salvo Randone, lo "Spazio Oberdan" ha proposto un film di Elio Petri, del 1961: "L'assassino". Anzi, non uno qualunque, ma il suo primo; da questo particolare ecco l'ennesima conferma, a me stesso, che il il regista romano sia uno dei migliori del nostro cinema; capace, trentaduenne, di percorrere l'intimo umano, mediante il mezzo cinematgografico, con grande maturità, nonché dirigere agevolmente grandi attori come il già citato Randone e un convincente Marcello Mastroianni.
Via verde al porno
Questa sera, allo "Spazio", il film porno girato da Peter Greenaway nel 2012, "Goltzius and the Pelican Company". Ehi scherzo, anzi no...ma sì dai. Su cucciolorsi, nessun membro (ops!) delle due possibili tribù deve scandalizzarsi. Né per ciò che ho scritto, né per ciò che ha realizzato l'eccentrico regista gallese. Caleidoscopio d'immagini, tourbillon di luci, colori ed effetti visivi, digitale e carne, riflessioni e grandi scopate.
Thrilling d'argento
Due settimane fa, io ed Elena ci siamo rinchiusi in sala Uander per passare una serata col principe dell'horror nostrano, Dario Argento. Nello stesso anno delle "4 mosche", il 1971, il regista romano girò un altro thriller a modo suo, fatto di montaggio che colpisce con cazzotti, ellissi che solleticano, ritmo ed ironia ben amalgamati. Alla termine della visione de "Il gatto a nove code", tutti soddisfatti; e un po' scossi.
A forma di vuoto
Appena tornati, io ed Elena, dalla visione dell'ultimo film dello statunitense Paul Thomas Anderson, "Vizio di forma". Come durante tutte le due ore e mezza, trascorse in silenzio, senza emozioni, le facce sbigottite si cercano ancora. Magari non l'abbiamo capito, ma pur con tutta la simpatia verso un utilizzo coscienzioso di una qualunque sostanza psicotropa, proprio non siamo riusciti a farci coinvolgere dalle vicissitudini, piuttosto confuse e per nulla apparentemente sfilacciate, dello squinternato detective "Doc" Sportello.A Weimar si mette male
Cinema nella Repubblica di Weimar vuol dire anche "L'opera da 3 soldi" e, anche, Ernst Pabst; quindi, soprattutto, Bertolt Brecht. Nel 1931, tre anni dopo la celebre opera teatrale, Pabst realizzò questa elegante quanto agghiacciante trasposizione cinematografica, con scenografia cupa e caratteri diabolici, senza luogo e tempo, in cui la linea che separa guardie e predoni è così sottile da generare un caos che nessuno potrà arrestare. Allo "Spazio Oberdan", qualche settimana fa, in scena un frammento sontuoso e tragico della disfatta umana.
Provvedere da sé
Al "Circolino", penultimo appuntamento con "Il Dopoguerra nel cinema italiano" ("70 anni di un anniversario da non dimenticare"). Nel 1948, Lugi Comencini girò una pellicola dedicata alla categoria più debole nel momento più tragico. In "Proibito rubare", i protagonisti sono gli scugnizzi di una Napoli in macerie; visi sporchi e ginocchia sbucciate, la vera anima di una complessa ricostruzione.Cari dolci sogni
Ci siamo. Prima recensione dalla Sala
Porty Hostel in 33A East Palm Avenue,
Port Antonio, Portland, Jamaica.
L’ostello non è ancora avviato e sto
ancora aspettando i vari permessi, quindi, ad oggi, rimane una casa semi vuota,
una stanza con materasso per terra e tv sostenuta dalla sua scatola di cartone
e un sogno...
E’ importante saper coltivare “L’arte del sogno” (Michel Gondry,
2006) e non accontentarsi della realtà che ci viene proposta dal caso o dalle
convenzioni, una realtà che spesso non ci piace e che vorremmo migliore, più
comoda, più a nostra dimensione e a nostro piacimento o semplicemente diversa.
Si può provare a realizzare il sogno oppure rifugiarci tra le braccia di morfeo
e vivere i nostri sogni come reali, facendoli tali nell’emozione del momento e
rendendoli propri nel ricordo. Quest’ultima è la strada percorsa da Stephan,
che non sono io anche se qui mi chiamano quasi tutti così, bensì il
protagonista di questa originale e accattivante pellicola.
Miles and miles of darkness...
Finalmente. Mi sono imbattutto nel regista più citato in quel volume Einuaidi, "Il cinema e le arti visive", che mi capitò tra le mani grazie ad Elena. Al solito, merito dell'"Oberdan" che, come un papà premuroso, mi segue nel percorso di crescita, esaudendo puntualmente ogni mia sete curiosa. Il gallese Peter Greenaway, classe 1942, con "Nightwatching", pellicola del 2007, riportò in vita l'olandese Rembrandt e ci immerge nella sua cerchia e, soprattutto, nei suoi colori, nelle sue luci, nelle sue forme e compisizioni...
Taglione ha gambe belle ma corte
Continua, in sala Uander, la perlustrazione dei film consigliati da un collega; basta sceglierli con cura, film e colleghi. Stasera, io ed Elena a vedere il film più celebre di un regista inglese, altrimenti scomparso senza che il proprio nome restasse. "Carter", del 1971, fu diretto da Mike Hodges, ma capitanato dal connazionale Michael Caine, è un film in cui il classico tenebroso giustiziere fai da te, trova paesaggio perfetto in una sordida New Castle senza alcun raggio di sole.Basta scappare
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