Questa cosa delle lezioni di francese di Elena e di "Foglio" sempre pronto a suggerire, sta facendo
sì che ci troviamo spesso con gli autori transalpini dalla erre moscia.
Incredibile ma vero, con Claire Denis siamo appena al secondo appuntamento: ma “Bastards” (t.o “Les Salauds”), del 2013, attesissimo all’uscita, finisce tra i noir pretenziosi della raffinata autrice.
Musica, pioggia, in una stanza buia. Una lettera, una scarpa. Poi c’è un corpo
di donna nuda che fende pioggia e strada…Inizio hanekiano, proprio ciò che aveva
chiesto Elena: è il sapore degli autori. Il cinema della Denis nella borghesia
intorpidita, impelagata nei propri (dis)valori. La ragazza nuda era Justine
innamorata pazza. Un giallo che s’infittisce microscopicamente, una scopata
muscolare tra Vincent Lindon e Chiara Mastroianni. Il dubbio che viene, e che
stupisce, è che la Denis abbia tentato di impreziosire con montaggio sincopato
e ricorsivo e altri “autorialismi” un intreccio fiacco, dopotutto, foriero di ben
poche riflessioni conseguenti. Non un romanzino di Crichton, certo: la
disconnessione degli affetti, l’indifferenza anche ravvicinata, che lascia
precipitare, nella solitudine. Pervertiti alla Izzo, in una spirale
caleidoscopica di cui si apprezza il ritmo soft avvolgente (Tindersticks
alle musiche). Ambizioso, elegantemente sucido, finisce per dimenticarsi di sé
e di noi.
(depa)


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