Pochi ma soli

Toh, un film americano nelle “nostre” sale del “Circuito”, le sole che frequentiamo. Da un po’ nel mirino, causa orari proibitivi (16:30 ?!), finalmente recuperato “Rebuilding” (s.it. “Come l’acqua per il fuoco”, ?!). Passato dal “Sundance 2025”, secondo lungometraggio del regista del Colorado, classe 1993, Max Walker-Silverman, è un buon lavoretto per caratteri morti e...mezzo risorti.
Incendi, gli effetti, i resti. Dal ranch al camper (fisso). “Risparmiare per ricostruire”, se bastasse. Urgenze Wi-Fi tra fugaci visioni di distese di carcasse di veicoli usati e gettati (non smaltiamo auto e furgoni, ma siamo fermamente convinti di poter smaltire scorie radioattive). Scenario infernale che fa più male a chi ricorda il precedente paradiso. Più si pronuncia Montana, più questo si allontana…Pellicola malinconica, dalla disfatta ambientale, una lenta e solidale (quanto inconsapevole) rinascita. Tra nature morte tipicamente USA, ricordi, foto di nonni e bisnonni passano e ripassano tra le mani. L’ennesima foto e la morte della suocera fricchettona rischiano di appesantire una pellicola già all’ambio. Ma la parentesi felice è chiusa, altre emergenze dalla California alla Louisiana, incendi e alluvioni. Lo Stato sballotta, come sempre, con consolidate procedure: è la sua autodifesa (“ora tutto può tornare alla normalità”, ma quale e di chi?). A 10’ dalla fine l’unico minuscolo gesto di sconforto del nostro sensibile e pacato (rassegnato) cowboy. Solidarietà che chiude il film, banalizzandolo ulteriormente con buoni sentimenti (“Ricominciamo, giorno dopo giorno”).
Detto ciò, se dolcemente accettiamo che la pedagogia passi per la distruzione del pianeta (quella tanto decantata “my land”), perché ai bambini non insegni più un una persona, ma un display, beh allora, tanto vale sedersi coi nostri a bersi delle birrette in cerchio. Ecco perché non è un brutto film, ma piccolo (leggi “debole”).
(depa)



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