Altra lezione, non solo di francese, ma anche di cinema,
ci è giunta dalla rediviva "Alliance" e dal solito Claude Chabrol. Il maestro dei gialli sociali, l’Hitch politico del paese della Grande Rivoluzione, nel 2003 picchiò ancora sulla borghesia
di provincia. Così bella, così infame. “Il fiore del male”.
Scritto assieme ad Aurore Chabrol (la moglie), con le musiche dirette da Matthieu
Chabrol (il figlio), è innanzitutto Chabrol colle pellicole del XXI secolo: una
certa impressione.
Nei rientri, dopo gli allontanamenti, le cose cambiano e, chissà, forse erano
già complicate. I rapporti sono da capire. E il contesto nel quale le relazioni
sono formate…o interrotte. Poi i trascorsi, il passato (qualche collaborazioncina…),
il “tendenzioso ma vero”.
Aggiungici una feroce campagna elettorale…Panchina e caldaia, il voto è assicurato!
Le generazioni passate ritornano. L’ipocrisia funziona abbastanza per una borghesia senza passato, né futuro, in un “presente
perpetuo” in cui tramandare i propri valori: facoltose ville, finzioni e
tradimenti. Il quadro risultante è sempre una natura già morta. W Chabrol!
(depa)


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