Per nulla spaventati, anzi, dalla riproposta dell’esordio doloroso di Hirokazu Kore’eda, con Elena abbiamo affrontato i 19’ che ci separano dalla “Sala 2” del cinema Ariston per un’altra riscoperta: del 2008, “Still walking” (s.it. “Camminano in un giorno d’estate”) conferma l’autore l’erede delle tematiche ozuiane, famiglia e genitorialità, città e paese, generazioni e luoghi ormai incomunicanti.
Affaccio sui piccoli gesti, parole semplici dell’anzianità. Sul finire del viaggio, calano desideri e ambizioni (giusto qualche vizio…). Madri cieche verso i figli (anche un po’ bacchettone). Ma l’inadeguatezza è da dividersi, come tra padre e figlio. Il trascorrere del tempo rivela il “mistero” delle persone che cambiano. I buoni a nulla si arrangiano e compaiono barre di metallo nei bagni delle abitazioni tradizionali. Egotismi e distrazioni. Visioni diverse del mondo (pachinko meglio dello yoga). La normale anormalità di ogni famiglia. Vinili e sacchetti. La casa dei parenti ha molte stanze, in ognuna un modo diverso di secernere veleno. Insistenze: di fondo, una maleducazione affettiva. Sta nella logica delle cose, quindi, che “un giorno di questi”…non tornerà più.
(depa)


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