Qualche giorno fa ho beccato su "Universal Studio" un film il cui titolo viene fuori ogni tanto parlando di cinema, quindi, mi sono detto: "Devo conoscerlo, per capire di che si parla...". Il film in questione è "La valle dell'Eden" di Elia Kazàn, del 1955. Pellicola significativa per vari motivi: è il primo di quei soli tre film, girati in due anni, che resero James Dean quello che è diventato (mito, leggenda, icona, prototipo del tamarro, a voi la scelta), è il primo film a colori, del regista americano (di origine elleniche), il suo primo film girato in Cinemascope e a Hollywood.
Extra: Kubrick e La Guerra
"Full Metal Jacket". 1987. Stanley Kubrick. Difficile scrivere qualcosa sul film perfetto. Però si potrebbe provare a spiegare perché la fama che avvolge un film, per una volta, non sia frutto di un marketing ben studiato, o di un abbaglio del grande pubblico. La penultima opera del regista americano, sette anni dopo "Shining" e dodici prima dell'ultimo "Eyes Wide Shut", risulta un film solido, completo, che vive da sé...
Extra: Chiara, Risi e il Lago
Un'altra volta Dino Risi e Ugo Tognazzi assieme. Grandissimi. Nel 1977, Risi racconta un libro di Piero Chiara e avvolge il pubblico, con l'ausilio di un Tognazzi da manuale, in un'atmosfera grigio lacustre, impregnata di odori propri del Maggiore, di legno bagnato, di ville lasciate un tantino andare..."La stanza del vescovo" è un piccolo gioiellino, da gustarsi con l'eco dei racconti di Chiara, Vitali e altri, nelle orecchie, portata dai venti dei laghi.
Extra: A fuoco la cultura!
François Truffaut nel 1966 si addentrò nel genere fantascientifico, traducendo in pellicola le pagine del terzo romanzo dello statunitense Ray Bradbury: "Fahrenheit 451". Appartenente al primo periodo della produzione del grande regista francese (è il suo sesto film), testimonia il suo grande coraggio, cimentandosi, coi mezzi messi a disposizione dall'hollywodiana "Universal" in un film che appartiene ad una categoria non proprio tra le sue. E, forse, il risultato lo conferma...
Extra: Luci ed ombre delle città
Altro giro, altro Charlot. Sir Charles Chaplin, nel 1931, rimase aggrappato con le unghie al muto, alle espressioni incontaminate, ai sentimenti manifesti e non suggeriti. "Luci della città", non mi ha entusiasmato come altri film del regista ("La febbre dell'oro" , "Il Monello", "Tempi Moderni") ma conserva la delicatezza tipica del personaggio Charlot, con l'aggiunta di una smorfia proveniente dal regista stesso, dietro le quinte, malinconicamente conscio della morte del suo "muto".
The Killer
Filmsoirée LXXIII:
Ieri sera al rofum, per rinfoltire un po' la truppa, abbiamo arruolato pure Mr Brown, fate vobis. Fortunello il nostro compare di Paderno Dugnano, dal momento che, per l'occasione, ha fatto ingresso nella nostra iniziativa un grande rappresentate della Settima, proveniente dell'estremo oriente: John Woo. Il regista cinese si presenta in sala Uander con una delle sue pellicole più rappresentative: "The Killer", del 1989. Americanata o capolavoro, film culto o stra-sopravvalutato, pagliacciata al sapore d'albero di pesco o originale rilettura dei grandi polizieschi..."The Killer" deve essere visto.
Extra: il Malick peggiore
Parliamo un po' di questo "capolavoro" del regista statunitense Terrence Malick, fresco vincitore dell'ultimo (il 64°) Festival di Cannes: "L'albero della vita". Il grande regista "di culto" (eh sì, da ieri sera anche per me questo tizio è un genio, poi capirete perché) si permette di strappare la Palma d'oro ai Fratelli Dardenne ("Il ragazzo con la bicicletta", quello sì, è un grande opera) con un film irritante quanto imbarazzante.
Mio zio d'America
Recensione LXXII:
Super solitario il cinerofum questa settimana! Sento odor di debacle per il nostro amato cinerofum. Ma una ventina di mesi di film di altissimo livello ed un metodo investigativo cinematografico ormai avviato possono concludersi con un "missione compiuta". Ieri sera, chissà in quale sala, ha fatto ingresso nella nostra moribonda iniziativa un grande regista francese, classe 1922, tra pochi giorni novantenne: Alain Resnais. Il film è "Mio zio d'America" del 1980.
Super solitario il cinerofum questa settimana! Sento odor di debacle per il nostro amato cinerofum. Ma una ventina di mesi di film di altissimo livello ed un metodo investigativo cinematografico ormai avviato possono concludersi con un "missione compiuta". Ieri sera, chissà in quale sala, ha fatto ingresso nella nostra moribonda iniziativa un grande regista francese, classe 1922, tra pochi giorni novantenne: Alain Resnais. Il film è "Mio zio d'America" del 1980.
I figli della violenza
Riunione LXXI:
Ieri sera in sala Sbargioff: Albert Aporty, Doris, Elena ed io. Luis Buñuel, nel 1950, fase messicana della sua produzione, girò "Los olvidados", tradotto più che liberamente in italiano con "I figli della violenza". Angosciantissima analisi sulla lotta tra poveri, il regista spagnolo imbraccia il neorealismo per narrare l'incapacità umana ad amare, l'impossibilità istintiva dell'uomo a non scagliarsi contro il vicino. E' di una forza unica questo film, in cui ragazzi di strada sono "educati" dalla violenza alla violenza, come unica forma di sopravvivenza; Buñuel, lo dice nella nota introduttiva una voce fuori campo, non vuole dare alcuna soluzione, solo mettere tutte le carte in tavola, mostrare come stanno le cose.
Serpico
Incontro LXX:
Ieri sera, in sala Uander, tributo al regista di Filadelfia, scomparso meno di un mese fa: Sidney Lumet. A vedere, concentratissimi, la sua creatura più celebre, eravamo in quattro: Depa, Lelena ed i due Albert. Sullo schermo "Serpico", 1973. Grande opera di denuncia, risulta un elegante mix tra fedele documentario e schietta narrativa. Impressi nelle retine, cappelli da sbirri del NYPD, strade del Bronx con idranti che tutto allagano,...
Ieri sera, in sala Uander, tributo al regista di Filadelfia, scomparso meno di un mese fa: Sidney Lumet. A vedere, concentratissimi, la sua creatura più celebre, eravamo in quattro: Depa, Lelena ed i due Albert. Sullo schermo "Serpico", 1973. Grande opera di denuncia, risulta un elegante mix tra fedele documentario e schietta narrativa. Impressi nelle retine, cappelli da sbirri del NYPD, strade del Bronx con idranti che tutto allagano,...
Extra: Bianca fumata di Moretti
Prime impressioni a caldo sull'ultimo film del regista di Brunico, Nanni Moretti: "Habemus Papam".
Più positive che negative. Moretti riesce, come spesso succede, a far sorridere e pensare. Nelle scene a cui prende parte, lo spettatore non può rimanere impassibile alla sua mimica ed al ritmo delle sue battute, incalzanti ed acute (più o meno velate)...
Più positive che negative. Moretti riesce, come spesso succede, a far sorridere e pensare. Nelle scene a cui prende parte, lo spettatore non può rimanere impassibile alla sua mimica ed al ritmo delle sue battute, incalzanti ed acute (più o meno velate)...
Extra: Sotto il Vesuvio anche ciò che non luccica è oro...
Ueila 'Rofum...buon 1° Maggio dei lavoratori a tutti, anche se in ritardo. Ieri sera in sala Uander, gran galà del cinema italiano, Vittorio De Sica scosta il sipario ed introduce sul palco quasi il meglio dell'arte recitativa nell'anno 1954. Ne "L'oro di Napoli", film strutturato in 6 brevi episodi, ci passano davanti, nell'ordine: Totò, la Loren, Vittorio De Sica, la Mangano, Eduardo De Filippo e una ragazza (Teresa De Vita?) che, curiosamente, gode di poca attenzione, anche nella grande rete (protagonista dell'episodio che più ho apprezzato...).
La marcia su Roma
Recensione LXIX:
Questa sera, cinerofum in trasferta: le due strane coppie, Elena & io, Doris & Taigher, si fanno corso Buenos Aires ed entrano all'Oberdan per godersi un bel film in bianco e nero, classe 1962. Altro Dino Risi, altro Vittorio Gassman. E già che ci siamo ci aggiungiamo pure un ottimoUgo Tognazzi d'annata. "La marcia su Roma" è un film che soddisfa la voglia di divertire i sensi ed arricchire il sapere. Ammonire la memoria.
Extra: Buñuel in pellegrinaggio...
"La Via Lattea", del 1962. Il regista spagnolo Luis Buñuel ci conduce in una passeggiata assurda, che strano!, almeno quanto la religione (che, innegabilmente, a volte si perde, si veste elegante, e dà solo a chi ha già); e, tra ostriche e prosciutti, fa le presentazioni:...
Freaks
Pensieri LXVIII:
In sala Uander il cinerofum è curioso e si stringe davanti allo schermo. Un anno e mezzo fa aveva iniziato un discorso e adesso vuole aggiungervi un capitolo. Dopo i "nani" di Herzog, ecco il film da cui tutto cominciò: nel 1932, il regista (allora cinquantenne) Tod Browning realizzò "Freaks", vero e proprio film-culto per il quale la scelta della voce "genere" risulta più difficile che mai.
In sala Uander il cinerofum è curioso e si stringe davanti allo schermo. Un anno e mezzo fa aveva iniziato un discorso e adesso vuole aggiungervi un capitolo. Dopo i "nani" di Herzog, ecco il film da cui tutto cominciò: nel 1932, il regista (allora cinquantenne) Tod Browning realizzò "Freaks", vero e proprio film-culto per il quale la scelta della voce "genere" risulta più difficile che mai.
Extra: spiagge passate.
Dopo essere stato al cinema a vedere questo film del 1962, del regista romano Luciano Salce, il quale fa ingresso non-ufficiale sul nostro 'rofum blog, il battito del cuore è ancora alterato. "La voglia matta", con Ugo Tognazzi e la francese Catherine Spaak, è un film che lascia il segno. L'insopportabile peso del tempo che passa, della consapevolezza di una gioventù "bruciata" nelle tappe, prende le sembianze di un sorriso che rincretinisce il cuore, di un corpo fresco e filiforme che sa d'estate, spiaggia e spensieratezza. Extra: Io mi ricordo...
Ciao 'rofum, triste questa settimana. Il "fuorisalone" esonda paradossalmente nelle nostre sale e, come uno tsunami, porta distruzione all'iniziativa. Oppure è giusto così, l'etimologia è rispettata, ed una forza oscura ha creato il vuoto in sala Sbargioff. L'immacolata sala Uander non molla, si barrica dentro e preme il tasto play su uno dei film più celebri della storia del cinema: Federico Fellini nel 1973 diresse "Amarcord", mosaico onirico del ricordo, caleidoscopio della memoria.
Extra: K. Hepburn, C. Grant & J. Stewart...a Filadelfia
Ueila 'rofum. Ieri sera, nessuno ha risposto affermativamente alla proposta della Ele di vederci un sano film del 1940, al cinema; e così, questo brioso ed ironico "Scandalo a Filadelfia", del regista newyorkese George Cukor, lo abbiamo assaporato solo noi. Il regista americano, esperto nel dirigere le grandi icone rosa del cinema, in questo film lancia la travolgente Katharine Hepburn tra le star, dopo che essa la RKO la cestinò. Lungimirantemente, come spesso accade, ci furono critici che dissero "è capace di recitare tutta la gamma delle emozioni dalla A alla B", mentre il pubblico raffinato, snobbandola, le causò un bel "Avvelenatrice di botteghini"...
Extra: Germi sposa la commedia
Ueila Cinerofum, Pietro Germi abbiamo già visto due commedie. Quella di cui scriverò ora è precedente le altre due (è del 1961) e rappresenta una rottura con la sua precedente produzione, che descriveva le contraddizioni della società italiana in toni meno "leggeri". Per puro caso il film che segna questa rottura s'intitola "Divorzio all'italiana".
Extra: Se potessi avere 1000 euro al mese...
Ma sì dai, il cinema può anche essere questo. Attimi divertenti scanditi da buoni sentimenti. Il varesotto Massimo Venier, classe 1967, viene dall'entourage della Gialappa's, Aldo, Giovanni e Giacomo etc etc...insomma scordiamoci una denuncia sociale d'urto, piuttosto un tacchino natalizio che fa venire davvero voglia di comporre il numero in sovraimpressione e donare quel benedettissimo euro.
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