Da recuperare un film rumeno del 2025, con allori e “Assolutamente sì”. E in effetti, “Kontinental ‘25”, scritto e diretto da Radu Jude (1977), certo non appartiene al cinema confortevole classico che non spaventa Elena, ma è in linea con la scuola dei migliori autori contemporanei dalla Romania. Altro che commedia, è una pellicola politica magnificamente spietata.
Orso d’oro per migliore sceneggiatura alla 75° Berlinale conquistato con scrittura e struttura audaci, impietose. Oggi gli unici raccoglitori sono i poveracci che racimolano plastiche nell’“ambiente” circostante. La natura come parco giochi. Un’attrazione sulla pelle dei nostri territori. “Sostegno sanitario”, “Mega image”, parole, slogan. La miseria del sottoproletariato in mezzo ai tavolini dei bar dei centri storici. È “squilibrato” chi prende a calci un cane robot, non chi l’ha anche solamente pensato (prima che realizzato). Va dritto ai nodi, il regista di Bucarest. Eppure, il sig. Glanetașu non pare “un problema più grosso di quanto si possa gestire”. Ecce Europa. Tutto per un “boutique hotel”: la gentrificazione uccide (travisata), esattamente come l’assistenzialismo (un fabbro lo si trova sempre). Come se “un mese in più” fosse un sostegno concreto. “Non si può salvare tutti”. Invero non nessuno dovrebbe essere in tali condizioni da dover essere salvato da chicchessia, tanto meno un ufficiale giudiziario con crocifisso al collo (dici “tribunale”, dici “merda borghese”). “La vita è piena di imprevisti” è il linguaggio dei burocrati stipendiati (che puzza di morte). “Non è colpa tua!” (“invece sì”). “La Romania in mano a imprenditori edili” (“mafiosi, squali”, “schema Nordis”). Se poi non sei rumeno ma, che so?, ungherese, sei un capro espiatorio perfetto per ogni nazionalismo e populismo. Pure una frecciata all’ultima cagata wendersiana. Cluj “città smart e tecnologica” (come Genova!), vuol dire senza il muscolo cardiaco (ma telecamere per controllare e reprimere). Ecco la donazione salva-coscienze (iban o revolut), 2€ possono bastare. La solidarietà a tutti i colpevoli di Bertolt Brecht. Il sostegno di genitori impregnati di sciovinismo. Elena infastidita (dal film, dalla sala, dall’aria condizionata…), ma sullo schermo ciò che vuol dire un regista impegnato ad osservare e criticare un presente disumano, ma “legalmente senza colpa”. Tutti gli assiomi sono falsi calati nella vita. “I disastri di Gaza, Ucraina, Yemen…” stanno lì a dimostrarlo.
Elena irritata dalla reiterata sconsolazione, senso di colpa, della protagonista. Ma chi è che ripete? O, meglio, chi è che non ripete? Discorsi sbagliati, ormai entrati nella carne, istituzionalizzati e familiarizzati. Una litania ossessionante da burocrati, preti, e ragazzi brillanti. Non resta che parlare, parlare, con parole sensate e sinceramente democratiche e lasciare che il mondo vada a pezzi.
Per dire: cosa vuol dire oggi, 66ma ricorrenza del 30 giugno 1960, essere antifascista a Genova? Leonardo S.p.A. è lì nel boulevard della morte di Sestri Ponente (con Fincantieri etc.). Ben distante dall’agghindata via XX Settembre…
(depa)


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